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L’ORRIBILE TWEET DI LAURA CESARETTI SUL FIGLIO DI ALESSANDRO DI BATTISTA

andrea-di-battista-549x450-760x475Nessun freno inibitorio. Nonostante il polverone sollevato da un suo precedente tweet a proposito della nascita del figlio di Alessandro Di Battista, la giornalista de Il Giornale Laura… Continua »

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M5S, Grillo e Casaleggio Jr. brindano col ghiaccio: “Gelo tra di noi? Ora ci scongeliamo”

snapshot307“Davide, non c’è più tempo”, Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno pubblicato un video per lanciare l’appuntamento riminese di Italia Cinque Stelle: “Il 22, 23 e 24 ci vediamo a Rimini per trovarci e far festa tutti assieme – annuncia poi Casaleggio Jr. -. Ci saremo noi, tutti i portavoce,… Continua »

Giornalismo innovativo (Marco Travaglio)

ilfatto_2017-06-25-320x444Siamo sempre così a corto di buone notizie che, quando ne arriva una, è meglio sottolinearla con la solennità che merita: “Giornalismo innovativo: ‘La Stampa’ sul podio”. Di chi questo titolo? Della Stampa, che ieri ha chiuso in bellezza le celebrazioni per i suoi 150 anni di storia comunicando di… Continua »

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio)

toto-piacere1Tutto è perdonato. “Mubarak assolto torna libero” (La Stampa, 14.3). Non era lo zio di sua nipote.

Sportivamente. “Il Ministro per sport Luca Lotti” (Governo.it). Ah ecco.

Tutta invidia. “Renzi: ‘Volevano distruggere il Pd’” (la Repubblica, 13.3). Rubandogli il mestiere.

Delle due, l’una. “Il Pd salva Minzolini” (La Stampa, 17.3)…. Continua »

(AUDIO) Selvaggia Lucarelli – Per la mia rubrica “Leoni da tastiera”: “scema,ignorante,buffona,decerebrata”

Ecco un altro LEONE da TASTIERA, Andrea Carugati.

Per la serie “Leoni da tastiera” oggi ho telefonato al giornalista e presidente della nota agenzia di stampa e fotografica Kikapress Andrea Carugati, che sulla sua pagina fb ha scritto molte cose affettuose su di me tipo scema ignorante buffona decerebrata cessa ammasso di silicone e botox , arrivista e così via supportata da giornalisti come Paola Setti de Il Giornale che si limita a “grande stronza”. Bene, sentite l’eroe dei due mondi perché la sua reazione è da manuale (dei pirla).

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Vincere, e vinceremo! – Marco Travaglio 30-8-2015

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Se il marziano Kunt, quello di Ennio Flaiano, atterrasse di nuovo a Roma e desse un’occhiata ai principali giornali italiani, scoprirebbe che: a) nel caso in cui leggesse la stampa governativa, cioè quasi tutta, la biblica migrazione di persone in fuga dall’Africa e dall’Asia verso le coste e le frontiere italiane sta per essere risolta una volta per tutte da un epocale intervento della mitica “Europa” che, convinta a viva forza dal giovane ed energico, ginnico e scattante premier Matteo Renzi, si accinge a farsi carico “pro quota” delle centinaia di migliaia di profughi e clandestini che si affacciano sul nostro territorio, insomma il Piano B della fase 2 del secondo tempo funziona alla grande; b) nel caso in cui s’imbattesse nelle prime pagine dei giornali di centrodestra, dal Giornale a Libero, la biblica migrazione eccetera è in realtà un’invasione in piena regola, favorita anzi voluta e sollecitata da alcune quinte colonne “buoniste”, “radical chic” e “cattocomuniste” degli scafisti libici e siriani, annidate nei palazzi del governo e del Vaticano, che ricoprono d’oro i nuovi arrivati, quasi tutti iscritti all’Isis, trasformandoli in nababbi provvisti di ogni sorta di bendidio: soldi a palate, gioielli, pietre preziose, sei o sette pasti al giorno, suite in hotel a 5 stelle con piscina e Spa, moschee in ogni angolo e naturalmente sesso gratuito a ogni ora del giorno e della notte (resta da capire perché mai questi fortunati africani o asiatici, che hanno trovato in Italia il Paese di Bengodi, CONTINUA A LEGGERE

Ma mi faccia il piacere – Marco Travaglio 31-08-2015

toto-ma-mi-faccia-il-piacereCrescita. “Finalmente cresciamo come Francia e Germania” (Matteo Renzi, Corriere della sera, 30.8). Ma sta parlando del suo girovita.
A Silvio. “L’ antiberlusconismo è l’altra faccia del berlusconismo… Una grande coalizione contro una persona. Io non mi definisco contro qualcuno, mai. Non sono contro Berlusconi, ma per l’Italia”(Renzi, ibidem).
Bianco, rosso e Verdini. Arriva il cetriolo. “Interventi sulle pensioni? No, non sono all’ordine del giorno ”(Renzi, ibidem). I pensionati preparino le mutande di ghisa.
Black Blok. “Salvini: Berlusconi blocchi il Paese con me” (Corriere della sera, 28.8). Berlusconi: “Uè, pirla, cosa credi che abbia fatto negli ultimi vent’anni?”.
Stalle cadenti. “Notte di San Lorenzo, stelle cadenti e desideri. Il mio ce l’ho (e non lo dico), se avete voglia di dire il vostro…” (Matteo Salvini, Twitter, 10.8). Risposta di @channelFe: “Ah eccoti… eh niente, non s’è avverato”. CONTINUA A LEGGERE

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio)

Ma-mi-faccia-il-piacere-CASINO-AGICOPSSalvinando. “Il migrante è un gerundio” (Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, Virus, Rai2, 4.6). Ma non era il Trota che si era laureato a Tirana?

Dialogando. “E Salvini corteggia i giovani industriali: ‘Apriamo un dialogo’” (La Stampa, 6.6). Sì, ma in quale lingua?

Parità di genere. “La nostra nuova cagnetta Harley me la ritrovo sul letto, mi fa svegliare, in bagno, mi ruba le ciabatte, mi ruba le zoccole…” (Silvio Berlusconi, leader di FI, a Barbara D’Urso, Pomeriggio Cinque, Canale5, 29.5). Se lo sente la Boccassini…

Excort2015. “Padiglione Belgio a tutta patata, preso d’assalto al tramonto” (Libero, 3.6). Se lo sa la Boccassini…

Doppio incarico. “Scola ‘scomunica’ la Lega. Salvini: ‘Noi cristiani, non fessi’” (il Giornale, 4.6). Ma, nel suo caso, fra le due cariche non c’è alcuna incompatibilità.

Gaudium Magnum. “Eugenio Gaudio, rettore della Sapienza, messo sotto accusa da un gruppo di docenti per la sua partecipazione al concorso di bellezza Miss Università: ‘Non mi scuso, ho solo premiato una miss, nella mia università le donne comandano. Accuse strumentali, sono stati gli studenti a invitarmi e durante la serata ho posto alle concorrenti domande di carattere culturale’” (la Repubblica, 1.6). Molto cul e poco turale.

Slurp/1. “Così la ‘maestra’ Maria Elena porta armonia in platea”,“Dove c’è Boschi c’è armonia… La maestra – e non la maestrina, sia chiaro – spiegherà all’uditorio, diventato d’un tratto silenzioso, cosa sta facendo il governo per il bene loro e dei connazionali. Lo farà con competenza e con eloquio rotondo senza alcun ammiccamento o concessione alla battuta saporita, non usando mai metafore che potrebbero dar vita ad equivoci, attenta a ribadire con fermezza le prerogative della politica e dell’esecutivo. Vedrete che, bevuta la magica pozione Boschi, nessuno in sala avrà voglia di questionare o ribattere, persino il conduttore più discolo eviterà il contraddittorio e la battuta salace. Tutto sarà avvolto in una nube di morbido consenso” (Dario Di Vico, vicedirettore de Il Corriere della sera, 7.6). Poi uno si domanda perchè Ferruccio de Bortoli ora scrive sul Corriere del Ticino.

Slurp/2. “Silvio Berlusconi. Ha allenato la squadra del Centrodestra da casa perché squalificato. Qualche giocatore ha approfittato della lontananza e si è visto. Ma resta il fatto che ha vinto un derby infuocato, sfiorato il triplete e i suoi, nonostante tutto, restano in corsa per lo scudetto. Servono rinforzi. Voto: 8 per impegno, nervi saldi e visione di gioco” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 2.6). Premio Impiegato dell’Anno.

Slurp/3. “Bacino pudico a De Luca, ‘nu ddio… E’ un italiano diverso dagli altri… merita l’dio cieco e un po’ sordido dei manettari, l’affetto botticelliano della Boschi, il mio voto. Vorrei prendere la residenza a Casal di Principe, o a Napoli per poterlo esercitare senza esitazione in suo favore. L’elezione di De Luca a presidente sarebbe, con il doppio patrocinio imbarazzato di Renzi e Berlusconi, la realizzazione di tutti i miei sogni, un nuovo sonoro sberleffo al putridume politicamente corretto dei presentabili” (Giuliano Ferrara, Il Foglio, 30.5). Ammazza che lingua.

Slurp/4. “Alla fine lui fa sempre così. Ottiene quello che vuole, passo dopo passo, gradino dopo gradino, mai dirompente nella forme quanto lo è nella sostanza. Fateci caso: non dà mai nell’occhio, non reagisce, non commette falli di reazione. Se lo bombardano, fa il sommergibile: va sott’acqua, aspetta che passi la bagarre e riemerge più robusto di prima. Incassa le critiche, smussa gli angoli, smorza i toni, sorride agli imprevisti, ha sempre la forza di farci una risata su… Dove gli altri strepitano, lui ragiona; dove gli altri si affannano, lui procede placido. Ora tutti devono fare i conti con Giovanni Toti… con la sua capacità di esserci, di raccogliere voti, di mettere insieme le persone, di trovare l’accordo anche quando a tutti gli altri sembra impossibile. Insomma, la capacità di far politica. Che è poi la cosa che gli piace più al mondo, oltre allo champagne rosé e (da qualche settimana) al pigato di Albenga…. Un leader politico a tutto tondo… A parte Silvio Berlusconi, chi altro c’è in Forza Italia come lui?… L’uomo cui ti affidi quando hai un problema e vuoi qualcuno che lo risolva senza far casini. E, soprattutto, senza far casino… Spero che la Liguria abbia trovato un buon governatore, ma quello di cui sono sicuro è che il centrodestra ha trovato un tesoro”(Mario Giordano, Libero, 2.6). Vedi sopra.

San Matteo decollato. “Ho sempre sognato di fare lo steward… non la hostess ovviamente…ecco, vorrei chiedervi di allacciarvi le cinture, perché qui stiamo decollando davvero. Piaccia o non piaccia. Il decollo dell’Italia è il decollo di Alitalia. Il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia. Se vola l’Italia, vola Alitalia”(Matteo Renzi, Pd, presidente del Consiglio, inaugurando il nuovo marchio Alitalia, 4.6). Allacciate le lingue.

The winner is… “Alla faccia dei soliti necrofori, sotterratori e portasfiga, con la felpa e con la penna. Noi ci siamo e andiamo #avanti”,“Per il Sole 24 Ore #AreaPopolare al 4,7%. Che dicono oggi i portasfiga?”(Angelino Alfano, segretario Ncd e ministro dell’Interno, tripudia per i ben 3 consiglieri conquistati da Ncd nelle 7 regioni al voto, Twitter, 1.6). Povero Angelino Jolie: per consolarsi, lui confronta i dati con quelli delle prossime elezioni.

Marco Travaglio – il Fatto Quotidiano 08/06/2015 

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio 18/05/2015)

totò

Blitz postdatato. “Palermo, il covo di Riina diventa una caserma dei carabinieri” (Corriere della sera, 9.5). Ci hanno impiegato appena 23 anni, ma alla fine sono entrati.

La Buona Squola. “Il circolo di Quinto Nervi vi invitaa’ La Buona Scuola’. Cosa dice veramente la riforma? Qual’è la verità sulle assunzioni? Parliamone con Pippo Rossetti, assessore con delega scuola Regione Liguria” (manifesto elettorale del Pd ligure, 12.5). Cosa dice la riforma non sappiamo, ma sappiamo cosa dovrebbe dire: qual è si scrive senza apostrofo.

Almeno uno. “A.A.A. cercasi elettori” (il Giornale, 12.5). Veramente si dice “cercansi elettori”. Ma ormai dalle parti di Forza Italia si accontenterebbero di uno. Quindi, “cercasi”.

Sinonimi. “In piazza l’armata brancaleone dei no: lo strano impasto destra-sinistra-M5S. Dai Cobas a Fratelli d’Italia, passando per la Lega… Il decentramento fa paura, il preside sceriffo è l’icona del male, resiste il mito dell’egualitarismo” (“cronaca” della protesta al Pantheon contro la riforma della scuola, Il Messaggero, 16.5). Tranquilli, ragazzi, è un fenomeno piuttosto frequente nelle democrazie: si chiama opposizione.

Chiaviche/1 “Gli impresentabili sono stati messi nella lista ‘Campania in rete’, una lista marginale, alle due di notte del 1° maggio. Io non ne sapevo nulla” (Vincenzo De Luca, Pd, candidato presidente della Campania e condannato in primo grado per abuso d’ufficio, 14.5). “Non c’è un amministratore che non abbia un avviso di garanzia. Chi non ce l’ha è una chiavica” (De Luca, Il Foglio, 8.5). Il 1° maggio De Luca andò a letto con la certezza di liste riservate a inquisiti e condannati, poi nottetempo qualcuno gli infilò alcuni incensurati. A tradimento.

Chiaviche/2. “Caldoro è impresentabile” (De Luca, Corriere della sera,14.5). Non ha nemmeno una condanna,quella chiavica.

Chiaviche/3. “Renzi: ‘Banda ultralarga obiettivo strategico: la porteremo ovunque’” (laRepubblica, 12.5). De Luca l’ha subito preso in parola.

Santino. “In Veneto rispunta Santino Bozza. Disse: ‘Culattoni malati’. Il Pd della Moretti imbarca l’ex leghista anti-gay espulso dal Carroccio” (Libero, 9.5). Gelosa marcia di De Luca, la Moretti si arrangia come può. Ma può fare di più.

Felice. “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche” (Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti Figc, 14.5). Belloli, inspiegabilmente, non è candidato né con De Luca né con la Moretti. Urge provvedere.

Il Presidente Mungitore. “Sono molto preoccupato dal futuro che vi aspetta in questo Paese. Ripenso alla mia giovinezza: ho cominciato da piccolissimo, mungendo le mucche in una fattoria di paese” (Silvio Berlusconi, FI, ai ragazzi di “Azzurra Libertà”, 8.5). Precoce, il ragazzo. Una vita con le mani in pasta.

Pesce Marino. “Non leggo i giornali, li usiamo a casa per incartare il pesce e le uova” (Ignazio Marino, Pd, sindaco di Roma, 14-5). Le uova e i pesci che presto i romani cominceranno a tirargli.

Fittini & Verditto. “Vertice Fitto-Verdini. Prove di una forza comune. Insieme avrebbero 50 tra deputati e senatori” (La Stampa, 14.5). “Verdini-Fitto, asse per la scissione” (la Repubblica, 14.5). Fitto rimprovera a B. il Patto del Nazareno con Renzi, Verdini rimprovera a B. di aver rotto il Patto del Nazareno con Renzi: praticamente due gocce d’acqua.

Svendola. “Ricordo che Barbara Spinelli è stata eletta con i nostri voti” (Nichi Vendola, leader di Sel e governatore della Puglia, Corriere della sera, 14.5). Nostri voti? Quali voti?

Fame da lupi. “Basta criminalizzare il lusso: uno yacht sfama 200 famiglie” (il Giornale, 8.5). Purchè abbiano denti robusti.

Pronto spunta slitta. “Pronto il decreto sulle pensioni” (Corriere della sera, 14.5). “Pensioni, spunta l’ipotesi rinvio” (Il Messaggero,14.5). Strano: la posizione del governo è così chiara.

Joint venture. “Sui magistrati che si occupano di far rispettare il proprio codice morale tanto quanto il codice penale, a Palermo hanno un’ottima tradizione e alcuni sembrano fatti con lo stampino. Immagino che il dottore Di Matteo abbia già inviato un curriculum in Valle d’Aosta” (Claudio Cerasa, Il Foglio, 13.5). Lo sperano tanto Totò Riina e Claudio Cerasa.

Come si fa. “Ma come si fa a essere contro l’Expo?… Il pensiero critico serve quando è competente, serio profondo. Un conto è Picketty; un altro conto sono i no-Tav, o i no-Expo” (Aldo Cazzullo, Sette-Corriere della sera, 15.5). Allora, Cazzullo, mettiti comodo: si fa così. Si studia quanto costa Expo, chi paga e chi ci guadagna; e si verifica cosa c’entra un baraccone tutto asfalto e cemento (peraltro largamente incompiuto), mezzo luna park e mezzo salone del gusto sponsorizzato dalle multinazionali senza un agricoltore manco a pagarlo (per informazioni, rivolgersi a Carlo Petrini di Slow Food), con il nobile proposito-slogan di “nutrire il pianeta”. Poi, se resta tempo, si esaminano i costi (10-15 miliardi preventivati, cioè 20-25 miliardi finali) e i benefici (inesistenti) del Tav Torino-Lione, linea ferroviaria ad alta velocità per le merci (non per i passeggeri, che hanno già il Tgv); si considerano le tonnellate di rocce piene di amianto e materiali radioattivi che si disperderanno in Val di Susa per 20 anni di cantiere; si interrogano le popolazioni locali – in maggioranza competenti e, chissà perchè, contrarie a questa follia –; e, se non basta ancora, si interpellano grandi esperti di opere pubbliche come Marco Ponti o Angelo Tartaglia; infine si scrive qualcosa di vagamente attendibile. E’ faticoso, ma ce la si può fare.

La legge Sederino (Marco Travaglio 12-3-2015)

travaglio-e-il-terremoto-a-torinoCi risiamo. La sentenza della Cassazione che conferma quella d’appello e assolve definitivamente B. nel processo Ruby dalle accuse di concussione e prostituzione minorile ha scatenato il solito diluvio di cazzate, riassumibili nei titoli degli house organ al seguito: “Il bunga-bunga era una bufala” (Il Giornale), “Silvio assolto, ora chi paga?” (Libero), “Un assurdo processo politico” (Il Foglio). Non si accontentano che il padrone l’abbia fatta franca grazie alla legge Severino, o Sederino visto che glielo restituisce bello lindo, roseo e levigato come il culetto di un bambino (la frode fiscale è già passata in cavalleria). Non accendono un cero a Santa Paola. Pretendono pure di farci passare tutti per fessi, forse perché cercano compagnia.

