Archivi tag: condanna

Usa, eseguita condanna a morte con un farmaco mai usato: “Ucciso come una cavia umana”

asay-300x225-220x150Mark Asay è il primo suprematista bianco a essere giustiziato in Florida per due delitti a sfondo razzista. Per ucciderlo è stato utilizzato un cocktail di farmaci, tra cui l’etomitade, mai usato prima. Polemiche tra i giudici della Corte Suprema, che tuttavia hanno respinto il ricorso degli avvocati: “Questa decisione… Continua »

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Il figlio di 5 anni “condanna” il papà, scegliendo la pena più giusta. La sentenza è emozionante

snapshot60Il giudice deve decidere la pena per un mancato pagamento di una multa, ma a sorpresa decide di convocare il figlio di 5 anni dell’imputato a deliberare. A sorpresa il piccolo decide di… Continua »

La Corte d’Appello condanna Santoro per diffamazione

michele-santoro-220x150Arriva oggi dalla Corte d’Appello di Milano la sentenza di condanna ai danni di Michele Santoro (storico conduttore di talk show politici sulla Rai e su La7) per diffamazione nei confronti di Andrea Mascetti, membro del consiglio federale della Lega. La Corte D’Appello ha sancito che il conduttore dovrà versare… Continua »

Denis Verdini condannato a 9 anni per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino

Pena in primo grado. Per il senatore di ‘Ala’ i pm avevano chiesto undici anni

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Denis Verdini è stato condannato a nove anni di reclusione. Questa la pena in primo grado decisa dal collegio del tribunale di Firenze presieduto dal giudice Mario Profeta al processo per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino. Per il senatore di Ala i pm Luca Turco e Giuseppina Mione avevano chiesto 11 anni…Continua >>

 

Vai in vacanza e lasci il cane a casa? È reato

cane_pet_therapy_fgLasciare il cane a casa quando si va in vacanza è reato. Lo ha stabilito il tribunale di Arezzo che qualche tempo fa ha condannato una donna al pagamento di un’ammenda di 3mila euro, oltre alle spese di giudizio, per aver lasciato il suo cagnolino solo nel suo appartamento mentre… Continua »

È anziano e ricco sfondato «Diocarlo» non vedrà la galera (V.Feltri)

snapshot523Da che mondo è mondo in cella vanno i poveracci senza i soldi per buoni avvocati

Ora della Cassazione l’ingegnere godrà di un bello sconto di pena e l’età farà il resto

La notizia ormai ha fatto il giro di mezzo mondo suscitando un certo scalpore: Carlo De Benedetti, protagonista… Continua »

Altri guai per il Pd: chiesto l’arresto di Raffaella Paita

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La requisitoria dei pm Ciccarese e Dotto: “Due anni e otto mesi per l’alluvione dell’ottobre 2014”. È accusata di omicidio colposo e disastro colposo

Ogni giorno ha la sua pena per il Partito Democratico e Matteo Renzi. Quella di oggi ha il volto di Raffella Paita, ex candidata governatore del Pd in Liguria, ex assessore regionale alla Protezione civile e attuale capogruppo dei Dem in consiglio regionale. I pm Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto hanno chiesto per lei due anni e otto mesi di reclusione….Continua >>

Vincenzo m’è padre a me (Marco Travaglio 5 Marzo 2015)

TOTO-miseria-e-nobiltaUna delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo. Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata. Leggete questa piccola notizia di provincia e ditemi voi se non è venuto il momento di pensarci seriamente. L’Asl di Prato organizza un corso anti-corruzione per i suoi 150 dipendenti e affida le cinque lezioni a S. S., ex direttore generale dell’Asl di Pistoia, appena condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’Erario 60 mila euro per consulenze esterne inutili e anzi dannose per le finanze pubbliche, e perciò pure indagato dalla Procura per abuso d’ufficio. Alcuni dipendenti-studenti della Cgil protestano con una lettera in cui contestano anche la nomina di S. S. nell’“organismo indipendente di valutazione del personale”: “Che esempio dà la nostra Asl?”. Ma il direttore amministrativo dell’Asl pratese che ha organizzato i corsi e li ha affidati al condannato replica testualmente: “La scelta è ricaduta su S. S. per le sue indubbie capacità nella materia: non è un caso che tuttora collabori con Il Sole 24 Ore in qualità di esperto. Il fatto che sia stato condannato dalla Corte dei Conti perché ha firmato una delibera su un incarico esterno per noi significa veramente poco. Io stesso firmo centinaia di quelle delibere, solo ieri ho messo 2-300 firme. Anche altri direttori generali toscani sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e lo stesso presidente del Consiglio (Matteo Renzi ndr.) ha avuto problemi da sindaco di Firenze. Incappare in incidenti di percorso perché si firma una delibera che poi si rivela sbagliata fra centinaia non mi sembra così scandaloso”.

Qual è la notizia? Che un dirigente pubblico condannato per danno erariale e indagato per abuso tenga corsi anti-corruzione a dipendenti pubblici? Che venga per questo – e per la sua collaborazione al giornale della Confindustria (nota culla di legalità) – ritenuto “un esperto”? Che una sentenza che lo dipinge come uno scialacquatore di denaro pubblico venga ritenuta da un collega una quisquilia, quasi un titolo di merito, perché così fan tutti, compreso il premier? Che alcuni discepoli si siano ribellati a cotanto maestro? Oppure la notizia, semplicemente, non esiste perché è così in tutta Italia? In Sicilia, nel breve volgere di un mese, il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, primo dei non eletti in Regione nella lista dell’antimafioso Rosario Crocetta e ultimamente passato alla Lega Nord, finisce in galera per estorsione mafiosa. Il simbolo della Confindustria antimafia, Antonello Montante, viene indagato per mafia. E il presidente della Camera di commercio e vicepresidente dell’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, alfiere della battaglia anti-racket, viene arrestato mentre incassa una mazzetta di 100 mila euro e, quando lo acchiappano, dichiara sereno: “Ne avevo bisogno, ho la casa pignorata”.

In Calabria il neogovernatore Pd Mario Oliverio fa una giunta di quattro assessori, tutti indagati (uno anche per ‘ndrangheta). In Veneto il governatore leghista Luca Zaia, appena ricandidato da Salvini a furor di popolo padano, nomina alla Commissione anti-corruzione regionale due dirigenti già finiti in manette, uno per turbativa d’asta e l’altro per peculato e malversazione. In Campania il candidato del Pd a governatore è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha vinto le primarie col 52% (80 mila voti): purtroppo, avendo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, non potrà mai sedersi sulla poltrona più alta della Regione perché per la legge Severino è già decaduto prim’ancora di essere eletto. Ergo, corsa contro il tempo in Parlamento per modificare la Severino: fra una legge dello Stato e il consenso popolare – dicono i giuristi per caso – prevale il secondo. E meno male che Riina e Provenzano negli anni 80 non pensarono di candidarsi a Corleone, sennò altro che 52%. Tutto ciò avviene perché gli italiani hanno la classe politica che si meritano, o perché la classe politica, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita? Le classi dirigenti degli ultimi 30-40 anni hanno lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disoccupati, analfabetizzati, disperati, pronti a tutto pur di strappare un posto nella società, o semplicemente un posto, punto: non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto. E ora che hanno ottenuto il loro scopo, mentre porgono l’anello da baciare ai propri clientes, fanno pure gli spiritosi con le primarie e le elezioni che non hanno più neppure bisogno di truccare: “Che sarà mai una condanna, i cittadini mi hanno scelto, è il bello della democrazia”. Sì, la democrazia di Miseria e nobiltà, la farsa di Edoardo Scarpetta. La democrazia di quelli che “a casa nostra nel caffellatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte”. Quelli che “io non faccio il cascamorto: se casco, casco morto per la fame”. Quelli che “l’ho detto io: sposatevi il cuoco! Cuoco: che bella parola, cuoco!”. Quelli che “torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”. Quelli che “Vincenzo m’è padre a me”. Quelli che “Peppinie’, tu mi devi chiamare papà”. Quelli che “Don Vince’, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma”. E non avevano ancora conosciuto Vincenzo De Luca.

Maiorano a processo per diffamazione contro Renzi

renzi2 luglio – Maiorano, a processo per diffamazione di Renzi. Il ‘non vado in Parlamento se non eletto‘ ritirerà la denuncia o farà harakiri? Maiorano: “confermo che per il giorno 7 luglio data del processo che mi vede imputato per presunto 595 C.P contro Renzi…..il sottoscritto sarà difeso da nuovo avvocato il cui nome è prof carlo Taormina del foro di Roma….con cui OGGI ho avuto contatto……domani mattina provvederò a revocare come la legge impone il mandato difensivo all’attuale avvocato d.b di Roma”.

Alessandro Maiorano, ex dipendente dell’allora sindaco di Firenze (per ora solo una condanna dalla Corte dei Conti per danno erariale), ribadisce che il prossimo lunedì 7 luglio ai 7kg di fatture aggiungerà anche fatture e documenti riconducibili a Luigi Lusi, per un importo complessivo di 42mila euro, che sempre secondo Maiorano sarebbero stati passati a due società fiorentine, dove in una delle quali è presente nel CDA un parente stretto del parolaio di Rignano sull’Arno.

