Archivi tag: condanna

La Corte d’Appello condanna Santoro per diffamazione

michele-santoro-220x150Arriva oggi dalla Corte d’Appello di Milano la sentenza di condanna ai danni di Michele Santoro (storico conduttore di talk show politici sulla Rai e su La7) per diffamazione nei confronti di Andrea Mascetti, membro del consiglio federale della Lega. La Corte D’Appello ha sancito che il conduttore dovrà versare… Continua »

Denis Verdini condannato a 9 anni per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino

Pena in primo grado. Per il senatore di ‘Ala’ i pm avevano chiesto undici anni

c57xqhswyaenszc

Denis Verdini è stato condannato a nove anni di reclusione. Questa la pena in primo grado decisa dal collegio del tribunale di Firenze presieduto dal giudice Mario Profeta al processo per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino. Per il senatore di Ala i pm Luca Turco e Giuseppina Mione avevano chiesto 11 anni…Continua >>

 

Vai in vacanza e lasci il cane a casa? È reato

cane_pet_therapy_fgLasciare il cane a casa quando si va in vacanza è reato. Lo ha stabilito il tribunale di Arezzo che qualche tempo fa ha condannato una donna al pagamento di un’ammenda di 3mila euro, oltre alle spese di giudizio, per aver lasciato il suo cagnolino solo nel suo appartamento mentre… Continua »

È anziano e ricco sfondato «Diocarlo» non vedrà la galera (V.Feltri)

snapshot523Da che mondo è mondo in cella vanno i poveracci senza i soldi per buoni avvocati

Ora della Cassazione l’ingegnere godrà di un bello sconto di pena e l’età farà il resto

La notizia ormai ha fatto il giro di mezzo mondo suscitando un certo scalpore: Carlo De Benedetti, protagonista… Continua »

Altri guai per il Pd: chiesto l’arresto di Raffaella Paita

o-RAFFAELLA-PAITA-facebook
La requisitoria dei pm Ciccarese e Dotto: “Due anni e otto mesi per l’alluvione dell’ottobre 2014”. È accusata di omicidio colposo e disastro colposo

Ogni giorno ha la sua pena per il Partito Democratico e Matteo Renzi. Quella di oggi ha il volto di Raffella Paita, ex candidata governatore del Pd in Liguria, ex assessore regionale alla Protezione civile e attuale capogruppo dei Dem in consiglio regionale. I pm Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto hanno chiesto per lei due anni e otto mesi di reclusione….Continua >>

Vincenzo m’è padre a me (Marco Travaglio 5 Marzo 2015)

TOTO-miseria-e-nobiltaUna delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo. Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata. Leggete questa piccola notizia di provincia e ditemi voi se non è venuto il momento di pensarci seriamente. L’Asl di Prato organizza un corso anti-corruzione per i suoi 150 dipendenti e affida le cinque lezioni a S. S., ex direttore generale dell’Asl di Pistoia, appena condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’Erario 60 mila euro per consulenze esterne inutili e anzi dannose per le finanze pubbliche, e perciò pure indagato dalla Procura per abuso d’ufficio. Alcuni dipendenti-studenti della Cgil protestano con una lettera in cui contestano anche la nomina di S. S. nell’“organismo indipendente di valutazione del personale”: “Che esempio dà la nostra Asl?”. Ma il direttore amministrativo dell’Asl pratese che ha organizzato i corsi e li ha affidati al condannato replica testualmente: “La scelta è ricaduta su S. S. per le sue indubbie capacità nella materia: non è un caso che tuttora collabori con Il Sole 24 Ore in qualità di esperto. Il fatto che sia stato condannato dalla Corte dei Conti perché ha firmato una delibera su un incarico esterno per noi significa veramente poco. Io stesso firmo centinaia di quelle delibere, solo ieri ho messo 2-300 firme. Anche altri direttori generali toscani sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e lo stesso presidente del Consiglio (Matteo Renzi ndr.) ha avuto problemi da sindaco di Firenze. Incappare in incidenti di percorso perché si firma una delibera che poi si rivela sbagliata fra centinaia non mi sembra così scandaloso”.

