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La Corte d’Appello condanna Santoro per diffamazione

michele-santoro-220x150Arriva oggi dalla Corte d’Appello di Milano la sentenza di condanna ai danni di Michele Santoro (storico conduttore di talk show politici sulla Rai e su La7) per diffamazione nei confronti di Andrea Mascetti, membro del consiglio federale della Lega. La Corte D’Appello ha sancito che il conduttore dovrà versare… Continua »

La Repubblica fa il ponte Messina-Cairo – di M. Travaglio 21.10.2014

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La Repubblica intervista il padrone de La 7, Urbano Cairo, già portaborse di Berlusconi, con il titolo: “Santoro o Travaglio? Scelgo Michele, non amo le risse in tv”. E vabbè, come diceva Troisi: mo’ me lo segno. Cairo fa pure credere che io me ne sia andato dallo studio di Servizio Pubblico perché non volevo che l’“angelo del fango” mi “facesse domande” e che il governatore Burlando “dicesse la sua”; e che tutto sia nato dal fatto che io e Santoro abbiamo “un diverso modo di vedere la politica grillina”. Naturalmente sono tutte balle: Grillo non c’entra una beneamata mazza e non ho mai chiesto di zittire qualcuno. Semplicemente non condividevo le strampalate e incomprensibili contestazioni dell’“angelo” (che non mi ha posto alcuna domanda) e mi ostinavo a ribattere alle spudorate provocazioni di Burlando.

Sotto l’intervista a Cairo, Repubblica piazza il “Bonsai” di Sebastiano Messina, che pochi lo sanno ma è un formidabile concentrato di spiritosaggine. Scrive, il Messina, che avrei detto di non aver mai insultato nessuno. Balle: ho sfidato Francesco Merlo – che mi accusava di fare “tv dell’insulto” da 8 anni, da quando collaboro con Santoro – a citare un solo insulto contenuto nei miei oltre 200 interventi ad Annozero e a Servizio Pubblico dal 2006 a oggi. Merlo, noto cultore del contraddittorio, non ha risposto: l’ha fatto, in sua vece, il suo vice Messina. Che tutto contento è riuscito a scovare due miei sanguinosi insulti. Purtroppo però non erano nelle mie rubriche televisive oggetto della polemica con Merlo: erano in due articoli sul Fatto, e non erano neppure insulti. Il primo, nel mio pezzo di domenica scorsa, è “la faccia deforme di Burlando” (mamma mia che impressione). Il secondo risale all’aprile 2013, a proposito della rielezione di Napolitano, ed è gravissimo, tant’è che Messina lo paragona delicatamente a quelli di Mussolini contro Gramsci: “un cadavere putrefatto e maleodorante”, secondo lui riferito a Napolitano. Naturalmente non è vero niente: altrimenti, vista la suscettibilità dell’uomo del Colle, mi avrebbero subito arrestato per vilipendio. Bastava pubblicare l’intera frase per capirne il soggetto e il senso: “Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza: un presidente coetaneo di Mugabe…”. Il cadavere non era Napolitano, che peraltro gode ottima salute, ma “il sistema”, che – a mio modesto avviso – non se la passa troppo bene. Ora delle due l’una: o Messina, oltre a non saper scrivere, non sa neppure leggere; oppure ha capito benissimo il senso dell’articolo, ma ha preferito manipolarlo e ribaltarlo a suo uso e consumo.
Ora però, onde evitare che corra dal suo direttore piagnucolando “mamma, mamma, quel brutto Travaglio mi ha insultato”, è bene che sappia che è molto ironico, sagace, spiritoso, fa tanto ridere, ed è pure un bell’uomo. Contento?

Santoro vs. Travaglio e i sofismi di certa critica

santoro-travaglio-510Sullo scontro Santoro/Travaglio, nella trasmissione televisiva Servizio Pubblico, si è detto già molto. Colpisce tuttavia il duro attacco di Francesco Merlo (la Repubblica, 18 ottobre), che si avvale di un sofisma particolare: il sillogismo approssimativo fondato su premesse non vere. “Santoro ha caricato sulle spalle di Travaglio l’intera storia della tv dell’insulto”. E’ così? Se si concede a Merlo che certi discorsi sono “insulti” non si esce dalla sua logica consequenzialità. Il punto è: giovedì sera abbiamo ascoltato argomenti o insulti? Inoltre: per davvero Santoro assomiglia “sempre più a Norberto Bobbio” e garantisce il dialogo, mentre Travaglio lo rende impossibile?