Lo pseudo ‘diffamatore’ fa inoltre sapere: “ho chiesto di riavere anche l’atto dove sono elencati tutti i nomi della partecipate e gli importi ricevuti dal comune di Firenze nel periodo in cui Renzi era sindaco, per un complessivo di 400mila euro e ho chiesto tutte le determine dal 2007 al 2011 con importi per un totale di 733mila euro che riguardano le Fondazioni a lui legate“.

Maiorano conferma che il 7 luglio si presenterà con uno zaino pieno zeppo di fatture e documenti (7kg) tutti “targati” Renzi.
(fonte)

RENZI PROVA A CANCELLARSI LA CONDANNA PER DECRETO

by Gianluca
Un articolo “salva-Renzi”. Nel decreto legge Madia sulla pubblica amministrazione, c’è una norma che potrebbe risolvere i problemi del premier con la giustizia amministrativa. Ma da palazzo Chigi assicurando: “È un errore, la faremo sparire”. Per spiegarla, serve un passo indietro.

Tre anni fa l’attuale presidente del Consiglio è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Firenze per danno erariale.

La sentenza è del 4 agosto 2011: secondo i giudici contabili, quando era presidente della Provincia di Firenze (tra il 2004 e il 2009), Renzi è stato responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato.

I QUATTRO ASSUNTI (con chiamata diretta) sono stati inquadrati in una categoria contrattuale incompatibile con i loro curricula : nonostante non fossero laureati, sono entrati nella segreteria del presidente della Provincia con un contratto di categoria D invece che C. E quindi con stipendi eccessivi, rispetti al grado di preparazione. Di conseguenza è stato rilevato il danno erariale: la Corte dei Conti ha condannato in primo grado Renzi al risarcimento di 14 mila e 535 euro, il 30 per cento della cifra complessiva di circa 50 mila euro, divisa con gli al ri 20 condannati (tra cui figura l’ultimo presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci).

In attesa della sentenza d’appello prevista in autunno, però, l’illecito amministrativo imputato a Renzi potrebbe essere cancellato grazie a una norma del governo. Nel testo del decreto legge Madia (“misure urgenti per l’efficientamento della pubblica amministrazione e per il sostegno dell’occupazione”), c’è un articolo tagliato su misura per i guai del premier.
L’articolo 12 della riforma (“Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali”) introduce un paragrafo da aggiungere all’articolo 90 (secondo comma) del Testo Unico degli Enti Locali del 2000. Recita così: “In ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell’attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l’accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”. Traduzione: con questa norma negli enti locali (comuni, province e regioni), le assunzioni a tempo determinato possono essere decise in modo discrezionale a prescindere dal percorso professionale e dal titolo di studio dei candidati.

TRA PRIMO GRADO e appello, quindi, scomparirebbe la fattispecie che è costata la condanna amministrativa a Renzi. Una condanna che il premier, ai tempi della sentenza, definì il frutto di una “ricostruzione fantasiosa e originale”. L’indagine nacque da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai. L’“uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, fu sistemato nella segreteria del presidente della provincia di Firenze, nonostante privo del diploma di laurea. Alla fine la nomina di Carrai non sarà ritenuta illegittima dai giudici, ma nel frattempo le indagini avevano fatto emergere le irregolarità in altri quattro contratti a tempo determinato.

L’ex sindaco di Firenze esultò per il forte sconto della sentenza (un risarcimento di “soli” 50 mila euro a fronte degli oltre 2 milioni richiesti dalla procura) e attribuì ai funzionari della provincia la responsabilità delle assunzioni incriminate: “Non si tratta di amici e parenti – commentò Renzi – e se un dirigente ha sbagliato l’inquadramento ce ne assumeremo le responsabilità, ma è difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non i funzionari i responsabili di questi eventuali errori tecnici”. Non c’è dubbio, in ogni caso, che un’eventuale conferma in appello della condanna della Corte dei Conti per il presidente del Consiglio sarebbe motivo di forte imbarazzo.

