Archivi tag: precari

Scuola, supplenti senza stipendio: l’ennesima vergogna italiana

france-education-baccalaureate-477394672-300x225Insegnanti pagati con mesi di ritardo, nonostante si tratti di precari che spesso anticipano le spese per poter lavorare. Come mai a pagare, in Italia, è sempre la… Continua »

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Renzi flop, il Jobs act non funziona: crollo delle assunzioni

snapshot791Il tanto sbandierato Jobs act, dopo aver dato quelli che sembravano buoni risultati, si sta invece rivelando sempre meno convincente. L’insieme di leggi che avrebbe dovuto dare più stabilità al lavoro ed aumentare le persone impiegate pare aver perso la spinta iniziale. Lo rivelano i dati forniti in mattinata dall’InpsContinua »

Modello Renzi, tanti regali agli imprenditori e «ciaone» ai lavoratori

3652349417Decontribuzione per le assunzioni, voucher, sconti per il welfare aziendale. Ma intanto la ricchezza prodotta dai dipendenti non viene redistribuita nel salario

Marta Fana | il manifesto 1 maggio 2016

Metabolizzati i dati relativi al primo anno di applicazione del Jobs Act, non rimane che fare i conti con i… Continua »

Renzi inaugura le opere altrui e abbandona il Sud alle mafie

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Siamo il fanalino di coda dell’Europa. Nonostante la propaganda renziana sull’Italia che «cresce», il mondo del lavoro miete sempre più vittime (più 16%), e registra il tasso più basso di occupati (56,3%) tra i paesi della Ue. E mentre il jobs act rivela la faccia feroce della precarietà, cresce l’esercito dei «nuovi schiavi»: è la generazione voucher. Il premier in tour nel sud contestato dai disoccupati di Reggio Calabria.

A Reggio Calabria visita i Bronzi di Riace ma respinge disoccupati e precari che lo contestano. Poi salta a Catania e Palermo annunciando soldi. 

Renzi contestato a Reggio Calabria: “Solo passerelle, serve lavoro”. E lui: “Basta polemiche”

I GUAI DEL PREMIER – «Buona scuola» bocciata da 20mila ricorsi

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Gli esclusi dal maxi-concorso fanno causa. Pronte analoghe iniziative nella Pubblica amministrazione per 1,7 miliardi

Ventimila ricorsi dai precari della scuola e ottantamila da quelli della Pa. È questa la grandinata di contenziosi che si sta per abbattere sulle grandi riforme renziane del pubblico impiego. Il primo fronte è rappresentato da tutti gli esclusi al….Continua >>

La moglie di Renzi “Non accetterei una cattedra lontano da casa, ho i figli”. Il 93% dei docenti costretto a dire sì

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Salvatore Cannavò | il Fatto Quotidiano 11-9-2015

A confermare i guasti della Buona scuola è la moglie del premier, Agnese Landini. Rispondendo a una domanda del Quotidiano.net, infatti, la docente precaria di Pontassieve dice che se la supplenza avuta fosse stata più lontana…CONTINUA A LEGGERE

Buona scuola, precari del Sud: “Posto fisso? Trasferimento forzato. Nostre vite sconvolte” (VIDEO)

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di Lucio Musolino | ilfattoquotidiano.it

La riforma della “buona scuola” rischia di stravolgere la vita a molti insegnanti precari. Sicuramente la stravolge a Dominique, una docente di Reggio Calabria che, in queste ore, sta valutando se accettare l’incarico del Miur. “Sono stata spedita nella provincia di Vicenza – si sfoga leggendo la mail ricevuta dal ministero -. Dopo 30 anni di precariato in Calabria mi ritrovo a dover andare in Veneto. Mi dicono che sono pazza ma io non so ancora se accettare perché dovrei lasciare qui mio marito che pochi mesi fa è stato trapiantato di fegato. Sono i mesi in cui lo dovrei assistere. È uno sconvolgimento totale della mia vita. È un equilibrio che salta”. CONTINUA A LEGGERE

La “Buona scuola” di Renzi è una migrazione forzata. “Io, 62enne, dopo 15 anni di attesa spedita a 500 chilometri da casa”