Incredibilmente si associa al coro una persona solitamente seria come Michele Emiliano, ex pm, ex sindaco di Bari, ora leader Pd in Puglia e candidato a governatore, che invita addirittura la Boccassini a “scusarsi con B.”. Roba da matti.

1) Chi paga? Se la domanda riguarda i costi dell’indagine, quella della Procura di Milano sul gigantesco sistema prostitutivo nella villa di Arcore, accertato e confermato dalle condanne in primo grado e in appello per Mora, Minetti e Fede nel processo Ruby-bis, è costata meno di qualunque altra su fatti simili: 65 mila euro (di cui 26 mila per le intercettazioni, come scrive Luigi Ferrarella sul Corriere). Se invece la domanda riguarda il prezzo pagato da B. in termini di discredito (per lui e per l’Italia governata da lui) e di voti persi, chi è causa del suo mal pianga se stesso: se B. non si fosse riempito la casa di mignotte, di cui alcune minorenni, e se poi non avesse telefonato in Questura, abusando del suo potere, per far rilasciare Ruby nelle mani della Minetti e della “collega” Michelle Conceicao per evitare che parlasse, non sarebbe mai stato processato.

2) Assurdo processo politico? Uno dei due reati contestati, la prostituzione minorile, è frutto di due leggi fatte dalle sue ministre Prestigiacomo e Carfagna per inasprire le pene contro gli sporcaccioni che vanno con le ragazzine. I pm, scoperta la presenza di almeno una minorenne ad Arcore, erano obbligati ad applicarla. Idem per il reato di concussione. Il 27-5-2010, quando B. chiamò il capo di gabinetto della Questura di Milano, Piero Ostuni, l’articolo 317 del Codice penale puniva da 4 a 12 anni “il pubblico ufficiale… che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità”.

554È proprio quel che fece il premier B. Che, da pubblico ufficiale, costrinse o indusse Ostuni a dargli indebitamente l’utilità di rilasciare subito Ruby, fermata per furto, contro il parere del pm minorile e contro la prassi ordinaria, prima che parlasse dei festini di Arcore. Quindi quella telefonata era reato (concussione per costrizione o per induzione) quando fu fatta, quando la Procura aprì l’indagine, quando B. fu rinviato a giudizio e quando iniziò il processo. Poi, il 6 novembre 2012, il Parlamento di cui B. era il leader di maggioranza nel governo Monti approvò la legge Severino che spacchettava la concussione: quella per costrizione (violenza o minaccia) restava tale e quale; quella per induzione diventava un reato minore (induzione a dare o promettere denaro o altra utilità), con pene più basse e prescrizione più breve, ma soprattutto impossibile da dimostrare, perché richiede non solo un “indebito vantaggio” per l’induttore (l’ex concussore, cioè B.), ma anche per l’indotto (l’ex concusso, allora vittima e ora complice nel nuovo delitto, cioè Ostuni). Il vantaggio per B. è noto: se Ruby fosse rimasta in Questura quella notte, avrebbe potuto svelare ciò che i pm scoprirono qualche mese dopo. Il vantaggio per Ostuni è nullo: ha obbedito al premier per servilismo, piaggeria, quieto vivere. Quindi ciò che prima era reato, ora non lo è più. Il Tribunale aggirò l’ostacolo condannando B. per concussione per costrizione: per i primi giudici, la pressione esercitata dal premier su Ostuni era irresistibile. La Corte d’appello, confermati l’altroieri dalla Cassazione, ha invece considerato quelle telefonate resistibili, dunque rientranti nel nuovo reato di induzione. E qui hanno dovuto assolvere B.: perché, nonostante il pacifico “abuso della sua qualifica per scopi personali”, Ostuni non ricavò dal suo cedimento alcun vantaggio indebito. È sparito il reato, per legge: ma i fatti restano.

3) A Sallusti che titola “Il bunga-bunga era una bufala” ha già risposto l’avvocato Franco Coppi, difensore di B.: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione compensati, anche per Ruby”. Quindi, di grazia, di che dovrebbe scusarsi la Boccassini? Di aver applicato la legge senza prevedere che gliel’avrebbero cambiata sotto il naso col voto determinante dell’imputato e dei suoi cari? O di aver sospettato che B. sapesse che Ruby era minorenne? Fermo restando che, in mancanza di prove schiaccianti, è anche legittimo pensare il contrario, resta insuperata e insuperabile una domanda: visto che l’istituto dell’affidamento è riservato ai minori, perché mai B. si scomodò dal vertice internazionale di Parigi a telefonare in Questura per far affidare Ruby alla Minetti, se pensava che Ruby fosse maggiorenne? Ciò detto, massima solidarietà ai servi di B., costretti a sostenere qualunque balla e a passare per fessi pur di conservare il posto e lo stipendio, finché dura. “Ognuno – diceva Totò – ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera”.

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio 19_01_2015)

totò mi facci il piacereGioco di squadra . “Voglio ringraziare i servizi di intelligence, l’unità di crisi della Farnesina e tutte le autorità che hanno portato a un risultato importantissimo con un gioco di squadra” (Paolo Gentiloni, Pd, ministro degli Esteri, Pd, alla Camera sulla liberazione delle cooperanti Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, 16-1). Uno contava i soldi, l’altro li fascettava, l’altro li portava.
Il giorno della Liberazione. “Napolitano: sono contento di tornare a casa” (la Repubblica, 14-1). Sapessi noi.
Andamento lento. “Renzi: in Europa qualcosa si muove” (Corriere della Sera,14-1). Non t’eccitare, Matteo: è il rigor mortis.
Levàtele il vino. “Ho presentato un’interrogazione sul Prosecco, eccellenza vera di questa terra” (Alessandra Moretti, Pd, candidata a governatore del Veneto, 9-1). Pronta la risposta del governo: “È un vino bianco”.
Dovere di cronaca. “C’era anche Briciola all’addio di Giorgio Napolitano nel cortile d’onore del Quirinale. La mascotte della fanfara del Reggimento a cavallo dei Carabinieri, una simpatica cagnolina trovatella, si è fatta notare nella cerimonia di uscita del presidente. Briciola girava infatti con discrezione nel cortile d’onore con una vistosa pettorina rossa con il simbolo dell’Arma” (Ansa, 14-1). Agenzia Sticazzi.
Je suis Angelinò. “Anche Roma alza l’allerta: ‘Attivate cellule dormienti’” (il Giornale, 11-1). Poi il cessato allarme: era il cervello di Alfano.
Je suis Obi-Wan Kenobì. “Nelle parole di Napolitano la cautela diventa forza” (La Stampa, 12-1). Che la forza sia con te.
Je suis San Francescò. “Nella visione di Napolitano i conflitti interni si superano guardando a tutto il mondo” (La Stampa, 13-1). Dovevate vederlo, mentre parlava agli uccelli e al lupo di Gubbio.
Je suis Lorenzin. “Sul fumo nei film nessun divieto, ma ai registi dico: siate responsabili” (Beatrice Lorenzin, Ncd, ministro della Salute, la Repubblica, 16-1). Massimo una sigaretta, possibilmente bucata.
Je suis Arsène Lupin. “Ecco il numero di Charlie con le vignette sulla strage” (il Giornale, 14-1). In segno di lutto, Sallusti ruba le vignette agli amici dei morti ammazzati.
Je suis écervelé. “Vanessa e Greta sesso consenziente con i guerriglieri. E noi paghiamo!” (Maurizio Gasparri, Twitter, 18-1). E dire che lui dovrebbe saperlo che vuol dire “consenziente”.

Fuori pericolo. “Allarme di 400 scienziati: ‘L’intelligenza artificiale può distruggere l’uomo’” (la Repubblica, 14-1). Molto meglio l’idiozia naturale.
Je suis Sherlock Holmes. “Misure speciali per nemici speciali: ARRESTIAMOLI” (Panorama, copertina sulle stragi di Parigi, 21-1). Idea originale, nessuno ci aveva mai pensato prima.
Je suis Clouseau. “Non bisogna affidare ai giudici la lotta a Isis e Al Qaeda” (Davide Giacalone, Libero, 14-1). Ci pensi tu?
Je suis théologien. “Nel Vangelo è scritto che le donne sono inferiori e che debbono portare il velo. Dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi...” (F.F., Libero, 16-1). Quindi, per capirci: è scritto nel Vangelo o nella lettera ai Corinzi?
Si fa presto a dire Ferrara. “Dio non è come Allah: alcuni dei suoi seguaci teorizzano la violenza” (Luigi Negri, vescovo ciellino di Ferrara, il Giornale, 10-1). Nel senso: vescovo di Giuliano Ferrara.
Fuoco amico. “Guai a cedere alla tentazione dell’harem” (Paolo Granzotto, il Giornale, 11-1). Povero B., gli rema contro pure il suo Giornale .
Divino Amore/1. “E poi c’è la vecchina, 89 anni, ossa fragili ma scorza che pare di quercia: ‘Orfana giovanissima, lavoro da quando avevo 16 anni; dalle 5 del mattino alle 9 di sera. Anche adesso vado ad aiutare un’anziana, poverina: le faccio la spesa. Ho sulle spalle ho figlio e un nipote, entrambi disoccupati. La mia pensione? 585 euro’. Commovente. E il Cavaliere prende il microfono: ‘Propongo una sottoscrizione per aiutare la signora. Comincio io con 20mila euro’. Applausi scroscianti e diluvio di selfie, al coro di ‘Sil-vio! Sil-vio!’” (il Giornale sul comizio di Berlusconi al santuario romano del Divino Amore, 15-1). Slurp.
Divino Amore/2. “Ora Bersani rilancia Prodi: ‘Ma non certo per bruciarlo’” (La Stampa, 9-1). Meglio sparargli: è più sicuro.
Malattie. “Bertolaso smentisce i rumors: ‘Niente politica (con Forza Italia, ndr), mi occupo di Ebola” (il Giornale, 13-1). Che, come virus, è un po’ meno letale.
Itterizia. “Gli esuli: ‘Fidel è morto’, ma all’Avana è giallo” (il Giornale, 10-1). Problemi al fegato?
Che due marò. “Marò, l’accusa della Nia (l’Agenzia investigativa indiana, ndr): ‘Fu vero e proprio omicidio’” (La Stampa, 10-1). Pare infatti che, per i due pescatori indiani ammazzati a fucilate, si sia trattato di vera e propria morte.
Grande grande grande. “Grande personalità per il Colle” (Matteo Renzi, presidente del Consiglio, La Stampa, 14-1). Quindi la importiamo dall’estero?
Il parco delle rimostranze. “Domenica scorsa indicai come eventuali candidati accettabili per il Quirinale alcune personalità che rappresentano ciascuna a suo modo un alto livello di qualità. M’accorsi il giorno dopo che ne avevo dimenticata una: quella di Giuliano Amato. Lo faccio ora, anche perchè non ho avuto da lui alcuna rimostranza” (Eugenio Scalfari, la Repubblica, 11-1). Uahahahahahahahah.
Largo ai giovani. “Anche Eugenio Scalfari è una persona all’altezza per il Colle” (Roberto Vecchioni, la Repubblica, 16-1). Sarebbe perfetto: ha appena un anno più di Napolitano.

I due Caimani – Marco Travaglio 24.07.2014

e345Chi pensava di essersi liberato di B. – sono vent’anni, da quando Bossi rovesciò il suo primo governo, che ogni tanto qualcuno salta su a darlo per morto – sarà sorpreso nell’apprendere che non solo B. è vivo e lotta insieme a noi, anzi a loro. Ma si è addirittura sdoppiato. Da ieri non c’è più un solo Caimano: ce ne sono due. Date un’occhiata ai giornali e ai telegiornali, che parlano del suo ruolo centrale nella riforma del Senato nelle prime pagine e delle rivelazioni di Emilio Fede sulla sua mafiosità nelle ultime, e dite se non è così. Finora la stampa di regime si regolava dividendo B. in due: dalla cintola in su il politico, lo statista, insomma il padre costituente; dalla cintola in giù il pregiudicato, il plurimputato, l’amico dei mafiosi, il piduista, il puttaniere (dalla cintola in giù, appunto), insomma il padre prostituente. Bastava aggiungere che “un conto sono i processi, un altro le riforme” e che “bisogna separare la giustizia dalla politica” e il gioco era fatto: a saperlo prima, Vito Ciancimino sarebbe diventato presidente della Repubblica, ma purtroppo per lui non ci aveva pensato, o forse era nato nell’epoca sbagliata.

Dall’altroieri però tutto è cambiato. E dal Berlusconi dimezzato siamo passati al Berlusconi raddoppiato. Ora sono due soggetti a se stanti, che vivono vite parallele ma separate, sia pure con la stessa faccia, la stessa statura, lo stesso fard, la stessa asfaltatura, gli stessi tacchi, gli stessi soldi, la stessa fidanzata. L’annuncio l’ha dato, con la dovuta solennità, Giorgio Napolitano comunicando ai giornalisti, al governo e al Parlamento che urge una bella “riforma della giustizia condivisa” con l’“interlocutore significativo”. Tra i vari soprannomi che hanno accompagnato la carriera criminal-imprenditorial-politica di B. , mancava giusto questo. Sbaglia Emilio Fede a definirlo “soldi mafia mafia soldi”. E sbagliava il suo legale Niccolò Ghedini a immortalarlo come “utilizzatore finale” di mignotte. Il termine giusto da usare è “interlocutore significativo”. Che tra l’altro è un soprannome multiuso, evergreen, per tutte le stagioni, i gusti, i palati e anche gli stomaci: uno può essere interlocutore significativo di Mangano, ma pure di Ruby o della D’Addario, ma pure di Renzi e Napolitano. La stampa, come in ogni regime che si rispetti, ha subito preso buona nota del supermonito presidenziale e ha prontamente obbedito.

schermata267Il più raffinato è il Corriere della Sera . Pagina 1: “Spinta di Napolitano per le riforme”. Pagina 16, in basso a sinistra: “Fede intercettato: ‘Berlusconi, Dell’Utri sa e mangia’”. Non una parola, nei titoli, sul concetto di “mafia” o di “Mangano”, altrimenti poi nei lettori sorge il sospetto che questo Berlusconi sia lo stesso che riforma il Senato e prossimamente la Giustizia. Il Giornale : “Lo dice persino Napolitano: la riforma della giustizia va fatta. Il capo dello Stato plaude al Cavaliere per le frasi sulla ‘magistratura equilibrata e rigorosa’” (quella che l’ha assolto). Nemmeno una riga sulle parole di Fede, se no magari qualche lettore si domanda se questo Fede sia una toga rossa, un giornalista del Fatto, oppure quello del Tg4. I tg, a parte Mentana su La7, sopiscono e troncano, ma soprattutto tengono a debita distanza il B. riformatore dal B. mafiatore. Tutti poi insistono sulle frasi rubate a Fede dal suo personal trainer (conversazioni dove uno può benissimo straparlare o millantare) e sorvolano sull’interrogatorio di Fede dinanzi ai pm di Palermo (dove il giornalista, sotto giuramento, prim’ancora che gli vengano contestate le sue chiacchiere con l’allenatore, mette a verbale di aver visto e sentito B., già in politica, raccomandare a Dell’Utri di aiutare economicamente Mangano e la sua famiglia. Una testimonianza importantissima – ben più delle bobine – sul fatto che la trattativa Stato-mafia non s’è mai interrotta, neppure dopo l’ultimo e definitivo arresto di Mangano nel ’95 e nemmeno dopo la sua morte nel 2000. Ecco: questo non si deve assolutamente sapere. Se no poi, dopo lo sdoppiamento dei Berlusconi, tocca pure separare il papello dalla nuova Costituzione.

I nipoti di Mubarak – Marco Travaglio 20.07.2014

2012 International Book Fair of TorinoA leggere i giornali e a vedere i telegiornali che commentano la sentenza su Berlusconi nel processo Ruby, si direbbe che sia la prima volta che un collegio di giudici milanesi assolve l’ex Cavaliere. Si direbbe anche che la Procura s’è inventata le decine di prostitute, minorenni e non, che entravano e uscivano dalle sue varie dimore; e soprattutto le sue telefonate notturne dal vertice internazionale di Parigi al capo di gabinetto della Questura, Pietro Ostuni, perché facesse rilasciare la minorenne fermata per furto (con la quale aveva una relazione e che trascorreva diverse notti ad Arcore) nelle mani di Nicole Minetti e della collega Michelle Conceicao, contro il parere della pm Annamaria Fiorillo.

E si direbbe ancora che il 30 dicembre 2012 il Pd e il Pdl non abbiano modificato, con la legge Severino comicamente detta “anticorruzione”, il reato di concussione per induzione di cui casualmente dovevano rispondere sia il leader Pdl sia Filippo Penati, braccio destro del segretario Pd Pier Luigi Bersani. Ascoltando e leggendo poi vari commentatori, fra i quali spicca il sempre più autorevole e lucido Giuliano Ferrara, si direbbe pure che la sentenza Ruby non riguardasse solo il caso Ruby (per la parte contestata a B.), ma tutte le accuse passate presenti future mosse dai magistrati non solo al Caimano, ma anche a tutti i politici e i potenti imputati di ogni specie e colore, vivi e morti, compresi quelli già condannati con sentenza definitiva, inclusi quelli di Tangentopoli.

Un’assoluzione plenaria, urbi et orbi , che “chiude un’epoca”, anzi la “guerra dei vent’anni”, ragion per cui “nulla sarà più come prima”. E, sottinteso, il Padre Prostituente finalmente riabilitato e ormai lindo come giglio di campo può riformare la Costituzione repubblicana con l’inseparabile Matteo, idolo di tutti i poteri, e dunque
di tutte le tv e i giornali di destra e sinistra.

Tutte queste panzane vengono dette e scritte dagli operatori della cosiddetta “informazione” con un empito mistico a metà fra il sollievo e la rivincita, che la dice lunga sull’asservimento delle classi giornalistiche e intellettuali italiote alla greppia dei poteri che, in teoria, dovrebbero controllare. C’è anche chi si pente di aver raccontato fatti veri (che la sentenza dell’altroieri non può certo negare) e si duole amaramente di aver “esagerato” nell’informare troppo i cittadini sugli scandali del Palazzo, suscitando addirittura il sospetto – in Italia e all’estero – che B. fosse un puttaniere che abusava del suo potere e, in definitiva, non sia il galantuomo a tutti ben noto.

Le sentenze che documentano le amicizie mafiose, i soldi a Cosa Nostra in cambio di “protezione”, l’appartenenza alla loggia eversiva P2 e la relativa falsa testimonianza amnistiata, i 23 miliardi di lire in nero a Craxi, le sentenze e i giudici comprati tramite Previti, lo scippo della Mondadori a De Benedetti (ora suo partner in una società pubblicitaria sul web), le tangenti ai politici tramite Letta, Brancher & C., le mazzette alla Guardia di Finanza tramite Sciascia, la compravendita di De Gregorio e altri senatori, i fondi neri per migliaia di miliardi prescritti, i falsi in bilancio commessi e poi depenalizzati da lui medesimo, la corruzione del testimone Mills, la frode fiscale di 360 milioni di dollari coperta da prescrizione a parte i 7,2 milioni di euro costatigli la condanna definitiva e le conseguenti interdizione dai pubblici uffici e detenzione ai servizi sociali, tutte le leggi vergogna per farla franca, non contano. Siccome è cambiata la legge sulla concussione per induzione e Ostuni non ha avuto vantaggi indebiti dalla sua servile obbedienza, dunque “il fatto non sussiste” (più), e siccome non è provato che conoscesse la minore età di Ruby con cui faceva sesso a pagamento, dunque “il fatto non costituisce reato”, allora è condonato anche tutto il resto. Forse Ruby non è la nipote di Mubarak: ma è certo che lo sono i tre quarti dei giornalisti italiani. Cogliamo fior da fiore.

giornali
LIBERO. “La puttanata è il processo”, titola Libero e domanda: “Chi paga ora per le intercettazioni, i costi, le ragazze alla sbarra, la caduta del governo?”. “Quella che mi accingo a raccontare – scrive Maurizio Belpietro, quello dell’attentato fantasma – è la fine di un processo che non doveva iniziare”. Ogni parola, una balla. Il processo doveva iniziare perché in Italia l’azione penale è obbligatoria in presenza di notizie di reato, e qui di notizie di reato ce n’erano a bizzeffe: il giro di prostituzione, la minorenne coinvolta, l’abuso di potere di un premier che tratta la Questura come lo zerbino di casa sua, i soldi pagati a decine di testimoni che raccontano frottole. Le ragazze alla sbarra ci sono e ci restano anche dopo questa sentenza, perché mentire ai giudici è un reato, e pure pagare testimoni perché mentano. Così come restano alla sbarra Fede, Minetti e Mora per aver organizzato quel giro di escort: si chiama favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione, che prescinde dall’età delle ragazze. Lo dicono – volete ridere? – due leggi severissime (non Severino, ma Prestigiacomo 2006 e Carfagna 2008) del governo Berlusconi. Quanto alla caduta del governo, non c’entra nulla con Ruby: sia che sia stato vittima di una congiura mondiale avviata nella primavera-estate 2011, come sostengono i berluscones, sia che sia caduto per il semplice venir meno della sua maggioranza nell’autunno, il terzo e ultimo governo B. cadde per motivi economico-finanziari e per le risse interne fra il premier e Brunetta da una parte e Tremonti dall’altra: non certo per Ruby. Anche perché il quadro emerso da quel processo è identico a quello già affiorato con i casi Noemi, D’Addario e Tarantini l’anno precedente. Strepitoso, sempre su Libero, il pezzo di tal Borgonovo sui “manettari” e “rosiconi”, “da Lerner a Travaglio”, che “avevano già emesso la sentenza per ideologia e invocavano la gogna per Silvio”. Che strano: solo l’altro giorno, quando il Fatto pubblicò l’articolo di Marco Lillo sui punti deboli della sentenza di primo grado alla luce della legge Severino sulla concussione, Libero aveva iscritto “il giornale di Travaglio” fra gli insospettabili “innocentisti”. Ora dice che siamo “scornati dall’assoluzione”. Padre, perdona loro perché non sanno mai quello che scrivono.

IL GIORNALE. Con l’autorevolezza e l’imparzialità tipiche degli impiegati dell’imputato, i giornalisti de Il Giornale vorrebbero che qualcuno “paghi” e addirittura “chieda scusa” al principale. Alessandro Sallusti ringrazia Renzi per “aver tenuto aperta la porta al condannato” (sono soddisfazioni). E scatena i suoi segugi a caccia dei “mandanti ed esecutori” del “colpo di Stato”. Non lo sfiora neppure l’idea che il mandante e l’esecutore sia B. stesso: se non si fosse riempito la casa di mignotte di cui ignorava persino il nome, la nazionalità e l’età, e se non avesse chiamato la Questura, nessuno si sarebbe sognato di processarlo. Impagabile il pezzo di Stefano Zurlo su Merkel e Sarkozy che “ridevano sulle nostre disgrazie”: duole comunicargli che i due avrebbero riso lo stesso anche senza il processo Ruby. Infatti ridevano alla domanda di un giornalista (straniero, ovviamente) sull’eventuale capacità del governo B. di portare l’Italia fuori dalla crisi, non sul bungabunga.

LA STAMPA. Mentre Massimo Gramellini ricorda giustamente che un presidente americano si sarebbe dimesso per molto meno di ciò che ha fatto B. nel caso Ruby, a prescindere dalla rilevanza penale delle sue condotte, il quotidiano della Fiat annuncia comicamente: “È finita la guerra dei vent’anni”. Dimenticando che con i giudici di Milano, diversamente che con i pm, B. si era sempre trovato benissimo, incassando raffiche di prescrizioni grazie a generosissime e seriali attenuanti generiche e alcune memorabili assoluzioni. Un gip riuscì persino a sostenere che meritava attenuanti e prescrizione per la corruzione del giudice Metta in cambio della sentenza Mondadori in virtù delle sue “attuali condizioni di vita personali e sociali”, cioè del fatto che era presidente del Consiglio, dunque illibato per definizione; dopodiché la Corte d’appello (e la Cassazione) confermarono che Previti andava rinviato a giudizio e condannato, mentre il suo mandante-finanziatore B. no. Un’altra volta il Tribunale e la Corte d’appello lo assolsero per il caso Sme-Ariosto, anche se i soldi a Previti, per il bonifico diretto al giudice Squillante di 434.404 dollari del 1991 estero su estero, li aveva girati lui. Motivo dell’assoluzione: B. è troppo furbo per corrompere un giudice via bonifico (lasciando tracce), anziché cash (senza lasciarne). E pazienza se le contabili bancarie svizzere documentavano il doppio bonifico B.-Previti-Squillante (lasciando tracce). Quale sarebbe dunque la “guerra dei vent’anni” che i giudici milanesi, quasi sempre così ben disposti con lui, avrebbero ingaggiato col Caimano? Mistero. Ma, pur di lubrificare le larghe intese, questo e altro.

REPUBBLICA. Il quotidiano che più si appassionò per la Bungabunga Story , con copertura decisamente superiore a quella riservata a vicende ben più gravi come le frodi fiscali Mediaset o il processo Dell’Utri, per non parlare della trattativa Stato-mafia, titola sulla “rivincita di Berlusconi” e relega in poche righe quella che potrebbe essere la chiave della sentenza: la modifica del reato, frutto dell’oscena legge Severino che pure Repubblica con Liana Milella e Massimo Giannini fu in prima fila a denunciare, insieme al Fatto e a pochi altri (tipo Antonio Di Pietro, che lanciò inascoltato l’allarme in Parlamento e anche per questo fu radiato dal centrosinistra: disturbava le larghe intese). Ezio Mauro scrive un editoriale esemplare, in cui ricorda l’ossessione berlusconiana di seppellire con abusi di potere, bugie e depistaggi i fatti oggetto del processo, che meglio di tutti sapeva essere veri, verissimi. Poi però sul finale, con una strana virata, anziché domandare a Renzi che ci faccia con un simile partner ricostituente con quella “storia giudiziaria complicata e pesante” sul groppone, mette in guardia B. dal “far saltare il tavolo delle riforme” con un “ricatto istituzionale per scambiare riforme costituzionali con salvacondotti privati”. Ora, l’assoluzione sul caso Ruby assicura a B. un futuro radioso (i processi di Napoli e Bari e il Ruby ter sono ben lontani dalla dirittura d’arrivo), di assoluta libertà non appena finirà il servizio sociale a Cesano Boscone. Dunque, perché mai B. dovrebbe far saltare le riforme se non gli danno una Grazia che non gli possono dare (ha processi in corso) e che per i prossimi anni non gli serve proprio? Il problema, semmai, è come si faccia a riscrivere la Costituzione con un simile figuro, per giunta con riforme autoritarie ed eversive come il Senato dei nominati in aggiunta alla Camera dei nominati. Ciò che Mauro teme (il tavolo delle riforme che salta) e ciò che noi speriamo. E cioè che, per l’eterogenesi dei fini già verificatasi nel 1998 con l’altra riforma-porcata della Bicamerale, B. mandi tutto all’aria e salvi un’altra volta la Costituzione. A sua insaputa.

CORRIERE DELLA SERA. Dulcis in fundo , ecco Pigi Battista inerpicarsi un’altra volta nel terreno per lui proibitivo del diritto penale. E dire che lo ricordiamo nel 2011 ad Annozero in versione quasi presentabile, quando riconobbe che nel caso Ruby la Procura e i suoi soliti “teoremi” c’entravano poco: perché B. aveva fatto tutto da sé, tenendo un comportamento non consono a uno statista e abusando del suo potere con le telefonate alla Questura. Pareva addirittura in grado, il Battista, di distinguere i reati (tutti da provare) dai fatti (tutti già straprovati). E di giudicarli di conseguenza, senz’attendere il verdetto dei giudici. Niente paura: era solo un’impressione momentanea. Ieri è tornato il Battista di sempre. Prima il solito delirio su chi avrebbe “mischiato vicende giudiziarie e vicende politiche” e “fatto il tifo per una sentenza che liquidasse l’avversario”: ma chi sarebbero, costoro, di grazia? I pidini dell’era D’Alema, che tentarono di riscrivere la Costituzione con B. già 17 anni fa? O quelli dell’era Bersani che votarono la Severino salvando capra e cavoli, anzi Penati e Caimano? O quelli dell’era Renzi, che tifavano per l’assoluzione come nemmeno per la Nazionale ai Mondiali? Oppure qualche terzinternazionalista nascosto in qualche catacomba? Mistero. Ma ecco la conclusione battistiana: “Resta finalmente un dibattito politico che si libera dal peso di un incubo giudiziario: il percorso delle riforme istituzionali può procedere speditamente”. Ma certo, e a pie’ fermo. “Così come i servizi sociali a Cesano Boscone non avrebbero dovuto pesare sulle dinamiche politico-parlamentari (mettendo invece irresponsabilmente in crisi il governo Letta), anche questa sentenza può contribuire a sancire la definitiva separazione tra la storia politica e quella giudiziaria in un Paese che nella guerra totale tra politica e magistratura ha conosciuto la sua maledizione”. Ecco: la maledizione non sono i politici che rubano, frodano, mafiano; ma i giudici che li processano, anzi fanno la “guerra”. E se poi qualcuno finisce al gabbio, mi raccomando: separiamo la sua vicenda giudiziaria dal suo ruolo politico e procediamo speditamente a riscrivere la Costituzione con lui. Non solo con B. Ma, già che ci siamo, anche con Dell’Utri. E, perché no, con il suo vicino di cella nel carcere di Parma: Totò Riina. Nell’ora d’aria ha un sacco di tempo libero.

IL FOGLIO. Titolo di Giuliano Ferrara: “Eravamo tutti puttane”. Per una volta siamo completamente d’accordo con lui. Salvo su quell’eccesso di modestia: come sarebbe a dire “eravamo”?

Esposto contro i direttori responsabili de “La Repubblica”, “La Stampa”, “Libero”, “Il Giornale”.

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Con i deputati M5S della Commissione Affari Esteri Manlio Di Stefano, Carlo Sibilia, Marta Grande, Emanuele Scagliusi e a Davide Crippa della Commissione Attività produttive, abbiamo presentato un esposto all’Ordine dei Giornalisti nei confronti di Ezio Mauro, direttore de “La Repubblica”, Maurizio Belpietro, direttore di “Libero”, Mario Calabresi, direttore “La Stampa” e Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”.

Questi quotidiani non hanno pubblicato nulla riguardo all’iscrizione dell’ENI nel registro degli indagati per corruzione internazionale (http://goo.gl/uQZQRS).

Riteniamo che questa notizia fosse (lo è ancora) di pubblico interesse e che il comportamento omissivo dei direttori in questione sia in contrasto con i principi deontologici della professione giornalistica.

ENI S.p.A., la più grande azienda italiana, è quotata in borsa e inoltre è una società partecipata dallo Stato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene il 4,34 % di azioni e Cassa depositi e Prestiti S.p.A. (a sua volta controllata dal MEF con una partecipazione del 80,1 %) ne detiene il 25,76 %.

I giornalisti godono, giustamente, di diritti particolari ma, data la funzione pubblica del loro fondamentale lavoro, hanno anche dei doveri. Esiste infatti una “Carta dei doveri del Giornalista”, sottoscritta dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa l’8 luglio 1993, che contiene principi la cui violazione può comportare sanzioni disciplinari. La “Carta” dice che “il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile”.

Io non vorrei mai che i milioni di euro “investiti” da ENI in pubblicità in tutti i principali quotidiani (Libero ha ottenuto sponsorizzazioni da ENI utilizzando la società concessionaria di pubblicità “Visibilia” riconducibile alla deputata Santanche’, compagna del direttore Sallusti, anche grazie a Luigi Bisignani, sotto indagine assieme all’ENI nell’inchiesta in questione http://goo.gl/UsZ5B8) o il fatto che ENI controlli l’agenzia di stampa AGI possa ledere il diritto, di noi cittadini, di essere informati in modo corretto su questioni di pubblico interesse.

Ricordo che l’Italia dal punto di vista dell’informazione è un paese “semi-libero” e che un cittadino informato è un cittadino sovrano. A riveder le stelle! (Alessandro Di Battista)

#matteononstarsereno – M. Travaglio 09.07.2014

travaglio-marcodi Marco Travaglio

Repubblica: “Svolta sulle riforme, sì di M5S al Pd. Renzi: vicini a un risultato storico”. Il Foglio: “Grillo chi? Umiliato da Renzi, prende a testate il muro della propria irrilevanza”. Il Giornale: “Grillo si piega al Pd sulle riforme”. L’ Unità, fotocopia del Giornale: “I grillini piegano Grillo”.

Uno legge gli house organ del Pd & Forza Italia e dice: la premiata ditta Renzusconi ce l’ha fatta, anche Grillo s’è arreso, i dissidenti seguiranno. Il Patto del Nazareno, momentaneamente trasferito a Cesano Boscone, regge. Con la benedizione di Re Giorgio che, mentre precisava di non voler entrare nel merito, entra per l’ennesima volta nel merito della controriforma del Senato, uscendo dai suoi binari costituzionali e dal dovere di garante della Costituzione (quella del 1948, non un’altra).

Dunque avremo una bella Camera di nominati per l’eternità e un bel Senato di sindaci e consiglieri regionali per l’immunità. Con tutto quel che ne consegue. Lunga vita ai padri ricostituenti Boschi & Verdini, sono soddisfazioni.

Poi uno legge il documento scritto dei 5Stelle e scopre che gli house organ non si accontentano più di rilanciare le balle del premier e del suo alleato-detenuto: modificano direttamente la realtà per farla collimare con i desideri dei due padroni.

Alle 10 domande del Pd, i 5Stelle hanno risposto con altrettanti Sì, seguiti però da brevi testi piuttosto comprensibili, a prova di giornalista da riporto. Che significano: “sì, ma a condizione che”, e spesso la condizione equivale a un no: infatti, su tutte le questioni dirimenti dell’Italicum e del nuovo Senato, vanno nella direzione opposta al Patto R&B. Vien da domandarsi che testo abbia letto Claudio Tito di Repubblica quando scrive enfatico che ora Renzi può “modificare la Costituzione e contestualmente la legge elettorale con una maggioranza ampia e trasversale” che “mette insieme la coalizione del governo con le due principali opposizioni: FI e M5S”,“nuovo arco costituzionale dell’eventuale Terza Repubblica” che condanna all’irrilevanza “la dissidenza interna al Pd”, ridotta “a battaglia di testimonianza”, “incapace sia di modificare l’impianto costituzionale, sia di minacciare la vita del governo”.

Vediamoli, allora, questi 10 Sì.

1-2)Italicum: Pd e FI vogliono il ballottaggio tra le due coalizioni più votate, poi chi vince prende il 55% dei deputati; M5S accetta il ballottaggio, ma fra i due partiti più votati, poi chi vince prende il 52% dei deputati. Pd e FI insistono sulle liste bloccate tipo Porcellum; M5S vuole la preferenza.

3) Pd e FI vogliono collegi più piccoli, M5S è disponibile.

4) Il Pd vuole far verificare preventivamente la legge elettorale alla Consulta; M5S pure, anche se osserva che Renzi ha detto il contrario.

5) Pd e FI vogliono ridurre i poteri delle Regioni modificando il titolo V della Costituzione; M5S anche, ma fa notare che il nuovo titolo V è un casino che causerà conflitti fra Stato e Regioni.

6) Il Pd vuole ridurre l’indennità dei consiglieri regionali, M5S l’ha già fatto per i suoi restituendo il surplus.

7)Pd e FI vogliono abolire il Cnel; M5S pure, anzi vorrebbe farlo subito, con uno stralcio ad hoc.

8-9)Senato: Pd e FI vogliono un Senato non elettivo senza potere legislativo, formato da sindaci e consiglieri regionali che fanno i senatori part-time; M5S vuole i senatori eletti direttamente dai cittadini, full-time, con funzioni anche legislative (diverse dalla Camera), dimezzando le indennità di deputati e senatori.

10)Pd e FI vogliono mantenere l’autorizzazione a procedere per intercettare, arrestare e perquisire senatori e deputati; M5S vuole abolirla, lasciando solo l’insindacabilità per opinioni e voti. Riassumendo: a parte il Cnel, i collegi e altre quisquilie, il progetto Pd-FI è incompatibile col progetto M5S.

Ora tocca a Renzi e al Pd rispondere a una sola domanda semplice semplice: perseverate nella doppia porcata con il frodatore pregiudicato, o preferite una buona riforma elettorale e costituzionale con M5S, Sel, dissidenti Pd e FI e milioni di elettori? Risposta scritta, please.

TUTTE LE PUTTANATE DI SALLUSTI

Senzanome

LA VERITÀ:

Ma mi faccia il piacere – L’editoriale di M. Travaglio 26 Agosto 2013

schermata132Sante parole . “Uno che viene colto con le mani nel sacco e che subisce una condanna definitiva in cui si dimostra che lui è stato evasore del fisco, io credo che abbia il buon gusto di mettersi da parte” (Silvio Berlusconi, intervistato da Michele Santoro a Temporeale, Rai3, 13-4-1995).
Coincidenze.“‘Controcorrente’ sarà il titolo di un grande evento che si terrà a Sanremo dal 6 all’11 settembre quando porteremo sul palco del teatro del Casinò il meglio dei pensatori,degli intellettuali e dei politici dell’area moderata e liberale per rilanciare idee e progetti” (Alessandro Sallusti, il Giornale , 10-8). “A Sanremo il festival dei delinquenti” (Libero, 11-8).
Ed è subito Pera. “Vedo che alcuni ministri Pdl stanno iniziando a pensare che l’interesse del Paese non coincide con quello del Cavaliere” (Marcello Pera, ex presidente Pdl del Senato, La Stampa, 18-8). Però, che riflessi pronti.
Papa Piero I. “Il Papa e i presidenti di Camera e Senato sono stati nominati quasi contemporaneamente e sono apparsi subito tutti e tre dei simboli di cambiamento” (Piero Grasso, presidente del Senato, 21-8). Ma va a ciapa’ i ratt.
Clamoroso al Cibali. “Dal Pd nessuna concessione a Silvio: ‘Non siamo noi a doverlo salvare’” (la Repubblica, 21-8). Ah sì, e da quando?
Sono soddisfazioni. “Berlusconi sarà leader dagli arresti e ci farà prendere un sacco di voti” (Antonio Martino, La Stampa, 21-8). “Silvio, se va in cella, alle urne farà il pienone”(Marco Pannella, Corriere della sera, 24-8). Viva il sovraffollamento carcerario.
Lo storico. “Il Parlamento degli anni 50 non avrebbe consegnato De Gasperi o Togliatti alla magistratura” (Antonio Martino, ibidem). Anche perchè De Gasperi e Togliatti non frodavano il fisco.
Terreno sdrucciolevole. “L’esame di coscienza di Cl sul rapporto con la politica: ‘Forse siamo scivolati’” (Corriere della sera, 19-8). Sulla vostra bava.
Piove sul pelato. “Preso ‘il Calvo’, altro colpo ai narcos” (La Stampa, 19-8). Ma allora ditelo che ce l’avete coi pelati.

0fFuga di cervelli. “L’agente che rapì Abu Omar: ‘Chiederò scusa agli italiani, vorrei vivere nel vostro Paese’” (La Stampa, 19-8). Per completare l’opera.
L’uomo in ammollo. “Il sogno del Cavaliere: un grande bagno elettorale” (La Stampa, 20-8). Il famoso bagno penale.
L’uomo giusto al posto giusto. “Per un nuovo Pd io penso al modello Pisapia” (Gianni Cuperlo, candidato dalemiano alla segretaria Pd, Sette, 23-8). Che infatti è di Sel.
Ragionier Ugo Fassini. “Le indennità dei sindaci sono assolutamente ridicole”(Piero Fassino, sindaco di Torino, Corriere, 23-8). Ecco che ci faceva l’indigente Fassino in vacanza in Grecia sullo yacht del banchiere Bazoli: il mozzo di bordo, come Fantozzi e Filini sulla barca del megadirettore galattico.
Occasione sprecata. “Da giovane facevo volontariato in un carcere. Una sera ero in una cella a prestare servizio per un detenuto. Alla fine chiamai il secondino e gli dissi che volevo uscire.
Lui rispose: ‘Qui tutti vogliono uscire’. Ribattei: ‘Ma io non c’entro’. E quello: ‘Eh, qui non c’entra mai nessuno!’. Mi rassegnai, mi sedetti per terra e mi addormentai sul pavimento della cella. Solo l’indomani si chiarì l’equivoco” (Luciano Violante, Pd, il Giornale, 23-8). E purtroppo lo fecero uscire.
Senti chi parla. “Passera è un campo: ‘Letta non fa nulla’. L’ex ministro al Meeting: ‘Dal governo solo misure di corto respiro’” (Libero, 23-8). Perfetta continuità con il precedente governo.
Consigli per farla franca. “Via al redditometro. Come difendersi dal Fisco che spia gli ultimi 4 anni” (Libero, 20-8). Pagare le tasse no, eh?

SOLDI PUBBLICI A SANTANCHÈ, PAGA LA SARDEGNA IN ROSSO

LA GIUNTA CAPPELLACCI (PDL) STANZIA 136 MILA EURO PER 7 INSERTI PUBBLICITARI SU “IL GIORNALE”. ANDRANNO ALLA CONCESSIONARIA DELLA DEPUTATA

dsandi Luca De Carolis

Stesso mare, stessa stagione. E stesso finanziamento, alla società di Daniela Santanchè. Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna dal 2009 per il Pdl, non lesina sulla comunicazione. Con delibera dell’8 agosto scorso, approvata nell’ultima riunione di giunta prima delle vacanze, ha stanziato 136mila euro (Iva esclusa) per “sette inserti interamente dedicati alla Sardegna” su Il Giornale.

Soldi pubblici che andranno “a favore della Società Visibilia srl”, come recita il documento. Ovvero, alla concessionaria di pubblicità “responsabile del progetto editoriale”, che ha come amministratore unico e proprietaria la Santanchè, compagna del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Sempre nei pensieri di Cappellacci. Già l’estate scorsa, il governatore aveva destinato 141mila euro e 200 euro (Iva inclusa, quella volta) alla Visibilia per 6 inserti. Ovviamente, sul quotidiano di Sallusti. Insomma, passano gli anni, ma il governatore non si dimentica della regina dei “falchi” del suo partito. O meglio, delle iniziative editoriali per promuovere la sua Regione.

Trasmissione televisiva "Porta a porta"QUEST’ANNO gli inserti saranno sette, di 4 pagine ciascuno. Informa la delibera: “Il progetto editoriale è dedicato alle azioni che hanno connotato l’attività istituzionale della Regione nei diversi settori strategici. Nell’ambito degli inserti saranno sviluppati i temi del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’economia, della sanità, dell’innovazione tecnologica, dell’agricoltura e della zona franca”. Interessante l’ultima voce, relativa al progetto di rendere la Sardegna “un paradiso fiscale, una sorata di Montecarlo estesa”, come afferma il sito www.zonafrancasardegna.com. Un’idea pressoché irrealizzabile, norme alla mano. Ma Cappellacci la sta cavalcando, in vista della Regionali del prossimo anno.

santanchehp6Quindi, quattro pagine a tema con i soldini regionali. Ma quando usciranno i sette inserti? La delibera non riporta date. Il portavoce del governatore, Alessandro Serra, afferma: “Saranno in edicola tra settembre e ottobre”. Incerta la data, sicure le polemiche. Mario Bruno (Pd), vicepresidente del Consiglio regionale, ha dato notizia della decisione su Facebook. E punge: “Quale ricaduta dovrebbe portare la pubblicazione sul Giornale di questi inserti di propaganda, quali effetti concreti sul turismo o sul lavoro? E perché proprio sul giornale della famiglia Berlusconi?”. Il portavoce di Cappellacci replica: “La nostra campagna ‘Sardegna è tutta un’altra storia’ è stata pubblicata su l’Espresso, La Repubblica, Il Sole 24Ore, persino su Tiscali (di proprietà dell’ex sfidante di Cappellacci, il Pd Renato Soru, ndr). Si polemizza solo perché questa volta lavoriamo con il Giornale: questo è un atteggiamento bifronte”. Obiezione: ma pubblicare un inserto sul turismo dopo l’estate non è un controsenso? “Noi vogliamo ampliare la stagione turistica della Sardegna”. Certo è che sulle spese per la “pubblicità istituzionale” Cappellacci proprio non si tira indietro.

ugo cappellacci

ugo cappellacci

L’ESTATE SCORSA stanziò senza bando 796mila euro, versati a trenta tra emittenti e società, tra cui appunto la Visibilia della Santanchè. Michela Murgia, scrittrice e neo candidata alla Regione, protestò forte: “La giunta decide spese che sono un elenco di indecedenze: eppure ha appena tagliato del 20 per cento le risorse per le manifestazioni culturali e tolto 94mila euro ai fondi per la tutela dei beni librai”. L’anno prima, nel 2011, fu bufera per la crescita esponenziale delle spese pubblicitarie. Il consigliere regionale Paolo Maninchedda (Gruppo Misto) denunciò: “Per il 2011 erano già stati stanziati 3 milioni e 865mila euro: nel corso dell’anno i fondi per la pubblicità istituzionale sono schizzati a 6 milioni e 470mila euro”. Bel lusso, per una Regione con un tasso di disoccupazione al 18,5 per cento (quello nazionale è del 12,1), e che nel solo 2012 ha perso 43mila occupati, stando ai dati dell’Agenzia regionale per il lavoro. Cifre da emergenza, per la Sardegna che finirà sugli inserti: ma in autunno.

SuperEsposito Unchained – Marco Travaglio 21 Agosto 2013

duello sallusti travaglio
Nella bizzarra convinzione che sputtanando il giudice si assolva il condannato, il Giornale pubblica ogni giorno a puntate le avventure del giudice Antonio Esposito: l’avvincente feuilleton si avvale di testimoni super partes, che disinteressatamente accorrono a compiacere B. narrando ai segugi sallustiani le gesta dell’alto magistrato fin dalla più tenera età. Ne emerge la figura di un supereroe da cartoon giapponese, dotato di uno stomaco di ghisa (è sempre lì che mangia con qualcuno) e ossessionato sin dall’infanzia dall’incubo B. (non parla d’altri che di lui, come Sherlock Holmes di Moriarty, come Eliot Ness di Al Capone, come Basettoni di Macchianera). Ieri sul Pornale, nell’ultima puntata della saga, il commissario Zuzzurlo ha scovato un tale Massimo Castiello da San Nicola Arcella (Cosenza) che dal 2011 non vedeva l’ora di liberarsi di un terribile segreto: una cena a casa sua, ospiti d’onore l’attore Franco Nero in arte Django e naturalmente lui, SuperEsposito, che per l’intero pasto avrebbe ammorbato i commensali con feroci invettive contro B.: “Mi sta proprio sulle palle… Si salva sempre.. gli avvocati… la prescrizione… Ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così…”. Già che c’era, il nostro eroe avrebbe tirato in ballo anche Wanna Marchi, da lui condannata nel 2009 subito dopo un’altra cena a Verona – anch’essa svelata dal Pornale – in cui avrebbe sparlato di lei e di B. (dunque, secondo la logica arcoriana, innocente pure lei). Esposito smentisce con tanto di testimoni. In attesa che l’ennesimo processo per diffamazione chiarisca chi mente fra i Sallusti boys e il giudice (noi un’ideuzza ce l’avremmo), siamo in grado di rivelare i prossimi episodi della serie. Con nuovi, mirabolanti colpi di scena.

I compagni di merendine. Giggino ’o Scannafemmine, autorevole imprenditore di Vallo della Lucania, rivela al Giornale che nel primo dopoguerra Esposito fu suo compagno di banco alle elementari, e spesso gli rubava la merendina con espressioni del tipo: “Questo è un esproprio proletario: ora tocca a te, ma un giorno, appena mi capitano a tiro Berlusconi e Wanna Marchi, gli faccio un mazzo così”.

Scherzi da prete. Padre Incoronato Molestia, parroco della chiesa di Santa Fuggitiva ad Agropoli, ricorda che il piccolo Esposito terrorizzava gli amichetti dell’oratorio tirando loro i capelli, poi si giustificava in confessione: “Che ci posso fare, padre, è più forte di me: da grande voglio fare il giudice per strappare la chioma finta a Berlusconi e quella tinta a Wanna Marchi”.

Ammazza la vecchia. Gennaro ’o Squartaguaglioni, prestigioso assistente sociale ultracentenario di Sapri, ricorda perfettamente in un’intervista al Giornale quando, nei primi anni 50, il giovane Esposito prestava opera di volontariato in un ospizio: si faceva consegnare una vecchina al giorno per portarla a spasso, la aiutava ad attraversare la strada, poi la spingeva sotto le ruote della prima automobile di passaggio urlando: “Mi alleno per Berlusconi e Wanna Marchi”.

Rasta il Selvaggio. Tonino ’o Ciucciasangue, decano dei vigili urbani di Castellabate, vuota il sacco con il Giornale: ormai prossimo alla maggiore età, un irriconoscibile Esposito coi capelli rasta e i piercing dappertutto, dalle sopracciglia all’ombelico, si aggirava nottetempo per le strade di periferia armato di bomboletta spray e imbrattava i muri, sempre con la stessa scritta, all’epoca incomprensibile ai più: “Wanna Marchi e Berlusconi finirete in schiavettoni”.

Tressette col morto. Totonno ’o Scarrafone, titolare della cattedra di Furto con Scasso all’Università Campania-3, svela al Giornale che una sera dell’estate del 1979 invitò a casa sua il giudice Esposito, l’inseparabile Franco Nero, Giovanni Rana, Roberto Carlino e la buonanima di Bombolo per una partita a tressette, purtroppo funestata dalle continue truffe del giudice Esposito, che estraeva continuamente dal polsino le carte vincenti che gli aveva precedentemente passato Ilda Boccassini. E si giustificava col dire: “Al confronto di Berlusconi e Wanna Marchi, io sono un principiante”.

Il giudice pirata. Il maresciallo Pascalone’a Mazzetta, comandante in pensione dei carabinieri di Paestum, rammenta perfettamente in una lettera al Giornale quando, nel 1987, fermò sul lungomare cilentano un energumeno, poi qualificatosi come il giudice Esposito, a bordo della sua fiammante Mercedes del 1971 mentre sgasava a tutta birra a 12 km l’ora e tentava di sfuggire alla contravvenzione con la scusa che doveva raggiungere al più presto Arcore per arrotare Berlusconi e, inspiegabilmente, anche Wanna Marchi.

Ultimo stadio. Don Rafe’ ’o Scurnacchiato, filosofo napoletano e appassionato di calcio, racconta al Giornale un’indimenticabile domenica in tribuna laterale allo stadio San Paolo nei primi anni 90 in occasione dell’incontro Napoli-Milan: al suo fianco uno scalmanato signore con gli occhiali, una vera iradiddio, proferiva epiteti irriferibili all’indirizzo dell’arbitro, sospettato di favorire smaccatamente i rossoneri. Quando lo sentì berciare “cornuto venduto pagato da Berlusconi!”, non ebbe più dubbi: era il giudice Esposito. Sul momento non comprese il senso di un’altra sua frase: “Il Cavaliere e Wanna Marchi mi stanno sulle palle, ma se mi capitano a tiro gli faccio un mazzo così”. Ora però ha capito tutto.
Dunque
Berlusconi e Wanna Marchi sono innocenti.

Metodo Tibia – L’editoriale di M.Travaglio 18 Agosto 2013

travaglio sallusti
Qualcuno dovrebbe far qualcosa per Alessandro Sallusti. Stargli vicino, assisterlo nel momento del bisogno, magari visitarlo senza farsene accorgere. Da quando il suo padrone è stato condannato a 4 anni per frode fiscale, vive ore difficili e manifesta costanti segni di peggioramento. Perde colpi persino nell’arte della diffamazione, che lo vedeva primeggiare incontrastato in tutta la categoria. Il suo bersaglio, com’è noto, è il presidente della sezione feriale della Cassazione Antonio Esposito che il 1° agosto ha condannato B. assieme ad altri 4 giudici. L’indomani, come da contratto, Zio Tibia ha sguinzagliato i suoi segugi alle calcagna del malcapitato per scovargli qualche scheletro nell’armadio. I poveretti han setacciato fascicoli, compulsato sentenze, violato la privacy e il segreto bancario, auscultato portoni, interrogato edicolanti, perlustrato bar, importunato passanti, scoperchiato avelli, ispezionato cassonetti. E, col materiale raccolto, riempito una trentina di pagine, nel tentativo di dimostrare che il giudice è un poco di buono, dunque B. è un santo.

pornalePeccato che le accuse fossero tutte false. Falso che Esposito abbia barattato la richiesta di archiviazione per suo figlio, scoperto a cena con la Minetti, in cambio della condanna di B. (la richiesta di archiviazione per il figlio è di gennaio, l’assegnazione del processo Mediaset di luglio). Falso che a tavola alzi il gomito (è astemio). Falso che tenga lezioni a pagamento nella scuola della moglie all’insaputa del Csm (insegna gratis con l’ok del Csm). Falso che si appropriasse di processi altrui per finire sui giornali (sostituiva doverosamente colleghi assenti). Falso che faccia vita da nababbo (la presunta prova, una Mercedes, è un ferrovecchio del 1971 acquistato nel ’77 con 300mila km). Falso che fosse odiato per la sua faziosità quand’era pretore a Sapri (era odiato solo dai suoi imputati). Falso che fosse stato trasferito per affari loschi (il Tar annullò il provvedimento perché le accuse erano fasulle).

sallusti lecca il c

Ma tutto questo i lettori superstiti del Giornale non lo sanno, perché le smentite del giudice non vengono mai pubblicate. In compenso i lettori sallustiani manifestano evidenti sintomi di labirintite, avendo appreso nel giro di 18 giorni dal loro quotidiano che Esposito è una “toga moderata” non iscritta a correnti, anzi è di destra essendo finito negli anni 70 nel mirino del Pci (“Il magistrato inchiodato pure dalla Camera”), anzi di sinistra (“simpatizza per la corrente del Movimento per la giustizia”), insomma cambia colore a seconda del tasso di umidità. L’altro giorno i segugi di Zio Tibia sganciano l’ultima bomba: “Telefonate tra Esposito jr. e lo 007 in cella. Il figlio del giudice contattato dal prefetto La Motta nei guai per fondi sottratti: voleva un incontro col padre”. Peccato che l’Esposito in questione non fosse il figlio di Antonio, ma suo cugino figlio dell’ex Pg di Cassazione Vitaliano. L’aveva già chiarito in un comunicato la Procura di Roma il 16 giugno, ma i segugi del Giornale se ne infischiano: ieri, querelati per l’ennesima volta dal giudice diffamato, anziché scusarsi con lui, insistevano sul “giallo della telefonata del figlio”. Solo en passant, però, perché sono già passati a bastonare Magistratura democratica e il suo esponente Paolo Mancuso, procuratore di Nola, processato e assolto dal Csm per una battuta di caccia con personaggi poi sospettati di camorra. Un ingenuo dirà: ma che c’entrano Md e Mancuso col processo Mediaset e con Esposito? Assolutamente nulla. Ma è il nuovo metodo Sallusti, che supera d’un balzo sia il metodo Boffo (pestare un nemico di B. con notizie parzialmente vere), sia il metodo Mesiano (pestare un nemico di B. con notizie inutili, tipo calzini turchesi), sia il metodo Esposito (pestare un nemico di B. con notizie false). Si prende un passante a caso e poi si dice: “Visto? È pelato, ha i baffi, porta il 42 di scarpe e si chiama Mario. Dunque Berlusconi è innocente”.

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