Archivi tag: il corriere

Gli scudi umani (Marco Travaglio)

vauQuando c’era B. uno stuolo di impiegati ben pagati, detti “giornalisti” solo perché iscritti al relativo Albo, si precipitavano a dargli ragione anche sulla cazzata più inverosimile. Poi però lui se la scordava e ne diceva subito una opposta, e gli stessi scudi umani si gettavano a capofitto a dargli… Continua »

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Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio)

totòSalvicchiani/1. “Lo stupro più odioso se lo fa un profugo” (Debora Serracchiani, Pd, presidente Friuli, 12.5). “Debora ha detto una pura verità: il tradimento dell’ospite ci ferisce di più” (Mario Ajello, Il Messaggero, 13.5). A me mi ha stuprata un italiano. Che culo, a me un profugo….Continua >>

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio)

totc3b2-220x150L’ultimo spenga la luce. “Siamo nel corso di una catastrofe del riformismo storico, solo due luci possono invertire la tendenza: Macron e Renzi”(Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia, ex Rifondazione comunista, ora Pd, accanto a Renzi sul palco dopo le primarie, la Repubblica, 4.5). Duce, tu sei la luce.

Rislurp. “Renzi… Continua »

La serva serve (Marco Travaglio)

testate_giornalistiche2Evviva, siamo un paese libero e informato, grazie a una stampa scevra da condizionamenti e soprattutto a una tv affrancata da ogni pressione! Il rapporto di Reporters Sans Frontières ha scatenato un coro unanime e liberatorio di esultanza nel mondo politico e giornalistico per la scoperta che l’Italia passa dal… Continua »

Taci, Cassese ti ascolta (Marco Travaglio)

schermatImmaginate la scena: Giordano Bruno che, rinchiuso nel carcere romano di Tor di Nona in attesa di essere arso vivo a Campo dei Fiori, lancia un appello all’Inquisizione e a papa Clemente VIII: “Non se ne può più di tutti questi eretici. Altro che rogo, quello è una passeggiata: occorrono… Continua »

Ma mi faccia il piacere (Marco Travaglio)

toto-piacere1Orgia et labora. “Mi sono convertito alla Madonna durante un’orgia” (Paolo Brosio, Libero, 20.2.2017). Quel giorno aveva molto tempo libero.

Vedi sopra. “L’ultima versione di mamma Bossetti: ‘Sono stata inseminata a mia insaputa’”(Il Giornale, 14.2). Lei invece no.

Slurp. “Concludo ripetendo la mia definizione: tu sei il padre nobile della… Continua »

Zero tituli, 10 domande (Marco Travaglio)

ilfatto_2017-02-18Ecco, al dettaglio, lo spazio dedicato in prima pagina dai principali quotidiani alla notizia che Tiziano Renzi, padre di Matteo, è indagato per traffico di influenze illecite insieme al giovane mediatore Carlo Russo con l’accusa di aver raccomandato l’imprenditore Alfredo Romeo alla Consip diretta dal renziano Luigi Marroni per fargli… Continua »

Cattivi bidelli (Marco Travaglio)

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È vero che nella vita non si finisce mai di imparare. Ma tutto avremmo immaginato, fuorché di ricevere lezioni di giornalismo da quotidiani appena incorsi in uno dei più clamorosi infortuni professionali (chiamiamolo così) degli ultimi anni: quello che spacciava Luigi Di Maio per il santo protettore di Raffaele Marra,… Continua »

Molto fetore per nulla (Marco Travaglio)

ilfatto_2017-02-15Diciamo subito come va a finire questa ennesima, tristissima storia di disinformatija all’italiana: Di Maio ha detto la verità, mentre Corriere, Repubblica e Messaggero hanno mentito….Continua >>

M5s, “Di Maio difese Marra”: ma le chat dicono il contrario. La bufala di Corriere, Repubblica e Messaggero

“Penso che nel gabinetto non possa stare”, scriveva alla Raggi il 10 agosto. “Aspettiamo Pignatone. Poi decidete/decidiamo. Non si senta umiliato. E’ servitore dello Stato”. Ma sui giornali va solo l’ultima parte. E l’esponente del M5s viene bollato come un “bugiardo”. Ma ora annuncia: “Pronto a chiedere risarcimenti danni per centinaia di migliaia di euro”