Io ho visto un altro programma, dove con “quella” conduzione (spiace criticare Santoro) si è ottenuto l’incredibile risultato di far apparire Burlando un politico serio, equilibrato e realista. Non va bene.

Bisogna dare spazio a tutte le opinioni. Vero. Ma senza far primeggiare quella palesemente falsa. Burlando è stato, o no?, per trent’anni – a diversi livelli di responsabilità – l’attore principale della politica ligure? Se è così, può uscire indenne/vincente/lungimirante, da un talk show che punti alla verità dei fatti? Se accade, qualcosa non ha funzionato. Da quando Santoro si è convertito all’idea che la conduzione di un programma sia neutrale rispetto al risultato che produce?

Questo è un punto che meriterebbe d’essere discusso. Con cura. E’ la causa vera dello scontro in diretta a Servizio Pubblico. Al di là degli esercizi di stile di Merlo (divagazioni letterarie), resta che lo scontro è figlio, in realtà, di una diversa idea di giornalismo.

L’ultimo Santoro lascia straparlare l’intervistato anche a costo della confusione più totale (di ruoli, compiti, funzioni, responsabilità); mentre a Travaglio interessa ascoltarlo, certo, ma per inchiodarlo – coi fatti – alle sue inadempienze ogni volta che prova a scaricarle su altri: se non è così non è Servizio Pubblico ma una soporifera puntata di Porta a Porta.
Scrive Merlo che Santoro assomigliava, giovedì, a Montanelli e Scalfari con la loro cultura liberale. Santoro tollerante, Travaglio no. Stupidaggini. Merlo non ha capito nulla di Montanelli e ancora meno di Scalfari, che pure vede da vicino.

Il grande Indro, giovedì sera, avrebbe lasciato lo studio di Santoro con largo anticipo rispetto a Travaglio e con molto più rumore (perdeva le staffe Montanelli, eccome!); Scalfari non avrebbe permesso – a nessuno – d’interrompere un suo atto d’accusa e le sue puntute precisazioni, tanto meno al politico responsabile oggettivo dell’alluvione di Genova. I giornalisti di razza fanno così. Hanno emozioni vere. E carattere. Grandi amicizie e storiche rotture – nel mondo del giornalismo e della cultura (politica, storica, filosofica… gli esempi sono infiniti) – hanno la stessa origine: la tempra morale, il radicalismo, idee forti e un carattere per difenderle.

“Mestiere crudele il giornalismo”, entra nelle vite delle persone, le smaschera, ne mostra il vero volto all’opinione pubblica. Non è facile. Ma se non è così non è giornalismo. Il legame di Travaglio con Montanelli è noto. Evidenzio il filo sottile – nonostante le grandi differenze – che lo avvicina a Scalfari. Un punto mi appare decisivo: la “Razza padrona”, nella trasmissione di Santoro, era incarnata da Burlando. Travaglio l’ha denunciata. Questo conta. Con buona pace dei sofismi di Merlo (e di molta critica), naturalmente.

di Angelo Cannatà – MicroMega

Molto show, poco talk – Marco Travaglio 19.10.2014

hhjMa è così strano indignarsi davanti allo scempio di una città e di una regione malgovernate da decenni che quasi ogni anno contano i morti e all’ipocrisia dei responsabili che cementificano tutto e poi pontificano in tv col culetto al caldo nei loro salotti? Davvero parlare di queste porcate chiamandole col loro nome e chiedendone conto a chi le ha fatte è violazione del bon ton e rifiuto del contraddittorio? Davvero è bestemmiare gli angeli invitare uno spalatore diciassettenne a guardare il faccione sformato di chi l’ha costretto e sempre lo costringerà a spalare, e a pretenderne spiegazioni anziché farsene ipnotizzare? Non sarà che il problema è opposto a quello agitato dalle suorine delle buone maniere e della linesotis delle presunte regole, e cioè che nessuno ha mai detto in faccia a questi sepolcri imbiancati (di calce) quel che si meritavano, aiutandoli a rimpinzarsi di voti e di soldi a suon di grattacieli, palazzi-alveare, parcheggi, ipermercati, porti turistici, dando fra l’altro un sacco di lavoro ai giudici e ai secondini?

