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Boldrini: “Adesso basta, denuncerò chi mi insulta sui social network”

boldrini-polemica-m5s5-300x225La presidente della Camera, Laura Boldrini, annuncia su Facebook di essere intenzionata a denunciare tutte le persone che continueranno a insultarla sui social Network: “Ho riflettuto a lungo se procedere o meno in questo senso, ma dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti ho pensato… Continua »

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“Lei non si rende conto di quanto è rifiutata dagli italiani”… nuova lettera del prof. Sinagra a Laura Boldrini

48885592-300x150-220x150Gentile Signora Boldrini, ho esitato molto a scrivere queste poche righe perché non vorrei che qualcuno pensasse che io le attribuisca una ingiustificata importanza. Lei per me, come per tantissimi altri, non ha alcun rilievo né politico e meno ancora culturale. Tuttavia, sono costretto a scriverle. Leggo infatti che lei ha deciso… Continua »

La sinistra difende gli agnelli per non difendere i lavoratori (Diego Fusaro)

boldrini675Come sapeva Carlo Marx, la storia è spazio aperto di farse oltre che di tragedie. La sinistra – che è oggi lontana da Marx come il pianeta Terra da Plutone – ne è un insuperato e insuperabile esempio. Definisco sinistra, nel quadro post-1989, il più o meno coerentizzato sistema delle… Continua »

La rabbia dei terremotati contro la passerella dei politici inadeguati (F.Bechis)

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«Siamo poveri ma non scemi: creano solo confusione. E ora vogliono che facciamo le belle statuine ai funerali»

Sono quasi le otto di sera e ad Arquata arriva una lunga coda di auto della polizia con i lampeggianti che girano. Siamo di fianco alla tendopoli che accoglie i terremotati del… Continua »

La pensione d’oro è a spese nostre (Franco Bechis)

boldriniI vitalizi ci sono ancora, e non pochi: sono la maggiore delle uscite previdenziali

Nuova follia sulle pensioni degli onorevoli: già in rosso il sistema contributivo perché i versamenti non vengono fatti rendere. Tanto ripiana il contribuente per i parlamentari nel bilancio della Camera dei deputati. Anche se dal 2012… Continua »

La Boldrini compra 50 stampe ma ne aveva 3mila in cantina (Franco Bechis)

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Soldi buttati via a Montecitorio per adornare le pareti vuote dei deputati con nuove litografie, quando i sottoscala sono pieni d’opere d’arte inutilizzate…Continua >>

La Boldrini ammette: Valente (PD) è in missione a spese dei contribuenti

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Il candidato sindaco di Napoli si segna in trasferta per non perdere 4.700 euro al mese. Boldrini: «Non posso sgridare la Valente. Fanno tutti così».

Franco Bechis | Libero 28.04.2016

Valeria Valente, la candidata sindaco del Pd a Napoli, da tre mesi esatti sta facendo la sua legittima campagna elettorale a spese dei contribuenti italiani, facendosi mettere in missione alla… Continua >>

Paghiamo noi la campagna della candidata Pd a Napoli (F.Bechis)

documento-acquisito-3Pagata dalla Camera la campagna elettorale della candidata del Pd

La Valente diserta le votazioni della Camera. Ma a differenza di altri parlamentari si mette in «missione» per non perdere 3.500 euro di diaria. La Boldrini lascia fare

Matteo Renzi ha nelle sue fila una straordinaria missionaria, una sorta di… Continua »

Pagati dall’università per applaudire la Boldrini

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Per l’ateneo di Pisa la presenza dei dipendenti all’incontro con il presidente della Camera è da considerare «orario di servizio»

Chiara Giannini – Libero 27.01.2016
Dipendenti dell’Università di Pisa pagati per andare a sentire e applaudire la presidente della Camera Laura Boldrini. Sembrerebbe una burla se a dimostrarlo non vi… Continua »

La «casta» Boldrini blinda i vitalizi (Franco Bechis)

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Boldrini salva-privilegi mette nero su bianco che i vitalizi resteranno
Laura respinge al mittente odg del M5S per stoppare i super assegni e ricalcolarli col contributivo: «Incostituzionale» E poi scarica la responsabilità su Grasso: serve norma condivisa

>> Franco Bechis – Libero 27.12.2015

L’ha voluto fare mettere nero su bianco in un verbale dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati: i vitalizi dei parlamentari non si possono toccare. Parola di Laura Boldrini, presidente della Camera. Quindi al macero la….Continua >>

Nuovo taglio alle pensioni. Ma i vitalizi dei parlamentari non si toccano

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di Danila Santagata
Ed eccolo qua: un altro bel regalino, nuovo di zecca, per i pensionati. Possibile un taglio del 3 o 3,5%. Come non bastasse il furto già effettuato in passato e l’elemosina di restituzione, che la Corte Costituzionale aveva stabilito per intero, che non ha coperto neanche il 40 per cento di ciò che ai pensionati era stato sottratto.

No, non bastava, perché le coperture non ci sono mai, per le pensioni, per i lavoratori, per gli incentivi alle imprese, per gli aiuti alle famiglie più bisognose. Stranamente, però, per mettere a lucido Milano per l’Expo, per rendere uno specchio le strade del centro di Roma un giorno prima dell’insediamento del nuovo presidente della Repubblica, per tutte queste belle cose i soldi saltano fuori, guarda un po’…come fossero noccioline.

Certo, i nostri politicanti fingono di lambiccare i propri piccoli cervelli sul tema delle risorse in fatto di pensioni. Sembra archiviata la possibilità di utilizzare le proposte avanzate in Parlamento da Damiano-Baretta (2% di taglio per ogni anno di anticipo con un limite dell’8%) e quella sulla “quota 100” tra età e contributi per i costi che potrebbero avere. Secondo i calcoli dell’Inps, esposti dal presidente Boeri in un’audizione alla Camera a giugno, le due ipotesi costerebbero a regime rispettivamente, se tutti coloro che ne hanno diritto utilizzassero l’opzione, 8,5 e 10,6 miliardi l’anno.

Ma, chiedo scusa al mio unico, caro lettore, per la presunzione, dal momento che non sono un’economista, però ne dico una sola: approvare l’ordine del giorno presentato dai 5Stelle per abolire i vitalizi dei parlamentari? Già, proprio quello che la disonorevole Boldrini ha dichiarato inammissibile.

Ma no, caro il mio lettore, siamo in Italia. Queste sono pure utopie. Pur di salvare la casta, la presidente della Camera si assume la responsabilità di affossare una legittima proposta di equità e giustizia sociale, dimostrando, ancora una volta che le attuali istituzioni sono incapaci o non vogliono riformarsi.

Siamo in Italia, mio caro lettore, dove i politicanti pensano a se stessi, agli amici, agli amici degli amici ed a mantenere le poltrone per tutti loro. I pensionati? A loro poco o niente interessa.

Per la Boldrini lezioni private di simpatia da Gad Lerner

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Il presidente della Camera si ritira nella sua mega-casa nelle Marche.
Lerner, come l’anno scorso, le darà consigli sulla comunicazione

di Franco Bechis – Libero 12-6-2015

Laura Boldrini è distrutta dalla fatica. Si capisce: nelle ultime settimane la terza autorità della Repubblica ha girato come una trottolina. Un po’ per fare promozione al suo ultimo libro: «Lo sguardo lontano», pubblicato da Einaudi e gentilmente presentato insieme a lei al Salone del Libro da Concita De Gregorio. Un po’ per il lungo tour in America Latina dove ha gironzolato fra Argentina, Cile e Brasile. La presidente ha bisogno di riposarsi. E lo farà da oggi a lunedì mattina nella casa di famiglia a Mergo, nelle Marche. Dove in gran segreto si terrà quello che lei stessa definì un «retreat», quando l’anno scorso a quest’epoca fu pizzicata nel Castello di Tignano insieme a un gruppo di consulenti che avrebbe dovuto aiutarla a rifarsi l’immagine. Lo scopo è più o meno lo stesso anche quest’anno. Tanto è che nella ampia casa marchigiana (16 vani, e perfino una chiesetta di proprietà) la Boldrini ha invitato uno degli ospiti dell’anno scorso: Gad Lerner. All’epoca gli aveva chiesto una mano per risolvere il suo tallone di Achille comunicativo: la simpatia. Era un po’ come farsi consigliare dal capo dell’Isis, Al Baghdadi, un buon corso di preparazione alla prima comunione. Lerner è un giornalista di mestiere, intelligente e preparato, ma quanto a simpatia ed empatia è in grado di fare una splendida gara con la stessa Boldrini.

Un anno dopo il punto debole del presidente della Camera è sempre lo stesso: quando tenta di fare la spiritosa, provoca lacrime, quando tende alle lacrime,fa scoppiare larghe risate, quando cerca di attrarre ha l’effetto dell’ortica. Ma certo il presidente della Camera ha la testa dura, e ci riprova. Ancora Lerner, però cambiano gli altri ospiti vip. L’anno scorso chiamò uno psichiatra come Massimo Recalcati. Non l’ha più invitato: si sente ormai sicura.Poi convocò una ex parlamentare comunista di lunga carriera, Elena Montecchi, per avere un giudizio sulla sua attività istituzionale. Non deve essere stato gradito, perchè nella lista degli ospiti anche la Montecchi è scomparsa. Arrivano però due donne, una consulente esperta un po’ di tutto come Lorella Zanardo (autrice del celebre documentario «Ilcorpo delle donne»), e una giornalista, Loredana Lipperini, nota anche come scrittrice con lo pseudonimo di Lara Manni. Saranno loro insieme all’usato sicuro Lerner ad allenare la Boldrini per la nuova stagione politica e parlamentare, analizzando anche pregi e difetti del suo modo di comunicare.

Lezioni casalinghe, chiesetta probabilmente poco utilizzata visti gli invitati, ma anche training collettivo, perchè al ritiro partecipano da oggi anche alcuni fortunati scelti dallo staff dei più stretti collaboratori della Boldrini. Ilpresidente della Camera vive in simbiosi stretta con alcuni di loro, e al ritiro dovrebbero esserci due ragazze dello staff e il portavoce personae Roberto Natale. L’altro anno, pizzicata senza volerlo da un cronista dell’Huffington Post poi allontanato con modi bruschi dalla Digos, la Boldrini dovette spiegare le ragioni del ritiro, che giudicò «normale in ogni organismo istituzionale che si rispetti. Si va in un luogo che agevoli il raccoglimento e si chiamano delle figure esterne a fare da facilitatori.
Senza tanti complimenti. Se ci sono cose che non vanno, voglio che me lo si dica. È il sistema più utile per riparare gli errori e prepararsi a nuove sfide». Quest’anno avrebbe volentieri evitato ogni pubblicità,e proprio per questo aveva scelto la casa familiare nelle Marche: in fondo a casa sua ognuno può invitare chi vuole, e si possono tenere lontani giornalisti impiccioni. Le chiacchiere però volano a Montecitorio, ed era in qualche modo inevitabile la fuga di notizie…

Le parole per dirlo (Marco Travaglio 30-4-2015)

foto2grande_25002Ci scrivono molti elettori Pd, soprattutto renziani pentiti: “Perché nessuno dice e fa niente?”, “L’avesse fatto Berlusconi, saremmo tutti sotto la Camera e il Quirinale”. C’è la stanchezza che pervade molti alla sola idea di tornare a mobilitarsi, dopo l’illusione che, uscito B. da Palazzo Chigi, tornasse ipso facto la democrazia. C’è l’incredibile servilismo di stampa e tv, mai così compatte nell’occultare le vergogne del nuovo Capo. C’è l’impresentabilità degli avversari di Renzi, sua unica vera assicurazione sulla vita: se a contrastare l’Italicum sono la minoranza Pd e FI che l’avevano votato due volte, il bulletto può campare cent’anni. C’è il silenzio indecente di Mattarella, Grasso e Boldrini alle esequie della democrazia parlamentare. E c’è il nanismo dei protagonisti di governo e di opposizione: ogni loro parola, anche la più impegnativa e altisonante, diventa subito barzelletta. Chi può allarmarsi se uno sfigato grida al fascismo? Chi può credere che Renzi sia come Mussolini? Sull’Italicum sta facendo la stessa cosa del Duce sulla legge Acerbo, ma il pericolo – pure grave – non lo prende sul serio nessuno. E in questa tragicommedia flaianesca (“la situazione è grave ma non seria”), conta anche il linguaggio. Che, come la storia, è sempre appannaggio dei vincitori. Prendiamo il verbale datato 22 aprile dei deputati questori inviato alla Boldrini per processare alcuni protagonisti degli scontri alla Camera sul Jobs Act e sulla riforma del Senato. Una prosa di rara comicità. Il 24-11-2014 i 5Stelle beccano un pianista forzista, Di Stefano, che vota più volte al posto del collega Gallo. Confessano entrambi, ma promettono di non farlo più. I questori propongono “una lettera di forte censura” e “auspicano che i gruppi si facciano parte attiva nel contrastare tale fenomeno”, cioè che il cappone si lanci nella padella per il cenone di Natale. Tarallucci e vino. L’11-1-2015 inizia la seduta-fiume sulla riforma costituzionale. Ore 22.35: Grimaldi e Giorgetti (Lega) danno dello “zerbino” a Pizzolante (Ap-Ncd), che risponde: “Speculazioni di bassa Lega”. Battutona. Leghista Molteni: “Coglione”. Rissa leghisti-centristi, anzi “contatto” – scrivono pudichi i questori – seguìto da “scambio di apostrofi”. Ecco, si son tirati addosso segni di interpunzione e caratteri tipografici: punteggiatura. Ore 23.10: si entra nell’alta strategia militare. Un manipolo M5S “scende nell’emiciclo in protesta verso la Presidenza. Un cordone di assistenti parlamentari postisi dinanzi ai banchi del governo impediva ai deputati di sopravanzare, ostacolando il tentativo del Vacca di raggiungere la Presidenza aggirando lo schieramento degli assistenti”. “La Presidente (Boldrini) esclamava: ‘Ritornate ai vostri posti!’… Fischi e ‘Serva! Serva! Serva!’”. Tre volte, non una di meno, non una di più. I 51 reprobi, individuati dalla prova tv come scanditori del triplice sanguinoso epiteto, saranno processati. Incluso il M5S Sibilia che “si poneva alle spalle della Presidente di turno Sereni e mimava gesti gravemente irriguardosi (incapacità di intendere, ripetutamente, e gesto delle manette)”. E che dire del “lancio di fogli di carta all’indirizzo della Presidenza”? Non c’è più religione, signora mia. Il 13-2-2015, ore 0.05, si rischia il golpe alla Tejero.“Dai banchi del gruppo M5S si scandiva ‘Onestà! Onestà!’”, due volte. Il presidente di turno Giachetti prontamente “espelleva Ruocco, Bonafede e Di Battista (M5S)”. La Ruocco, uscendo, “sarebbe stata oggetto di gravi offese da parte del deputato Sanna(Pd) che le avrebbe ‘dato più e più volte della donna di strada’ – per non dire altre parole”. Ma Sanna, interrogato, ha “contestualizzato l’episodio: ha utilizzato una locuzione mutuata da un’espressione gergale sarda (‘Zacc’a strada’) che può essere resa in lingua italiana come un invito ad allontanarsi (‘Ti invito ad allontanarti in gran fretta’). Tale locuzione non assume una connotazione offensiva o sessista”. Ignara delle locuzioni, la Ruocco ha sentito “zoccola”, mentre il Lord Brummel di Iglesias stava solo suggerendole di uscire, cosa che lei peraltro già stava facendo. Assolto per insufficienza di locuzione. Intanto però i 5Stelle “continuavano a battere (senza offesa, ndr) ritmicamente sui banchi e a scandire: ‘Onestà! Onestà!’” e un povero forzista “dichiarava di non riuscire a parlare”. Avessero gridato “Disonestà! Mazzette! Nipote di Mubarak!” si sarebbe sentito a casa sua, ma la locuzione “Onestà!” suonava davvero offensiva e sessista. Gran finale, ore 0.30: rissa, pardon “contatto tra i deputati Sel e Pd”. Botte da orbi fra Minnucci (Pd) e Farina (Sel), “caduta della deputata Simoni”, “Airaudo scavalcava alcune file di banchi ponendosi in piedi e inveiva”, espulsione di Mannucci e Airaudo. E intanto i 5Stelle sempre lì a “scandire ritmicamente ‘Onestà! Onestà!’”. “Ore 2.50, la Presidente Boldrini, dopo averli invitati a desistere dal predetto comportamento, provvedeva all’espulsione” per onestà reiterata, recidiva e anche molesta. Ora sono convocati in 67 (quasi tutti M5S, più qualche Sel e un paio di Pd) per discolparsi: “turbativa della libertà di discussione”, “comportamenti ingiuriosi”, soprattutto “contatti”. Nessun profilo disciplinare invece per l’“aggressione fisica e verbale che avrebbe subìto Marisa Nicchi (Sel) in sala fumatori da Lavagno (Pd)”. Lei sostiene che lui l’ha menata. Ma lui si dice “frainteso” e “mal interpretato”: voleva solo “richiamarla verbalmente per essersi rivolta in modo poco gentile a una collega”. Così “l’ha toccata su un braccio”, ma solo verbalmente. I questori se la bevono d’un fiato: “l’episodio si colloca nel contesto di scambi fra deputati connotati da una certa tensione in considerazione del clima generale” attizzato da quei cori criminogeni “Onestà! Onestà!”. Caso archiviato per sufficienza del contesto. Se Pd e Sel si prendono a cazzotti, è colpa dei 5Stelle (Marco Travaglio F.Q. 30-4-2015)

La Camera indaga sulla Boldrini in hotel

Una notte a Grottammare per impegni privati

Una notte a Grottammare per impegni privati

Accolto un ricorso del Codacons: Laura dovrà dimostrare di non essersi fatta anticipare dal Parlamento i soldi per la stanza

Tutti eravamo Charlie Hebdo. Poi qualcuno si è accorto di essere Laura Boldrini e ha deciso che della libertà di espressione se ne poteva fregare bellamente. E infatti la presidente della Camera – bisogna chiamarla così, perché dire «la presidentessa» è offensivo, almeno secondo le nuove regole grammaticali ispirate dalla Boldrini medesima e caldeggiate dall’Ordine dei giornalisti – si è subito data da fare.

Laura Boldrini dovrà rispondere: precisamente il 26 febbraio alle ore 15. E non dovrà farlo a un signore con un microfono in mano, ma al Consiglio di Giurisdizione della Camera dei deputati. Quest’organo ha accolto un ricorso presentato dal Codacons, riguardante una vicenda che ha dell’incredibile. Il 7 dicembre 2013 la Boldrini avrebbe fatto prenotare dall’Ufficio del cerimoniale della presidenza della Camera una stanza nell’albergo Casa Pazzi di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno. Si tratta di una dimora storica molto elegante. «Casa Pazzi, incastonata nelle mura difensive di Grottammare alta, uno dei Borghi più bellid’Italia, è un Palazzo Storico del XVIII secolo trasformato dall’interior designer Roberto Pazzi in una dimora per vacanze di charme», spiega il sito della struttura.
La Boldrini si sarebbe recata lì «insieme al compagno e un’altra coppia di amici, per assistere alla presentazione della mostra pittorica Coordinate Celesti del fratello Andrea Boldrini». Alla fine della visita, «di natura chiaramente privata, il presidente della Camera avrebbe invitato i gestori del lussuoso albergo ad inviare la fattura per il pernottamento direttamente all’Ufficio del cerimoniale della Camera dei deputati, come di fatto sarebbe avvenuto. In seguito, la somma utilizzata sarebbe stata rimborsata in contanti dal presidente della Camera, in data 16 dicembre 2013». Insomma, la Boldrini si sarebbe presa un giorno di vacanza per vedere la mostra di suo fratello, facendosi anticipare i soldi dalla Camera – per la precisione 150 euro – che avrebbe poi reso in contanti (niente male, in un Paese in cui molti vorrebbero abolirli) qualche tempo dopo. «La stessa avvocatura della Camera», dice a Libero l’avvocato Carlo Rienzi del Codacons, «ha sostenuto che una cosa del genere non si può fare, non ha detto però che la presidente non l’ha fatta». A intervenire per smentire è stato ancora il portavoce della Boldrini: «Non vi è stato alcun utilizzo di soldi pubblici, neanche in forma di anticipo», ha detto. Bene, ma allora, come fa giustamente notare il Codacons, non è chiaro il motivo per cui «sia stato eretto un muro contro la legittima richiesta dei cittadini di visionare la relativa documentazione. Basterebbe che il presidente della Camera o il direttore dell’hotel esibissero la fattura di quel pernottamento per essere tutti sereni e tranquilli». Già: se davvero non si è fatta anticipare i soldi della gita, perché la Boldrini non ha voluto finora esibire le ricevute e ha dovuto aspettare l’intervento del Consiglio di giurisdizione della Camera? Forse in virtù della sua nota disponibilità? Eppure, a quanto ci risulta, la presidente ha sempre difeso con decisione il diritto della popolazione a essere informata. Pensate che, subito dopo la strage a Charlie Hebdo ha dichiarato con grande commozione: «È indispensabile che tutti gli Stati europei sappiano far sentire la fermezza con cui difenderanno le libertà fondamentali delle nostre società, in primo luogo quella di informare e di esprimersi». Visto come si comporta quando tocca a lei dare informazioni, tra le grandi conquiste dell’Occidente avrebbe potuto includere il «diritto di rimanere in silenzio», come nei polizieschi americani.
Ma, di nuovo, non c’è da stupirsi. La Boldrini è solita esibirsi in proclami altisonanti come questo del 3 maggio: «Considero la libertà di espressione un valore assoluto». Già. Infatti tempo fa se l’è presa con l’imitazione che Virginia Raffaele fece di Maria Elena Boschi a Ballarò, poiché la considerava «sessista». È così attenta alla libertà d’espressione, la Boldrini, che le piacerebbe cancellare tutte le pubblicità che mostrano donne intente a occuparsi della propria famiglia: «Non può essere concepito normale uno spot in cui i bambini e il papà sono seduti e la mamma serve a tavola», ha tuonato in più occasioni. Per non parlare delle limitazioni che le sarebbe piaciuto mettere al web per arginare gli insulti. Un’idea condivisibile, poiché la libertà d’offesa è un po’ diversa dalla libertà d’espressione. Peccato che la presidente se ne sia accorta solo quando gli insulti sono toccati a lei, non prima.

La storia delle vacanze è solo l’ultimo episodio. Se non ha fatto niente di male, le basterebbe mostrare scontrini e fatture di Casa Pazzi, e rispondere educatamente alle domande. Dopo tutto, libertà e informazione mica sono brutte parole. Sono pure femminili, meglio di così…

Francesco Borgonovo | Libero 24.1.2015

Finto tetto agli stipendi della Camera

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Che il giochino del tetto fosse solo apparente, si era già capito dalle varie bozze circolate con cui Camera e Senato avrebbero fatto finta di seguire le indicazioni di Palazzo Chigi. Ma con la pubblicazione – ieri- del verbale della seduta dell’ufficio di presidenza di Montecitorio del 30 settembre, è scritta nero su bianco la beffa tirata al premier: di quel tetto in realtà non c’è nemmeno la più vaga ombra.

Gli stipendi dei dipendenti della Camera vengono sì parzialmente ridotti introducendo un tetto. Ma ai 240 mila euro lordi di base si aggiungono indennità di funzione e contributi previdenziali, che quindi fanno lievitare il tetto massimo oltre i 370 mila euro, che sono ben altra cifra.

Furbata nella furbata, gli stipendi che oggi superano quella cifra non verranno tagliati di netto come accade a tutti gli altri nella pubblica amministrazione. Verranno ridotti gradualmente attraverso l’imposizione di un contributo di solidarietà che varierà da caso a caso.

Perché è una furbata? Perché il testo di modifica alle norme sul trattamento economico dei dipendenti è quasi identico a quello di quel famoso prelievo di solidarietà stabilito solo su dipendenti pubblici e pensionati nel 2010 e bocciato sonoramente dalla Corte Costituzionale. La Camera allora applicò il prelievo straordinario, poi dovette restituire tutto il maltolto in busta paga e ancora sta restituendo. Chi ha votato le norme sul nuovo tetto sa benissimo che saranno bocciate come allora, e che quindi sta andando in scena solo una finzione. Lo sa talmente bene da avere sospeso il 30 settembre il dibattito in ufficio di presidenza per ascoltare il parere del capo dell’avvocatura interna alla Camera, avvocato Losasso. A lui hanno fatto una domanda: «Ma se noi tagliamo così gli stipendi ai dipendenti e poi loro vincono i ricorsi perché la norma è illegittima, possiamo essere perseguiti singolarmente per il voto dato alla delibera?». Losasso lo ha escluso, ricordando che comunque i parlamentari sono protetti anche in questo caso dall’art. 68 della Costituzione che difende le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni.

Tranquillizzati, hanno votato i finti taglietti contenuti nella delibera. Partiranno nel 2015 e saranno graduali fino al 2018.

Funzionerà così: escluse indennità di funzione e contributi previdenziali per chi oggi guadagna fra 240 e 300mila euro lo stipendio sarà ridotto del 20% di quanto supera i 240 mila euro nel 2015, poi del 30% nel 2016, del 40% nel 2017 e infine dal 2018 del 55% di quanto supera i 240 mila euro.

Questo significa che si terrà in tasca comunque il 45% della somma che supera i 240 mila euro. Quindi chi oggi guadagna 300 mila euro, fra quattro anni avrà lo stipendio ridotto a 267 mila euro più indennità di funzione e contributi previdenziali. I tagli sono più sensibili invece su stipendi ancora più alti, sempre gradualmente fino al 2018. Ma quell’anno è già previsto che il tetto da 240 mila euro salga dopo un accordo con le organizzazioni sindacali interne. Quindi di fatto a 240 mila nessuno scenderà mai. Anche perché con l’art. 5 delnuovo regolamento si introduce una novità: si crea un sistema di valutazione deidipendenti, e se risultano produttivi, dal1 ̊gennaio 2016 riceveranno un premio annuale pari al 10% dello stipendio base se saranno risultati in servizio almeno l’80% delle giornate lavorative.

In pochi anni così tutti recupereranno in pieno il taglietto fatto ora.

Franco Bechis – Libero 7.11.2014

Di Battista: “Poveri Cristi e Casta”

889oi#FiatoSulCollo Mentre il 95% dei media ha ricominciato ad attaccarci senza sosta (fateci caso, più il governo affonda sotto le sue responsabilità e più se la prendono con noi) alcuni giornalisti fanno il loro mestiere e lo fanno bene.

Ieri abbiamo letto un pezzo di Thomas Mackinson, un giornalista del Fatto, su un cittadino italiano morto in Messico che chiedeva soltanto di poter tornare in Italia ma non aveva il denaro per l’aereo. L’Ambasciata non gli ha pagato un biglietto da 350 euro, la stessa Ambasciata che qualche anno fa pagò di corsa 4000 euro per far tornare il Ministro Prestigiacomo a Roma.

Appena letto l’articolo ci siamo attivati, abbiamo scritto e depositato un’interpellanza urgente e chiesto che il Ministro degli esteri venisse immediatamente a riferire in aula.

L’Italia è il paese dei cittadini di serie A e di quelli di serie B. Tutti noi abbiamo la sensazione che i poveri cristi muoiano come cani mentre la casta può fare tutto!

I media hanno un ruolo fondamentale. Pensate se nelle ultime 48 ore tutti i giornali avessero detto che giace alla Camera una legge del M5S per contrastare, una volta per tutte, il dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Pensate che pressione l’opinione pubblica avrebbe esercitato nei confronti del governo. E invece nulla. Si parla di Grillo contestato da un cittadino o di quanti parlamentari M5S stavano spalando fango a Genova.

Ieri ne ho parlato in aula di quel poveretto morto in Messico. La Boldrini ormai quando parlo non mi guarda neppure in faccia. Spera di potermi interrompere ma non ci riesce. Con educazione e “usando un linguaggio consono” le ho detto quanto sia inadeguata, impreparata e non imparziale. A riveder le stelle!

P.S. Travaglio sì o Travaglio no (io Travaglio lo stimo e non passa giorno che non legga i suoi editoriali) è tempo di staccare la spina al televisore a a questi complici del sistema!

Altra Boldrinata: la Camera costerà di più

laura boldrini
Come prima, più di prima, spenderò

Aveva promesso tagli al budget. È vero il contrario: il bilancio crescerà di anno in anno fino a 1,043 miliardi

Laura Boldrini celebrerà in queste ore alla Camera dei deputati i grandi risparmi per le finanze pubbliche che avrebbe ottenuto da quando è in carica. Avviso ai lettori: sarà propaganda, perché nel bilancio dell’assemblea di Montecitorio non ci sarà nemmeno un centesimo di risparmio. Anzi. I numeri contenuti negli stessi documenti che vengono sottoposti al voto dell’aula – il bilancio consuntivo 2013 e quello di previsione per il triennio 2014-2016 – dicono l’esatto contrario.

La spesa totale della Camera nel 2013 è stata di un miliardo e 32 milioni di euro, la più alta al mondo nella classifica di analoghe assemblee elettive. Nel 2014 la spesa aumenterà di 5 milioni. Il totale previsto è un miliardo e 37 milioni di euro. L’anno successivo altro aumento di 3,7 milioni. A fine 2016 si arriverà a un miliardo, 43 milioni e 275 mila euro. Qualche taglietto riguarda la voce più sensibile per l’opinione pubblica: il capitolo che mette insieme indennità parlamentare (che non verrà toccata nel triennio) ai copiosi rimborsi spesa che i parlamentari percepiscono. Si sono spesi 146,5 milioni nel 2013, se ne spenderanno un po’ meno nel 2014: 145,23. Altra piccola limatura nel 2015, quando si scenderà a 145,05. La riduzione è davvero impercettibile (-0,87% nel 2014), ed è motivata da una sola scelta: la modifica del rimborso di spese telefoniche per i deputati. Tradizionalmente si assegnava a forfait a ciascuno un plafond annuale di 3.100 euro, che non teneva conto della caduta delle tariffe di telefonia fissa e mobile che in questi anni grazie all’apertura della concorrenza si era registrata. La Camera ha pensato di comprare una scheda telefonica per ciascun deputato, ma loro si sono rifiutati di cambiare gestore di fiducia. Si è così deciso di dare a ciascuno un rimborso annuo di 1200 euro, consentendo di tenersi il contratto di telefonia mobile che preferivano. Ma con 100 euro al mese qualsiasi gestore telefonico consente telefonate, sms e navigazione Internet illimitata e probabilmente offrirebbe anche il capuccino ogni mattino.

Nessuna limatura nel 2016, anno in cui questo capitolo di spesa sarà identico all’anno precedente. In compenso cresce la spesa per le pensioni e i vitalizi degli ex. Ed è strano, perché è un capitolo che avrebbe dovuto portare risparmi sulla base delle nuove regole. Invece gli ex deputati costavano 139 milioni a fine 2013, costeranno quest’anno 140,8 milioni, l’anno prossimo 140,97 milioni e nel 2016 ancora di più: 141,6 milioni. A scendere sarà invece la spesa per il personale in servizio (unico settore dove si vedono tagli reali), con un risparmio di poco inferiore ai 14 milioni di euro fra il 2013 e il 2016 (da 269,03 a 255,29 milioni di euro). In compenso anche per il personale aumenterà la spesa per pensioni, di oltre 30 milioni di euro (quindi anche sul settore dipendenti complessivamente non ci sarà alcun risparmio).

Nel capitolo delle spese generali si riducono di qualcosa quelle per acquisto di beni e servizi (di 5 milioni quest’anno e poi di altri 14 milioni nel prossimo biennio), e pure le tasse che paga la Camera dei deputati, uno dei rari soggetti di imposta italiani a vedere ridurre la pressione fiscale complessiva (ma è una partita di giro, quindi per il contribuente italiano non cambia proprio nulla).
La principale e vera riduzione di spesa della Camera dovrebbe riguardare i celebri contratti di affitto stipulati con la Milano ’90 di Sergio Scarpellini. La Boldrini e i suoi questori avevano annunciato la disdetta dei cosiddetti “contrattid’oro”, poi non hanno avuto il coraggio di farlo e di fatto lasciano la responsabilità della decisione al voto d’aula. Ma nella relazione al bilancio di previsione 2014 mettono le mani avanti: attenti perchè non è affatto detto che quella disdetta sia regolare. Potremmo dovere pagare dei risarcimenti a Scarpellini per la risoluzione anticipata dei contratti, e anche il decreto governativo cui ci appigliamo per chiudere subito quegli affitti, potrebbe essere dichiarato incostituzionale dalla Corte suprema.E poi, attenzione: «Non può non essere considerata la ricaduta che il recesso produrrebbe sui livelli occupazionali di 200 addetti,la cui sorte – insieme a quella delle rispettive famiglie, non può certo lasciare indifferenti». Traduzione: quell’unico risparmio immaginato, non ci sarà. Amen. (Franco BechisLibero 22.07.2014)

PD,FI,LEGA & C. BOCCIANO LA PROPOSTA M5S DI SOSPENDERE DALLO STIPENDIO I DEPUTATI ARRESTATI.

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PD, FI, LEGA & C. BOCCIANO LA PROPOSTA M5S DI SOSPENDERE DALLO STIPENDIO I DEPUTATI ARRESTATI. IL PD GENOVESE AI DOMICILIARI, MA LO PAGHIAMO LO STESSO

di Gabriele Fazio  –  F.Q. 10.07.2014
Francantonio Genovese, eletto in Parlamento col Partito Democratico, in questo momento agli arresti domiciliari nella sua enorme villa con vista sullo Stretto di Messina, continuerà a percepire regolarmente il suo stipendio da parlamentare di circa 10mila euro. Stipendio che poteva essere più alto ma a Genovese viene corrisposta soltanto l’indennità mentre non percepisce gli emulamenti accessori, a partire dalla diaria.

Dopo il sì all’arresto dello scorso 15 maggio comunque la Camera fa un passo indietro e rigetta la proposta, arrivata dai tre parlamentari del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, di sospendere lo stipendio ai deputati in stato di arresto. “Serve una legge ad hoc”, sarebbe questa la risposta dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

Di Maio non si ferma al rifiuto della Presidente Boldrini e la domanda che si pone dalla sua pagina Facebook appare perlomeno legittima: “Se Genovese è agli arresti domiciliari i cittadini che lo pagano a fare?”. In effetti dalla sua reggia sul mare sarà difficoltoso adempiere al mandato per il quale è stato votato. Ma la Camera “a larga maggioranza” ha comunque bocciato la proposta. Una proposta portata in aula non in nome di una presunta caccia alle streghe e che prevedeva anche una sorta di clausola di salvaguardia; in caso di assoluzione in terzo grado di giudizio al parlamentare coinvolto sarebbe spettata la restituzione dell’intero ammontare della cifra non percepita a causa dell’arresto.

A un altro siciliano eccellente, ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, venne sospeso il vitalizio dopo quasi tre anni di carcere e non perché quest’ultimo si trovasse dietro le sbarre per concorso esterno in associazione mafiosa, ma per i tagli all’Assemblea Regionale. Forse si è trattato di un pretesto ma la scelta è sembrata perlomeno sensata.

Per Genovese invece “L’ufficio di presidenza della Camera, presieduto da Laura Boldrini, ha accolto il parere contrario alla richiesta dei 5stelle formato dal collegio dei questori. I quali sono giunti alla conclusione che una eventuale sospensione dello stipendio ai deputati arrestati o incompatibili causa condanne può essere decisa solo con apposita legge e non con delibera dell’ufficio di presidenza o a carattere regolamentare”.

Di Maio, sempre su Facebook, continua: “I cittadini italiani stanno pagando lo stipendio a un politico agli arresti domiciliari e a tutti quelli arrestati. I partiti danno lo stipendio ai parlamentari in galera. I partiti oggi hanno dato un pessimo esempio al Paese. Gli stessi partiti che si riempiono la bocca con la lotta alla corruzione. Non quella intellettuale. Chiedo agli elettori di Pd, Forza Italia, etc. cosa ne pensano…”. Ed effettivamente sarebbe curioso conoscere il parere degli elettori delle altre forze politiche dato che proprio il tema dei privilegi della casta ha rappresentato la molla che ha fatto del Movimento 5 Stelle il secondo partito in Italia, e che ha condannato al declino le altre forze politiche.

Resta il fatto che Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina e agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa e peculato in un’inchiesta sui finanziamenti alla formazione professionale, riceve regolarmente il suo stipendio; e di fronte a questa situazione la politica torna a far scudo. Un garantismo che ormai rasenta l’illogicità e che protegge sempre e comunque, e da qualsiasi reato. Per quanto tempo ancora una persona agli arresti domiciliari con l’accusa di aver rubato i soldi dei cittadini dovrà ricevere uno stipendio dai cittadini?

30 MORTI NEL CANALE DI SICILIA? UN FIOCCO A LUTTO E UN MINUTO DI RACCOGLIMENTO E TUTTO SI RIVOLVE!

7152di Alessandro Di Battista

Altri 30 migranti morti in mare. Sembra per asfissia, una morte orrenda. Il Parlamento agirà immediatamente e la misura che disporrà sarà il minuto di silenzio!

Io sono stanco dei minuti di raccoglimento per le vittime, quotidiane, del liberismo galoppante. Sono stufo dei morti in mare, morti ingannati da un sogno che in Italia non c’è più. Sono stufo di vedere un Parlamento staccato dalla realtà. Un maggioranza che discute di soglie di sbarramento, immunità, listini bloccati (delle regole per auto-conservarsi quindi) e mai di corruzione, mai di innovazione, mai di sostegno alle imprese o di reddito di cittadinanza. L’abuso della decretazione di urgenza ha intasato qualsiasi spazio legislativo. Il governo monopolizza tutte le attività e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

E’ deprimente vedere come nessun governo negli ultimi 20 anni si sia mai occupato delle cause dell’immigrazione clandestina. Tutti si battono il petto per gli effetti ma le cause vengono dimenticate. Meglio lavarsi le coscienze con i minuti di silenzio.

Siamo il paese dei fiocchi in segno di lutto e dei minuti di silenzio. Non hai volontà di risolvere un problema alla radice? Tranquillo, resisti immobile per 60 secondi!

Da quando sono deputato ci siamo raccolti in silenzio decine di volte. La Presidente Boldrini non si perde mai questi momenti. Un minuto di raccoglimento per i morti sul lavoro, per gli imprenditori suicidi, per le donne assassinate da uomini codardi, per gli omosessuali che si sono ammazzati perché colpiti dall’ignoranza dell’omofobia. Ci siamo raccolti persino per ricordare il prescritto per mafia Andreotti ma almeno quella volta la mia coscienza mi ha spinto a lasciare l’aula e non partecipare a quella vergogna.

Servono leggi, non buonismo. Vanno controllate le partecipate (a cominciare da ENI o ENEL che depredano le ricchezze delle popolazioni africane e sudamericane). Vanno puniti coloro che si arricchiscono anche in Italia con l’immigrazione clandestina (giovani nigeriani lavorano i campi per 5 euro al giorno). Come? Confiscando tutti i beni a chi sfrutta la disperazione dell’Africa. Vanno bloccate, una volta per tutte, le guerre di pace che producono soltanto disastri (guardate oggi come sta l’Iraq). Va affrontato il problema dei consumi alimentari globali e le conseguenze che ne scaturiscono (http://goo.gl/MbxG61).

In Bolivia alcuni schiavi africani che fuggivano dagli spagnoli si riunivano e compivano suicidi di massa perché secondo la loro cultura sarebbero rinati nelle vallate africane. Pensate quanto gli africani amino l’Africa. I fratelli africani devono stare a casa loro, e per farli stare a casa loro devono avere risorse e sviluppo a casa loro.

Sono anni che si discute di una legge sulla cooperazione internazionale, noi l’abbiamo scritta e depositata (prima firma Spadoni http://goo.gl/c1acVl). Lo sapevate? Non lo raccontano i giornali e le TV!

La tragedia della tratta di questi nuovi schiavi non si ferma né con la repressione (nessuna repressione ha mai bloccato un fenomeno) né con le politiche di accoglienza miopi promesse da governi complici che rendono facile quel che facile non è.

I vertici delle Istituzioni italiane iniziassero a non invitare o stringere le mani di quei dirigenti africani che si arricchiscono con le prebende delle transnazionali, con il commercio del coltan, che vivono di diamanti, per sempre.

Da mesi ormai non partecipo a minuti di raccoglimento ipocriti. Lo dissi qualche tempo fa e lo ripeto adesso. Il malaffare ha distrutto questo paese ma è l’ipocrisia che uccide la speranza.

Melina alla Genovese – Marco Travaglio F.Q. 6.5.2014

3434Da 48 giorni, alla Camera, c’è un deputato che dovrebbe stare in galera. Si chiama Francantonio Genovese e, una volta tanto, non sta a destra. È un alto dirigente del Pd, ras di Messina, padrone del partito in Sicilia, ex Dc, ex Margherita, ex veltroniano, ex franceschiniano, ex bersaniano, ultimamente renziano, emblema del conflitto d’interessi (per i rapporti azionari con la “Caronte”, la società dei traghetti sullo Stretto) e del clientelismo con mezza famiglia (lui compreso) nella mangiatoia della formazione professionale, dunque portatore insano di almeno 20 mila voti, dunque candidato alle Politiche e subito dopo indagato. Il 18 marzo il gip di Messina ha spiccato nei confronti suoi e di quattro presunti complici (la moglie era già in cella da tempo) un ordine di custodia per associazione per delinquere finalizzata al peculato, alla truffa e al riciclaggio, sequestrando 6 milioni di euro di refurtiva intascata – secondo l’accusa – da Genovese & C. a suon di fatture false. Mentre però gli altri quattro finivano ipso facto in gattabuia, il cosiddetto onorevole restava a piede libero e seguitava a circolare indisturbato a Montecitorio grazie alle guarentigie costituzionali trasformate dalla casta in privilegio medievale. Per catturare un parlamentare, com’è noto, occorre l’autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza, previa votazione nell’apposita giunta delle immunità, anzi delle impunit (nella Seconda Repubblica, su una trentina di richieste dei giudici, le manette sono state autorizzate soltanto per Alfonso Papa). I suoi colleghi possono impedire l’arresto solo in presenza di tracce evidenti di fumus persecutionis , altrimenti il diniego è uno scandaloso ostacolo alla Giustizia e una grave interferenza del potere politico in quello giudiziario, cui spetta in esclusiva il compito di limitare la libertà dei sospettati di gravi reati.

Nell’attesa, Genovese ha inscenato la solita pantomima di “autosospendersi”dal Pd. Il quale Pd – che con Sel ha la maggioranza assoluta alla Camera – s’impegnava a procedere a pie’fermo, secondo il nuovo corso renziano. Infatti la Giunta presieduta da Ignazio La Russa ha impiegato tre settimane per fissare la prima seduta, tenutasi il 9 aprile. Ma solo per rinviare al 10, quando il relatore Antonio Leone (Ncd) ha illustrato il caso agli altri commissari ed è stato “audito” l’arrestando. Genovese, guarda un po’, ha denunciato la persecuzione giudiziaria ai suoi danni, contestando una perizia dei magistrati sul prezzo d’affitto di un immobile. I commissari del Pd, pensa tu, hanno chiesto ai giudici di produrre altre carte e intanto han rinviato la decisione, che per legge deve arrivare entro 30 giorni, cioè entro il 18 aprile. Ma – salmodia La Russa – “il termine è solo ordinatorio”. Il 16 aprile nuova seduta. Per votare? No, per chiedere altri documenti alla Procura, stavolta su proposta del relatore Leone, col voto contrario dei 5Stelle e quello favorevole del Pd. Che ha spiegato il rinvio con “la gran mole di carte da esaminare”(infatti ne hanno chieste altre per averne ancora di più). Dunque non basteranno neppure due mesi per fare ciò che la legge le impone di fare in uno: dire sì o no all’arresto e passare la palla all’aula per il voto finale. Il perché della melina è elementare: scavallare le elezioni europee visto che, comunque vada a finire la storia, sarà uno scandalo per il partito del premier. Un No all’arresto dimostrerebbe che il Pd non ha nulla da invidiare a FI. Un Sì vedrebbe finire in manette un fedelissimo di Renzi. Molto meglio prendere, anzi perdere tempo con la complicità della grande stampa, che di queste quisquilie non si occupa. E pazienza se un arresto motivato con l’esigenza di impedire al capo del “sodalizio criminale” di “continuare a delinquere” richiede tempi rapidi per salvare le prove da eventuali inquinamenti e le tasche dei cittadini da nuove ruberie. Gentile presidente Boldrini, lei ha sempre una parola da dire a proposito e anche a sproposito di tutto: possibile che abbia perso la favella soltanto su questa vergogna?

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