Sms di @luigidimaio su Marra.
Ecco a voi le #fakenews di Corriere, Repubblica e Messaggero

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Post-giornalismo (Marco Travaglio)

1427448110_travaglioCari lettori scandalizzati per i due pesi e due misure applicati dai media alla Raggi e agli altri sindaci e politici, rassegnatevi. Le cose non cambieranno, il Giornalista Italiano Medio è convinto che sia giusto così. Pare che il doppiopesismo venga ormai insegnato nelle migliori scuole di giornalismo. Lezione 1:… Continua »

Ma mi faccia il piacere (M.Travaglio)

toto-piacere1Non è mai troppo tardi. “Col No ho perso anch’io, mi dedicherò agli studi” (Giorgio Napolitano, Il Messaggero, 22.12). Si attendono con ansia i primi risultati dopo il primo trimestre.

Post-verità e pre-balle/1. “I profughi con diritto di asilo devono essere accolti in Europa e distribuiti uniformemente in tutti i paesi membri. Chi è privo di diritto d’asilo in questo momento storico deve essere espulso” (Alessandro Di Battista, deputato M5S, Die Welt, 6.12). “Di Battista vuole deportazioni per prendere più voti… Incoraggiate, le tossine viaggiano e si moltiplicano nel web. E il Paese beve in silenzio razzismo a buon mercato” (la Repubblica, 9.12). “Chi ha diritto all’asilo resta in Italia e tutti gli irregolari devono essere rimpatriati subito” (Beppe Grillo, 23.12). “Grillo come Le Pen”, “Il pentastellato parla da Le Pen” (la Repubblica, 24.12). “Svolta sulle espulsioni: ‘Vanno raddoppiate’. Minniti e Gabrielli: immigrati irregolari, più controlli e nuovi Cie. Il piano: controlli straordinari e un centro in ogni regione per identificare e allontanare chi non ha diritto a rimanere. La svolta nella circolare firmata ieri dal ministro Minniti e dal capo della polizia Gabrielli” (la Repubblica, 31.12). Quando lo dicono i 5Stelle è fascismo. Quando lo dice il governo è “la svolta”….Continua >>

Fuori tre o fuori uno (M.Travaglio)

ilfatto_2016-12-27Nel sabato di vigilia ci preparavamo a un santo e sereno Natale, e invece niente. Abbiamo scoperto che “il Giglio Magico teme l’assedio delle procure” e che unendo “i puntini” si “intravede il disegno di un assedio mediatico-giudiziario al circolo ristretto degli amici di Renzi”. E questo, proprio quando dovremmo… Continua »

Furbi, loro (M.Travaglio)

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Diversamente dall’establishment politico, economico, giornalistico e intellettuale americano e inglese, che non aveva capito nulla degli tsunami Trump e Brexit, possiamo serenamente affermare, con orgoglio di connazionali e di colleghi, che quello italiano aveva astutamente intuito la valanga di No che domenica ha sepolto Renzi, Napolitano, Boschi e tutto il… Continua »

Pare (M.Travaglio)

ilfatto_2016-11-26Oddio, l’Economist dice che bisogna votare No. Panico nelle redazioni. Che fare per sminuire la notizia che il noto settimanale indipendente britannico, già in prima linea contro B. che lo chiamava “Ecomunist”e paragonava il suo direttore Bill Emmott a Lenin, dice peste e corna della controriforma Boschi, più o meno… Continua »

Chi perde vince

olimpiadi-logoLe Olimpiadi, conti alla mano, le vince sempre chi non se le aggiudica. Dunque si può dire senza tema di smentita che ieri Roma, rinunciandovi, ha vinto le Olimpiadi del 2024. Bene ha fatto Virginia Raggi a tener fede alla parola data agli elettori e ad annullare la candidatura che quel buontempone di Marino, pressato da quell’irresponsabile di Renzi e dal quel megalomane di Malagò, aveva presentato due anni fa. Stiamo parlando – è bene che si sappia –soltanto di una candidatura, non della certezza di organizzare i Giochi del 2024: ma già la candidatura comporta soldi pubblici già…Continua >>

Scemo chi legge – Marco Travaglio 7-7-2015

giornali
Il guaio dei greci è che non leggono i giornali italiani, se no l’avrebbero capito subito che dovevano votare Sì. La Stampa, per esempio, li aveva avvertiti: “Grecia, la mafia russa allarga il suo potere grazie alla crisi ” . Per non parlare dell’imminente invasione delle cavallette, seguita da tutte le altre piaghe d’Egitto. Anche il Corriere dispensava ogni giorno l’oroscopo del Tiresia di via Solferino, al secolo Federico Fubini: “Gli ultimi sondaggi danno il Sì in recupero”, “il Sì è davanti al No”, “un Sì può forse evitare il peggio, ma probabilmente non sarà schiacciante”, “gli ultimi sondaggi danno una differenza fra i 40 mila e i 100 mila voti fra No e Sì”; “più folla alla manifestazione del Sì che a quella del No”; “concreto ma non scontato che il Sì prevalga”; “se vincesse il Sì, come sembra possibile visto il panico nel Paese, Tsipras lascerebbe a un nuovo governo”. La Pizia Giavazzi confermava: “I sondaggi lasciano intravedere, pur con grande incertezza, una vittoria dei Sì”. Nel malaugurato caso di un No, Cassandro Fubini dipingeva scene a metà fra The Day After e il Deserto dei tartari ancora prima che si votasse: “Crollo del turismo”, “il Paese sprofonda nel caos”, “il fallimento del sistema bancario”, “presto scontri a tutti i livelli, dai tribunali alla piazza”, “nessuno sale più all ’Acropoli ”, “i torpedoni dei turisti sono spariti”. Mancavano solo la peste bubbonica e il ritorno del Minotauro.

Ma niente, quei baluba mica leggono la miglior stampa del mondo. E sbagliano a votare. Peggio per loro. A nulla sono valsi i missili anti-Tsipras dei fratelli Reichlin in stereo (Lucrezia sul Corriere e Pietro sull’Unità, che ospitava anche uno strepitoso attacco del renziano Nicodemo a Pericle). Né il grido di dolore di Casini sul Messaggero di suo suocero (e dove, se no?): “Il Sì un argine alla demagogia”. Né le prediche di Scalfari e Ferrara, noti portafortuna, utilissimi per bilanciare la potenza jettatoria di Vendola e della minoranza Pd ad Atene. “Io non capisco affatto – scriveva nel suo straziante appello domenicale l’Eugenio – perché siano ad Atene anche Fassina e i suoi compagni della sinistra. Vogliono che l’Europa si arrenda al ricatto greco o che vada per aria?”. Già, perché è la Grecia che ricatta l’Europa, mica viceversa.

Quanto a Ferrara, anche quando si firma col nome de implume Claudio Cerasa, ha spiegato in lungo e soprattutto in largo quant’è buona la Troika: essa vuole soltanto “mettere la Grecia con la testa a posto o sulla buona strada in cambio di altri miliardoni”, insomma il No è roba da “Casa Pound e Alba Dorata”. Che poi è pure la tesi di Johnny Raiotta: “Gli stalinisti che militano in Syriza e i nazisti di Alba Dorata” sono “alleati nel No”, mentre “la vittoria del Sì va sostenuta e auspicata” contro la “follia”di Tsipras, “uno di quei matti che minacciano di farsi esplodere con l’appartamento che occupano pur di impedire lo sfratto”per dirla con Belpietro.

Stefano Folli, su Repubblica, aggiunge che addirittura “il governo Tsipras è sostenuto dai nazisti di Alba Dorata”: non è vero niente, ma tutto fa Sì. Però si sa come sono quei brubru dei greci: non danno retta nemmeno a Raiotta, Belpietro e Folli. Per dire come sono messi, non hanno manco visto Panorama col titolo “Pagliacci”e le foto di Tsipras e Varoufakis col nasone rosso e il papillon da bagonghi. Così si son lasciati sfuggire l’occasione di scaricare l’unico premier onesto dalla notte dei tempi e di riportare al governo i ladroni di prima, come auspicava Fubini inchiodando la bara di Tsipras (“sa che la sabbia nella clessidra scorre contro di lui”, “la Merkel l’ha lasciato fuori al freddo a bere fino in fondo la sua cicuta”); e ingolosendo i greci con l’annuncio di un bel “governo di unità nazionale con l’ex governatore Provopoulos o un esecutivo composto dai soli moderati di Syriza, dal Pasok e dai filoeuropei di Potami”. Una figata pazzesca. Ma quelli niente: anziché arraparsi all’idea di un premier banchiere e di un governo con i partiti sconfitti alle elezioni, una soluzione all’italiana insomma (potevamo pure prestargli Napolitano, Monti e Fornero che hanno un sacco di tempo libero), i greci han preferito tenersi il premier che hanno eletto. Che gente bizzarra. Hanno addirittura ignorato l’appello a “mostrarsi più saggi e ragionevoli del loro governo” lanciato da Renzi, noto fautore di una “Terza Via tra linea Merkel e linea Tsipras”. Terza Via uscita rafforzata dalla sua presenza, venerdì, sotto gli stivali della Cancelliera. “Renzi con Angela per archiviare Tsipras”, turibolava Repubblica. “La scelta di stare con Merkel: senza linea dura si favoriscono i populismi”, titolava il lungimirante Corriere : infatti ora i “populisti” contano il doppio.
Ma niente paura: è vero che Zelig Matteo è trattato in Europa come un pelo superfluo e tutti gli altri s’incontrano senza di lui. Ma sono quisquilie.

Per Folli, si profila “una mediazione italiana” per “un ’altra politica economica” per l’Europa, e chi meglio di Renzi che non ha neppure una politica economica per l’Italia? Del resto, annuncia Repubblica, Renzi “sembra contento di non essere stato invitato”da Merkel e Hollande. Anzi, Angela e François lo volevano tanto, ma lui aveva altro da fare: un summit con Padoan in teleconferenza con Lotti, vuoi mettere. Intanto Tsipras, non si sa quando né come, gli “ha chiesto di mediare”: telefonate fra i due dopo il trionfo del No non ne risultano, ma magari è arrivato un sms in greco. Di certo Renzi aveva previsto il Sì, ma “scommesso sul No con Lotti”. Perché lui i giornali italiani li legge. Talvolta li scrive pure. E si vede.

Bravograzie! (Marco Travaglio 13-6-2015)

azzDa una parte ci sono i giornaloni, cioè il mondo dell’irrealtà. Prendete questo titolo del Corriere: “Caso Azzollini, Ncd contro il sì all’arresto. Il Pd frena. Orfini: voteremo a favore. Poi telefona a Quagliariello: saranno valutate le carte”. L’Ncd è contro il sì, dunque – par di capire – per il no. Il Pd è per il sì, ma poi parte una chiamata al partito dell’arrestando per dire che nulla è deciso, bisogna valutare le carte, potrebbe uscirne anche un no. Diciamo che siamo al ni. In ogni caso il Pd frena. Ma ecco un titolo arrembante di Repubblica: “Azzollini, il Senato accelera”. E chissà mai chi sarà, ad accelerare, visto che in Senato la maggioranza l’hanno il Pd (che secondo il Corriere frena, dunque pare difficile che possa contemporaneamente accelerare) e l’Ncd (che tutto può fare, fuorché affrettarsi a far arrestare il suo uomo).

Poi c’è il Foglio (lo citiamo per quelli che non lo leggono, cioè per tutti), che staziona direttamente nel surrealismo: non pago di gabellare la gang di Mafia Capitale per un collegio di educande, lancia una nuova “battaglia di civiltà”. E lo fa attraverso le sue migliori lingue di ultima generazione: Salvatore Merlo esorta i veneziani a “non votare per Felice Casson”, per impedire a un incensurato, per giunta ex pm, che parla addirittura di legalità, di diventare sindaco di Venezia, al posto del compianto Giorgio Orsoni finito in manette; Claudio Cerasa implora con un altro, straziante appello “Salvate Venezia e l’Italia dai Felice Casson. È una battaglia di civiltà. Tutti insieme Podemos fermarli!”. Abbasso le guardie, viva i ladri.

Sul Corriere, Pigi Battista assiste affranto, ma mai domo, alla deriva giustizialista di un Parlamento che “decide a prescindere” di “soddisfare la voglia di forca” e ancora una volta “dare in pasto all’opinione pubblica inferocita” un altro, l’ennesimo parlamentare espiatorio, Antonio Azzollini, quello che voleva pisciare in bocca alle suore della Misericordia e per ciò vittima di “quell’impalpabile ma maleodorante fumus persecutionis” della solita “Procura” cattiva (l’arresto l’ha disposto il Gip, ma fa lo stesso). Il fatto che negli ultimi trent’anni le Camere abbiano autorizzato la cattura di 4 onorevoli arrestati su una cinquantina, non lo tange. È “l’improvvisa scomparsa dei garantisti”, su cui lacrima La Stampa . Alessandro Campi, sul Messaggero, dalla Grande Razzia scoperchiata dalle indagini trae questa strepitosa lezione: “La politica comincia a sentirsi sempre più accerchiata dalla magistratura”. Non solo: “Si affaccia insistente il timore, quando sembrava che la politica avesse finalmente riconquistato una minima autonomia d’azione, che siano nuovamente le Procure, non i cittadini, a decidere alleanze, maggioranza e singole carriere politiche”, col rischio che riparta il “disegno politico eversivo” della magistratura.

Ma niente paura: Maria Teresa Meli del Corriere ha potuto auscultare l’amato Renzi mentre “spiegava” ma anche “confidava ai fedelissimi” e si “soffermava con i suoi collaboratori” sulle seguenti parole d’ordine, tratte direttamente dal Nerone di Petrolini: “Non sottovalutare la situazione, ma nemmeno drammatizzarla oltre misura” (bravo! grazie!); “Stanno cercando di colpirci con gli scandali, ma noi resisteremo e andremo avanti con maggior decisione di prima” (grazie! bravo!); “Siamo pronti a cominciare a dare risposte e soluzioni alle richieste che ci vengono dagli italiani” (bravograzie!); “l’unica è andare avanti con maggior determinazione di prima” (graziebravograzie!).
Dall’altra parte, a debita distanza, ci sono le notizie, cioè il mondo della realtà. Due partiti pilotati e foraggiati da Mafia Capitale – Pd e Ncd – che vogliono commissariare il Giubileo per sottrarlo al sindaco Marino, l’unico che almeno personalmente non aveva contatti con la gang. L’arrestando Azzollini che resta a pie’ fermo presidente della commissione Bilancio, così come il condannato Galan presidente della commissione Cultura dagli arresti domiciliari, e l’indagato Castiglione sottosegretario all’Agricoltura per tenere compagnia ad altri 4 colleghi inquisiti. Intanto, a Napoli, il governatore condannato e ineleggibile e dunque eletto De Luca pensa di candidare uno dei due figli (quello indagato) a sindaco, carica notoriamente ereditaria (ma a questo punto non si vede perché tagliar fuori la compagna, fresca fresca di rinvio a giudizio). Nell’attesa, fra un insulto alla Bindi e uno a Saviano, don Vincenzo fa campagna per Antonio Poziello, candidato a Giugliano scomunicato dal Pd perché rinviato a giudizio per associazione per delinquere, in vista del ballottaggio col candidato incensurato di FI. Iniziativa che – informa il Corriere – è stata “accolta con disappunto dai vertici locali del partito”. Ecco: disappunto. Stiamo parlando di un partito che un suo dirigente, Walter Verini, paragona alla “Chicago anni 30” rischiando una querela di Al Capone; e che il commissario Barca già definì “cattivo, dannoso, pericoloso e clientelare”; al punto che ora un consigliere comunale romano del Pd confessa “io stavolta non riuscirei proprio a votare Pd”. Nel Palazzo ormai gli onorevoli parlano col linguaggio dei segni per paura delle intercettazioni e si nascondono nei bagni per paura dei carabinieri. Del resto, scrive sempre il Corriere , Renzi ha messo su “una sorta di gabinetto di guerra”. Sempre nella speranza di non veder sopraggiungere Azzollini che, in fatto di gabinetti, ha mostrato una mira piuttosto approssimativa. Ma pur sempre degna di minzione.

COSÌ EXPO SI COMPRA I GIORNALI

renziexpoTANTO HA SPESO LA SOCIETÀ: 2,3 MILIONI AGLI EDITORI PER PAGINE E INSERTI CHE LODANO L’EVENTO. SCOMPARSI DAI QUOTIDIANI RITARDI NEI LAVORI E SCANDALI

GUAI SCRIVERE MALE DI EXPO: 50 MILIONI E ADDIO CRITICHE
Solo nella giornata di ieri, il Corriere della sera ha dedicato a Expo un allegato di 44 pagine (“Orizzonti Expo”), oltre alle pagine 30 e 31 del quotidiano (“Il futuro immaginato”, sotto la testatina “Eventi Expo”). In più, il quotidiano di via Solferino promette “ogni martedì due pagine di inchiesta sui temi globali dell’Expo: dopo l’Acqua toccherà a Terra, Energia, Cibo. È solo una delle iniziative del Corriere della sera per guidare i lettori verso l’Esposizione che parte il primo maggio. E poi le pagine Eventi e prossimamente i supplementi speciali. Attivo già ora il canale internet Expo Corriere”.

TUTTE INIZIATIVE “positive” di promozione redazionale che, come quelle simili sulle pagine di Repubblica e di tanti altri quotidiani, non cancellano del tutto le cronache “negative” sui guai giudiziari e sui ritardi dell’esposizione: si aggiungono e cercano di controbilanciarle, per rifare l’immagine a una iniziativa che ha avuto anni difficili. Certo è che nelle ultime settimane le soglie critiche dei quotidiani sembrano essersi molto abbassate e di scandali, ritardi e camouflage non si parla più. Expo ha pagato un fiume di denaro per avere buona stampa. Gli investimenti in “comunicazione” superano, finora, i 50 milioni euro. Pagati non soltanto, com’è normale, per fare pubblicità diretta, acquistando pagine sui giornali e spazi televisivi. Expo ha dato 6 milioni di euro al gruppo Havas per “Ideazione, sviluppo e realizzazione del piano di comunicazione”; 1,54 milioni per attività di media relations internazionali, incassati dalla Hill & Knowlton e dalla Sec di Fiorenzo Tagliabue, ex portavoce di Formigoni. Tanti soldi Expo sono arrivati anche direttamente ai giornali e agli editori. Il grosso dei finanziamenti diretti alla stampa è stato erogato con la procedura della “manifestazione d’interesse”, il cosiddetto Request for proposal. Funziona così: gli editori presentano loro proposte su come parlare bene dell’evento ed Expo le finanzia. La spesa per queste iniziative è finora di 2,3 milioni di euro. Al Corriere sono andati 425 mila euro, per 12 uscite da due pagine. Segue La Stampa, con 400 mila euro per due pagine in uno “speciale Green” più cinque inserti di 16 pagine distribuiti con La Stampa e Secolo XIX e un accordo che prevede inoltre l’utilizzo dei contenuti, tradotti, su testate estere. Repubblica incassa 399.500 euro per 72 pagine di “Guide editoriali”. Al Sole 24 Ore sono stati versati 350 mila euro per dieci uscite, per un totale di 30 pagine. Al Giornale della famiglia Berlusconi 200 mila euro, una pagina ogni settimana per venti settimane, più quattro pagine da pubblicare il 1 maggio, giorno dell’inaugurazione. Inoltre si aggiungono non meglio precisate “attività web, social e tablet”. Il gruppo Cl a ss ha incassato 102 mila euro per sei uscite sul quotidiano economico Mf e sei su Italia Oggi. Il quotidiano Libero ha ottenuto 100 mila euro tondi per tredici uscite in doppia pagina.

Expo-Crozza: I tempi dell’Expo
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A QUESTI finanziamenti in “redazionali”si sommano, oltre alle cifre investite direttamente in pagine pubblicitarie, anche altri contributi come i 160 mila euro alla Fondazione Corriere della sera, spiegati con questa (vaga) motivazione: “Contributo per massima visibilità Expo”, a cui si sono aggiunti altri 250 mila euro per l’organizzazione di una serie di incontri dal titolo “Convivio. A tavola tra cibo e sapere”. Sempre in casa Rcs, 154 mila euro sono arrivati alla Rcs Sport, in quanto main sponsor della “Milano City Marathon” edizione 2012. Il gruppo Sole 24 Ore ha ricevuto 64 mila euro per un “Progetto Gazzettino del 2015”. Il Foglio fondato da Giuliano Ferrara è stato beneficiato di 85 mila euro per la realizzazione di un non ancora visto “volume sull’Esposizione universale”. Expo spa è poi tra i principali sponsor de “La Repubblica delle idee”, la manifestazione pubblica di incontri e dibattiti, con ospiti di rilievo introdotti dal direttore Ezio Mauro. Quanto sia costata questa sponsorizzazione non è dato sapere, ma una fonte interna al gruppo Espresso-Repubblica fa sapere che i principali sponsor dell’iniziativa pagano attorno ai 500 mila euro. La Fondazione Mondadori ha portato a casa 850 mila euro per la “Realizzazione del progetto Womenfor Expo”. La Fondazione Feltrinelli ha ricevuto ben 1,8 milioni di euro, per un progetto internazionale, triennale, curato da Salvatore Veca che prevede la messa a punto dei contenuti scientifici dell’esposizione. Il contratto, benché preveda una cifra molto alta che tocca quasi i 2 milioni di euro, è stato classificato come “sponsorizzazioni e assimilabili”, in modo da poterlo firmare senza gara. Alla Condé Nast sono stati concessi, oltre alle inserzioni pubblicitarie, due finanziamenti per la realizzazione degli eventi “Wired Next Fest” (13 mila euro) e “Fashion Night Out”(39 mila euro). Non stupisce così che il mensile Wired dedichi a Expo servizi celebrativi, compresa una guida dal titolo Expottimisti. Nel 2014, Expo ha versato 14.892 euro a Publimedia Srl per “prenotazione di uno spazio pubblicitario sul periodico Polizia Moderna-edizione aprile/maggio”. Prezzo del tutto fuori mercato, ma meritato, visto il lavoro della polizia giudiziaria sui manager di Expo arrestati e sotto inchiesta.

IL RECORD spetta però alla Rai: 5 milioni di euro le sono stati assegnati per “Collaborazione Rai Expo”. Sono serviti a costruire una nuova struttura “crossmediale con un modello produttivo a integrazione verticale”, come si legge sul sito, con un organico di 58 persone tra dirigenti, impiegati, giornalisti, autori e tecnici e una sede predisposta ad hoc, ma non a Milano, dove si svolge l’esposizione, bensì a Roma. Così a partire da maggio 2015 per i dipendenti e collaboratori scatteranno sei mesi di trasferta, con costi aggiuntivi per altri 2 milioni.

di Gianni Barbacetto e Marco Maroni – Il Ftto Quotidiano 27-3-2015

Un giorno con Renzi (e con la stampa serva)

SERVI DEL POTERE
Maurizio Chierici – Il Fatto Quotidiano 24-2-2015

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Myrta Merlino

DOMENICA di pioggia con Renzi di guardia alla Tv. Mattino dedicato alla Buona Scuola, diretta fiume Rainews 24 . Promesse che trascinano: vinceremo. Guarda i ragazzi come piccoli adulti da far crescere nei comandamenti che rottamano la vecchia democrazia.

Pomeriggio Buona Rai. I sorrisi di Lucia Annunziata nascondono svolte pericolose e il premier sceglie con cura le parole che moltiplicano i bersagli. Gasparri servitore non muto dell’ex (?) socio Nazareno. Prossima rivoluzione: nelle reti di Stato mai più una politica diversa dalle voci del leader segretario.

Alla sera arriva il Buon Petrolio della Basilicata, Presa diretta di Riccardo Iacona. L’eleganza del capo del governo condanna l’allarme degli inutili “comitatini“ Greenpeace. Diciamola, non sono nessuno. Per vocazione alla misericordia darà un’occhiata a chi si ammala e muore nelle colline inquinate dal petrolio, ma lasciar perdere 108 mila barili al giorno è una debolezza insopportabile da chi deve tirar su il paese.

gruber cameriera

Lilli Gruber

Inutile rifugiarsi nei Tg per sapere cosa davvero succede: Renzi salta da un notiziario all’altro: promesse, promesse. Noi giornalisti siamo davvero innocenti se l’Italia è ridotta così? Bisogna capire che gli editori impuri di giornali e Tv fanno girare gli affari nelle poltrone della politica. E “l’informare“ si trasforma nel “formare“, quindi disegnare scenari indispensabili al tornaconto di chi decide. E che magari domani sparisce ma la cultura dell’inganno ha radici profonde: complicato tagliarle. I giornalisti devono scegliere. Arruolarsi nei battaglioni embedded degli editori sincronizzati con qualsiasi potere, quindi scrivere o recitare talk show come marionette appese ai fili modello Santanchè improvvisando ravvedimenti appena l’impero traballa. Come le ragazze di piccola virtù, impossibile sopravvivere senza protettori: a quali porte busseranno le Betulle cresciute nei giardini di Arcore? Oppure rassegnarsi alla precarietà di chi non sopporta l’ipocrisia. Gran parte dei cronisti sfugge le tentazioni che avvelenano il mestiere anche se consapevoli che il raccontare proprio tutto può diventare esercizio pericoloso soprattutto nelle province dove il rapporto proprietà-cronaca soffoca l’informazione nelle ragnatele locali.

leccaculo fazio

Fabio Fazio-so

ECCO il silenzio che imbroglia la gente. L’Italia è scivolata al 73° posto nella classifica dei paesi dalla normale libertà di stampa: 1515 giornalisti minacciati, 276 denunce intimidatorie. Quando un cronista va in tribunale con la prospettiva di bruciare 10 anni di stipendio mai più frugherà fra le immondizie dei padroni del vapore. Anche gli Stati Uniti non brillano, 49° posto con una differenza: per garantire la credibilità dei giornalisti, lettori ed editori, si affidano a ricerche sconosciute alle nostre abitudini. Dieci giorni fa, Brian Williams, conduttore principe di Night News, viene sospeso dalla Nbc, pagherà 5 milioni di dollari “per aver mentito ai telespettatori“: inchiesta periodica The Marketing Arma’s. Era fra “le 25 persone più credibili degli Stati Uniti“; precipita all’835° posto. Non per piaggeria mediterranea, innocenti vanità. Reportage in elicottero nelle zone di guerra, inventa l’aereo “nemico“ che gli spara addosso e la curiosità di chi tutela la trasparenza smaschera altre bugie. Se oltre all’audience misurassimo la credibilità delle farfalle che svolazzano nei giardini dei poteri, quanti embedded lascerebbero il posto ai ragazzi in fila per fare la cronaca. Lunedì mattina: tanto per non lasciarlo solo, lampi Tv del Renzi che telefona a Bruxelles. Spunta il sole, ma di quale avvenire?

Vi consiglio di guardare questo film, basato sulla vera storia del giornalista Gary Webb.

kill_the_messenger_2014Gary Webb (Jeremy Renner) lavora come giornalista al San Jose Mercury News, sacrificando la propria vita privata per la professione. Negli anni Novanta del Novecento, Webb scopre il ruolo esercitato dalla Cia nell’importazione della cocaina in California, venduta per raccogliere soldi da destinare all’esercito ribelle dei Contras in Nicaragua. Sostenuto da moglie e figli, Webb porta alla luce la vicenda ma diviene presto oggetto di una campagna diffamatoria della Cia e dei giornalisti rivali, ritrovandosi a combattere con tutte le sue forze per salvare reputazione e famiglia.

IL FILM -> http://streamin.to/f35i7kw4eydp

Trailer:

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