Archivi tag: lobby

Viale Vaccini (Marco Travaglio)

snapshot242Ma vi rendete conto che un quivis de populo, un passante, un signor nessuno che non ha neppure un mestiere e che l’ultima volta che fu eletto fu al Comune di Firenze e poi basta, che non è più premier e neppure segretario del suo partito, tiene in ostaggio un intero Paese, che incidentalmente è il nostro?… Continua »

ASSICURAZIONI – “Tacito rinnovo”, guerra di lobby targata Pd

assicurazioneAssicurazioni – L’emendamento Dem alla legge Concorrenza fa rinascere la proroga automatica delle polizze, appena tolta

Indovinate di chi sono gli emendamenti targati Pd che propongono la marcia indietro?

…. Continua »

Roma, Di Maio: “Noi cocopro della Casaleggio? Renzi è a tempo indeterminato con lobby”

snapshot117
“Matteo Renzi ha firmato contratti a tempo indeterminato con le grandi lobby di questo Paese a cui è legato mani e piedi. Faccia poco lo spiritoso”. Così Lugi Di Maio (M5s), replica in tempo reale nel corso di una conferenza stampa al Senato, alle parole del premier che ha affermato… Continua »

Codice appalti, la solita manina delle lobby e la modifica notturna

thingLe“manine”che a Palazzo Chigi ritoccano le leggi all’ultimo minuto si sono fatte vive anche sul testo del Codice degli appalti. Modifiche improvvise e inaspettate che daranno vita, proprio oggi, a manifestazioni sindacali del settore delle concessionarie stradali (e in particolare a Genova).

NELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO dei ministri del 19… Continua »

DANNO MORALE, NUOVO REGALO ALLE ASSICURAZIONI

assicurazione-750x375
La lobby delle assicurazioni si muove contro i diritti delle vittime della strada. È l’allarme che lanciano diverse associazioni dei consumatori, nonché l’Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale (Aneis) e l’Oua (l’Organismo unitario dell’avvocatura), sull’emendamento di maggioranza (riformulato in commissione Industria al Senato) che – se approvato – di fatto abolirebbe… Continua »

La lobby del tabacco finanzia Renzi e compra mezze pagine su “l’Unità”

renzi philip morris
>> il Fatto Quotidiano 29-9-2015

La guerra delle lobby del tabacco, in corso da mesi, produce effetti anche visivi. S’intende quello che ieri campeggiava su l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci e ora house organ del Pd: mezza pagina per una pubblicità contro il contrabbando di sigarette commissionata dalla British american tobacco (Bat), colosso mondiale il cui nome è assurto di recente agli onori delle cronache per essere stato il maggior finanziatore, lo scorso anno, della fondazione Open, la cassaforte politica del premier Matteo Renzi.  CONTINUA A LEGGERE

Lobby e favori: i 5 Stelle chiedono spiegazioni a Renzi

snapshot34
CARLO DI FOGGIA E DAVIDE VECCHI
il Fatto Quotidiano 23-7-2015

boschiMaria Elena Boschi riesce a scindere i suoi ruoli con una tale capacità che quando indossa i panni da ministro si dimentica degli altri. È già accaduto a dicembre, quando l’esecutivo di cui fa parte ha varato un decreto che interessava la banca popolare guidata dal padre e di cui lei è socia e il fratello dipendente. CONTINUA A LEGGERE

La lobby del tabacco finanzia #Renzi e poi incassa lo sconto

snapshot32
Carlo Di Foggia e Davide Vecchi – il Fatto Quotidiano 22-7-2015

I 100mila euro della British American Tobacco: e la stangata sulle accise salta. Il sostegno della Corporacion America, colosso che gestisce scali in tutto e punta a quelli di Pisa e Firenze: il governo ha stanziato 150 milioni per piste e radar CONTINUA A LEGGERE

