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Matteo Salvini, il grande bluff

salbigbblufdi MoVimento 5 Stelle

Matteo Salvini è un traditore politico. Oggi ha perso definitivamente qualsiasi tipo di credibilità. La sua Lega Nord dopo gli scandali degli investimenti in Tanzania e dei diamanti comprati da Belsito con i soldi pubblici era arrivata al 3%. Per risollevarsi Salvini in questi mesi ha fatto un lavoro sporco: ha copiato e si è appropriato dei temi e di gran parte del programma politico – elettorale del MoVimento 5 Stelle ed ha iniziato una finta campagna elettorale contro il sistema dei partiti. Ma è tutto un bluff.

Salvini e la sua Lega sono il trionfo dell’incoerenza, dell’inaffidabilità.
Davano del mafioso e del piduista a Berlusconi e ora sono fedeli alleati nelle Regioni e nei Comuni. Volevano bruciare il tricolore e sono alleati della nazionalista Meloni.
Urlavano “Roma ladrona” e oltre a non tagliarsi mai lo stipendio si sono intascati 180 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti (di cui 48 milioni utilizzati in maniera illecita).

Urlano “basta tasse” e le hanno alzate quando sono stati al governo. Gridano “onestà” e mettono i condannatinelle loro liste. Gridano “basta immigrati” e hanno firmato il regolamento di Dublino. Gridano “basta campi nomadi” e quando erano al governo hanno finanziato i campi rom di Mafia Capitale con decine di milioni di euro dati alla Giunta Alemanno. Gridano “tuteliamo i cittadini”, intanto Salvini in Europa votò il bail in, il crack delle banche venete è anche colpa loro, così come un caso analogo che colpisce i risparmiatori di Bolzano, per non parlare dei risparmiatori leghisti fregati con il caso CreditEuroNord. Urlano contro le politiche di austerity dell’Europa, ma hanno votato a favore dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

Ma ora Salvini ha gettato definitivamente la maschera. Si è alleato con Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini vendendosi completamente proprio a quel sistema che per anni ha fatto finto di contrastare, ingannando i cittadini.

Parla contro l’Europa, ma favorirà proprio il sistema delle banche e delle lobby. E tutto questo solo per avere qualche parlamentare in più al Nord, visto che al Sud la sua patetica ricerca dei voti condurrà la Lega al massacro. La conclusione è che Salvini fa piu schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme.

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Terremoto Ischia, la rabbia dei geologi: “Allucinante morire per un sisma di questa entità”

ookljh-220x150Lo sfogo di Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi: “Nessun atto concreto per la prevenzione” “È allucinante morire per un sisma di questa entità”: lo afferma Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi, secondo cui “lascia perplessi come un sisma della magnitudo di quello di Ischia possa… Continua »

RC Auto: pur di aiutare la lobby assicurativa, il PD si scontra con se stesso

scontrofrontale-thumb-500x316-71307Il PD, in uno dei suoi rari momenti di lucidità, ha proposto in Commissione Finanze un buon emendamento al DDL Concorrenza. E come da sempre fa, il M5S è stato subito pronto a sottoscriverlo. Si tratta di RC Auto in regioni o aree dove gli automobilisti sono fortemente penalizzati, quasi… Continua »

Viale Vaccini (Marco Travaglio)

snapshot242Ma vi rendete conto che un quivis de populo, un passante, un signor nessuno che non ha neppure un mestiere e che l’ultima volta che fu eletto fu al Comune di Firenze e poi basta, che non è più premier e neppure segretario del suo partito, tiene in ostaggio un intero Paese, che incidentalmente è il nostro?… Continua »

ASSICURAZIONI – “Tacito rinnovo”, guerra di lobby targata Pd

assicurazioneAssicurazioni – L’emendamento Dem alla legge Concorrenza fa rinascere la proroga automatica delle polizze, appena tolta

Indovinate di chi sono gli emendamenti targati Pd che propongono la marcia indietro?

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Roma, Di Maio: “Noi cocopro della Casaleggio? Renzi è a tempo indeterminato con lobby”

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“Matteo Renzi ha firmato contratti a tempo indeterminato con le grandi lobby di questo Paese a cui è legato mani e piedi. Faccia poco lo spiritoso”. Così Lugi Di Maio (M5s), replica in tempo reale nel corso di una conferenza stampa al Senato, alle parole del premier che ha affermato… Continua »

Codice appalti, la solita manina delle lobby e la modifica notturna

thingLe“manine”che a Palazzo Chigi ritoccano le leggi all’ultimo minuto si sono fatte vive anche sul testo del Codice degli appalti. Modifiche improvvise e inaspettate che daranno vita, proprio oggi, a manifestazioni sindacali del settore delle concessionarie stradali (e in particolare a Genova).