Qual è la notizia? Che un dirigente pubblico condannato per danno erariale e indagato per abuso tenga corsi anti-corruzione a dipendenti pubblici? Che venga per questo – e per la sua collaborazione al giornale della Confindustria (nota culla di legalità) – ritenuto “un esperto”? Che una sentenza che lo dipinge come uno scialacquatore di denaro pubblico venga ritenuta da un collega una quisquilia, quasi un titolo di merito, perché così fan tutti, compreso il premier? Che alcuni discepoli si siano ribellati a cotanto maestro? Oppure la notizia, semplicemente, non esiste perché è così in tutta Italia? In Sicilia, nel breve volgere di un mese, il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, primo dei non eletti in Regione nella lista dell’antimafioso Rosario Crocetta e ultimamente passato alla Lega Nord, finisce in galera per estorsione mafiosa. Il simbolo della Confindustria antimafia, Antonello Montante, viene indagato per mafia. E il presidente della Camera di commercio e vicepresidente dell’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, alfiere della battaglia anti-racket, viene arrestato mentre incassa una mazzetta di 100 mila euro e, quando lo acchiappano, dichiara sereno: “Ne avevo bisogno, ho la casa pignorata”.

In Calabria il neogovernatore Pd Mario Oliverio fa una giunta di quattro assessori, tutti indagati (uno anche per ‘ndrangheta). In Veneto il governatore leghista Luca Zaia, appena ricandidato da Salvini a furor di popolo padano, nomina alla Commissione anti-corruzione regionale due dirigenti già finiti in manette, uno per turbativa d’asta e l’altro per peculato e malversazione. In Campania il candidato del Pd a governatore è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha vinto le primarie col 52% (80 mila voti): purtroppo, avendo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, non potrà mai sedersi sulla poltrona più alta della Regione perché per la legge Severino è già decaduto prim’ancora di essere eletto. Ergo, corsa contro il tempo in Parlamento per modificare la Severino: fra una legge dello Stato e il consenso popolare – dicono i giuristi per caso – prevale il secondo. E meno male che Riina e Provenzano negli anni 80 non pensarono di candidarsi a Corleone, sennò altro che 52%. Tutto ciò avviene perché gli italiani hanno la classe politica che si meritano, o perché la classe politica, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita? Le classi dirigenti degli ultimi 30-40 anni hanno lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disoccupati, analfabetizzati, disperati, pronti a tutto pur di strappare un posto nella società, o semplicemente un posto, punto: non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto. E ora che hanno ottenuto il loro scopo, mentre porgono l’anello da baciare ai propri clientes, fanno pure gli spiritosi con le primarie e le elezioni che non hanno più neppure bisogno di truccare: “Che sarà mai una condanna, i cittadini mi hanno scelto, è il bello della democrazia”. Sì, la democrazia di Miseria e nobiltà, la farsa di Edoardo Scarpetta. La democrazia di quelli che “a casa nostra nel caffellatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte”. Quelli che “io non faccio il cascamorto: se casco, casco morto per la fame”. Quelli che “l’ho detto io: sposatevi il cuoco! Cuoco: che bella parola, cuoco!”. Quelli che “torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”. Quelli che “Vincenzo m’è padre a me”. Quelli che “Peppinie’, tu mi devi chiamare papà”. Quelli che “Don Vince’, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma”. E non avevano ancora conosciuto Vincenzo De Luca.

Maiorano a processo per diffamazione contro Renzi

renzi2 luglio – Maiorano, a processo per diffamazione di Renzi. Il ‘non vado in Parlamento se non eletto‘ ritirerà la denuncia o farà harakiri? Maiorano: “confermo che per il giorno 7 luglio data del processo che mi vede imputato per presunto 595 C.P contro Renzi…..il sottoscritto sarà difeso da nuovo avvocato il cui nome è prof carlo Taormina del foro di Roma….con cui OGGI ho avuto contatto……domani mattina provvederò a revocare come la legge impone il mandato difensivo all’attuale avvocato d.b di Roma”.