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SAL .CAN – il Fatto Quotidiano 3-9-2015
È andata come previsto. E come andrà ancora perché non è finita. La “deportazione” degli insegnanti, termine improprio per definire la migrazione forzata dei nuovi assunti, si conferma nelle stesse cifre dettate dalla ministra Giannini.
Sono 7 mila i docenti costretti a spostarsi fuori dalla Regione di appartenenza. La ministra, furbescamente, mette a confronto questo dato con le 38 mila assunzioni (37.692 per l’esattezza) realizzate finora in modo da dire che si tratta di una percentuale “fisiologica”. Poi fa il confronto con i 7.700 spostamenti forzati dello scorso anno per andare a coprire supplenze in varie parti d’Italia. CONTINUA A LEGGERE

“Io, 62enne, dopo 15 anni di attesa spedita a 500 chilometri da casa”

Scuola, altro che dialogo: il governo precetta i prof (Salvatore Cannavò)

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LA MINACCIA DEL GARANTE SUGLI SCRUTINI. NEL DDL ADDIO ART. 18 PER GLI ASSUNTI.
La riforma della scuola approda alla Camera, ma invece di aperture e dialogo, i docenti ricevono la minaccia della precettazione se bloccheranno gli scrutini. L’avvertimento arriva dal Garante sugli scioperi, Roberto Alesse, il quale ammette che al momento non è giunta alcuna comunicazione in tal senso. Se arrivasse, spiega, “noi faremo la nostra parte, assicurando il rispetto rigoroso della legge sul diritto di sciopero a tutela degli utenti”. La precettazione, aggiunge, “in caso di blocco degli scrutini, sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici (esami di terza media, maturità, abilitazioni professionali)”. I docenti, quindi, sono avvisati.

LA MINACCIA giunge nel giorno in cui la Camera ha cominciato la discussione generale del provvedimento con la relazione introduttiva della relatrice Maria Coscia e la replica della ministra Stefania Giannini. Dalle loro parole non si è percepita alcuna apertura né promessa di modifica dei punti più contestati. Anzi, sui poteri del dirigente scolastico, sull’alternanza scuola-lavoro e sugli altri punti giudicati da Renzi, nel suo video-intervento dell’altro giorno, come dirimenti, c’è stata una ribadita sottolineatura. La scarsa disponibilità al dialogo la si è vista nel mancato accoglimento, da parte della maggioranza, dell’invito rivolto da Cgil, Cisl e Uil, di partecipare oggi alla loro assemblea di piazza che si terrà alle 16:30 al Pantheon, dietro Montecitorio. A parte Sinistra, Ecologia e Libertà o deputati dissidenti come Stefano Fassina, nessun altro ha risposto positivamente all’appello. I sindacati hanno confermato la mobilitazione anche per il 18 e 19 maggio, quando la legge arriverà alle battute finali, convocando uno speak-corner a Montecitorio che si annuncia molto partecipato. Nella discussione di ieri, i deputati del Pd non hanno escluso del tutto alcune ulteriori modifiche. Si parla di inserire nel piano assunzioni anche gli “idonei” e non solo i vincitori del concorso del 2012, finora esclusi e ci potrebbero essere aggiustamenti al finanziamento mediante 5×1000. Piccole cose, al momento, con la maggioranza orientata a far credere che i cambiamenti sostanziali potranno esserci solo al Senato. Ipotesi che però dipende dall’esito del voto delle Regionali. Se il Pd uscirà più forte, Renzi utilizzerà il risultato come prova che ha ragione. Solo una sua sconfitta potrebbe riaprire la partita. Stefano Fassina ha comunque annunciato ieri che se la riforma della scuola non cambia e non ascolterà le ragioni di chi protesta, abbandonerà il Pd. Nella discussione di ieri, gli interventi più duri sono piovuti da Sel e dal M5S che hanno attaccato frontalmente le dichiarate volontà di dialogo da parte del premier a cui non è seguita alcuna offerta concreta. Silvia Chimienti, relatrice per i pentastellati, ha ricordato alla maggioranza che restano intatti i poteri del dirigente scolastico, resteranno in vigore le supplenze, non si è proceduto alle assunzioni per gli iscritti alle graduatorie di seconda fascia, non si sono previsti nuovi finanziamenti per l’autonomia scolastica che, non avendo risorse per potenziare davvero la propria offerta formativa, resterà una scatola vuota.

I CINQUE STELLE hanno sollevato anche un ulteriore problema nascosto nelle pieghe del Ddl: le nuove modalità di assunzione per i vincitori di concorso. Nell’articolo 23, dove si definiscono le deleghe al governo, infatti, è prevista la modifica del sistema di reclutamento. I docenti vincitori non entreranno direttamente in ruolo “ma, per i tre successivi anni, saranno assunti con un contratto a tempo determinato di formazione e apprendistato”. Nel corso del primo anno seguiranno un corso di formazione, a pagamento, e gestito dalle università in modo che il sistema dei corsi che ha dato vita alle Siss e poi ai Tfa resti in piedi. Dopo il primo anno, e il necessario diploma, nei successivi due anni gli insegnanti percepiranno uno stipendio al di sotto dei minimi (che dovrà essere definito). Successivamente, durante il secondo e terzo anno, a causa di questa tipologia di contratto, percepiranno poche centinaia di euro al mese e verranno utilizzati per le supplenze anche per materie “contigue” a quelle nelle quali sono specializzati. Solo al termine del terzo anno, dopo apposita valutazione, saranno confermati con un contratto a tempo indeterminato. Di fatto, il Jobs Act si applica anche a loro. (da Il Fatto Quotidiano del 15.05.2015)

Il mio contro-video, una #controlavagna. Facciamolo girare per smontare punto per punto le balle di Renzi sulla scuola. La verità di un vero professore contro quella di uno finto.

Posted by Nicola Morra on Giovedì 14 maggio 2015

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Scuola Toscana, a Firenze 2000 docenti contro Matteo Renzi @matteorenzi

16-scandicci-2Velani: “Riforma piena di contraddizioni, apre a conflittualità e improvvisazione, dopo aver sbandierato assunzioni per tutti i precari ne ‘dimentica’ 80mila”

Duemila lavoratori della scuola fiorentina, docenti e personale ATA, di ruolo e precari, sono da stamani in assemblea non-stop (fino alle 18) al cinema Aurora di Scandicci, strapieno e debordante, per discutere del Ddl del Governo Renzi, contro il quale sabato prossimo, 18 Aprile, i sindacati hanno organizzato una grande manifestazione nazionale a Roma.

“La scuola di Renzi non è buona – dice Antonella Velani, Segretaria della Cisl Scuola di Firenze e Prato -. Siamo di fronte all’ennesima riforma, con una legge che stravolge tutto l’assetto democratico attualmente esistente: lo fa senza alcun confronto con i lavoratori e la parte sindacale, chiudendo la porta a 80mila lavoratori precari abilitati che da settembre non lavoreranno più perché le sbandierate assunzioni non li comprenderanno. La scuola di pensiero che trasmette il disegno di legge è quella dell’uomo solo al comando; scompare la libertà di insegnamento e la visione di una scuola come comunità educante, lasciando il posto a conflittualità e improvvisazione”.

Una lettura attenta del Ddl evidenzia secondo i docenti “contraddizioni e ‘distrazioni’, a cominciare dal piano di assunzioni che disattende le giuste aspettative di molti e non risolve in alcun modo la questione supplenze”

A convocare l’Assemblea e organizzare la manifestazione di sabato, tutti i maggiori sindacati di categoria: Cisl Scuola, Flc-Cgil, Uil Scuola, Snals, Gilda. Altre simili, ma finora non con questa partecipazione, sono in svolgimento in tutte le province della Toscana. Domani un’analoga iniziativa sarà attuata, per l’Empolese-Valdelsa, alla scuola Pontormo di Empoli.

fonte: nove.firenze.it

 

Jobs Balls – Marco Travaglio 2 Aprile 2015

il ballista
La colpa di Renzi – l’abbiamo scritto fin dall’inizio – è stata una sola: sbagliare completamente l’agenda delle priorità del suo governo, facendosela dettare dalla Confindustria (dai cui diktat copiò il Jobs Act), dalle solite bande d’affari (dai cui memorandum plagiò le controriforme del Senato, della legge elettorale e della giustizia) e dalla propaganda elettorale (i cosiddetti “80 euro”, che poi 80 non sono quasi per nessuno, costano 10 miliardi all’anno e non hanno smosso i consumi di uno zero virgola). Poi ha creato attese messianiche, promettendo che le mirabolanti “riforme” (parola magica che ha ormai assunto una vita propria, autodimostrandosi e autoinverandosi a prescindere dal contenuto delle medesime) avrebbero “fatto ripartire l’Italia”, portandola “fuori dalla crisi”: investimenti, occupazione, crescita. Come se un Senato tutto di nominati e una Camera per i 2/3 di nominati, più il taglio delle ferie ai magistrati e la libertà totale di licenziamento fossero in grado di aumentare, come per incanto, gli ordinativi alle aziende, e dunque le assunzioni. Nell’ultima settimana non c’era giorno né giornale né telegiornale senza almeno un titolo sul “boom dei contratti stabili fra gennaio e febbraio”, sui “79 mila nuovi posti fissi”, sull’Italia che “riscopre la fiducia”, manco fossimo nei primi anni 60, con commenti strombettanti di premier, ministri, sottosegretari e sottopancia sulla “svolta buona” e la “fine della crisi”. Magari. Intendiamoci, il dato numerico anticipato dal ministro Poletti anticipando cifre ancora mai pubblicate, era parzialmente esatto: nei primi due mesi dell’anno le aziende, incentivate dai contributi statali – 8 mila euro per ciascun nuovo contratto a tempo indeterminato – hanno stabilizzato un po’ di precari e assunto un po’ di disoccupati prima che si esaurissero le riserve del bonus. Già sapendo che il nuovo contratto a tempo indeterminato consente loro di arraffare gli 8 mila euro ad assunto e poi di licenziarlo fra un anno senz’articolo 18. Quindi i nuovi contratti “stabili” sono spesso ancor più precari di quelli ufficialmente precari. Ma soprattutto il dato di 79 mila contratti finto-stabili fra gennaio e febbraio (che poi si sono scoperti essere 45.703, in gran parte ex contratti precari stabilizzati, non nuovi posti di lavoro), mancava del suo naturale contraltare: quello dei lavoratori che, nello stesso bimestre, hanno perso il lavoro.

I giornaloni e i tg dell’ottimismo obbligatorio si erano scordati giusto questo piccolo dettaglio: per vedere se l’occupazione cresce o cala, devi contare sia chi il lavoro lo trova sia chi lo perde, e poi fare la somma. Altrimenti è come stimare la popolazione annua contando solo i nati e scordandosi i morti. L’altroieri l’Istat ha comunicato che a febbraio l’Italia ha registrato 44 mila occupati in meno (perlopiù donne) e 23 mila disoccupati in più (+0,7%) rispetto a gennaio. Così il tasso di disoccupazione sale al 12,7% (+0,2, con un +2,1 di disoccupati) rispetto a un anno fa, quando nacque il governo Renzi. Da allora, mentre il premier e i trombettieri annunciavano continuamente centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, e i Farinetti e i Velardi andavano in tv a vantare falangi di neoassunti grazie alle “riforme”, l’Italia ne perdeva altri 67 mila: quasi 6 mila al mese e 200 al giorno. Non è tutta colpa del Jobs Act, che è appena entrato in vigore. Ma è stato il governo, cioè Renzi visto che parla solo lui, a spacciare le nuove assunzioni come un effetto prodigioso della sua legge: ora che arriva il saldo finale negativo, spetterebbe a lui ammettere che è anche colpa del Jobs Act. Lo farà? C’è da dubitarne, anche perché – a parte Il Fatto , Il Sole 24 Ore e La Stampa – ci vuole il microscopio elettronico per trovare la smentita alle cifre sballate di una settimana fa sulle prime pagine dei giornali “indipendenti”.

Il Foglio le maschera sotto un titolo esilarante: “Calma col disfattismo, ma un Pil così floscio non crea occupazione”: fino all’altro giorno magnificava gli effetti balsamici del Jobs Act, e ora che si scopre che è tutto falso, la colpa è del Pil e dei “malintesi governo-Istat”. Ma sì, dev’esserci stato un piccolo quiproquo. La Stampa, dopo aver sottolineato imprecisati “segnali incoraggianti e convergenti”, assicura che “bisogna attendere il boom dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti partito il 7 marzo”. Cioè: prima annuncia un boom che non c’è, poi quando viene smentita annuncia che il boom ci sarà. Repubblica riesce a vedere nella catastrofe “una lieve tendenza positiva”. Sul Messaggero, in prima pagina, nemmeno una riga: però ci sono “Mattarella e Napolitano per i 90 anni della Treccani”, perbacco. Sul Mattino invece c’è un trafiletto in fondo a sinistra sulla “battuta d’arresto”, ma con ampio spazio al ministro Poletti che, da fine umorista, regala la supercazzola prematurata: “I dati non contraddicono i segnali positivi, in coda alla crisi le situazioni tendono a non essere stabilizzate con una flessione che dopo una fase positiva era immaginabile”. Lui se l’aspettava, era tutto calcolato. Come fosse antani. Con fuochi fatui.

IL PRESIDE BULLO STILE MATTEO

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Daniela Ranieri | il Fatto Quotidiano 19-3-2015

Se gli imperatori del passato riversavano tutto il loro ego nella guerra, i nostri governanti amano gingillarsi con la riforma della scuola, disegnata a loro immagine e somiglianza e ogni volta venduta come una “rivoluzione” del modo di formare i virgulti della Patria, cioè la classe dirigente di domani. Così dopo la scuola-Mediaset voluta da B. e amministrata dalla prestigiosa Gelmini (quella convinta dell’esistenza di un tunnel sotterraneo in cui transitavano neutrini da Ginevra al Gran Sasso), ecco la “Buona Scuola” di Renzi, una Leopolda della formazione ricalcata sulla personalità del suo inventore. Un nome-hashtag fragrante come un tegolino, sul genere di Volta buona, Sblocca Italia, Cambio Verso, al cui centro, tra deleghe al governo e strizzatine d’occhio alle scuole private, emerge la figura del preside talent-scout.

Nella scuola ideale di Renzi, una specie di sintesi tra il Mulino Bianco e la Repubblica di Platone, questo super-dirigente scolastico sceglie di persona – mettendoci la faccia, direbbe egli – i talenti più rinomati assumendoli nella sua “squadra” (sic), a beneficio dei discenti e dei loro genitori non gufi. Ciò succede perché l’auto-proclamatosi Sindaco d’Italia alle prese col Risiko della scuola si improvvisa Preside d’Italia, capo-scuola nazionale di tanti presidi-renzi in miniatura, figure che ricordano l’Italia degli oratorî e dei boy-scout, un po’ commissari tecnici della Nazionale insegnanti un po’ star tupper di grido. Non è del tutto esatto parlare di un modello di scuola aziendale, più berlusconiano che donmilaniano. A B. della scuola importava relativamente: sapeva che i nuovi italiani li aveva forgiati con la Tv. Al Paese del maestro Manzi, della Dc e della censura aveva dato scandalo, superficie, spensieratezza e una specie di sub-formazione tuttora vigente.

ALLA SCUOLA riservò gli aspetti tecnici di un piano di rinascita democratica tarato sulla sua personale estetica. La sua scuola era il suo ritratto: aziendalista, sgraziata, futile, e con la trovata delle tre “i” (inglese, internet, impresa) della Moratti irradierà il proprio nulla fino alla mai abbastanza vituperata riforma Gelmini, tutta tagli e nefandezze, come quella di cancellare la Storia dell’arte dai piani di studio di istituti tecnici e professionali. Ora lo stesso disprezzo per gli intellettuali che era di Craxi e di B. si reincarna nei modi sbrigativi di Matteo, per il quale la critica è “chiacchiera”, la riflessione iettatura, i “professoroni” un freno alle riforme. Ma lui, che alla dialettica preferisce i retweet, dopo un anno di annunci, visite-spot a classi di bambini ammaestrati e solenni notifiche di qualche tetto riparato, disegna una scuola informata a tutte le sue fissazioni bullistiche, dalla rottamazione al narcisismo personalistico. I super-poteri concessi al preside che, come un piccolo Renzi, nomina i propri insegnanti come fossero suoi dipendenti, sono tecnicamente licenze di abuso, ma il governo le chiama “leve gestionali indispensabili” per far funzionare la riforma stessa. Così Renzi: “Il preside sceglie dentro l’albo dei docenti e individua la persona più adatta senza automatismi”. Più adatta a cosa? Diciamo che laddove l’automatismo gli imporrebbe di scegliere sulla base del punteggio ovvero di non scegliere affatto, il non-automatismo renzista consiglia al preside, a naso, volta per volta, dove puntare il ditino. Ah che meraviglia la meritocrazia, che generazione di ottimati tireranno su i presidi delle meglio scuole d’Italia. E le peggio? Che ne sarà, degli insegnanti con poche stelle sul Trip Advisor della scuola? Che fine faranno, in questo X Factor dell’Istruzione, gli scarsi, i medi, i non eccellenti, gli onesti professori di provincia, quelli che non conoscono nessuno e che nessuno conosce? Si ridurranno alla fame? Li buttiamo dal palco della Leopolda?
E i ragazzi che, per insipienza del proprio preside a scegliere il meglio, si troveranno professori scadenti, sottomarche di professori, che colpa hanno? E, ammesso che una simile graduatoria tra destrezze sia possibile, ci sarà una competizione spietata tra presidi per fare della propria scuola quella con più appeal? Si verserà del sangue davanti ai provveditorati?

NON SARÀ, invece, che i presidi sceglieranno a simpatia o secondo logiche di prossimità, acquiescenza, favori, raccomandazioni, potere, che col merito non hanno nulla a che fare? Non varranno per i presidi le stesse regole che hanno guidato la mano di Renzi nello scegliere ministri e figure chiave delle partecipate? E chi sarà il preside fortunello che si aggiudicherà l’assunzione della moglie di Renzi, insegnante precaria? “Perché per fare la Buona Scuola non basta solo un governo. Ci vuole un Paese intero”, recita lo slogan sfornato ad hoc. Per farne una cattiva, invece, un governo basta eccome.

Cari precari, voi siete il futuro dei diritti negati – di Luisella Costamagna

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di Luisella Costamagna | Il Fatto Quotidiano 24/09/2014
Cari lavoratori precari, vi hanno chiamati in molti modi, secondo i tipi di contratto: atipici, flessibili, co.co.pro., a tempo determinato, pure partite Iva (l’illusione di essere liberi professionisti “che possono lavorare anche con altri”, mentre vi si chiedeva un impegno da dipendenti). Tante definizioni diverse, come nei paesi civili del Nord Europa (tipo la Danimarca dove la flessibilità è sicurezza), che però in Italia sono riconducibili al divide et impera – se siete diversi non vi mettete insieme e vi si controlla meglio – e al precarius – dal latino “ottenuto con preghiere, concesso per grazia”. Ebbene sì, voi che avete un lavoro “ottenuto con preghiere, concesso per grazia”, senza alcuna garanzia, siete, comunque vi chiamino, precari. E precario – lo sapete bene – non è solo il lavoro, ma la vostra vita: metter su casa, fare figli, pure comprare un televisore a rate.
Negli anni siete aumentati, complici la politica che “bisogna liberalizzare il mercato del lavoro” e, invece che a voi, ha pensato agli imprenditori; e il sindacato che “dobbiamo rinnovare i contratti nazionali” e, invece che a voi, ha pensato ai dipendenti. Così, ora, siete milioni. Le cose cambieranno, avete sperato, l’una e l’altro si faranno carico di noi e un giorno arriveranno posto fisso e tutti i diritti.

Finalmente è arrivato il-giorno-Renzi, giovane e rivoluzionario come voi, che ha deciso di dire basta alle diseguaglianze: “Dobbiamo cambiare un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari”. Applausi.
Chissà quanti di voi saranno felici di averlo votato. Perché la sua è davvero una rivoluzione copernicana: abolendo l’art. 18 per i neoassunti (o per tutti? Per anni o per sempre?), ovvero mettendo in soffitta quel vecchio abito che è il reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente (ma che ingiustamente, c’è sempre un buon motivo per mettere per strada qualcuno, no?), ha spostato il fulcro dalla terra al sole, dai Diritti al Tutti: non “più diritti per tutti”, ma “meno diritti per tutti”. Vi rendete conto dello straordinario capovolgimento? Se sarete assunti potrete essere licenziati (dunque non vi cambia nulla), ma in compenso da eccezione diventerete un’avanguardia. Dai margini, sarete finalmente al centro del mondo del lavoro. Voi che invidiate quelli con il posto fisso, diventerete come loro. O meglio, loro diventeranno come voi. Tutti precari. Un mondo meraviglioso da cui sarebbero esclusi solo politici, sindacalisti, grandi manager pubblici, che il posto fisso (puah!) se lo garantiscono con una successione ininterrotta di poltrone, vitalizi liquidazioni sostanziose per ognuna, e manco possono essere licenziati giustamente. Ma chissenefrega, no? Tanto sono il passato. Il futuro non si ferma. Il futuro è precario. Ditelo con orgoglio. In bocca al lupo.

PS: il fatto che Renzi si sia fatto assumere – non con tutele crescenti – nell’azienda del padre (indagato), consideratelo un errore di gioventù. Succede, dai.

Caro Letta, c’è un altro meeting da conoscere: quello dei precari

Sassari,la fame non va in ferie: in fila per il cibo

la casa della fraterna solidarietà anche in questo periodo distribuisce quotidianamente 400 sacchetti di alimenti

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di Alex Corlazzoli | 19 agosto 2013

Enrico Letta va al meeting di Comunione e Liberazione per conoscere un’Italia ben lontana da quella reale. A Rimini, Letta ha parlato di giovani a dei ragazzi che, grazie alla loro appartenenza al movimento di don Luigi Giussani e Roberto Formigoni, hanno un posto di lavoro assicurato in una delle tante imprese e società della Compagnia delle Opere, il braccio “armato” e/o economico di Cl: oltre 34mila imprese e più di mille organizzazioni no profit aderenti che gestiscono un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno. Il sistema coinvolge oltre 500.000 persone tra addetti alle imprese e operatori del settore.

Il premier Letta a Rimini ha conosciuto quest’Italia non quella dei precari, dei disoccupati, delle periferie di Napoli, di Palermo o di Milano. Non ha parlato ai giovani che ormai sono fuggiti dall’Italia. “Non lasceremo soli i giovani. Lavoreremo e faremo di tutto perché riescano ad avere opportunità che altri giovani in altre parti d’Europa hanno oggi. Grazie all’Europa e a un’Italia migliore daremo ai giovani questa opportunità”, ha pronunciato il premier al popolo di Rimini.

E intanto in Svezia nei giorni scorsi al patronato Inca Cgil mi hanno raccontato che ogni settimana ricevono quattro chiamate da giovani italiani che partono con pochi soldi in tasca con il miraggio di trovare un posto di lavoro nel Paese dove il tasso di occupazione è tra i più bassi d’Europa.

Il premier Letta forse non sa che ormai i miei alunni a scuola parlano di futuro pensando di abbandonare l’Italia. Chiara, 24 anni e una laurea in economia aziendale all’Università di Bologna, a settembre verrà assunta con un contratto a tempo indeterminato alla Camera di Commercio in Messico. Forse anche il nostro premier avrebbe bisogno di mettersi un giorno in taxi per capire l”umore degli italiani su questi mesi di Governo. O forse basterebbe che una mattina prendesse un autobus a Roma.

Ma se proprio non vuole fare un bagno di folla, perché nei prossimi giorni, oltre a mostrarsi al meeting di Cl strappando facili applausi, non sceglie di andare in uno degli uffici scolastici provinciali dove migliaia di precari, che non conoscono il loro destino, che non sanno nemmeno quando saranno convocati, dovranno ritrovarsi all’annuale meeting del docente precario. Capisco che si tratta di un’altra platea, di un luogo meno comodo, di un’Italia diversa da quella di Formigoni e Vittadini.

Anzi mi permetto di invitare Enrico Letta a Cremona, dove ci sarò anch’io insieme a quei giovani che arriveranno anche stavolta da Palermo, da Napoli, da Bari, con in mano una cartina e la valigia senza neanche sapere dove andranno a finire. Donne che ogni anno abbandonano i loro figli per trovare un posto di lavoro al Nord. Giovani che vengono licenziati ogni anno al 30 giugno, con Tfr pagati dopo sei mesi e ferie fino ad oggi non pagate. Uomini e donne che in tasca non hanno una tessera e nemmeno la fede ad un movimento ma solo la Costituzione italiana.

Questa è l’Italia, caro Premier. Finché non ci sarà un capo del Governo in grado di ascoltarla, l’emorragia dell’astensionismo continuerà e i Letta di turno avranno vita breve.

Ma ci faccia una cortesia: non parli più ai giovani, ai miei ex alunni. Offende chi ogni giorno insegna loro come amare ancora questo Paese.

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