Se i colpevoli sono tutti al potere, convertiti in tarda età al renzismo per rottamare non si sa chi, è anche perché troppa gente si lascia abbindolare dai diversivi retorici tipo “angeli del fango” che, intendiamoci, fanno benissimo e vanno ringraziati, purché però non si prestino a distrarre l’attenzione dai portatori del fango.

Quanto a me, attendo che qualcuno mi dica un solo fatto non vero tra quelli che ho ricordato giovedì. Ma temo che anche stavolta, come sempre dal Satyricon di Luttazzi nel 2001, la domanda resterà inevasa. Molto più facile dipingere i fatti come “insulti” e le critiche come “rissa”, anche se me ne sono andato proprio per evitare di trascendere davvero negl’insulti e nella rissa. Restare calmi e zitti in quella bolgia di bugie e ipocrisie è un’impresa che può riuscire ai figuranti da talk show, marionette senza sangue che s’incazzano e si placano a comando, poi vanno a farsi due spaghi insieme. Io, quando sento certe balle e vedo certe facce, mi indigno per davvero, specie se ci sono morti che chiedono giustizia.

Chi insinua dissensi politici fra il conduttore renziano e il collaboratore grillino, risentimenti per l’ora tarda, nervosismi da share, gelosie da primedonne, mente per la gola. Qui la questione è un po’ più seria. Esiste ancora nel talk show uno spazio indipendente per il talk inteso come racconto di fatti veri al riparo dallo show, cioè del pollaio gabellato per “contraddittorio” e “ascolto” dove chi ha torto e mente passa dalla parte della ragione e della verità solo perché se ne sta comodo a cuccia, certo dell’impunità politica che gli consente di sgovernare da 30 anni, in una notte dove tutte le vacche sono nere? Prima di domandarsi se il collaboratore fa la pace col conduttore e torna a bordo, andrebbe sciolto un rebus: cosa rimane, del giornalismo come lo conosciamo tutti, nei talk show? Resterebbe da parlare del solito Merlo che, in perfetta simbiosi col mèchato di Libero, mi accusa su Repubblica di essermi “illividito da maramaldo in cattiverie biografiche contro Burlando”, anzi “il povero Burlando”, dopo una vita di “tv dell’insulto” (ma quali? me ne dica uno) “senza contraddittorio, senza risposte né domande, chiuso e protetto nel recinto del monologo sprezzante”.

Questo presunto giornalista di cui sfuggono le notizie e soprattutto i lettori (quando Repubblica testava con sondaggi le sue firme più lette, Merlo guadagnava sempre l’ultima posizione), questo finto frondeur che si crede Sciascia e Brancati solo perché è nato in Sicilia Orientale e passa il tempo a intrecciare merletti barocchi senza mai prendere posizione, se non per bastonare chi si oppone al sistema, non ha mai visto una puntata di Annozero e Servizio Pubblico . Sennò saprebbe che in 8 anni ho risposto a migliaia di domande e affrontato centinaia di contraddittorii, senza che nessuno riuscisse a smentire una sola mia parola. Piuttosto, quando mai il Merlettaio s’è sottoposto al contraddittorio? Perché non chiede al direttore di Repubblica di affiancare ai suoi articoli una replica del primo che passa? Forse perché già conosce la replica: “Ma chi è questo Merlo?”.

Da Santoro a Sant’Oro – L’effetto La7 fa bene alle tasche di Michele

Il conduttore guadagna più disantoro quando era in Rai: registra un utile di quasi un milione e mezzo

di Franco Bechis | Libero 27.06.2014

A Michele Santoro è riuscito il doppio colpo: diventare imprenditore di se stesso e riuscire a guadagnare più di quel che incassava ai tempi d’oro della Rai. Il rischio di Servizio Pubblico è durato poco più di un anno, e una volta che la carovana di Santoro si è accasata a La7, passando poi pure da una rivisitazione al ribasso del contratto operata da Urbano Cairo, per il popolare conduttore televisivo è iniziata davvero un’altra vita.

Lo testimonia il bilancio 2013 della società di produzione di Santoro, la Zerostudio’s,la cui maggioranza assoluta del capitale è in mano a Michele e a sua moglie Sanja Podgajski (insieme ne hanno il 66,834%), che ha chiuso i conti con un utile di 1,452 milioni di euro, contro quello di 110.868 euro del 2012 e la perdita di 203.593 euro del 2011, che fu il primo anno vero di attività. Il guadagno dell’anno è stato accantonato a riserva per i futuri investimenti, ma la sola distribuzione ai soci avrebbe portato alla famiglia Santoro un guadagno netto (gli utili hanno un trattamento fiscale inferiore ai redditi) superiore al compenso che aveva il conduttore negli ultimi anni di rapporto con la Rai.

Non che il conduttore abbia lavorato gratuitamente l’anno scorso: il suo compenso (che non viene rivelato) è conteggiato fra i costi della produzione, dove svettano i 9,24 milioni di euro pagati per servizi oltre agli 842.452 euro di costi diretti del personale. La factory di Santoro, al cui capitale partecipa con il 30,075% anche la società editrice del Fatto quotidiano, ha ricavato l’anno scorso 12,34 milioni di euro lavorando per La7. Un fatturato in vertiginosa crescita visto che l’anno precedente era stato di 7,34 milioni di euro.

Le entrate dall’emittente di Cairo ammontano a qualcosa più di un milione di euro al mese. Dal bilancio non si capisce bene l’importo preciso del contratto, ma si sottolinea come fosse più generoso nella stagione 2012-2013 rispetto agli attuali importi. Scrive infatti il presidente della società, Cinzia Monteverdi (che viene da Il Fatto): «È stato attuato un nuovo modello organizzativo attuando il controllo di gestione, che ha permesso dunque alla società di chiudere l’esercizio con un utile di tutto rispetto, nonostante peraltro la componente ricavi nel periodo ottobre/dicembre 2013, abbia subito un calo conseguente al nuovo contratto concluso con l’emittente per le due stagioni televisive che vanno da settembre 2013 a giugno 2015».

Però si capisce qualcosina di più con le informazioni relative al primo trimestre 2014, periodo in cui Servizio Pubblico ha avuto una breve sospensione per le vacanze natalizie: «Nei primi mesi dell’esercizio in corso», ha scritto la Monteverdi, «la Vostra società ha registrato un positivo risultato lordo di gestione in linea con le previsioni di budget, il quale riporta un interessante risultato positivo di gestione anche a fine 2014. Nel primo trimestre i ricavi relativi alle puntate e prodotti realizzati ammontano ad euro 3.320.000».

La società di Santoro ha assunto direttamente durante il 2013 chi lavorava al programma. A inizio anno aveva come dipendenti due soli impiegati di produzione. A fine anno erano diventati 35: 20 giornalisti e 15 impiegati di produzione. Questa scelta naturalmente ha fatto salire i costi fissi, ma perfino in periodo di vacche grasse in assoluta controtendenza rispetto all’andamento del mercato, Santoro è riuscito ad indossare il doppiopetto dell’imprenditore e ha iniziato a fare quello che i manager chiamano «cost saving», una sorta di battesimo della spending review interna.

Per farlo ha chiamato un consulente specializzato. Zerostudio’s ha affidato «l’attività di analisi dei costi industriali e di budget alla società di consulenza esterna Lc Management (di Luigi Calicchia). In particolare a quest’ultima è stato assegnato incarico di provvedere ad un controllo di gestione mirato che ha permesso nel 2013 di creare efficienza per migliorare la marginalità».

Floris-Santoro al minuto 4.10

Reggio, espulsi tre Giovani Piddini: il Circolo Pd di Gallico-Sambatello non ci sta

Secondo “La Repubblica” gli espulsi del PD non fanno notizia, i commenti dei Troll Piddini/Renzini sul Blog di Grillo invece si

renzulini
28.12.2013 – Il Direttivo del Circolo del Partito Democratico di Gallico-Sambatello ha appreso con stupore ed incredulità del provvedimento di espulsione dai Giovani Democratici dei tre iscritti Pellicano, Rugolino e Santoro i quali, tra l’altro, fanno parte dello stesso Direttivo di Circolo come iscritti al PD . Il PD di Gallico-Sambatello ritiene il provvedimento di espulsione fuori da ogni logica, anche, perché, invece di cacciare, occorre accogliere tutti coloro che dimostrino disponibilità all’impegno in politica: “La decisione dell’esecutivo dei GD della provincia dimostra che nel PD, ancora, albergano metodi e comportamenti da regime dittatoriale che appartengono ad un bieco passato di lotta per escludere gli avversari: questo sarebbe il “nuovo” PD di Matteo Renzi?

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Anche Santoro ha stancato i telespettatori

276154di Marco Castoro
Che cosa è successo a Michele Santoro?
Il suo appeal con i telespettatori è sceso ai livelli minimi. Quasi di guardia, per una macchina da guerra così perfetta per accattivarsi gli ascolti e il gradimento dei telespettatori. Giovedì scorso l’anchorman più quotato nella borsa dei talk televisivi ha dovuto ingoiare un rospo davvero indigesto (e imprevedibile alla vigilia). Lo share non solo è sceso sotto il 10%, una rarità per quanto riguarda Servizio pubblico, ma il calo degli ascolti ha toccato il fondo: 1.892.000 telespettatori, per uno share dell’8,95%. Un’emorragia vera e propria, se si considerano i dati della scorsa stagione. Il 2013 è cominciato con oltre tre milioni di teste davanti al video. Un numero consistente molto spesso vicino ai 3 milioni e mezzo. Nella nuova stagione invece il trend ha oscillato tra i 2,2 e i 2,4 milioni di media per uno share tra il 10 e il 11%, che per la prima serata di La7 rappresenta sempre un risultato straordinario. La puntata in cui era presente come ospite la Bonev ha raggiunto il primato stagionale di 2,7 milioni e il 12,81% di share. Ora però c’è da analizzare il tracollo di giovedì scorso, puntata nella quale il pubblico si è quasi dimezzato rispetto alla scorsa stagione.

Caressa ci mette una pezza
In attesa di sapere se Massimo Corcione tornerà nel 2014 a guidare lo squadrone di Sky Sport, va detto che l’attuale direttore Fabio Caressa si sta facendo apprezzare dalla redazione. Intanto sta lasciando molto più spazio agli altri telecronisti, visto che lui si è finora esibito soltanto per i grandissimi appuntamenti (probabilmente lo risentiremo per le due sfide della Juve contro il Napoli e contro al Roma). Ieri l’abbiamo sentito per la partita di serie B tra Pescara e Brescia. Il telecronista che doveva commentare la gara, Riccardo Gentile, ha avuto un problema durante il trasferimento e il direttore in persona l’ha sostituito in voce.

Grillo: Gubitosi ha una poltrona promessa
Sul blog Beppe Grillo torna ad attaccare la Rai e la gestione aziendale del dg Luigi Gubitosi. «Le voci che girano in Rai dicono che il buco del 2012 di 245,7 milioni di euro quest’anno raddoppierà portandosi verso l’Everest di 500 milioni. Le perdite le pagheranno le tasse degli italiani con una piccola manovrina stile Imu-Rai. A Viale Mazzini si dice che sia già pronta una poltrona per il 2014 di riconoscenza da parte dei partiti, per la sua gestione totalmente allineata a loro. Indovinate qual è la poltrona?».

fonte: lanotiziagiornale.it

Anche Sant-oro sale sul carro di Renzi

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1231200_10151626882981545_1642499815_nTra i riciclati c’è posto anche per Michele Santoro. Il “teletribuno” ha capito che la sua carriera rischia un finale anticipato nel caso in cui Silvio Berlusconi dovesse uscire di scena. Allora la soluzione si chiama Matteo Renzi (in arte Renzie) lo showman di Firenze che gira l’italia esibendosi nei migliori teatrini televisivi del bel paese.
Santoro è pronto per salire sul nuovo carro. Magari pensa di ricandidarsi alle elezioni europee come fece qualche anno fa col centrosinistra. Le liste probabilmente le farà il nuovo segretario del Pd…che potrebbe essere appunto il famoso ballerino di Amici Renzie.

Beppe Grillo ha osato criticare sua immensità Sant-oro

i giovani del (PD) ospitano CasaPound nel circolo di Latina

SenzanomeUna notizia che sicuramente non leggerete mai su Repubblica 🙂
Mister Santoro dirà “caro Bersani pound?”….ci credo poco.

Santoro a Brunetta: ”Ma vada a…” – video

La discussione tra il giornalista e il parlamentare Pdl, ospite di Servizio pubblico su La7, degenera. Al centro del battibecco i guadagni del conduttore. Dopo la lite, le scuse di Santoro: ”Chiedo scusa se ho ecceduto”.

 

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