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Diego Fusaro: “La sinistra oggi non è “populista” non difende il popolo ma l’élite finanziaria”

snapshot158Il filosofo Diego Fusaro commenta il decreto Minniti sull’immigrazione: “Chi difende gli oppressi oggi è populista, ma chi sta con il capitalismo difende gli oppressori: alla Leopolda infatti c’era… Continua »

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“Italicum, così il governo scavalca la Costituzione”

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La giurista Carlassare denuncia lo “strappo” alla Camera

Lettura mattutina dei giornali. Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, così commenta le affermazioni del politologo Roberto D’Alimonte – padre dell’Italicum – riportate dal Fa t to : “È molto interessante quello che dice D’Alimonte: una delle accuse che venivano mosse alla legge elettorale, era proprio che una legge ordinaria cambiasse la forma di governo, aggirando la Costituzione.”

Ma il professore sostiene che la forma di governo non cambia.
Può dire quello che vuole, però se c’è l’elezione diretta del premier cambia la forma di governo. D’Alimonte si è lasciato sfuggire un’ammissione non da poco. Ed è importante, perché denuncia l’assoluta incostituzionalità dell’Italicum. Se nel nuovo meccanismo è presente l’elezione diretta del premier, si vanificano tutti gli articoli della Carta che disciplinano la formazione del governo, la nomina da parte del presidente della Repubblica e via dicendo. Con quest’affermazione si danno la zappa sui piedi, cioè ammettono quello che la maggioranza dei detrattori dell’Italicum contesta loro.

E sulla sostituzione dei dieci dissidenti in Commissione Affari costituzionali lei cosa pensa?
Sul piano giuridico non è ammissibile, perché va a toccare la libertà di scelta che ai parlamentari è garantita dall’articolo 67 della Costituzione, che prevede il divieto del vincolo di mandato. Il gruppo può agire successivamente sul parlamentare, sanzionandolo, ma non nel momento in cui esprime il suo voto. Vorrei anche sottolineare che tutto il cammino della legge elettorale e della riforma del Senato ha seguito una strada anomala. Attenzione però: in questo campo la forma è sostanza. La Costituzione non è materia del governo e quindi non c’è solo il fatto che sia l’esecutivo a promuovere – con l’accanimento che abbiamo sotto gli occhi – la legge elettorale e le riforme costituzionali, ma sono rilevanti anche certe scorciatoie.

Scorciatoie?
Sì, perché l’approvazione di una legge costituzionale non è questione d’indirizzo politico. Il governo opera nell’ambito delle regole costituzionali. La modifica della Carta spetta al Parlamento. Nelle forme, e con i tempi imposti per questo speciale procedimento che esige ponderazione. Il governo invece ha messo continui paletti: il canguro, le sedute fiume… tutte cose che vanno in un senso opposto a quanto prescrive la nostra legge fondamentale. Io credo che nella legge di revisione costituzionale sul Senato ci siano vizi di forma e in questa vedo un’alta probabilità che la Consulta la dichiari illegittima.

L’Italicum assomiglia troppo al Porcellum?
Non è solo questo. È una legge che intende aggirare la Costituzione. I sostenitori dell’Italicum confondono e falsificano un’infinità di cose, mettendo insieme situazioni non assimilabili tra loro Non si possono fare paragoni con la Francia, dicendo che anche in quel sistema c’è il ballottaggio. Certo che c’è: ma è per l’elezione del presidente. Che è un organo monocratico, con poteri molto forti. Oltralpe si vota per l’assemblea legislativa con elezioni diverse. Da noi si vuol fare in modo che con uno stesso ballottaggio si eleggano il capo del governoe i membridel Parlamento.Come al supermercato: prendi due e paghi uno.

Quindi?
Quindi si vanifica il principio cardine del costituzionalismo liberale, quello della divisione dei poteri che a vicenda si limitano e si controllano. Un Parlamento così eletto non può certamente controllare il governo. Hanno dimenticato che l’assemblea legislativa deve essere rappresentativa: ma rappresentativa dei cittadini elettori, non del governo!

