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Scuola, supplenti senza stipendio: l’ennesima vergogna italiana

france-education-baccalaureate-477394672-300x225Insegnanti pagati con mesi di ritardo, nonostante si tratti di precari che spesso anticipano le spese per poter lavorare. Come mai a pagare, in Italia, è sempre la… Continua »

Equitalia, dai conti correnti alle pensioni: ecco cosa è pignorabile e cosa no

Frigorifero_donna_FgNon tutti i beni possono essere pignorati. Le regole che definiscono tali esclusioni – ricorda lo Studio Cataldi – sono parzialmente diverse a seconda che il creditore sia un soggetto qualsiasi o Equitalia. Nel caso di quest’ultimo, innanzitutto, non può pignorare lo STIPENDIO per un importo superiore a una determinata percentuale. Nel ….Continua >>

#EquitaliaPigliatutto lo stipendio grazie al Decreto Salva Italia voluto dal #PD

equitaliapigliatutto“Prima Equitalia riusciva a pignorare un quinto dello stipendio o della pensione, oggi riesce a prendersi TUTTO e in un solo colpo! Il Decreto Salva Italia voluto dal PD ha permesso ad Equitalia di superare il pignoramento di “un quinto” che prima veniva richiesto direttamente al datore di lavoro, per andare direttamente sul conto corrente del cittadino a prendersi il 100%. CONTINUA A LEGGERE

PD,FI,LEGA & C. BOCCIANO LA PROPOSTA M5S DI SOSPENDERE DALLO STIPENDIO I DEPUTATI ARRESTATI.

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PD, FI, LEGA & C. BOCCIANO LA PROPOSTA M5S DI SOSPENDERE DALLO STIPENDIO I DEPUTATI ARRESTATI. IL PD GENOVESE AI DOMICILIARI, MA LO PAGHIAMO LO STESSO

di Gabriele Fazio  –  F.Q. 10.07.2014
Francantonio Genovese, eletto in Parlamento col Partito Democratico, in questo momento agli arresti domiciliari nella sua enorme villa con vista sullo Stretto di Messina, continuerà a percepire regolarmente il suo stipendio da parlamentare di circa 10mila euro. Stipendio che poteva essere più alto ma a Genovese viene corrisposta soltanto l’indennità mentre non percepisce gli emulamenti accessori, a partire dalla diaria.

Dopo il sì all’arresto dello scorso 15 maggio comunque la Camera fa un passo indietro e rigetta la proposta, arrivata dai tre parlamentari del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, di sospendere lo stipendio ai deputati in stato di arresto. “Serve una legge ad hoc”, sarebbe questa la risposta dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

Di Maio non si ferma al rifiuto della Presidente Boldrini e la domanda che si pone dalla sua pagina Facebook appare perlomeno legittima: “Se Genovese è agli arresti domiciliari i cittadini che lo pagano a fare?”. In effetti dalla sua reggia sul mare sarà difficoltoso adempiere al mandato per il quale è stato votato. Ma la Camera “a larga maggioranza” ha comunque bocciato la proposta. Una proposta portata in aula non in nome di una presunta caccia alle streghe e che prevedeva anche una sorta di clausola di salvaguardia; in caso di assoluzione in terzo grado di giudizio al parlamentare coinvolto sarebbe spettata la restituzione dell’intero ammontare della cifra non percepita a causa dell’arresto.

A un altro siciliano eccellente, ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, venne sospeso il vitalizio dopo quasi tre anni di carcere e non perché quest’ultimo si trovasse dietro le sbarre per concorso esterno in associazione mafiosa, ma per i tagli all’Assemblea Regionale. Forse si è trattato di un pretesto ma la scelta è sembrata perlomeno sensata.

Per Genovese invece “L’ufficio di presidenza della Camera, presieduto da Laura Boldrini, ha accolto il parere contrario alla richiesta dei 5stelle formato dal collegio dei questori. I quali sono giunti alla conclusione che una eventuale sospensione dello stipendio ai deputati arrestati o incompatibili causa condanne può essere decisa solo con apposita legge e non con delibera dell’ufficio di presidenza o a carattere regolamentare”.

Di Maio, sempre su Facebook, continua: “I cittadini italiani stanno pagando lo stipendio a un politico agli arresti domiciliari e a tutti quelli arrestati. I partiti danno lo stipendio ai parlamentari in galera. I partiti oggi hanno dato un pessimo esempio al Paese. Gli stessi partiti che si riempiono la bocca con la lotta alla corruzione. Non quella intellettuale. Chiedo agli elettori di Pd, Forza Italia, etc. cosa ne pensano…”. Ed effettivamente sarebbe curioso conoscere il parere degli elettori delle altre forze politiche dato che proprio il tema dei privilegi della casta ha rappresentato la molla che ha fatto del Movimento 5 Stelle il secondo partito in Italia, e che ha condannato al declino le altre forze politiche.

Resta il fatto che Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina e agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa e peculato in un’inchiesta sui finanziamenti alla formazione professionale, riceve regolarmente il suo stipendio; e di fronte a questa situazione la politica torna a far scudo. Un garantismo che ormai rasenta l’illogicità e che protegge sempre e comunque, e da qualsiasi reato. Per quanto tempo ancora una persona agli arresti domiciliari con l’accusa di aver rubato i soldi dei cittadini dovrà ricevere uno stipendio dai cittadini?

I grillini regionali donano metà paga alle imprese

Il gruppo del M5S si accorda con la Regione: denaro nel fondo per il credito. «Ora lo facciano gli altri»

image.TRIESTE. Detto fatto. I grillini, come più volte annunciato in campagna elettorale, si tagliano gli stipendi, i rimborsi, i vitalizi e ogni sorta di benefit. E tenteranno pure di rendere il Palazzo della Regione un po’ più “francescano”, se possibile. I soldi risparmiati, hanno dichiarato ieri in una conferenza stampa, saranno destinati al microcredito per le piccole e medie imprese.
L’operazione è già stata avviata, con un accordo preso con l’assessore alle Finanze Francesco Peroni e l’assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, vice-presidente della Regione. M5S farà confluire le “eccedenze” in uno dei fondi di rotazione già attivati dall’amministrazione. La squadra penta stellata, rappresentata in Consiglio dalla capogruppo Elena Bianchi, dal vice Andrea Ussai e da Ilaria Dal Zovo, Eleonora Frattolin e Cristian Sergo, ha già cominciato la sua azione anti-Casta. Innanzitutto sulle indennità che, come ha rivelato Il Piccolo in questi giorni, a maggio hanno superato gli 8 mila euro (è il caso degli ex consiglieri rieletti) nonostante appena 3 giornate di attività consiliare. M5S invece si tratterrà soltanto 2.500 euro netti di stipendio mensile (sugli oltre 10 mila euro lordi previsti) oltre ai rimborsi auto e telefonici “puntualmente rendicontati” – come ha voluto evidenziare Bianchi – che comunque non potranno andare oltre i mille euro al mese.
Niente soldi aggiuntivi per il vitto, che ora si aggirano attorno ai 700 euro (35 al giorno). Nei primi due mesi di lavoro (aprile e maggio 2013) la mossa ha prodotto un risparmio di 49.030,64 euro, garantisce il movimento. In particolare i consiglieri M5S hanno rinunciato ad aprile a 18.687,78 euro e a maggio a 30.342,86 euro. Nell’arco di un anno si prevede un risparmio di oltre 360 mila euro, destinato ad arrivare nel corso della legislatura a oltre 1 milione e 800 mila euro. Nel pacchetto di misure anche la restituzione del telepass autostradale, e la rinuncia definitiva al vitalizio. Tutte iniziative che il gruppo vorrebbe allargare ai colleghi dell’aula. La proposta di legge, più soft rispetto ai provvedimenti “francescani” che i grillini si sono imposti, va in questa direzione.
Nel testo preparato, che sarà portato al tavolo consiliare sui costi della politica, si propongono 5 mila euro lordi mensili al posto degli attuali 10.291,93 euro e un rimborso spese “effettivamente sostenute e documentate” per l’esercizio del mandato entro un massimo di 2.000 euro mensili a eletto. Nel testo pure la trasformazione dell’attuale indennità di fine mandato in un trattamento di fine rapporto comune ai “normali” dipendenti. I cinque Stelle dicono no, infine, anche ai rimborsi elettorali. In tutto si tratta di quasi 378 mila euro. (g.s.)
fonte: ilpiccolo.gelocal.it

Equitalia pignora stipendio e conti correnti di una mamma con 3 figli

Roma, 3 gennaio 2012. EquitaliaEquitalia colpisce ancora. Stavolta a finire nelle grinfie della società pubblica incaricata della riscossione dei tributi è una donna trentina, madre di tre figli. I problemi sono iniziati quando una società edile, di cui la donna era socia col marito, è fallita. Poco dopo è finito anche il matrimonio per la donna, che si è dovuta accollare i debiti che sono arrivati fino a un milione di euro tra more e sanzioni. Equitalia è subito piombata sull’ex imprenditrice, e per esigere il debito maturato ha prima pignorato il quinto dello stipendio della donna, poi le ha sequestrato il conto corrente e, dulcis in fundo, ha prelevato il resto dello stipendio fino all’estinguimento del debito.
Ovviamente alla donna, che deve anche badare ai suoi tre figli, non è rimasto praticamente nulla. Per pagare le spese condominiali è intervenuto l’assessorato alle politiche sociali della Comunità di valle, altrimenti la donna sarebbe stata sfrattata di casa. L’ex imprenditrice lancia il suo grido d’allarme, che come tutti gli altri è destinato a cadere nel vuoto: “Se devo pagare pago, capisco il pignoramento del quinto dello stipendio, ma se me lo tolgono tutto come faccio a dar da mangiare ai miei figli, a farli studiare e a riscaldare la casa?”.
Sulla vicenda è intervenuta in maniera decisamente energica anche Confesercenti del Trentino: “Il problema riguarda un sistema e un meccanismo perverso e inaccettabile che non lascia spazio ad azioni di tutela a garanzia degli imprenditori. Qui si va ben oltre il rischio di impresa e quotidianamente emergono casi drammatici anche nella nostra provincia”. E’ l’ennesimo caso di sciacallaggio di Equitalia, che senza alcuna pietà si avventa sulle persone in difficoltà come una iena pronta a sbranare quel che resta di una carcassa. Negli ultimi anni c’è stata una sconcertante impennata dei suicidi degli imprenditori oberati di debiti e cartelle esattoriali. E questa lista nera continuerà a crescere se qualcuno non porrà un freno all’usura legalizzata di Equitalia.

Beppe Grillo ”Equitalia deve chiudere”

fonte

 

NAPOLITANO SI AUMENTA LO STIPENDIO-VIDEO

Il decreto taglia costi della politica è al palo anzi, rischia di decadere se non verrà convertito in legge entro il nove dicembre. Gli italiani sono tartassati da tasse e gli onorevoli non vogliono rinunciare ai vitalizi. La ciliegina sulla torta ce la mette il presidente Napolitano, che per il 2013 avrà uno stipendio gonfiato di quasi nove mila euro.

18331-il-presidente-della-repubblica-giorgio-napolitanoAlla cifra attuale infatti, pari a 239,192 euro, l’inquilino del colle aumenterà la somma di 8.835 euro. Scrive Bechis su Libero: “Il bel gesto evidentemente non è arrivato. Dopo anni di tagli ai costi della politica, la rabbia popolare e la scure calata anche dal governo di Mario Monti, l’unico a non avere tirato la cinghia nelle istituzioni italiane è Giorgio Napolitano. Certo, nessuno ha osato toccare lo stipendio personale del presidente della Repubblica, aspettando quel bel gesto che non è arrivato. Ma fa impressione scoprire che lo stipendio di Napolitano sarà l’unico in tutto il comparto pubblico ad aumentare nel 2013. La notizia è nascosta fra i trasferimenti del ministero dell’Economia sui costi della politica raccontati dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità”.
fonte: international-business-times
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