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Segnalava i barconi di migranti in difficoltà: indagato don Zerai, prete candidato al Nobel

mose-zerai-300x225-220x150Il sacerdote eritreo Mosè Zerai, candidato al Premio Nobel per la pace nel 2015 e impegnato da anni negli aiuti umanitari ai profughi, è accusato dalla Procura di Trapani di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. La colpa di Zerai secondo la procura siciliana sarebbe stata quella di… Continua »

Prete beccato a guardare un video porno in chiesa

snapshot204Un sacerdote pizzicato da un fedele a guardare di nascosto un filmato sul cellulare, in cui si riesce a distinguere una ragazza che mostra il sedere: il video, che sarebbe stato girato alcuni giorni fa in una… Continua »

Il caso Taranto non risparmia nessuno: indagati anche sindaco e sacerdote

Nonostante la chiusura degli stabilimenti, l’Ilva promette il pagamento degli stipendi. Cancellieri: “A rischio l’ordine pubblico”. E intanto il presidente Vendola finisce nei guai per un’intercettazione

Ci sono praticamente tutti i ‘big’ di Taranto tra gli indagati nella maxi-inchiesta sull’Ilva. A quanto apprende l’Ansa da fonti giudiziarie, infatti, tra gli indagati ci sarebbero altre cinque persone: tra queste, il sindaco Stefano Ippazio e don Marco Gerardo, ex segretario dell’arcivescovo di Taranto monsignor Benigno Luigi Papa.
Cinque indagati che si vanno ad aggiungere al presidente del cda dell’Ilva Bruno Ferrante e al direttore Adolfo Buffo. Nessuna novità, invece, sul fronte ‘arresti’: restano in carcere o ai domiciliari Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva e figlio di Emilio Riva (già ai domiciliari dal 26 luglio scorso), Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto anche lui già ai domiciliari; Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto dimessosi nei mesi scorsi; Girolamo Archinà, ex dirigente Ilva per i rapporti istituzionali licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante.
LE ACCUSE. Il sacerdote è accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero in relazione ad una presunta tangente di 10mila euro che l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, arrestato ieri, avrebbe consegnato al consulente del Tribunale nonché ex preside del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti per addomesticare una perizia sulle fonti di inquinamento. Archinà aveva riferito agli inquirenti che quella somma, prelevata da cassa aziendale, non era destinata a Liberti ma si trattava di una elargizione alla curia tarantina.
Il sindaco di Taranto è indagato invece per omissioni in atti d’ufficio in relazione alle prescrizioni a tutela dell’ambiente cittadino. La sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto derivante da una denuncia di un consigliere comunale, Filippo Condemi.
“STIPENDI REGOLARI”. Mentre è ancora in corso un incontro all’interno dello stabilimento di Taranto fra la direzione e i sindacati metalmeccanici, il direttore Adolfo Buffo, che lunedì ha ricevuto informazione di garanzia, ha parlato agli operai assicurando che anche queste giornate verranno pagate e l’Ilva il 12 dicembre pagherà gli stipendi regolarmente.

Buffo ha spiegato che l’azienda ha intenzione di mettersi in regola con l’Aia e tornare a produrre aggiungendo tuttavia che a causa del sequestro di ieri operato dalla magistratura, al momento non si può produrre perché il prodotto finirebbe sequestrato aggiungendo che ricorrerà subito al Riesame. “Presenteremo un piano industriale – ha aggiunto Buffo – quando avremo nuovamente a disposizione gli impianti”. La direzione Ilva ha disposto il fermo tecnico di tutti gli altoforni ad eccezione dell’Afo 2.
CANCELLIERI: “RISCHIO ORDINE PUBBLICO”. C’è un forte rischio di ordine pubblico a Taranto nonostante l’Ilva abbia assicurato che pagherà gli stipendi agli operai. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “Conto molto sul senso di responsabilità di tutti – ha dichiarato il capo del Viminale – bisogna tenere i nervi saldi”. Il ministro ripone “fiducia nell’incontro di giovedì” a palazzo Chigi “sperando che tutto vada bene”. Ha sottolineato inoltre che la situazione di Taranto è “preoccupante perché i posti di lavoro messi in discussione sono tantissimi, non solo a Taranto, ma anche per tutto l’indotto”.
CLINI: “GIOVEDì DECRETO AD HOC”. Arriverà giovedì un provvedimento ad hoc del governo per risolvere la vicenda dell’azienda. L’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, avviene dopo che il leader della Fiom, Maurizio Landini, aveva detto che l’unica cosa che avrebbe scongiurato uno sciopero generale sarebbe stato un intervento del governo proprio giovedì.

Intervistato da Sky in merito ad un eventuale decreto, il ministro, ha spiegato: “Noi stiamo lavorando per risolvere questa situazione”, aggiungendo che “la soluzione sarà pronta per quando ci incontriamo giovedì. Stiamo lavorando per fare in modo che giovedì la conclusione della riunione sia un provvedimento che consente di superare questa situazione”, ha aggiunto Clini.
Secondo il ministro, il provvedimento della Procura di Taranto “rende molto difficile l’applicazione dell’Aia e della legge e dell’unica norma che consente il risanamento ambientale”. Dunque ora il governo è intenzionato a “rendere possibile la piena applicazione dell’Aia e, nello stesso tempo, a consentire la continuità delle attività produttive”. Inoltre, a giudizio di Clini, occorre “fare in modo che l’Ilva investa le risorse necessarie per il risanamento degli impianti”.
VENDOLA INTERCETTATO. Tra le nuove carte dell’inchiesta sull’Ilva che ha portato alla raffica di arresti, ce ne sono alcune che chiamano in causa direttamente il presidente Nichi Vendola. Al centro, alcune intercettazioni telefoniche con Girolamo Archinà. Il Gip parla di “numerosi e costanti” contatti dell’ex capo delle relazioni industriali Ilva “con vari esponenti politici”. Tra questi “il governatore della Puglia”. E ci sarebbe – secondo il Gip – proprio Vendola alla “regia” per fare “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato ‘colpevole’ di aver prodotto nel giugno 2010 una relazione in cui si affermava la necessità di ridurre la produzione dello stabilimento di Taranto per ridurre le emissioni inquinanti.
In una telefonata tra Archinà e il segretario provinciale Cisl di Taranto, Daniela Fumarola, Archinà afferma che l’avvocato Manna, ex capo di gabinetto della Regione Puglia, e l’assessore Fratoianni “fossero stati incaricati dal presidente Vendola per frantumare Assennato”. Il 2 luglio 2010 un’altra telefonata. Ai due capi della cornetta Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento di Taranto, e uno degli avvocati dell’Ilva che spiega come “Archinà ha avuto contatti con il capo di Gabinetto di Vendola il quale ha riferito che sono contro Assennato e cercheranno di farlo fuori”. “Il complesso delle intercettazioni relative alle pressioni sul professor Assennato – scrive il gip – è da ritenersi, oltre ogni ragionevole dubbio, assolutamente attendibile, così come è altrettanto evidente… che il tutto si era svolto sotto l’attenta regia del presidente Vendola e del suo capo di gabinetto avvocato Manna”.
LA DIFESA DI VENDOLA. “Il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato può raccontare se ha mai subito o pressioni o tirate d’orecchie da parte mia. Le mie pressioni sono andate sempre nella direzione di essere inflessibili in termini di ambientalizzazione”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola intervistato ieri nella trasmissione “il Graffio”, su Tgnorba 24. Vendola ha detto che le sue azioni sono sempre state “molto caute per evitare quello che purtroppo stiamo per vedere nelle prossime ore”.
fonte: today.it
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