Alessandro Maiorano, ex dipendente dell’allora sindaco di Firenze (per ora solo una condanna dalla Corte dei Conti per danno erariale), ribadisce che il prossimo lunedì 7 luglio ai 7kg di fatture aggiungerà anche fatture e documenti riconducibili a Luigi Lusi, per un importo complessivo di 42mila euro, che sempre secondo Maiorano sarebbero stati passati a due società fiorentine, dove in una delle quali è presente nel CDA un parente stretto del parolaio di Rignano sull’Arno.

Lo pseudo ‘diffamatore’ fa inoltre sapere: “ho chiesto di riavere anche l’atto dove sono elencati tutti i nomi della partecipate e gli importi ricevuti dal comune di Firenze nel periodo in cui Renzi era sindaco, per un complessivo di 400mila euro e ho chiesto tutte le determine dal 2007 al 2011 con importi per un totale di 733mila euro che riguardano le Fondazioni a lui legate“.

Maiorano conferma che il 7 luglio si presenterà con uno zaino pieno zeppo di fatture e documenti (7kg) tutti “targati” Renzi.
(fonte)

RENZI PROVA A CANCELLARSI LA CONDANNA PER DECRETO

by Gianluca
Un articolo “salva-Renzi”. Nel decreto legge Madia sulla pubblica amministrazione, c’è una norma che potrebbe risolvere i problemi del premier con la giustizia amministrativa. Ma da palazzo Chigi assicurando: “È un errore, la faremo sparire”. Per spiegarla, serve un passo indietro.

Tre anni fa l’attuale presidente del Consiglio è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Firenze per danno erariale.

La sentenza è del 4 agosto 2011: secondo i giudici contabili, quando era presidente della Provincia di Firenze (tra il 2004 e il 2009), Renzi è stato responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato.

I QUATTRO ASSUNTI (con chiamata diretta) sono stati inquadrati in una categoria contrattuale incompatibile con i loro curricula : nonostante non fossero laureati, sono entrati nella segreteria del presidente della Provincia con un contratto di categoria D invece che C. E quindi con stipendi eccessivi, rispetti al grado di preparazione. Di conseguenza è stato rilevato il danno erariale: la Corte dei Conti ha condannato in primo grado Renzi al risarcimento di 14 mila e 535 euro, il 30 per cento della cifra complessiva di circa 50 mila euro, divisa con gli al ri 20 condannati (tra cui figura l’ultimo presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci).

In attesa della sentenza d’appello prevista in autunno, però, l’illecito amministrativo imputato a Renzi potrebbe essere cancellato grazie a una norma del governo. Nel testo del decreto legge Madia (“misure urgenti per l’efficientamento della pubblica amministrazione e per il sostegno dell’occupazione”), c’è un articolo tagliato su misura per i guai del premier.
L’articolo 12 della riforma (“Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali”) introduce un paragrafo da aggiungere all’articolo 90 (secondo comma) del Testo Unico degli Enti Locali del 2000. Recita così: “In ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell’attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l’accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”. Traduzione: con questa norma negli enti locali (comuni, province e regioni), le assunzioni a tempo determinato possono essere decise in modo discrezionale a prescindere dal percorso professionale e dal titolo di studio dei candidati.

TRA PRIMO GRADO e appello, quindi, scomparirebbe la fattispecie che è costata la condanna amministrativa a Renzi. Una condanna che il premier, ai tempi della sentenza, definì il frutto di una “ricostruzione fantasiosa e originale”. L’indagine nacque da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai. L’“uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, fu sistemato nella segreteria del presidente della provincia di Firenze, nonostante privo del diploma di laurea. Alla fine la nomina di Carrai non sarà ritenuta illegittima dai giudici, ma nel frattempo le indagini avevano fatto emergere le irregolarità in altri quattro contratti a tempo determinato.

L’ex sindaco di Firenze esultò per il forte sconto della sentenza (un risarcimento di “soli” 50 mila euro a fronte degli oltre 2 milioni richiesti dalla procura) e attribuì ai funzionari della provincia la responsabilità delle assunzioni incriminate: “Non si tratta di amici e parenti – commentò Renzi – e se un dirigente ha sbagliato l’inquadramento ce ne assumeremo le responsabilità, ma è difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non i funzionari i responsabili di questi eventuali errori tecnici”. Non c’è dubbio, in ogni caso, che un’eventuale conferma in appello della condanna della Corte dei Conti per il presidente del Consiglio sarebbe motivo di forte imbarazzo.

Da Palazzo Chigi garantiscono che non c’è nessun trucchetto e spiegano: il presunto aiutino a Renzi è presente solo nella bozza del decreto legge e verrà fatto scomparire dal testo definitivo della riforma del ministro Madia.
di Tommaso Rodano – Il Fatto Quotidiano 18.06.2014

DI BATTISTA ROTTAMA MATTEO RENZI!

fuck simile2il messaggio pubblicato dal deputato 5 stelle su Facebook:

Nessuno ne parla. Il rottamatore nonché asfaltatore Renzi gode di una sorta di immunità. Pensate se un portavoce alla Camera o al Senato del Movimento 5 Stelle fosse stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale. I titoloni sui giornali ed i servizi(etti) televisivi invaderebbero ogni spazio creando un putiferio. Con Renzi, invece, tutto tace, tutto è perfetto. È una notizia vecchia ormai (risalente al 2011), ma a parte pochi addetti ai lavori e qualche “autodidatta dell’informazione”, nessuno sa che Matteo Renzi ha subìto un giudizio di responsabilità amministrativo-contabile ed è stato condannato proprio per DANNO ERARIALE dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Toscana (sentenza n. 282/2011 depositata il 4 agosto 2011). Di questa sentenza, reperibile e consultabile da tutti semplicemente accedendo al sito della Corte dei Conti, nessuno ne parla, ma vediamo cosa dice.

La Procura Regionale, a seguito di un esposto anonimo, inizia ad indagare su una serie di rapporti di lavoro a tempo determinato, illegittimamente incardinati con diversi soggetti, estranei alla Amministrazione Provinciale di Firenze, quando Matteo Renzi era Presidente della Provincia (2004-2009). In esito alle indagini la Procura ha convenuto in giudizio davanti alla magistratura contabile Renzi e gli altri soggetti interessati, chiedendo la loro condanna al pagamento per 2.155.038,88 euro in favore dell’Erario ed in particolare della Amministrazione Provinciale fiorentina. La Corte accertata l’esistenza di un danno erariale per l’importo di € 48.452,18, condanna Matteo Renzi al pagamento in favore della Provincia di Firenze della somma di € 14.535,12. Renzi si è affrettato ad affermare che quella della Corte dei Conti è “una ricostruzione fantasiosa e originale” (parole che anche il noto condannato per frode fiscale ha più volte utilizzato) e che dalla richiesta di “oltre due milioni di euro” si è arrivati ad una condanna che quindi “ribalta totalmente l’impostazione della procura” visto che siamo passati a “meno di cinquantamila euro. Ma non ci basta e faremo appello”. Siamo dunque in attesa della decisione di appello che, siamo certi, assolverà l’asfaltatore (ed al contempo rottamatore), da ogni accusa e che gli consentirà di tornare, limpidamente e candidamente, a tentare di scalare il partito dell’ipocrisia. Informarsi non e’ un diritto e basta, e’ un dovere che dobbiamo alle prossime generazioni. A riveder le stelle!

Malcostume, mezzo gaudio – di Marco Travaglio 9 Agosto 2013

il_fact_checking_del_discorso_di_silvio_berlusconi_4367

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l’“agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo.

Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa.

Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. Apriti cielo! C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti – citando il Corriere, Sole-24ore e alcuni dirigenti Pd (tra i quali il paraculo Renzi ndr.) – che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica, e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: