Archivi tag: silvio berlusconi

Di Battista: “Grazie alla comunicazione di Renzi tutti sanno che noi versiamo ai cittadini, Berlusconi a Cosa Nostra”

snapshot355“Grazie a Renzi e alla sua comunicazione oggi tutti sanno che noi versiamo ai cittadini, e Berlusconi invece a Cosa Nostra”. Lo ha detto Alessandro… Continua »

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Di Maio sulle accuse di incompetenza: ‘Prendono in giro chi fa lavoretti’

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Di Maio: “Berlusconi dice che mi devo trovare un lavoro? Non ha più credibilità, fa le stesse promesse da 20 anni”

snapshot153“Berlusconi dice che mi devo trovare un lavoro e poi governare? Io mi candido a governare il Paese con un movimento che vuole fare della gestione… Continua »

Berlusconi non si accorge di essere in diretta e legge le risposte a un’intervista preparata

snapshot144Figura di M….. 💩 per Silvio Berlusconi: durante un’intervista concessa a Radio 105, l’ex premier – ignaro di essere non solo in diretta radiofonica, ma anche video – è stato pizzicato a leggere le risposte dell’intervista, con domande dunque già concordate con i conduttori, da un foglio, scatenando l’indignazione degli ascoltatori che non hanno gradito il trattamento di favore a lui riservato….Continua >>

Crozza o Berlusconi? Le promesse elettorali del comico sembrano le orginali: “Via l’iva sulla sabbietta dei gatti”

snapshot68Silvio Berlusconi nella nuova puntata di Fratelli di Crozza – in onda tutti i venerdì in prima serata su Nove – elenca le promesse elettorali rivolgendosi agli anziani: “Via il… Continua »

Travaglio: “Scalfari su Berlusconi e Di Maio? Preferisce tenersi i puzzoni per paura dell’ignoto”

vlcsnap-00001“Scalfari su Berlusconi e Di Maio? C’è gente con l’argenteria da difendere che ha paura dell’ignoto e che quindi preferisce tenersi i puzzoni pur di non affrontare un salto nel buio. Ma cosa possiamo ottenere di peggio rispetto ai cialtroni che ci hanno rovinato ultimi decenni?….Continua >>

DI BATTISTA: E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI FARE LUCE SULLE STRAGI

snapshot7“Oggi sento dire: è morto Totò Riina, ora è il momento di fare chiarezza sulla stragi. E’ incredibile”. Così il deputato M5S Alessandro Di Battista,… Continua »

Di Maio batte Renzi: il leader M5s sarà premier per un italiano su cinque

Renzi Berlusconi Salvini Di Maio combo foto ansa-2Il Movimento 5 stelle è stabilmente primo partito con il partito democratico inchiodato sotto il 26%: Questa la fotografia delle intenzioni di voto, rilevata il 2 ottobre dal sondaggio dell’istituto di ricerca Index Research.

Alla domanda “Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, lei per quale partito avrebbe più probabilmente votato?” il 27,4% (+0,3%) degli intervistati ha indicato….Continua >>

Mafia, Travaglio: “Berlusconi indagato? Non è fulmine a ciel sereno. Si vergogni chi vuol fare prossimo governo con lui”

snapshot31“Berlusconi e Dell’Utri indagati per le stragi di mafia? Non è un fulmine a ciel sereno. Dell’Utri è in galera per mafia e deve scontare… Continua »

Rosatellum, Travaglio: “Ci porterà a trasformismo e a compravendita di voti con inciucio finale e paralisi”

snapshot4“Rosatellum bis? È una legge che ci porterà al trasformismo e allacompravendita di voti per arrivare a un inciucio finale che sarà anche una paralisi, perché, come è noto, quando… Continua »

Legge elettorale, Centinaio (Lega) vs Travaglio

snapshot481Polemica a Tagadà (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il senatore della Lega, Gian Marco Centinaio, sulla legge elettorale. A riguardo, il parlamentare del Carroccio pronuncia un attacco al fiele contro la deputata di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha definito “uno schifo” il Rosatellum bis, puntando il dito contro Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. “La Meloni è anche quella che non ha ancora capito la differenza tra secessione e indipendenza, quando parla dei nostri referendum” – commenta Centinaio – “è la stessa che….VIDEO>>

M5s, Di Maio: “Berlusconi dice che sono una meteorina? No, siamo il meteorite che estinguerà i dinosauri”

snapshot468-760x475“Berlusconi mi ha definito una meteorina? Probabilmente noi siamo il meteorite che estinguerà i dinosauri nella politica“. Con questa battuta il deputato M5S, Luigi Di… Continua »

La sinistra difende gli agnelli per non difendere i lavoratori (Diego Fusaro)

boldrini675Come sapeva Carlo Marx, la storia è spazio aperto di farse oltre che di tragedie. La sinistra – che è oggi lontana da Marx come il pianeta Terra da Plutone – ne è un insuperato e insuperabile esempio. Definisco sinistra, nel quadro post-1989, il più o meno coerentizzato sistema delle… Continua »

Berlusconi animalista, Bianconi (ex Pdl): “Lo spot con gli agnellini? Mi fa vomitare. L’ha fatto solo per un voto in più”

snapshot211“Berlusconi con gli agnellini? Fa vomitare. A parte il fatto che è un carnivoro, avendoci mangiato più di una volta lo so bene. È che lui appena c’è una microdebolezza della gente ci si butta con una faccia a culo tremenda”. Così l’ex deputato del Pdl Maurizio Bianconi, ai microfoni… Continua »

Feltri: “Le lacrime della Pascale? Da coccodrillo” /Ascolta

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“Le lacrime della Pascale erano lacrime di ‘coccodrilla’. E’ evidente che fossero a favore delle telecamere. Non entro nell’animo delle persone, neanche in quello della Pascale, nel quale non mi avventuro, però era evidente dalla fotografia che era una posa, un modo per farsi vedere e ritrarre anche perché da… Continua »

Alessandra Moretti e il gemello di Dell’Utri fotografati a cena insieme. E nessuno rivela gli altri invitati

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Il fratello dell’ex senatore condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: “La conosco da anni”. L’ex candidata alla Regione Veneto: “Non vi dico chi sono gli altri commensali perché non sono personaggi pubblici” CONTINUA A LEGGERE

Caro Matteo, tuo Silvio – Marco Travaglio 31 luglio 2015

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Caro Matteo, è un po’ che non ci sentiamo, ma sai di essere sempre nel mio cuore, come il figlio che avrei voluto avere. Perciò non ti nascondo l’amarezza e il senso di abbandono di questa dolorosa estate che – pensa un po’ – mi fa rimpiangere persino quella di due anni fa, quando – è vero – fui condannato in Cassazione, ma – per dio – mi sentivo ancora vivo e vegeto. Avevo appena fatto rieleggere l’amico Giorgio, che in cambio mi aveva riportato al governo e mi dava istruzioni per avere la grazia. Avessi dato retta a lui e ai miei figli, anziché a Ghedini, l’avrei chiesta, quella benedetta grazia. CONTINUA A LEGGERE

Il Patto del Tripolino (Marco Travaglio 22-4-2015)

foto2grande_25002Ridere di questi tempi, con tutti questi morti, è davvero difficile. Ma il compito del Foglio – peraltro all’insaputa dei potenziali lettori – è sempre stato questo: farci ridere. Ieri, sull’house organ della parrocchietta renziana capitanata da Claudio Cerasa e curiosamente stipendiata da Berlusconi a suon di milioni, è comparso un pensoso articolo di Giorgio Tonini. Uno normale dirà: chi era costui? Niente popo di meno chè il vice capogruppo del Pd al Senato, già guardaspalle di Veltroni, poi ovviamente folgorato sulla via di Pontassieve e convertito al renzismo. Un tipo dalla coerenza rocciosa: nel 1993 era nel comitato promotore del movimento referendario di Mario Segni per la riforma elettorale uninominale affinché i cittadini potessero scegliersi i parlamentari, ora è un trinariciuto dell’Italicum affinché i parlamentari se li scelgano tre o quattro segretari di partito. Del resto, si laureò in filosofia con una tesi su Giovanni Battista Vico, quello dei corsi e ricorsi della storia.

L’altro giorno, anche per giustificare la laurea, ha avuto un’idea. Ma non dev’essergli parsa un granché, infatti ha deciso di affidarla al Foglio per evitare che qualcuno la venisse a sapere. L’idea sarebbe questa: “un buon accordo Renzi-Berlusconi per stabilizzare la Libia”. Dopo il Patto del Nazareno, il Patto del Tripolino.

In effetti, per stabilizzare la Libia, chi meglio di colui che nel 2011 la destabilizzò, bombardandola e partecipando alla guerra contro Gheddafi che aveva baciato e leccato fino al giorno prima? Mai più senza. Anche perché allora Tonini, dopo aver votato in Parlamento il trattato di alleanza militare Roma-Tripoli voluto dal governo B. e avallato dal Pd, era per l’intervento armato in Libia senza se e senza ma, e cazziava l’allora ministro degli esteri Frattini che nicchiava.

Ora il Tonini stravede per il Caimano (o quel che ne resta) e non ne fa mistero, anche perché è pur sempre l’editore del giornale su cui scrive: “C’è voluto Berlusconi per spezzare la spirale demagogica e populista, che non esita a piegare alla piccola propaganda della politichetta italiana perfino la immane catastrofe umanitaria”. Ecco dunque l’idea geniale che può dare una svolta all’esodo biblico delle popolazioni in fuga da una guerra innescata da noi. Altro che Onu, altro che Nato, altro che Europa: quel che ci vuole è un bel “tavolo bipartisan dove ciascuno possa mettere a disposizione le proprie esperienze per porre fine a queste sciagure”. E le esperienze da mettere a disposizione sono parecchie: tipo l’ok dato due anni fa al Regolamento Dublino III.

Cioè la normativa europea che accolla al paese di primo approdo (quasi sempre l’Italia) il compito di “garantire assistenza e accoglienza ai profughi”. La ratifica la diede il 7 giugno 2013 il Consiglio dell’Ue, dove sedevano i ministri dell’Interno di tutta l’Unione, compresi i nostri Alfano e Cancellieri, mandati dal governo Letta e appoggiati da Pd e Pdl. Gli stessi partiti che a ogni tragedia del mare puntano il dito contro l’Europa che non fa nulla, dopo averla esentata dal fare alcunché.

Ora però – scrive Tonini – basta un “ritrovato asse tra il governo e almeno una parte dell’opposizione” per fare miracoli. Ai bei tempi del Patto del Nazareno, se ne videro parecchi: l’Italicum per la Camera dei nominati con le liste bloccate, il Senato dei consiglieri regionali e dei sindaci nominati, il decreto fiscale col condono a frodatori e agli evasori fino al 3% del fatturato dichiarato, i regalucci e regalini a Mediaset. Con simili prodigiosi precedenti, figurarsi che sarebbero capaci di combinare Matteo e Silvio se solo tornassero insieme.

Tonini già prevede “un salto di qualità sul piano politico”, che avrebbe inevitabilmente effetti balsamici anche sull’immagine internazionale dell’Italia: sapere che Renzi non decide da solo, ma con l’ausilio di Berlusconi, non potrà che rassicurare i partner europei. I quali, anzi, si domandavano da mesi come potesse Renzi privarsi di un consigliere sì prezioso. Specie ora che –annuncia Tonini – s’impone un “uso adeguato della forza militare” per la “stabilizzazione della Libia”, andando a sparare a quelli che quattro anni fa, sempre sparando, abbiamo aiutato a conquistare il potere.

E non c’è solo Tonini a spingere i fidanzatini di Peynet al ritorno di fiamma. Il nuovo Nazareno piace un sacco anche a Doris e a Confalonieri che l’altra sera – ci informa Repubblica – erano talmente commossi per la strage del Mediterraneo da presentarsi in gramaglie ad Arcore per un vertice con i resti del Caimano sulla “cessione del Milan al thailandese Mr Bee” e sull’“operazione Mondadori-Rcs libri”. E lì, fra una lacrima e l’altra, gli hanno spiegato che bisogna “ricucire con Renzi per un Patto rinnovato e non dare spazio a Salvini”. Ma soprattutto per “recuperare centralità sul piano nazionale” e diventare l’“unico interlocutore in una fase di emergenza”, senza dimenticare la sua “leadership italiana del Ppe” e il rapporto con l’imperdibile Verdini.

Il mezzano Tonini e i paraninfi Confalonieri e Doris sono dunque al lavoro per far riscoccare la scintilla fra i due nazareni. Se son rose, fioriranno. E, per l’Isis e gli scafisti, saranno dolori. Lo sceicco Al Baghdadi sta già tremando.

Il Rieccolo (Marco Travaglio 28-2-2015)

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In principio era Occhetto. Poi vennero D’Alema, Prodi, Veltroni, Rutelli, Fassino, Franceschini, Bersani, Epifani e Letta. Dieci leader del centrosinistra – si chiamasse Pds, Ulivo, Ds, Unione o Pd – in vent’anni. Tutti politicamente defunti come i Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, rasi al suolo, seppelliti dall’uomo, diciamo l’ometto, che tutti giuravano di distruggere: dalla “gioiosa macchina da guerra” occhettiana allo “smacchiare il giaguaro” bersaniano. Senza dimenticare tutti gli aspiranti leader del centrodestra, anch’essi allineati nel cimitero della politica a riposare in pace: Dini, Fazio, Tremonti, Buttiglione, Casini, Bossi, Fini, Monti.

Ora c’è l’undicesimo, Renzi che, poco prima di farci il Patto del Nazareno, aveva twittato: “Lo asfaltiamo”, “game over”. E, sull’altra sponda, c’è l’altro Matteo, nel senso di Felpa Salvini, che dice di non poterne più del vecchio puzzone e oggi scende nella Capitale per farglielo vedere lui di cosa è capace in quella che un tempo era Roma Ladrona. Auguri anche a loro, naturalmente. Chissà che i due Mattei, complice anche l’incedere inesorabile dell’età e della giustizia, non riescano là dove gli altri dieci hanno fallito. Ma l’impressione è che neanche loro abbiano ben inquadrato il personaggio: lo trattano come un normale politico con cui discutere di riforme, di programmi, di alleanze, di legge elettorale, di Costituzione. Tutti temi che l’hanno sempre annoiato a morte, salvo quando impattano con l’unica cosa che gli scalda il cuore: il portafogli, con annessi e processi.

Renzi pensava di ingabbiarlo in un accordo sull’Italicum e sul Senato delle autonomie, facendo leva sulla sua presunta ansia di passare alla storia come padre ricostituente: sai che palle. Infatti, al secondo incontro, B. era già lì che lo ricattava con l’“agibilità politica” (il salvacondotto giudiziario) e gli affari di Mediaset.

E alla fine, per tenerlo legato al tavolo delle riforme, ha dovuto mettergli sul mercato Rai Way, fare qualche regaluccio qua e là al Biscione, tenergli ferma la Rai, non toccare le norme su corruzione, prescrizione, falso in bilancio, conflitto d’interessi, e infine omaggiarlo del decreto natalizio con condono fiscale incorporato. Col risultato che su quei fronti non s’è fatto nulla, e B. alla fine le riforme non le vota lo stesso. Oppure le vota, chi lo sa, che gliene frega. È l’esatto replay della Bicamerale, con D’Alema tutto intento a tenerselo buono per anni in cambio di infiniti favori sulla giustizia e le tv: il Caimano incassò tutto fingendosi un aspirante riformatore, e alla fine fece saltare il tavolo lasciando il Conte Max con un pugno di mosche e facendolo odiare per sempre dai suoi elettori. E Veltroni, ve lo ricordate? Per non disturbare, non lo nominava neppure: “Il principale esponente dello schieramento avversario”, lo chiamava. Una prece. E Monti, quello che elogiava lo statista che s’era dimesso buono buono per fargli spazio? Un lumino. E Letta nipote, quello del governo di larghe intese e di pacificazione nazionale? L’eterno riposo. Ora il Caimano, che tutti davano per morto, diventa socio dello Stato e si accinge a papparsi un bel fascio di torri e di antenne della Rai, e magari già che c’è pure la Rizzoli Libri. Intanto i titoli delle aziende volano in Borsa. La sua kriptonite sono i miliardi, le tv e i giornali. E passa pure per un gigante degli affari, perché così conviene dipingerlo a tutti i nani che lo circondano e si fanno continuamente fregare da lui. E il bello è che la tecnica del raggiro non cambia. È sempre la stessa: quella del chiagni e fotti . Lui piange miseria, frigna che ce l’hanno tutti con lui, si dipinge come uomo finito, sull’orlo della bancarotta e dell’esilio, con un piede ai Caraibi, così impietosisce le sue prede e le attira verso il bacio della morte, poi piazza il colpo letale e passa alla cassa lasciando sul selciato una scia di cadaveri. Quelli di chi si credeva più furbo di lui. L’unico ancora spendibile, non a caso, è Prodi, che è anche l’unico che mai si sedette a trattare con lui, memore della lezione di Cecchi Gori: “Silvio è uno che, se gli dai un dito, si prende il culo”. Gli altri ci son cascati tutti.

Se Wanna Marchi continuasse a truffare la gente col mago Do Nascimento e la statuina di sale
che si scioglie nell’acqua benedetta da lei: dopo un po’ la gente la sgama e si fa furba. Come se un goleador tirasse i rigori sempre nello stesso posto con la stessa finta: dopo un po’ il portiere si butta dalla parte giusta e para. I politici italiani no: continuano a farsi fregare da vent’anni dalla stessa persona con lo stesso trucco. Montanelli, parlando delle continue resurrezioni di Fanfani, lo chiamava “il Rieccolo”. Ma quello era talento puro, fra cavalli di razza come Andreotti, Moro, Donat-Cattin, Colombo & C..
Il caso B. è diverso: non è lui che è furbo, sono gli altri che sono fessi.

Che fate, lo cacciate? (Marco Travaglio 19-2-2015)

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Il documento che pubblichiamo qui accanto è un reperto d’epoca. O meglio, lo sarebbe se quell’epoca fosse archiviata. Invece è anche un referto della politica e della sottostante televisione di oggi, anche se l’uscita di B. dal Parlamento e dal governo ha regalato ai tartufi l’alibi perfetto per ignorare il più mostruoso conflitto d’interessi dell’Occidente.
Siamo nell’agosto del 2010 e da due anni Silvio B. e i suoi cari, tornati a Palazzo Chigi e dunque al vertice Rai, le provano tutte per rinverdire i fasti dell’editto bulgaro del 2002: cioè per chiudere Annozero di Michele Santoro su Rai2 e normalizzare i programmi sgraditi di Rai3 (Report, Ballarò, Parla con me, Che tempo che fa ecc.). Quel che è accaduto nella stagione precedente i nostri lettori lo sanno bene, grazie alle telefonate del Dg forzista della Rai Mauro Masi e del membro forzista dell’Agcom Giancarlo Innocenzi, intercettate dalla Procura di Trani (e pubblicate dal Fatto) tra il 2009 e il 2010.
Masi ce l’ha messa tutta, ma non è riuscito a trovare appigli giuridici per “chiudere tutto”, come ordinava B., nonostante il prodigarsi di premurosi consiglieri del Principe, tipo il magistrato Cosimo Ferri (ora sottosegretario alla Giustizia del governo Renzi).
Ma ora, all’inizio della stagione 2010-2011, ci pensa Antonio Verro. La sua biografia è l’apoteosi del conflitto d’interessi: palermitano, amico di gioventù di Marcello Dell’Utri, dirigente Edilnord, assessore comunale milanese al Demanio per FI, quattro volte parlamentare con B., due volte membro del Cda Rai. Forte di questo po’ po’ di bagaglio, Verro scrive un memorandum di otto schede all’“On. Pres. Silvio Berlusconi” e lo spedisce via fax alla sua residenza privata di Arcore, preceduto da una succulenta nota di accompagnamento. Succulenta non solo per il contenuto, ma anche per il linguaggio che ricorda un altro memorandum: quello dello spione Pio Pompa su come “disarticolare anche con azioni traumatiche” l’opposizione politica, giornalistica e giudiziaria a B.
Le otto schede – spiega il Verro – corrispondono alle “trasmissioni che più mi preoccupano” in quanto “fortemente connotate da teoremi pregiudizialmente antigovernativi”. Ora, il Cda Rai non ha alcun potere d’intervento sui contenuti dei programmi, che sono responsabilità esclusiva del Dg e dei direttori di rete. E il commissario politico Verro lo sa bene (“il Consiglio non può fare decisiva interdizione”). Ma assicura al Capo di aver fatto il possibile per aggirare la legge (“nonostante i nostri vari tentativi, penso non ci sia più niente da fare”).

marco-travaglio-la7-21-marzo-620x350E – non si sa se per conto del governo, del premier, di Forza Italia o del gruppo Fininvest – non si dà per vinto. Infatti propone un “rimedio” alla patologia della legalità: “mettere paletti relativi a composizione del pubblico, strettoie organizzative e scelta di ospiti politici (e non) tramite i Direttori di rete”. Sì, avete capito bene: un consigliere Rai chiede al presidente del Consiglio, che è pure proprietario di Mediaset, il via libera per imbottire i programmi sgraditi al governo (o al premier? o a FI? o a Mediaset?) di claqueur che applaudano o fischino a comando e di ospiti filogovernativi, e addirittura per sabotare i non allineati con “strettoie organizzative”. Siccome poi il nemico pubblico numero uno è Annozero, e il direttore di Rai2 Massimo Liofredi è di centrodestra, ma troppo affezionato agli ascolti di Santoro che tengono in piedi la rete, “è di fondamentale importanza” rimpiazzarlo “il prima possibile” con la turboberlusconiana Susanna Petruni. A Rai1 invece, presidiata da Mauro Mazza, non c’è da spostare una foglia. Quanto a Rai3, diretta da Paolo Ruffini, basterà “un puntuale controllo” di Masi. Chissà che diranno ora i politici e i commentatori “terzisti” che a queste vergogne, denunciate dal Fatto in beata solitudine, sono usi opporre sorrisetti e spallucce. Anzi, chissà se diranno qualcosa. Ma soprattutto: chissà se oggi il consigliere Verro rassegnerà le dimissioni, o se la presidente Anna Maria Tarantola e gli altri consiglieri gliele chiederanno, o se non accadrà nulla. Come sempre, da vent’anni.

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