Il primo articolo della Carta dice che la sovranità appartiene al popolo.
Appunto: hanno dimenticato il popolo. Il popolo è diventato ininfluente.

Perché il governo vuol scavalcare la Costituzione?
Non avrei mai pensato di essere d’accordo con Berlusconi: ma è vero, è bulimia del potere. Eliminando le opposizioni, c’è una persona che governa con una maggioranza che esclude dalle decisioni ogni altro, una maggioranza formata da persone selezionate dalla segreteria del partito vincitore. Ce lo siamo già detti, sono le stesse ragioni che Mussolini portava a sostegno della Legge Acerbo nel 1923: velocità delle decisioni, la necessità di procedere senza intoppi, dibattiti, confronti. Senza contrasti e contrapposizioni. Siamo, ormai da tempo, fuori dal costituzionalismo liberale, non solo fuori dalla nostra Costituzione. Un disegno portato avanti attraverso atti di prepotenza e prevaricazione.

Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano 24-4-2015

I cittadini chiedono ma lo Stato non risponde

di Guido Scorza | 27 aprile 2013
ilfattoquotidiano.it

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73 volte su 100 quando un cittadino chiede allo Stato di accedere a documenti o informazioni che lo riguardano, lo Stato risponde in modo insoddisfacente o, peggio ancora, in 65 casi su 100 non risponde affatto.
Che si tratti di ambiente, diritti umani, giustizia, spesa pubblica, educazione, servizi sociali, investimenti finanziari o salute, non cambia nulla.
Inesorabilmente l’amministrazione pubblica oppone il silenzio a chi chiede di sapere.
Sono questi alcuni degli sconcertanti risultati di una ricerca condotta da Diritto di Sapere, un’associazione senza scopo di lucro, che tra gennaio e marzo del 2013 ha presentato 300 istanze di accesso a documenti e informazioni pubblici ad oltre 100 diversi enti pubblici.
In 196 casi su 300, lo Stato ha risposto con il silenzio e solo nel 4% dei casi ha avuto l’educazione – perché di questo si tratta – di prendere carta e penna e preoccuparsi, almeno, di spiegare ai cittadini perché riteneva di non poter accogliere la domanda di accesso.
Solo in 40 casi su 300 l’Amministrazione pubblica ha fatto il suo dovere e fornito ai cittadini i dati che richiedevano.
E pensare che giusto la scorsa settimana è entrato in vigore il nuovo c.d. “decreto trasparenza”, la norma contrabbandata dal Governo come un FOIA, ovvero una legge volta a riconoscere a chiunque il diritto di accedere ad ogni informazione e documento in possesso della pubblica amministrazione che, in realtà, meno prosaicamente, si limita a riorganizzare le disposizioni di legge già esistenti in materia di trasparenza.
Inutile, in un Paese come il nostro, continuare a sfornare testi di legge sull’accesso alle informazioni pubbliche o a riempirsi la bocca – all’indomani di ogni scandalo – della parola “trasparenza”.
Sin qui, sfortunatamente, si tratta di un’espressione sconosciuta al vocabolario dell’amministrazione pubblica italiana.
Prima di varare nuove norme sulla trasparenza, forse, bisognerebbe preoccuparsi di far funzionare quelle che ci sono da oltre un ventennio ma vengono sistematicamente tradite da un’Amministrazione che non accetta l’idea di lasciare che il cittadino guardi all’interno del Palazzo.
Passi, peraltro, la paura di permettere a cittadini e giornalisti di sbirciare dentro l’amministrazione con scuse ed alibi più o meno pretestuosi ed infondati ma che lo Stato neppure si preoccupi di rispondere a chi chiede di sapere è davvero inaccettabile.
Altro che amministrazione trasparente, l’amministrazione è, nella più parte dei casi, tanto maleducata da non rispondere neppure a chi chiede di sapere.

Questa è l’italia


Le immagini che seguono sono state prese da una pagina facebook con 330Mila iscritti della quale ovviamente non faccio il nome….con tutto il rispetto per la pagina….giudicate voi.




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