Da Palazzo Chigi garantiscono che non c’è nessun trucchetto e spiegano: il presunto aiutino a Renzi è presente solo nella bozza del decreto legge e verrà fatto scomparire dal testo definitivo della riforma del ministro Madia.
di Tommaso Rodano – Il Fatto Quotidiano 18.06.2014

DI BATTISTA ROTTAMA MATTEO RENZI!

fuck simile2il messaggio pubblicato dal deputato 5 stelle su Facebook:

Nessuno ne parla. Il rottamatore nonché asfaltatore Renzi gode di una sorta di immunità. Pensate se un portavoce alla Camera o al Senato del Movimento 5 Stelle fosse stato condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale. I titoloni sui giornali ed i servizi(etti) televisivi invaderebbero ogni spazio creando un putiferio. Con Renzi, invece, tutto tace, tutto è perfetto. È una notizia vecchia ormai (risalente al 2011), ma a parte pochi addetti ai lavori e qualche “autodidatta dell’informazione”, nessuno sa che Matteo Renzi ha subìto un giudizio di responsabilità amministrativo-contabile ed è stato condannato proprio per DANNO ERARIALE dalla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Toscana (sentenza n. 282/2011 depositata il 4 agosto 2011). Di questa sentenza, reperibile e consultabile da tutti semplicemente accedendo al sito della Corte dei Conti, nessuno ne parla, ma vediamo cosa dice.

La Procura Regionale, a seguito di un esposto anonimo, inizia ad indagare su una serie di rapporti di lavoro a tempo determinato, illegittimamente incardinati con diversi soggetti, estranei alla Amministrazione Provinciale di Firenze, quando Matteo Renzi era Presidente della Provincia (2004-2009). In esito alle indagini la Procura ha convenuto in giudizio davanti alla magistratura contabile Renzi e gli altri soggetti interessati, chiedendo la loro condanna al pagamento per 2.155.038,88 euro in favore dell’Erario ed in particolare della Amministrazione Provinciale fiorentina. La Corte accertata l’esistenza di un danno erariale per l’importo di € 48.452,18, condanna Matteo Renzi al pagamento in favore della Provincia di Firenze della somma di € 14.535,12. Renzi si è affrettato ad affermare che quella della Corte dei Conti è “una ricostruzione fantasiosa e originale” (parole che anche il noto condannato per frode fiscale ha più volte utilizzato) e che dalla richiesta di “oltre due milioni di euro” si è arrivati ad una condanna che quindi “ribalta totalmente l’impostazione della procura” visto che siamo passati a “meno di cinquantamila euro. Ma non ci basta e faremo appello”. Siamo dunque in attesa della decisione di appello che, siamo certi, assolverà l’asfaltatore (ed al contempo rottamatore), da ogni accusa e che gli consentirà di tornare, limpidamente e candidamente, a tentare di scalare il partito dell’ipocrisia. Informarsi non e’ un diritto e basta, e’ un dovere che dobbiamo alle prossime generazioni. A riveder le stelle!

Malcostume, mezzo gaudio – di Marco Travaglio 9 Agosto 2013

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Caro Presidente Napolitano, sono un barista di Capri multato e denunciato dall’Agenzia delle Entrate per qualche scontrino non battuto nell’ultimo blitz del 2 agosto. Mentre gli agenti del fisco irrompevano nel mio locale, stavo leggendo le cronache sulla condanna di Silvio Berlusconi per una frode fiscale da 7 milioni di euro, residuo di un’evasione da 360 milioni di dollari falcidiata dalla prescrizione. E ci sono rimasto male, per la condanna ma soprattutto per la denuncia: gli avvocati del condannato e alcuni ministri del governo che ha disposto il blitz sostenevano che non si condanna chi ha versato all’erario miliardi, al cui confronto i 7 milioni dimenticati sono bruscolini, dunque B. è innocente. Ho provato a difendermi allo stesso modo, rammentando agli agenti del fisco che nella mia vita ho battuto migliaia di scontrini, al cui confronto quei 10 o 12 dimenticati sono quisquilie, dunque sono innocente. Ma non hanno sentito ragioni. Uno ha pure fatto lo spiritoso: “Guardi che la modica quantità per uso personale vale solo per l’hashish e la marijuana, non per le tasse”. Però ho ripreso fiducia quando ho letto che Lei, appena condannato B., ha subito chiesto la riforma della giustizia (giusto: è scandaloso che qualche processo non vada in prescrizione). E che, appena Schifani e Brunetta sono saliti sul Colle a perorare l’“agibilità” del loro capo, s’è impegnato a “valutare e riflettere attentamente” come evitare che i gendarmi raggiungano pure lui per arrestarlo.

Io sono un vecchio garantista e auguro al collega evasore tutto il bene possibile: se va bene a lui, buona evasione a tutti. Malcostume mezzo gaudio, diceva il nostro Totò. Però un filo di risentimento verso chi evade e poi manda i blitz ai colleghi confesso di nutrirlo: sono cose che non si fanno, dài. Non vorrei che alla fine l’unico evasore beccato con le mani nel sacco (e che sacco!) a farla franca fosse proprio lui. A quel punto m’incazzerei di brutto. Io non conosco Schifani e Brunetta e francamente non saprei chi mandarLe a perorare la mia agibilità. Posso chiedere a mio cognato di fare un salto al Quirinale. In alternativa Lei potrebbe passarmi il numero verde dell’Sos Colle per le vittime della malagiustizia: quello di Mancino, per capirci. L’importante è che Lei “valuti e rifletta attentamente” anche sulla condizione mia e di quanti, come me, evadono e vengono beccati. Perché, come dice il viceministro Fassina, lo faccio per sopravvivere; e soprattutto, come direbbero Scajola e Ghedini, a mia insaputa.

Non le dico la faccia che han fatto gl’ispettori quando ho provato a convincerli che mi stavano denunciando in base al teorema del “non poteva non sapere” che tanto male ha fatto all’Italia con Mani Pulite cancellando un’intera classe politica. Ho buttato lì anche il caso Tortora, che si porta su tutto. E ho aggiunto che B. avrà pure avuto milioni di voti, ma anch’io mi sono candidato a presidente dell’assemblea del mio condominio e mi han votato tutti. Apriti cielo! C’è mancato poco che mi arrestassero: se non son finito subito al gabbio è solo perché li ho convinti – citando il Corriere, Sole-24ore e alcuni dirigenti Pd (tra i quali il paraculo Renzi ndr.) – che non è sportivo eliminare gli evasori per via giudiziaria: meglio batterli nelle urne. Infatti ho deciso di scendere in campo: tanto la legge Severino sull’ineleggibilità dei condannati era uno scherzo, vero? Non vorrei imbattermi in giudici come quell’Esposito che prima condanna Wanna Marchi e poi Berlusconi, dunque è prevenuto contro noi truffatori. Quello che legge il Fatto e Repubblica, e per giunta confessa di condannare i colpevoli: dove andremo a finire, roba da ricusazione immediata. Confido molto nel ritorno all’immunità parlamentare, voluta dai nostri padri costituenti per proteggere dallo strapotere delle toghe chi froda il fisco e si rifugia in Parlamento. Ora La saluto, perché qualche scontrino devo pur batterlo, ogni tanto. Ci vediamo alla Camera o al Senato: mi dicono che è pieno di colleghi.

Travaglio sulla condanna di Silvio: “Il PD si è alleato con questo delinquente”

Poi, il giornalista lancia l’allarme: “manca soltanto l’ultimo passaggio: che l’amico Napolitano lo nomini senatore a vita”

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Per la prima volta nella sua lunga carriera di imputato, Silvio B. è stato condannato in appello, ultimo grado di merito, a conferma della prima sentenza che gli infliggeva 4 anni di reclusione, 5 di interdizione dai pubblici uffici e 10 milioni di danni da pagare al fisco per una mega-frode fiscale durata dieci anni. Ora gli resta soltanto la Cassazione, presieduta proprio da ieri da un vecchio amico di Previti. Che però può valutare solo i profili di legittimità, mentre i fatti sono definitivamente accertati, così come illustrati dalle motivazioni del Tribunale: B. è un criminale matricolato che ha mostrato “particolare capacità di delinquere nell’architettare” e “ideare una scientifica e sistematica evasione fiscale di portata eccezionale” che gli ha procurato “un’immensa disponibilità economica all’estero, ai danni non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore” tv. Il noto delinquente ha governato l’Italia, direttamente o indirettamente (nascosto dietro Monti e Letta jr.), per 11 anni su 19.
È con questo delinquente che il mese scorso il Pd s’è appena alleato per rieleggere Napolitano e fare il governo che deve “pacificare” l’Italia dopo vent’anni di “guerra civile”. La guerra fra guardie e ladri, fra chi non paga le tasse e chi le paga anche per lui. Mentre plotoni di finti tonti rimuovono la biografia penale e politica di B., chiamando “pace” l’impunità al delinquente, e mentre si attende che il Pd trovi le parole per definire il suo pregiato alleato, è il caso di ricordare l’oggetto del processo Mediaset. Checché ne dicano i servi di Arcore, la Procura ha dimostrato “con piene prove orali e documentali” che nel 1995-’98 (quando B. era già in politica da un pezzo) la Fininvest e poi Mediaset acquistarono 3mila film dalle major Usa con 13mila passaggi contrattuali per gonfiare i costi, abbattere gli utili, pagare meno tasse e accumulare una fortuna per B. e famiglia nei vari paradisi fiscali, con due diversi sistemi: i film rimbalzavano da una società fittizia all’altra, aumentando ogni volta di prezzo (le decine di offshore create ad hoc dall’avvocato Mills, tutte riferibili al mandante B.); e altri passaggi- fantasma venivano assicurati da “intermediari fittizi” come il produttore Frank Agrama, prestanome di B., anche lui condannato. Risultato: costi maggiorati per 368 milioni di dollari, con evasioni fiscali sulle varie dichiarazioni fino a quella del 2004. L’inchiesta partì nel 2002, il dibattimento nel 2006. In origine i reati erano tre: falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale.
Poi i primi due caddero in prescrizione, così come gran parte delle frodi (restano 7,3 milioni). E non solo per il naturale passare del tempo: anzi è un miracolo che il processo sia giunto in fondo, visto che in 11 anni s’è trasformato in una corsa a ostacoli, costellata da ben 11 leggi ad personam. Nel 2001 il primo scudo fiscale. Nel 2002 la controriforma del falso in bilancio che, per le società quotate, abbatte le pene e dimezza la prescrizione; il condono fiscale, che sanava un bel po’ di frodi berlusconiane. Nel 2003 il condono fiscale per i coimputati; il lodo Maccanico- Schifani; lo scudo fiscale-bis. Nel 2005 la ex-Cirielli che tagliava ancora la prescrizione e salvava dall’arresto i condannati ultrasettantenni.
Nel 2006 l’indulto del centrosinistra, che condonava 3 anni ai condannati passati e futuri (perciò, se questa sentenza diventerà definitiva prima della prescrizione nel luglio 2014, B. non andrà in galera, ma dovrà lasciare il Senato). Nel 2008-2010 il “lodo” Alfano, il legittimo impedimento (due leggi scritte dall’attuale vicepremier e ministro dell’Interno, poi dichiarate incostituzionali) e lo scudo fiscale-tris. Ora, per pacificarci definitivamente col delinquente evasore, manca soltanto l’ultimo passaggio: che l’amico Napolitano lo nomini senatore a vita. S’è liberato il posto di Andreotti, lo impone l’ordine alfabetico.
Da Il Fatto Quotidiano del 09/05/2013.

Roma, condannato a 9 mesi Tonelli il blogger anti-cartelloni

20130111_blogROMA – Condannato a nove mesi di detenzione, perché il suo sito internet pubblica le foto dei quasi 150 mila cartelloni abusivi della capitale. È l’amara vicenda in cui è incappato Massimiliano Tonelli, animatore del blog «Cartellopoli» che da tempo denuncia la valanga di affissioni abusive – i cartelloni a Roma sono oggi 180mila dei quali 30 mila autorizzati – che oltre a rovinare l’immagine delle strade cittadine spesso diventano pericolosissime per i guidatori e invece ora si ritrova condannato per «istigazione a delinquere».
La sua colpa, stando a una sentenza pronunciata due giorni fa, è stata quella di aver consentito ad un altro animatore del blog di pubblicare le foto dei cartelloni che aveva rimosso, considerandoli abusivi: la vicenda risale al dicembre 2010 quando l’azienda interessata chiese e ottenne immediatamente il sequestro del blog che aveva pubblicato le immagini dei cartelloni rimossi dall’attivista. Tonelli chiese il dissequestro dichiarandosi referente del sito e di lì le indagini sono proseguite finendo per accusare proprio lui, finché due giorni fa è arrivata la condanna a nove mesi, sospesi con la condizionale e un risarcimento danni di 20 mila euro a favore dell’azienda Ddn srl proprietaria dei cartelli rimossi.
«L’ISTIGATORE»
In aula, racconta Tonelli sul suo blog, l’azienda ha sostenuto che i cartelloni non sono affatto abusivi e che di installazioni abusive la Ddn Srl non ne ha mai fatte. L’unica colpa sarebbe insomma del blog «Cartellopoli»: «Secondo il magistrato alcuni cittadini avevano denunciato la presenza dei cartelloni non perché esasperati da una situazione fuori controllo e unica al mondo, ma perché istigati dal mio blog – dice ancora Tonelli – che tra l’altro non è una testata giornalistica e dunque non ha un direttore con l’obbligo di controllo sui redattori».
La notizia della condanna ha fatto rapidamente il giro del web e, specie su twitter, è scattata la gara di solidarietà col blog. Anche il candidato sindaco Alfio Marchini si è schierato con Tonelli su Twitter: «Tonelli 9 mesi di condanna, per essersi battuto per il decoro di Roma? Non può essere! Se è come dici (lasciami studiare carte) saremo con te». «E’ come se avessero condannato un sito antimafia – conclude Tonelli -in ogni caso sono pronto a fare ricorso».
fonte: ilmessaggero.it

BANCHE/ Dieci miliardi di utile (grazie a Monti), riciclaggio di denaro e nessuna condanna

politici-cittadini-bancaDall’Italia agli Usa passando per l’Inghilterra e la Svizzera la situazione delle banche è una sola: privilegiati. Anche se in ognuno di questi casi la loro condizione si è manifestata in maniera del tutto diversa. Lo status nel Belpaese non può che essere legato però alla politica e in particolare al Governo tecnico guidato da Mario Monti

di Viviana Pizzi
IL CASO ITALIA E IL RAPPORTO RISERVATO ABI
È tutto nero su bianco nel rapporto riservato Abi presentato al fondo monetario internazionale: nel biennio 2012 – 2013 ai grandi istituti di credito italiani verrà riservato un utile di dieci miliardi di euro. Un dato possibile soltanto grazie alle politiche di tassazione che il premier ha messo in campo contro i cittadini con il pagamento di tasse gravose come ad esempio l’ultima, quella che ha reso amaro il Natale, l’Imu. Infatti questo è l’unico dato positivo che arriva per l’Italia.
E contrasta nettamente con l’aumento della disoccupazione (schizzata all’11,1%) e con l’incremento del debito pubblico (cifra storica che arriva a circa 2mila miliardi di euro). Dov’è quindi la crisi? Di sicuro non certo nelle casse delle banche ma nelle tasche del cittadino che non arriva a fine mese.
TUTTI I NUMERI
privilegi_banche_corrottiIl rapporto delle banche parte dal 2011 quando Berlusconi era ancora al Governo. In quell’anno hanno chiuso con un disavanzo di 23,1 miliardi di euro. Con le tasse imposte dal governo Monti non solo è stato ripianato tutto il rosso dell’anno precedente ma si è arrivato a fatturare un utile di 4 miliardi di euro. Una differenza totale che è di 27 miliardi di euro (provenienti quasi tutti dalle tasse imposte agli italiani). Con questo andamento si prevede che gli utili aumenteranno di 6,5 miliardi di euro nei successivi dodici mesi che rappresentano il 2013. In totale si parla di dieci miliardi di euro.
I dati sono stati snocciolati dal segretario generale della Fabi Lando Maria Sileoni in una tavola rotonda a Roma. Il documento è destinato al fondo monetario italiano ma doveva essere tenuto lontano dagli occhi dei sindacati italiani che lottano contro la trattativa da 20- 30mila esuberi messa in campo da Banche e Governo.
Numeri che dimostrano lo stato di salute delle Banche nonostante l’Abi abbia fatto di tutto per dimostrare l’esatto contrario: la crisi degli istituti di credito e il loro stato di indigenza.
E invece ci sono anche altri dati che dimostrano l’ottima salute dei grandi istituti di credito: il mercato dei prestiti a famiglie e imprese passa dallo +0,5% quest’anno al +1,9% dell’anno prossimo. Bene anche il margine di interesse che, dopo un lieve calo dell’1,2% quest’anno, schizzerà a +2,5% nel 2013. Il roe (utile netto su patrimonio) aumenta dell’1,1% e poi dell’1,7%.
La crescita dei prestiti non rimborsati, andrà praticamente a scemare: si passa dal 27,6% dello scorso anno al 18,4% del 2012 e al 13,8% del 2013. Ci sarà un biennio previsto in miglioramento che arriva dal + 3,8% al +4%.
Numeri che, nonostante la loro difficoltà oggettiva di interpretazione, si commentano da soli. Il messaggio delle banche alla politica dovrebbe essere uno solo: Grazie Monti. E intanto gli italiani soffriranno ogni giorno di più la fame.
IL CASO USA: LE BANCHE RICICLANO DENARO SPORCO E NESSUN ARRESTO
In Italia le banche le risana il Governo Monti. Negli Usa, lo Stato più giustizialista del mondo progredito, dove esiste la pena di morte per chi uccide e il carcere per chi viene beccato sulla strada a sfrecciare a folle velocità, le Banche che riciclano denaro sporco se la cavano soltanto con una multa.
Il caso è relativo al colosso bancario HSBC che è stato accusato e condannato del riciclaggio di miliardi di dollari che provenivano dai cartelli della droga messicani o dei gruppo legati ad Al Quaeda.
Lo scandalo vero però non è questo ma il comportamento sanzionatorio adottato dal Dipartimento di Giustizia. Non solo ha concesso all’istituto di credito di evitare un processo che ne avrebbe danneggiato l’immagine. Gli ha permesso di cavarsela soltanto con una multa di 1,9 miliardi di dollari.
Una cifra che messa in questo modo potrebbe significare molto ma in un contesto dove girano miliardi e miliardi di dollari all’anno è davvero una cifra irrisoria, quasi come il pagamento di una multa da cento euro per chi ne guadagna duemila al mese.
Nessuno degli alti dirigenti dell’istituto di credito si è dovuto presentare in aula e nessuno ha pagato col carcere il grave reato finanziario commesso. Alla faccia di quegli automobilisti ubriachi che restano anche settimane e settimane dietro le sbarre soltanto per aver bevuto troppo o per aver guidato a folle velocità. Un privilegio , quello dei banchieri, che supera i confini degli stati e a cui nessuno è riuscito a mettere fine.
Un messaggio che ha lanciato anche Matt Taibi redattore di Rolling Stone e autore di Griftopia: Una storia di banchieri e di politici, e la più audace presa di potere nella storia americana.
“La cosa sorprendente di questa logica –si legge su ComedonChisciotte.it – è che ribadisce esattamente un concetto contrario alla verità. Il messaggio che si manda a tutti, quando le banche commettono crimini e nessuno viene punito, è che le banche possono farlo di nuovo. Quando si capisce che non c’è nessuna sanzione penale, se si commettono anche i più evidenti tipi di reato, quello che viene in mente a tutti, anche agli investitori di tutto il mondo, è che il sistema bancario è intrinsecamente pericoloso. E così, il messaggio è che questa non è affatto una mossa giusta per conservare il sistema bancario. In realtà, questa è una mossa incredibilmente distruttiva che mina la fiducia nell’intero mondo del sistema bancario. E’ una decisione incredibile che sorprendentemente viene condivisa anche da gente della comunità finanziaria”.
C’è di più: la banca in questione ha violato la legge sul segreto bancario facendo circolare 9 miliardi di dollari che non sono stati controllati come diceva la legge. Crimini perpetrati all’aria aperta e per i quali nessuno pagherà mai per davvero. E tutto finisce con una multa che al massimo potrà essere reintegrata con due mesi di utili.
IL CASO GRAN BRETAGNA, LA STANDARD CHARTERED
Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna il discorso non è tanto diverso. Infatti la Standard Charteted Bank (Britannica) è stata accusata dal dipartimento dei Servizi Finanziari di New York proprio perché una filiale americana aveva nascosto l’identità di clienti iraniani tra il 2001 e il 2010.
Un fatto che si sarebbe verificato su circa 60mila transazioni che avrebbero fruttato la “modica cifra” di 250miliardi di dollari, denaro ricevuto grazie a spese bancarie legate alle sue attività in Iran. Accuse che sarebbero confutate in 30mila pagine di documenti comprese mail interne alla Scb che descrivono le violazioni internazionali. Le transazioni in dollari si concludevano nelle banche europee del Regno Unito e nel Medio Oriente. Erano liquidate attraverso la filiale di New York. E anche per questo caso è previsto soltanto il pagamento di una multa e il licenziamento di alcuni impiegati di basso profilo. Anche in questo caso la parola d’ordine è una sola: privilegio.
IL CASO SVIZZERA E LA LIBOR
E negli scandali delle grosse banche privilegiate dal sistema non poteva mancare la Svizzera. Coinvolta perché Ubs (Unione Banche Svizzere) ha annunciato di essere giunta a un patteggiamento di 1,5 milioni di dollari per porre fine allo scandalo Libor.
Il patteggiamento è stato effettuato grazie a un accordo con le autorità degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Svizzera stessa. Anche qui niente processi, niente arresti e pagamenti pecuniari irrisori facilmente recuperabili. In un’unica parola: privilegi.
Cosa è avvenuto in questo caso? E’ stato manipolato l’indice di riferimento interbancario, sulla base di cui si calcolano gli interessi dei mutui. La banca ha ritenuto di riconoscersi colpevole dell’accusa di frode per aver manipolato i tassi benchmark, incluso lo yen libor della sua filiale giapponese.
Una sanzione tre volte più ampia di quella inflitta alla britannica Barclay’s che aveva commesso lo stesso reato e ha pagato 450milioni di euro.
Ma oltre alla multa cosa succederà? Anche qui una sanzione irrisoria che colpisce dal basso. In quaranta infatti lasceranno l’istituto ma i capi rimarranno al loro posto nonostante è prevista una grave perdita che arriverà da questa multa.
Sembrerebbe a questo punto riduttivo ma è così: i banchieri vengono protetti in ogni dove e non rischiano da nessuna parte né le patrie galere e nemmeno (caso italiano) di finire in braghe di tela.
Chi paga per l’ennesima volta? I cittadini puniti anche per il minimo sbaglio.
fonte: infiltrato.it
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