NELLA RIUNIONE DEL CONSIGLIO dei ministri del 19… Continua »

DANNO MORALE, NUOVO REGALO ALLE ASSICURAZIONI

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La lobby delle assicurazioni si muove contro i diritti delle vittime della strada. È l’allarme che lanciano diverse associazioni dei consumatori, nonché l’Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale (Aneis) e l’Oua (l’Organismo unitario dell’avvocatura), sull’emendamento di maggioranza (riformulato in commissione Industria al Senato) che – se approvato – di fatto abolirebbe… Continua »

La lobby del tabacco finanzia Renzi e compra mezze pagine su “l’Unità”

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>> il Fatto Quotidiano 29-9-2015

La guerra delle lobby del tabacco, in corso da mesi, produce effetti anche visivi. S’intende quello che ieri campeggiava su l’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci e ora house organ del Pd: mezza pagina per una pubblicità contro il contrabbando di sigarette commissionata dalla British american tobacco (Bat), colosso mondiale il cui nome è assurto di recente agli onori delle cronache per essere stato il maggior finanziatore, lo scorso anno, della fondazione Open, la cassaforte politica del premier Matteo Renzi.  CONTINUA A LEGGERE

Lobby e favori: i 5 Stelle chiedono spiegazioni a Renzi

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CARLO DI FOGGIA E DAVIDE VECCHI
il Fatto Quotidiano 23-7-2015

boschiMaria Elena Boschi riesce a scindere i suoi ruoli con una tale capacità che quando indossa i panni da ministro si dimentica degli altri. È già accaduto a dicembre, quando l’esecutivo di cui fa parte ha varato un decreto che interessava la banca popolare guidata dal padre e di cui lei è socia e il fratello dipendente. CONTINUA A LEGGERE

La lobby del tabacco finanzia #Renzi e poi incassa lo sconto

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Carlo Di Foggia e Davide Vecchi – il Fatto Quotidiano 22-7-2015

I 100mila euro della British American Tobacco: e la stangata sulle accise salta. Il sostegno della Corporacion America, colosso che gestisce scali in tutto e punta a quelli di Pisa e Firenze: il governo ha stanziato 150 milioni per piste e radar CONTINUA A LEGGERE

I Senza Faccia (Marco Travaglio 22-2-2015)

foto2grande_25002Cerchiamo di guardare al lato positivo delle cose. Mario Chiesa che minaccia causa a Sky perché la serie tv 1992 mostra la scena – da lui stesso raccontata a verbale nel 1992 – della tangente da 37 milioni di lire gettata nel water con rigurgito di sciacquone, sostenendo che potrebbe guastargli l’immagine, è un buon segno: vuol dire che il concetto di reputazione non è ancora morto, neanche per un tizio che è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per corruzione in Tangentopoli, che ha restituito un maltolto di 7,2 miliardi di lire, che è stato riarrestato nel 2009 per presunte mazzette su un traffico illecito di rifiuti e per giunta lavora per la Compagnia delle Opere di Cielle. E che dire di B., pregiudicato e detenuto ai servizi sociali per frode fiscale, già indagato o imputato per una collezione di reati che abbraccia quasi l’intero Codice penale, che continua a svenarsi per pagare plotoni di squinzie in cambio del loro silenzio sulle notti di Arcore, convinto che sia umanamente possibile sputtanarlo più di quanto già non lo sia di suo? È un altro indice incoraggiante, un insperato segnale di speranza: se teme che una o più olgettine possano fargli perdere la faccia vuol dire, intanto, che suppone di averne almeno una e, soprattutto, che gl’italiani non sono ancora abbastanza mitridatizzati al peggio. Chi, come noi, pensava che al peggio non ci fosse mai fine e che per suscitare un filino di indignazione occorresse, che so, un filmato che lo ritrae in un asilo nido mentre si apre l’impermeabile, deve dunque riporre il cinismo e rallegrarsi: se un rabdomante della pancia degl’italiani come B. teme ancora la reazione degli elettori dinanzi a uno scandalo, non tutto è perduto.

Ora però bisogna avvertire, nell’ordine: i vertici Rai (che da tre giorni non proferiscono verbo sulla lettera di Verro a B. contro i programmi dell’azienda che dovrebbe amministrare); il prefetto Pecoraro (che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio e ora, anziché levare il disturbo per la gestione ridicola degli hooligans olandesi che ha messo di buonumore il califfo al-Baghdadi, si permette pure di querelarci perché ricordiamo le sue memorabili gesta, dalla scorta levata a Biagi alle telefonate con Bisi & Buzzi, dal sequestro Shalabayeva all’idea geniale di trasformare Villa Adriana in una mega-discarica); e naturalmente la cosiddetta informazione, che da anni si comporta come se nulla potesse scalfire l’olimpica indifferenza dell’opinione pubblica. Altrimenti il Giornale e Libero, che han sempre difeso padron Silvio condannato per frode, farebbero altrettanto con i vip accusati di evasione, invece scoprono all’improvviso la bruttezza anche estetica del gesto. E Panorama si vergognerebbe di intervistare il condannato Geronzi, omettendone i precedenti penali e titolandone la requisitoria “Su Montepaschi io accuso”, manco fosse Emile Zola. E poi: avete mai sentito uno dei cronisti da riporto ammessi al cospetto di Matteo Renzi da lui medesimo pigolare qualcosa sullo scandalo di Banca Etruria? Nemmeno un plissè, caso chiuso e morta lì.

Qualcuno osa sollevare il problema della straordinaria somiglianza fra il Jobs Act ultima versione e il documento sul lavoro di Confindustria del maggio 2014, e fra le ultime norme governative sull’Rc Auto e le pressanti richieste dell’Ania, l’associazione assicuratori? Il nostro Palombi documenta da due giorni come il Ddl-ossimoro “Concorrenza”, che taglia fino al 50% i risarcimenti per i morti e i feriti sulla strada, sia un regalo alla nota lobby da far impallidire quelli dell’Ufficio Omaggi Rai. Ci aveva già provato Letta jr., ma i renziani l’avevano stoppato con l’accusa di fare “marchette”. Ora che le fanno loro, le chiamano “liberalizzazioni”. Senza nemmeno preoccuparsi di salvare la faccia. Forse perché, così giovani, l’hanno già persa. O forse perché non ne hanno mai avuta una.

AMICI SUOI, LI MANDA MATTEO – L’altro Gelli, il boy scout ex socialista che vuole digitalizzare la sanità

Federico Gelli, deputato Pd

Federico Gelli, deputato Pd

di Chiara Daina | Il Fatto Quotidiano 18.12.2014

In ballo c’è un boccone goloso, l’attuazione della sanità digitale.
E schierato in prima linea c’è Federico Gelli, tra i devoti al premier. Pisano di 52 anni, deputato Pd, renziano della prima ora (fu capogruppo del partito nel Comune di Firenze sotto Renzi), ex boy scout. A Montecitorio siede nella commissione Affari sociali e dalla sua poltrona gli piace fare lobby.

Da febbraio a maggio 2012 ha diretto la Scuola di legalità per i dirigenti e amministratori del partito, inclusi quelli che oggi sono indagati nell’inchiesta sugli appalti del Mose a Venezia. È stato finanziatore della fondazione Open, che ha foraggiato l’ascesa di Matteo alle primarie e alle amministrative di Firenze.

Chiese le dimissioni di Fedez da X Factor dopo l’inno che scrisse per il M5S. Tra le altre cose è pure presidente di Nova, associazione no profit che promuove l’innovazione tecnologica, anche nella sanità. Quindi, la coincidenza: l’ultimo patto della Salute siglato lo scorso luglio dalla Conferenza Stato-Regioni prevede un piano strategico per la sanità digitale. E qui entra in gioco Nova, che confeziona un progetto ad hoc battezzato “Ecosistema digitale”. Tra gli obiettivi: il fascicolo sanitario elettronico, la teleassistenza, il telemonitoraggio da casa, la telemedicina. Gli stessi che si prefigge il ministero della Salute, come raccontato settimane fa da La Notizia.

Gelli, come presidente di Nova, invita le imprese del settore a occuparsi del piano. Per adesso sono otto. C’è il gruppo Dedalus spa, creato nel 1990 dal fiorentino Giorgio Moretti, amico e sostenitore dell’inquilino di Palazzo Chigi, che nel 2006 vince un appalto da 4 milioni di euro per il progetto di informatizzazione dei dati sanitari della Regione Abruzzo. In corso d’opera la spesa sale a 7 milioni.

NEL 2011 IL SISTEMA viene collaudato ma poi non entra più in funzione. Poi c’è Engineering, colosso Usa dell’informatica, che vorrebbe mettere le mani sopra Ancitel, spa attiva nei servizi informatici per la Pubblica amministrazione di proprietà dell’Anci. Gli altri sono Poste, Telecom, Tbs Group, Noema Life, Exprivia, Reply. Nova, gli imprenditori e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sono già incontrati a porte chiuse. Parola alla Lorenzin: “Il progetto di ecosistema digitale che mi ha proposto l’associazione Nova, grazie all’impegno di otto imprese è un primo passo importante in questa direzione (la sanità digitale, ndr) e i nostri uffici stanno lavorando per implementare questo progetto”. Il ministro lo ha dichiarato il 25 settembre nel suo ufficio, intervistata proprio da Gelli. Erano seduti unodi fianco all’altro, di fronte alle telecamere, lui in veste di “giornalista” temporaneo. Il video è online, sul canale YouTube dell’onorevole. Oggi un’interrogazione parlamentare del M5S chiede trasparenza sulla vicenda.

Il consiglio direttivo di Nova annovera manager di importanti aziende hi-tech, come Stefano Cinquini, sales manager nel settore pubblico di Telecom in Toscana, Marche e Umbria, Stefano Orselli, district manager presso Philips Healthcare, Umberto Bessi di Axiome Patrizio Donnini di Dot Media, che ha curato molte campagne di comunicazione del Comune di Firenze e di Renzi grazie al quale il fatturato dell’azienda in solo un anno, dal 2008 al 2009, lievitò da 9 mila a 137 mila euro. Dot Media ha legami societari con la Eventi 6, società della famiglia Renzi, di cui Matteo è stato fondatore e socio fino al 2004. Intanto il primo dicembre Gelli, per conto di Nova, ha annunciato il lancio dell’ecosistema digitale per l’area metropolitana fiorentina (M.a.d.e.) entro aprile 2015. Il Fatto lo ha interpellato, ricevendo questa risposta: “Nova è un incubatore di idee, fa cultura, non promuove aziende”.

Slot, salta l’aumento del prelievo promesso da Renzi

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PRESENTANDO la legge di Stabilità Matteo Renzi aveva sbandierato con enfasi “l’aumento del prelievo sulle slot machine”. L’Erario avrebbe incassato circa 1,88 miliardi di euro. Ora quell’aumento (del 4 per cento, comprese anche le videolotterie) è saltato dal testo (Ops!) in discussione in Commissione Bilancio al Senato. Dove invece – attraverso due emendamenti del governo – entrano una sanatoria per i centri scommesse non autorizzati e l’anticipazione al 2015 della gara per la concessione del Lotto (finora in mano a Lottomatica-Gtech, con base d’asta di 700 milioni), su cui le lobby sono già concentrate.

Il governo ha deciso di stralciare le norme sul prelievo per “riproporre la discussione nell’ambito dell’attuazione della delega fiscale, secondo tempistiche che consentano un’approfondita valutazione”. “C’erano delle difficoltà: bisognava modificare tutte le macchinette ”, ( 😉 ) spiega al Fatto una fonte governativa. Nelle bozze del decreto giochi finora circolate, però, di quella discussione non c’è traccia.

Solite lobby, condono per le scommesse all’estero. Denuncia dei 5 Stelle.

imagesdi Carmine Gazzanni

Per carità: per ora è solo una possibilità. Ma, a quanto pare, decisamente concreta. Non fosse altro per il fatto che, ad annunciarlo, sono state le stesse lobby dell’azzardo. Negli ultimi giorni, infatti, diversi siti specializzati hanno “tranquillizzato” le società attive nel mondo del gioco, specificando che, al contrario di quanto previsto inizalmente nella bozza della stabilità, il Preu (Prelievo Erariale Unico) non aumenterà e, di contro, per esigenze di cassa del governo, il ministero dell’Economia sarebbe intenzionato a presentare un emendamento che permetta ai centri scommesse collegati a un bookmaker estero (e dunque privi di concessione in Italia) di operare nel nostro Paese. Tutto questo tramite una piccola sanatoria di soli 10mila euro che consenta ai centri scommesse di lavorare in Italia fino al 2016.

PAGHI UNO, GUADAGNI CENTO
Insomma, festa grande per le lobby: non solo non subiranno un aumento dei prelievi, ma addirittura per coloro che oggi operano illegalmente, si renderà possibile rientrare nel legale al modico prezzo di 10mila euro. A lanciare l’allarme è stato, ieri, il senatore M5S Giovanni Endrizzi. Il rischio, in effetti, è più che concreto dato che, come dichiarano i parlamentari M5S, a LaNotizia, “il governo non ha ancora smentito la cosa”. Non appena il testo, licenziato dalla Camera, approderà in Commissione al Senato, qualche longa manus dunque potrebbe inserire l’emendamento ad hoc. Un emendamento, peraltro, di cui potrebbero godere in tanti. Secondo gli ultimi dati, infatti, sono oltre seimila i centri di scommesse privi di concessione statale. Un dato sconvolgente se si considera che i “legali” sono solo 3.500. Senza dimenticare poi, l’entità della cifra: 10mila euro. Briciole, in confronto ai guadagni – leciti – che si apriranno dinanzi ai vari centri. Come pagare uno per poi guadagnarne cento.

LE RAGIONI
Ma ecco la domanda: com’è possibile che lo Stato possa permettere un tale scempio? La risposta è semplice: c’è l’esigenza di fare cassa. Le promesse di Matteo Renzi hanno un costo e i soldi da qualche parte bisogna pur trovarli. In un primo momento, come detto, si era pensato all’aumento del Preu che sarebbe passato dal 12,7% di oggi al 17,7. Ciò avrebbe significato un incasso di circa 2 miliardi. Peccato che immediate si sono alzate le proteste delle concessionarie secondo le quali ci sarebbe il rischio del crollo del mercato del gioco. In altre parole: se si alza il prelievo su slot e videolottery, dicono le concessionarie, potrebbe calare il gioco stesso e, dunque, lo Stato potrebbe incassare meno a causa di un minor gettito. Un ragionamento che, pare, abbia convinto anche Pier Carlo Padoan. Molto più conveniente, allora, seguire la via della sanatoria da cui lo Stato recupererebbe 500 milioni già entro il 2015 (oltre alla multa, infatti, i centri verserebbero l’imposta unica per gli esercizi precedenti in due comode rate). Come dire: è la Ragion di Stato. E delle lobby.

fonte: lanotiziagiornale.it

Il fisco fa lo sconto all’amico della Casta

Sergio Scarpellini

Sergio Scarpellini

Iva, Irap, Ires e Imu: abbuonati all’immobiliarista romano Sergio Scarpellini interessi e multe su 100 milioni d’imposte non pagate. Equitalia accoglie la sua tesi: «Se lo Stato non salda le fatture, come faccio io a versare le tasse?». Peccato che non valga per tutti

Immaginatevi di essere un imprenditore a cui arrivano una marea di cartelle esattoriali: contestazioni e mancati versamenti per ogni tipo di tassa immaginabile: Iva, Irap, Ires, Ici, Imu e così via. Naturalmente vi arriva una stangata, con tutto il suo carico di interessidi mora e sanzioni. Adesso c’è la seconda parte della storia, un po’ più difficile da immaginare, perchè in realtà non capita mai.

Quell’imprenditore lavora con molti enti pubblici e istituzioni, che pagano come ben si sa in ritardo rispetto alle scadenze. Si prende le sue cartelle esattoriali (per cui aveva già ottenuto le rateizzazioni previste) e bussa alla porta dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia: «Ma perché mi avete applicato sanzioni e interessi di mora? Come facevo io a pagare le tasse se lo Stato non onora in tempo il suo debito con me? Toglietemi multe e interessi». Equitalia e Agenzia delle Entrate ascoltano, si scusano, e accolgono la richiesta.

In un mondo ideale è giusto così, dovrebbe avvenire così. Chiedete a uno dei fornitori della pubblica amministrazione che magarida anni attende dallo Stato il pagamento delle commesse dovute e nel frattempo non ha la liquidità necessaria per pagare le tasse dovute,se il fisco concede qualche sconto. A lui no. Ma alla Milano 90 srl dell’immobiliarista romano Sergio Scarpellini il fisco ha detto di sì. Un colpo di fortuna straordinario, o una capacità eccezionale di negoziazione dell’imprenditore, chissà. Fatto sta che tutto questo è davvero accaduto, e riportato fedelmente nel bilancio 2013 della Milano 90 srl.

Scarpellini è un immobiliarista particolare, ben noto nella capitale, perché è il padrone di casa di molti enti pubblici e istituzioni. Dalla seconda metà degli anni Novanta in poi la sua specialità è stata acquistare palazzi per poi affittarli alle istituzioni che pagavano somme generose anche perché insieme all’utilizzo dei locali veniva acquistato pure un bel pacchetto di servizi. Il colpo più grosso è stato quello di affittare mezza piazza San Silvestro alla Camera dei deputati, che lì ha costruito un ufficio per ogni onorevole. Insieme ai locali, Scarpellini forniva anche personale in affitto (commessi, vigilantes, cuochi etc..), e perfino le mense. Con l’uno o con l’altro servizio ha servito fra gli altri il Senato della Repubblica,il comune di Roma, la presidenza della Repubblica (ancora oggi gestisce la buvette di Giorgio Napolitano) e il Tar del Lazio. Il rapporto va avanti da anni, ma quello con la Camera è entrato in crisi negli ultimi due anni. Prima è stato disdettato un contratto di affitto dell’immobile più rilevante, poi a luglio è stata comunicata la decisione di impugnare grazie a una nuova legge, (e grazie al Movimento 5 stelle, vedere anche Qui e Qui ndr.) tutti gli altri contratti.

Lamentandosi di queste incertezze, e anche della tardività dei pagamenti della pubblica amministrazione, la Milano 90 in tutti questi anni ha scelto di non pagare o comunque dirinviare il pagamento di quasi tutte le tasse. Nell’ultimo bilancio ha un debito tributario che sfiora i 100 milioni di euro. C’è Iva da versare per 27 milioni, e riguarda gli esercizi 1999, 2003, 2004, 2005, 2011 e 2013. C’è un debito Irpef di 1,5 milioni di euro, con residui del 2000, del 2003, del 2004 e del 2011. Resta da versare ancora l’Irap degli «esercizi precedenti» al 2013 per 17,5 milioni (per capire, l’Irap 2013 ammonta a 826.757 euro).

Per lo stesso periodo mancano i versamenti Ires per 11 milioni di euro. Non versati nemmeno Ici e Imu per 7,4 milioni di euro (debiti relativi agli anni 1993-96, 1997-99, 2004-05, 2009, 2010, 2011, 2012 e naturalmente 2013. La società ha pure aderito al doppio condono varato nel 2002, ma non ha ancora versato le rate 1997-2001 per 363.585 euro e relative al 2002 per 245.817 euro. Con il fatto che questi grandi palazzi della politica non erano fulmini di guerra a saldare il loro debito, Scarpellini aveva già ottenuto dal fisco una rateizzazione del dovuto in 72 tranches. Ma non bastava. È andato a ribussare a quella porta e ora le rate sono state allungate fino a 120 tranches. Anche questo non bastava. E nei primi mesi del 2014 sono piovuti ricorsi in commissione tributaria che avevano al centro quel concetto: «come faccio a pagare le tasse se le istituzioni dello Stato non pagano me? Non ho colpa né dolo, via sanzioni e interessi». Riporta la relazione di bilancio: «la società ha poi instaurato un contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate. Dopo diversi incontri l’ufficio, avendo appurato che i ritardati pagamenti delle imposte derivavano, in sostanza, dal mancato incasso dei crediti vantati dalla Milano 90 Srl verso alcuni clienti istituzionali, ha aperto la strada, nei mesi di novembre e dicembre 2013, alla Conciliazione Giudiziale per l’abbattimento delle sanzioni pecuniarie e accessori (…) Nel corso dei primi mesi del 2014 le conciliazioni sono state in parte già definite con il deposito della sentenza di omologa e saranno regolarizzate secondo dodici versamenti trimestrali».

Franco Bechis – Libero 09/10/2014

Licenze a rischio, Lottomatica assume lobbisti

 

LottomaticaLa concessionaria porterà la sede fiscale all’estero. E ha appena chiamato un lobbista molto vicino al sottosegretario al Tesoro De Vincentis

Di Carola Olmi – lanotiziagiornale.it

Il piano è stato annunciato con il clamore che merita un’operazione da 6,4 miliardi di dollari. Tanto ha speso Gtech, la capogruppo che controlla anche Lottomatica, per acquisire una grande società estera e con questo pretesto portare all’estero la sede legale e fiscale. Niente di male se tra i proventi miliardari di Lottomatica non ci fosse quella tassa sulla povertà che gli italiani versano ogni giorno tentando di aggrapparsi alla dea bendata per fuggire da debiti e guai.

FIUMI DI SOLDI
Lottomatica può incassare tutto questo ben di Dio grazie a una concessione che è stata vinta sulla base di una gara dove partecipava un soggetto con determinati requisiti. Se però Lottomatica adesso cambia pelle, correttezza imporrebbe di svolgere una nuova gara. Cosa che il gruppo guidato da Marco Sala si guarda bene dall’augurarsi. Tanto da aver appena assunto un nuovo lobbista, quel Giuliano Frosini che in passato è stato a capo della ricca Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema, guarda caso dello stesso partito e area del sottosegretario al Tesoro Claudio De Vincentis, lo stesso che adesso vigila sulle concessioni. Un caso?

OMBRE SUL MEF
De Vincentis nei giorni scorsi ha risposto a una precisa interrogazione parlamentare limitandosi a dire che il Mef verificherà la correttezza delle procedure. Ma che c’è da verificare? Lottomatica vuole portarsi via il tesoretto; è sotto la luce del sole. Solo l’ombra dei lobbisti può nasconderlo.

La carica delle lobby per fregare gli italiani

turisti_per_casoUna vorace pattuglia di pluripoltronati. Ecco i Richelieu con il piede in due e più staffe, tra pubblico e privato

Di Stefano Sansonetti

Lobbisti voraci, il cui appetito di poltrone non sembra conoscere soddisfazione. E pazienza se spesso si cumulano poltrone pubbliche e private a palese rischio di conflitto d’interessi. Il tutto avviene con la massima tranquillità, come se niente fosse. I casi, con il dibattito generale concentrato sui temi politici ed economici, sfuggono sempre ai radar. Ma stanno spuntando fuori come funghi dopo la pioggia. Si pensi alla situazione di Simonetta Giordani, ex sottosegretario ai beni culturali all’epoca del governo guidato da Enrico Letta. Terminata l’esperienza, ha sfruttato l’ultima tornata di nomine nelle società di Stato riuscendo a strappare un posto nel consiglio di amministrazione delle Ferrovie guidate da Michele Mario Elia. Allo stesso tempo la Giordani, che prima della parabola governativa lavorava in Autostrade per l’Italia, si è apparecchiata anche un bel rientro nel gruppo dal quale proveniva.

L’INCROCIO
Si dà infatti il caso che abbia assunto un ruolo di responsabilità all’interno degli affari istituzionali di Atlantia, la holding della famiglia Benetton che ha evidenti interessi nel settore dei trasporti (controlla Autostrade e Aeroporti di Roma). In questa veste la Giordani, fanno sapere dal gruppo, si sta occupando di “sostenibilità ambientale”. Ma a quanto pare non è stato intravisto nessun rischio di attrito nel fatto che siede contemporaneamente in Fs e Atlantia. “Non ci sono norme che prevedono un’incompatibilità”, aggiungono dal gruppo, “né le due aziende hanno ravvisato ostacoli”. Certo, non c’erano dubbi. Chissà come l’ha presa Francesco Delzio, il grande capo delle relazioni istituzionali di Atlantia-Autostrade, altro lobbista che ha una certa dimestichezza con salotti e salottini. Oltre a essere presidente di Ad Moving, la concessionaria di pubblicità del settore autostradale, siede nel comitato scientifico della fondazione Symbola (presieduta dal Pd Ermete Realacci e sostenuta da colossi come Eni ed Enel Green Power), e nel comitato editoriale di Inpiù (pubblicazione on line che fa capo al presidente della Bnl Luigi Abete e al fratello Giancarlo). Nel consiglio di amministrazione delle Ferrovie, però, insieme alla Giordani siede Giuliano Frosini, anche lui lobbista con la specialità delle “revolving doors”. Fino a una manciata di giorni fa si trovava sulla poltrona di responsabile affari istituzionali di Terna. Situazione abbandonata perché insostenibile, se solo si considerano gli interessi sovrapponibili che Ferrovie e Terna hanno in materia di energia e reti ad alta tensione. Niente paura, però. Frosini è riuscito subito a sistemarsi a capo delle relazioni istituzionali di Gtech, l’ex Lottomatica per la quale aveva lavorato dal 2004 al 2011. Il colosso dei giochi, evidentemente, l’ha richiamato per farsi aiutare nella gestione di tutta una serie di patate bollenti. In primis la fase post acquisizione dell’americana Igt, operazione destinata a spostare all’estero il baricentro della società con tutta una serie di implicazioni fiscali e concessorie già all’attenzione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Di sicuro Frosini sarà in grado di mettere a frutto tutto il suo bagaglio di conoscenze. Basti pensare che è stato capo della segretaria particolare dell’allora ministro del lavoro Antonio Bassolino.

GLI ALTRI
E che dire di Paolo Messa? Già portavoce dell’ex vicepremier Marco Follini, è da tempo il factotum del periodico Formiche (estrazione folliniana). Ma vanta anche una collaborazione con il presidente di Finmeccanica Gianni De Gennaro. La società, contattata da La Notizia, ha precisato che Messa non è legato direttamente a Finmeccanica, “ma ha un rapporto con il presidente e il Centro studi americani”. Di quest’ultimo think tank, del resto, De Gennaro è presidente. E tra i finanziatori del pensatoio, oltre ad Acea, Bnl, Eni, Telecom, Unicredit, Vodafone e Wind, c’è proprio Finmeccanica. Ancora Finmeccanica è tra i soci ordinari di Italiadecide, altro think tank presieduto da Luciano Violante. E tra gli stessi soci ordinari, neanche a dirlo, c’è Messa. Il quale, però, esattamente come Delzio, siede pure nel comitato editoriale di Inpiù (fratelli Abete). Senza contare che è consulente di Invimit, la società immobiliare del Tesoro per ora guidata da Elisabetta Spitz, ex moglie proprio di Follini. Ma la stessa Spitz e il presidente Vincenzo Fortunato, a quanto pare, sono a un passo dall’uscita.
@SSansonetti

“BIG PHARMA” Così funziona il sistema della casta delle multinazionali sulla pelle dei pazienti

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Regali, cene e fatture: la truffa dei venditori di medicine

Finte pandemie, patti tra colossi per alterare la concorrenza e mantenere i profitti, le inchieste della magistratura Al “Fatto” il racconto degli “informatori scientifici”: “Abbiamo soltanto un comandamento: spingere il farmaco, a qualunque costo”

LA GLAXO ACCUSATA DI CORRUZIONE IN MEDIO ORIENTE PER LO SMERCIO DI UN ANTI-ASMATICO. LA ROCHE E LO SCANDALO TAMIFLU. E POI LA MAXI-MULTA ALLA NOVARTIS: COSÌ LE MULTINAZIONALI FANNO I MILIARDI

di Chiara Daina – Il Fatto Quotidiano 29.4.2014

Big Pharma sta uscendo allo scoperto per quello che è: una lobby planetaria, una casta di intoccabili che fa i miliardi sulla pelle dei cittadini, accumula scandali e inventa le malattie prima di sfornare la pillolina miracolosa e ovviamente è impermeabile alla crisi. Glaxo Smith Kline, gigante britannico dei farmaci, si è comprata i medici di mezzo mondo. Solo ad aprile è stata accusata di corruzione in Libano, Giordania, Iraq e Polonia,dove il manager regionale dell’azienda e 11 dottori sono sotto indagine per un presunto giro di mazzette in cambio della prescrizione del farmaco anti-asmatico Seretide.
Nel luglio 2013 è stata incastrata in Cina, dove ha sganciato 320 milioni di sterline per ingraziarsi la classe medica con regali di lusso e prostitute.

IL BOTTO negli Stati Uniti, anno 2012: 3 miliardi di dollari di multe per aver pompato le vendite di antidepressivi per indicazioni non autorizzate. La Roche spaccia il Tamiflu come il farmaco del secolo contro l’aviaria nel 2006 e tre anni dopo l’influenza suina (il virus A/H1N1) ma i ricercatori della Cochraine Collaboration, entrano in possesso dei risultati delle ricerche chiusi negli archivi, dimostrano che è un finto antidoto per una finta pandemia. Poi il cartello con l’altro colosso svizzero, Novartis, per favorire la diffusione del Lucentis, cioè il farmaco più costoso per la cura della maculopatia (1400 euro) contro l’analogo low cost Avastin (15 euro), con maxi-multa dell’Antitrust italiana da 180 milioni di euro. Solo per citare i casi più freschi. La magistratura ha messo la marcia. I media hanno rotto il tabù. Il tema è così scottante che anche il cinema pensa che valga la pena parlarne.

COSÌ HA FATTO per la prima volta Il venditore di medicine, il film di Antonio Morabito al cinema da stasera, che denuncia la pratica del comparaggio, cioè quando gli informatori scientifici sono disposti a tutto pur di convincere i medici a far prescrivere le loro molecole. Il Fatto Quotidiano ha intervistato in anonimato tre informatori scientifici che raccontano cosa significa giocare sporco quando c’è in ballo la nostra salute. Il presidente dell’Associazione nazionale di categoria, Carmelo Carnovale, ha invitato più volte il Parlamento ad affrontare quello che le aziende non dicono mai, ma fanno da sempre: “Negli ultimi tre anni – spiega – ci sono state circa 50 interrogazioni parlamentari”, risolte sempre con un nulla di fatto. Dentro alle ditte del farmaco le regole da rispettare sono misere eccezioni, al contrario le anomalie sono all’ordine del giorno. Carnovale fa qualche esempio: “Ci sarebbe il divieto di consentire al medico la vendita diretta del farmaco e l’obbligo di quattro o cinque visite ma ogni informatore in realtà incontra il dottore dalle 12 alle 20 volte”. All’estero chi fa questo mestiere è detto ‘rappresentante di farmaci’, solamente in Italia ‘informatore scientifico’. Il nostro compito è spiegare ai medici come funziona un farmaco, i suoi benefici, gli effetti collaterali e il costo” continua il presidente. Dal 2005 le aziende ne hanno mandati a casa 15 mila su 30 mila attivi. “Il business comincia dalla determinazione del prezzo: perché gli antitumorali costano così tanto? Non sono dei salvavita solo dei compassionevoli – conclude Carnovale –. Comunque ogni volta che la magistratura ci mette il naso il colpo va sempre a fondo, ma poi i casi finiscono in prescrizione o patteggiamento”.

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Ex parlamentari e giornalisti alla corte delle società di lobby Ecco chi sono e per chi lavorano

di Stefano Sansonetti

Se non è una campagna acquisti poco ci manca. In attesa di una regolamentazione che in Italia viene annunciata da anni, finora senza esito, le società di lobby cercano di imbarcare i profili più “adatti” a portare avanti la loro attività. E chi risponde a questa esigenza meglio di ex parlamentari e giornalisti? Sono proprio loro, negli ultimi tempi, ad aver rimpinguato le file dei gruppi nostrani del lobbismo. E il motivo si capisce, visti gli anni trascorsi nei gangli di Camera e Senato, soprattutto all’interno di quelle commissioni dove transitano migliaia di emendamenti fondamentali per le necessità dei gruppi di potere che le stesse società di lobby si trovano ad assistere: dal mondo dell’energia a quello delle assicurazioni, passando per tabacco, telecomunicazioni, informatica. Uno dei casi che più danno nell’occhio è costituito da Strategic Advice, società fondata e guidata da Gabriele Cirieco.

saglia-300x225I nomi
sagliaNel suo organigramma, in qualità di senior council, figurano Stefano Saglia e Andrea Lulli. Chi sono? Molto semplice. Il primo, Saglia, è stato per anni responsabile energia di Alleanza Nazionale, prima di approdare al Pdl. Di più, perché dal 2009 al 2011 ha rivestito la carica di sottosegretario al ministero dello sviluppo economico, con deleghe sull’energia attribuite dall’allora ministro Claudio Scajola. Lulli, invece, è un ex dirigente della Cgil che successivamente è stato capogruppo del Pd nella commissione attività produttive della Camera. In questa veste è stato promotore di diverse iniziative relative all’incentivazione dell’auto elettrica. Certo, qualcuno potrebbe anche chiedersi con quale indipendenza questi profili abbiano esercitato il loro mandato parlamentare, se immediatamente dopo la conclusione dell’esperienza si sono messi a disposizione di società di lobby che portano avanti interessi di specifici gruppi. Oppure ci si potrebbe chiedere con quale indipendenza tornerebbero a svolgere un ruolo pubblico. Ma tant’é. Altri ex politici si sono direttamente sistemati in società private. E’ il caso di Italo Bocchino, un tempo finiano di ferro, che si è rifatto una vita come responsabile delle relazioni istituzionali di Romeo Gestioni, gruppo che fa incetta di appalti dalla pubblica amministrazione soprattutto in tema di gestione degli immobili di Stato. Lo stesso Bocchino, peraltro, è rimasto coinvolto anni fa in un’inchiesta per presunta turbativa d’asta (per lui chiusasi con un’archiviazione) aperta a carico di Alfredo Romeo in relazione a un appalto per il global service a Napoli. Ancora, secondo quanto filtra da ambienti di Britsh American Tobacco, anche Gianfranco Conte, ex sottosegretario ai rapporti con il parlamento ed ex presidente Pdl della commissione finanze della Camera, dopo la conclusione della sua esperienza politica avrebbe stabilito un rapporto di collaborazione con la multinazionale del tabacco. Ma lui, contattato da La Notizia, smentisce seccamente l’esistenza di qualsiasi contatto. L’ex senatrice di Pd e Api, Emanuela Baio Dossi, ha trovato un posto come consulente di Omeoimprese, l’associazione di produttori di farmaci omeopatici. Tra i fondatori e animatori di Nomos, altro gruppo di lobby made in Italy, c’è Claudio Venanzetti, classe 1928, ex deputato del Partito repubblicano negli anni ‘70 ed ex sottosegretario al Tesoro e presidente della commissione finanze del Senato negli anni ‘80.

La stampa
Nell’advisory board della Cattaneo Zanetto, c’è Giorgio Mulè, direttore di Panorama. Che ci fa un giornalista in una società di lobby? “Non c’è nulla di segreto, è tutto trasparente”, ha risposto Mulè a La Notizia, spiegando che la sua presenza nella società è legata “solo a uno scambio di esperienze internazionali che mi interessano molto”. Tra l’altro, ha aggiunto, “ho rinunciato a percepire qualsiasi compenso che mi potesse rendere ricattabile. Non come molti colleghi giornalisti che conducono serate in giro per l’Italia e che percepiscono denaro, molto denaro”.

fonte: lanotiziagiornale.it

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