I Senza Faccia (Marco Travaglio 22-2-2015)

foto2grande_25002Cerchiamo di guardare al lato positivo delle cose. Mario Chiesa che minaccia causa a Sky perché la serie tv 1992 mostra la scena – da lui stesso raccontata a verbale nel 1992 – della tangente da 37 milioni di lire gettata nel water con rigurgito di sciacquone, sostenendo che potrebbe guastargli l’immagine, è un buon segno: vuol dire che il concetto di reputazione non è ancora morto, neanche per un tizio che è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per corruzione in Tangentopoli, che ha restituito un maltolto di 7,2 miliardi di lire, che è stato riarrestato nel 2009 per presunte mazzette su un traffico illecito di rifiuti e per giunta lavora per la Compagnia delle Opere di Cielle. E che dire di B., pregiudicato e detenuto ai servizi sociali per frode fiscale, già indagato o imputato per una collezione di reati che abbraccia quasi l’intero Codice penale, che continua a svenarsi per pagare plotoni di squinzie in cambio del loro silenzio sulle notti di Arcore, convinto che sia umanamente possibile sputtanarlo più di quanto già non lo sia di suo? È un altro indice incoraggiante, un insperato segnale di speranza: se teme che una o più olgettine possano fargli perdere la faccia vuol dire, intanto, che suppone di averne almeno una e, soprattutto, che gl’italiani non sono ancora abbastanza mitridatizzati al peggio. Chi, come noi, pensava che al peggio non ci fosse mai fine e che per suscitare un filino di indignazione occorresse, che so, un filmato che lo ritrae in un asilo nido mentre si apre l’impermeabile, deve dunque riporre il cinismo e rallegrarsi: se un rabdomante della pancia degl’italiani come B. teme ancora la reazione degli elettori dinanzi a uno scandalo, non tutto è perduto.

Ora però bisogna avvertire, nell’ordine: i vertici Rai (che da tre giorni non proferiscono verbo sulla lettera di Verro a B. contro i programmi dell’azienda che dovrebbe amministrare); il prefetto Pecoraro (che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio e ora, anziché levare il disturbo per la gestione ridicola degli hooligans olandesi che ha messo di buonumore il califfo al-Baghdadi, si permette pure di querelarci perché ricordiamo le sue memorabili gesta, dalla scorta levata a Biagi alle telefonate con Bisi & Buzzi, dal sequestro Shalabayeva all’idea geniale di trasformare Villa Adriana in una mega-discarica); e naturalmente la cosiddetta informazione, che da anni si comporta come se nulla potesse scalfire l’olimpica indifferenza dell’opinione pubblica. Altrimenti il Giornale e Libero, che han sempre difeso padron Silvio condannato per frode, farebbero altrettanto con i vip accusati di evasione, invece scoprono all’improvviso la bruttezza anche estetica del gesto. E Panorama si vergognerebbe di intervistare il condannato Geronzi, omettendone i precedenti penali e titolandone la requisitoria “Su Montepaschi io accuso”, manco fosse Emile Zola. E poi: avete mai sentito uno dei cronisti da riporto ammessi al cospetto di Matteo Renzi da lui medesimo pigolare qualcosa sullo scandalo di Banca Etruria? Nemmeno un plissè, caso chiuso e morta lì.

Qualcuno osa sollevare il problema della straordinaria somiglianza fra il Jobs Act ultima versione e il documento sul lavoro di Confindustria del maggio 2014, e fra le ultime norme governative sull’Rc Auto e le pressanti richieste dell’Ania, l’associazione assicuratori? Il nostro Palombi documenta da due giorni come il Ddl-ossimoro “Concorrenza”, che taglia fino al 50% i risarcimenti per i morti e i feriti sulla strada, sia un regalo alla nota lobby da far impallidire quelli dell’Ufficio Omaggi Rai. Ci aveva già provato Letta jr., ma i renziani l’avevano stoppato con l’accusa di fare “marchette”. Ora che le fanno loro, le chiamano “liberalizzazioni”. Senza nemmeno preoccuparsi di salvare la faccia. Forse perché, così giovani, l’hanno già persa. O forse perché non ne hanno mai avuta una.

AMICI SUOI, LI MANDA MATTEO – L’altro Gelli, il boy scout ex socialista che vuole digitalizzare la sanità

Federico Gelli, deputato Pd

Federico Gelli, deputato Pd

di Chiara Daina | Il Fatto Quotidiano 18.12.2014

In ballo c’è un boccone goloso, l’attuazione della sanità digitale.
E schierato in prima linea c’è Federico Gelli, tra i devoti al premier. Pisano di 52 anni, deputato Pd, renziano della prima ora (fu capogruppo del partito nel Comune di Firenze sotto Renzi), ex boy scout. A Montecitorio siede nella commissione Affari sociali e dalla sua poltrona gli piace fare lobby.

Da febbraio a maggio 2012 ha diretto la Scuola di legalità per i dirigenti e amministratori del partito, inclusi quelli che oggi sono indagati nell’inchiesta sugli appalti del Mose a Venezia. È stato finanziatore della fondazione Open, che ha foraggiato l’ascesa di Matteo alle primarie e alle amministrative di Firenze.

Chiese le dimissioni di Fedez da X Factor dopo l’inno che scrisse per il M5S. Tra le altre cose è pure presidente di Nova, associazione no profit che promuove l’innovazione tecnologica, anche nella sanità. Quindi, la coincidenza: l’ultimo patto della Salute siglato lo scorso luglio dalla Conferenza Stato-Regioni prevede un piano strategico per la sanità digitale. E qui entra in gioco Nova, che confeziona un progetto ad hoc battezzato “Ecosistema digitale”. Tra gli obiettivi: il fascicolo sanitario elettronico, la teleassistenza, il telemonitoraggio da casa, la telemedicina. Gli stessi che si prefigge il ministero della Salute, come raccontato settimane fa da La Notizia.

Gelli, come presidente di Nova, invita le imprese del settore a occuparsi del piano. Per adesso sono otto. C’è il gruppo Dedalus spa, creato nel 1990 dal fiorentino Giorgio Moretti, amico e sostenitore dell’inquilino di Palazzo Chigi, che nel 2006 vince un appalto da 4 milioni di euro per il progetto di informatizzazione dei dati sanitari della Regione Abruzzo. In corso d’opera la spesa sale a 7 milioni.

NEL 2011 IL SISTEMA viene collaudato ma poi non entra più in funzione. Poi c’è Engineering, colosso Usa dell’informatica, che vorrebbe mettere le mani sopra Ancitel, spa attiva nei servizi informatici per la Pubblica amministrazione di proprietà dell’Anci. Gli altri sono Poste, Telecom, Tbs Group, Noema Life, Exprivia, Reply. Nova, gli imprenditori e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sono già incontrati a porte chiuse. Parola alla Lorenzin: “Il progetto di ecosistema digitale che mi ha proposto l’associazione Nova, grazie all’impegno di otto imprese è un primo passo importante in questa direzione (la sanità digitale, ndr) e i nostri uffici stanno lavorando per implementare questo progetto”. Il ministro lo ha dichiarato il 25 settembre nel suo ufficio, intervistata proprio da Gelli. Erano seduti unodi fianco all’altro, di fronte alle telecamere, lui in veste di “giornalista” temporaneo. Il video è online, sul canale YouTube dell’onorevole. Oggi un’interrogazione parlamentare del M5S chiede trasparenza sulla vicenda.

Il consiglio direttivo di Nova annovera manager di importanti aziende hi-tech, come Stefano Cinquini, sales manager nel settore pubblico di Telecom in Toscana, Marche e Umbria, Stefano Orselli, district manager presso Philips Healthcare, Umberto Bessi di Axiome Patrizio Donnini di Dot Media, che ha curato molte campagne di comunicazione del Comune di Firenze e di Renzi grazie al quale il fatturato dell’azienda in solo un anno, dal 2008 al 2009, lievitò da 9 mila a 137 mila euro. Dot Media ha legami societari con la Eventi 6, società della famiglia Renzi, di cui Matteo è stato fondatore e socio fino al 2004. Intanto il primo dicembre Gelli, per conto di Nova, ha annunciato il lancio dell’ecosistema digitale per l’area metropolitana fiorentina (M.a.d.e.) entro aprile 2015. Il Fatto lo ha interpellato, ricevendo questa risposta: “Nova è un incubatore di idee, fa cultura, non promuove aziende”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: