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Otto e mezzo – Renzi, Berlusconi e la gogna mediatica (con M.Travaglio)

snapshot357Puntata del 17/05/2017

Ospiti
Marco Travaglio e Renato Brunetta… Continua »

Ecco come ho scoperto il lato grillino di Lady Brunetta (Franco Bechis)

lady-brunettaCosì ho scoperto la seconda vita di Titti e Renato

di Franco Bechis – Libero 25 Novembre 2016

Ho l’impressione che quelle leggende metropolitane tipo gli americani non sono mai sbarcati sulla luna oppure le due torri non sono mai venute giù e non esiste il terrorismo non siano leggende… Continua »

Phillips va cacciato, invece Renzi andrà a genuflettersi da Obama

obama-renzi
USA, CI TRATTANO DA SERVI PERCHÉ SERVI SIAMO
Le minacce Usa per favorire il Sì sono un’inaudita intromissione, ma i servi si trattano da servi
Avevo appena finito di scrivere un articolo contro le indebite ingerenze del papato negli affari interni dello Stato italiano, che ne è avvenuta una, infinitamente… Continua »

INGIUSTIZIA IMU,BRUNETTA PER LA VILLA NON VERSERÀ UN EURO

LA SOGLIA DI ESENZIONE DALL’IMPOSTA SULLA PRIMA CASA COMPRENDE ANCHE LA RESIDENZA DEL CAPOGRUPPO DEL PDL CHE PIÙ DI OGNI ALTRO SI È BATTUTO CONTRO LA TASSA

netta2Alla fine Renato Brunetta ce l’ha fatta.
Dopo una lunga battaglia per ottenere da Enrico Letta il rispetto di una promessa che il premier non aveva mai fatto, cioè l’esenzione totale di tutte le prime abitazioni dal pagamento dell’Imu, il risultato è stato raggiunto. Letta nel discorso di insediamento aveva parlato di “superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa con una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”. Il suo annuncio comunque non suggeriva un’esclusione dall’Imu dei ricchi possidenti.
Brunetta e tutto il Pdl però continuavano a sostenere che Letta avrebbe tolto l’Imu sulla prima casa a tutti. Il decreto di mercoledì è quindi una doppia vittoria per Brunetta: da un lato ha dimostrato chi comanda davvero nell’alleanza Pd-Pdl e dall’altro ha ottenuto l’esenzione totale dall’imposta per la sua villa sull’Ardeatina, già minacciata da una discarica contro la quale il capogruppo Pdl si sta battendo come un leone.

rrtCOME MOLTI ALTRI ricchi possidenti, Brunetta non pagherà l’Imu sulla sua prima casa per il 2013: un risparmio netto di 2 mila e 750 euro con un corrispettivo ammanco nel bilancio dello Stato. A Michele Serra che contestava su Repubblica la scelta di escludere dalla tassazione tutte le abitazioni principali, comprese quelle dei ricchi, compresa quella del commentatore Serra stesso (che si è detto ben disposto a finanziare i servizi del suo Comune con quella tassa), Brunetta ha replicato: “L’Imu è tolta per la prima casa e resta per le case di lusso di solito abitate dai ricchi. L’Imu è un’imposta reale: si applica alle cose e non alle persone. Somiglia all’accisa sulla benzina. La pagano uguale i poveri e i ricchi”. Non è così perché un povero non paga 10 mila euro di Imu su cinque case come è accaduto a Brunetta nel 2012. E proprio l’esenzione della sua villa sull’Ardeatina dimostra che Brunetta non dice tutta la verità quando scrive che l’Imu resta in vigore “per le case di lusso di solito abitate dai ricchi”. Le categorie catastali non fanno giustizia a meno di non volere considerare “da poveri” una casa, come quella di Brunetta, comprata nel 2011 per un milione e 70 mila euro, prima di una ristrutturazione importante. La villa sull’Ardeatina esentata dal decreto Imu del governo Letta si articola su due piani e vanta 5 bagni, 10 camere, due ripostigli, due cabine armadio, per complessivi 14 vani catastali e mezzo più una bella piscina nel verde circondata da un giardino di 1.300 metri quadrati. Dopo la ristrutturazione, nel gennaio 2012, al Catasto è stato iscritto un ampliamento degli spazi interni e una variazione di categoria. Oggi casa Brunetta è censita come categoria A7, classe 7, zona censuaria 6. Nonostante la piscina, probabilmente perché inferiore agli 80 metri quadrati, non è considerata abitazione di lusso.

schermata296VILLA BRUNETTA rientra per un soffio nell’esenzione sponsorizzata dal suo proprietario. Solo le ville inserite nella categoria immediatamente superiore, la A8, continueranno a pagare l’imposta mentre le ville iscritte in categoria A7, anche se ristrutturate di recente, nonostante cinque bagni, dieci camere e piscina, saranno esentate alla pari di un bilocale a Tor Bella Monaca. Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni aveva presentato uno studio con nove soluzioni per riformare l’Imu. L’aumento della detrazione sull’abitazione principale fino a 600 euro e l’esenzione dell’imposta per redditi sotto i 13 mila euro avrebbero prodotto uno scenario interessante: il 40 per cento dei proprietari non avrebbe pagato nulla e il 95 per cento avrebbe avuto sconti decrescenti all’aumentare del reddito. Il costo per le casse dello Stato sarebbe stato di soli 2 miliardi ma la proposta non è passata. Non tanto perché Brunetta faceva parte del cinque per cento escluso dagli sconti, ma perché parole come detrazione ed esenzione facevano venire in mente più le complicate istruzioni della dichiarazione dei redditi che un bello spot. E non c’è dubbio che Silvio Berlusconi sorrida all’idea di inondare l’Italia di cartelloni con una frase tipo: “Via l’Imu: l’avevamo promesso e, nonostante il Pd, l’abbiamo fatto”.

SE AL POSTO di Enrico Letta ci fosse stato un leader di sinistra, forse avrebbe raccolto la sfida dell’Imu. La battaglia comunicativa sarebbe stata dura ma per nulla persa in partenza. Cosa sarebbe successo se il centrosinistra avesse mostrato in tv le foto della villa con piscina di Brunetta e magari quelle delle altre quattro case dell’ex ministro sparse tra Ravello, Todi, Venezia e le Cinque terre? Forse sarebbe stato più difficile per il capogruppo del Pdl e per Berlusconi presentare l’abolizione dell’Imu senza distinzioni come un atto di equità sociale. Il decreto Imu comunque deve essere convertito in legge e c’è sempre tempo per presentare un emendamento che impedisca a un contribuente come Brunetta, con redditi oscillanti tra i 310 mila e i 279 mila euro annui, di non pagare un euro di Imu su una villa di 14 vani con piscina.

di Marco Lillo – F.Q. 31.8.2013

Il pregiudicato innocente – Marco Travaglio 8 Agosto 2013

i servi di b

Poniamo che in un qualunque processo, uno degli 80mila che celebra ogni anno la Cassazione, un giornalista chiedesse a un giudice perché ha confermato la condanna di Tizio e il giudice rispondesse: “Perché era colpevole”. Che farebbero i giornali? Non riprenderebbero nemmeno la notizia, essendo assolutamente ovvio che un giudice condanni un imputato che ritiene colpevole. Sarebbe strano il contrario, e lì sì che si scatenerebbe il putiferio, se cioè un giudice che ha appena condannato Tizio dichiarasse: “Secondo me era innocente, ma l’ho condannato lo stesso”. Il guaio del presidente Esposito è che il suo non è un processo normale, perché l’imputato si chiama B., che ha nelle sue mani, o ai suoi piedi, il 90% dei giornali e delle tv. Dunque diventa tutto uno scandalo anche la normalità: un giudice che conferma la sentenza d’appello che condanna B. perché non solo sapeva, ma era il “regista” e il “beneficiario”di un gigantesco sistema di frode fiscale durato anni messo in piedi da lui; e poi spiega off record a un giornale scorretto (che concorda con lui un testo e poi ne pubblica un altro e continua a non divulgare l’audio integrale da cui risulta che il giudice non rispondeva a una domanda su B.) che la conferma non si basa sulla sciocchezza del “non poteva non sapere”, ma sulla prova provata che B. sapeva (anzi, ordinava). Non solo, ma il fatto di ribadire che B. era colpevole perché sapeva, anzi ordinava, diventa la prova che B. era innocente perché non sapeva e non ordinava. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da sbudellarsi dal ridere. I giuristi di corte, quelli che non distinguono un codice da un paracarro, sono scatenati. Per Sallusti, un giudice che dà del colpevole a un pregiudicato è, nell’ordine: “scorretto, illegale, vile, inadatto, pericoloso, imbroglione, indegno, scellerato, bugiardo”, da “radiare dalla magistratura”, mentre la sentenza decisa da lui e da altri 4 giudici (da lui contagiati per infezione) “non dovrebbe avere nessun valore”e va “annullata”come sostengono “alcuni giuristi” di sua conoscenza (Gambadilegno, Macchianera e la Banda Bassotti al completo).

Belpietro, altro giureconsulto di scuola arcoriana e libero docente di diritto comparato, ha saputo che “in altri Paesi ciò costituisce immediata causa di ricusazione del magistrato o di revisione della sentenza”: poi però non precisa quali siano, questi “altri paesi” della cuccagna dove un giudice che parla dopo invalida la sentenza emessa prima. Intanto B., sempre in guerra contro la legge ma soprattutto contro logica, sostiene che questa è la prova che “la sentenza era già scritta”: ma se fosse già scritta, perché accusa Esposito di aver parlato prima di scriverla? Strepitoso il duo Brunetta & Schifani: invocano punizioni esemplari contro Esposito perché ha parlato e contemporaneamente una fantomatica “riforma della giustizia” per proibirgli di parlare: e così ammettono che nessuna norma gli vietava di parlare. Secondo Franco Coppi, il fatto è “inaudito”perché “non s’è mai visto un presidente di collegio che anticipa la motivazione della sentenza”: invece s’è visto un sacco di volte. L’ultima, quando il presidente della Corte d’appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, all’indomani della lettura del dispositivo della sentenza che assolveva Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, incontrò pubblicamente i giornalisti per spiegare perché i due erano innocenti e i giudici di primo grado avevano preso una cantonata. Nessuno disse nulla, nessuno aprì procedimenti disciplinari, tutti fermi e zitti. Poteva mancare sul Corriere l’illuminato parere di Antonio Polito? No che non poteva. Eccolo infatti avventurarsi pericolosamente su un terreno a lui ignoto – il diritto – con corbellerie sesquipedali. Invoca le solite “riforme della giustizia”, ignorando che se ne son fatte 110 in 20 anni. Blatera di “sanzione disciplinare”, ignorando che questi illeciti sono tipizzati con precisione dal nuovo ordinamento giudiziario n. 269 del 2006 (a proposito di riforme della giustizia), che punisce “le pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione”, non in quelli già chiusi con sentenza definitiva. Del resto se Polito, per punire Esposito, invoca una nuova legge, vuol dire che lo sa anche lui che con quella attuale non lo si può punire, visto che l’ha rispettata. Alla fine El Drito si supera: Esposito non doveva parlare perché, essendo “un giudice e non un accusatore”,è“obbligato alla terzietà”: sì, ma prima del processo, non dopo. Un giudice che condanna, o assolve, non è più terzo: avete mai visto accusare l’arbitro di non essere più terzo rispetto a un fallo da rigore per aver fischiato un rigore e aver detto che era rigore?

Ma la farsa non finisce qui, perché la premiata ditta B&Coppi&Ghedini vuole ricorrere alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Grande idea. Oltre ad aver respinto tre ricorsi di Previti contro le sue condanne per Imi-Sir e Mondadori, la Corte di Strasburgo il 29 maggio 2012 ha dato ragione a un pm dell’Estonia accusato di aver rilasciato interviste e dichiarazioni alla stampa e alla tv su una sua indagine contro un giudice corrotto, condizionando i giudici e violando la presunzione di innocenza. E, secondo la Corte, fece benissimo perché l’opinione pubblica “dev’essere informata su questioni di interesse collettivo”, come le inchieste su personaggi pubblici; e, se il magistrato indica “le accuse all’imputato”, non pregiudica i suoi diritti. Figurarsi se un giudice parla di un pregiudicato. Si spera dunque vivamente che B. ci vada davvero, a Strasburgo. Troverà pane per i suoi denti: fortuna vuole che Strasburgo non sia in Italia.

Idea Pdl per risanare il debito: vendere i beni dello Stato. A chi?

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Il Ministro dell’Economia cosa fa? Chiede ai tecnici le stime dei beni “vendibili”. Praticamente, qualora questo piano dovesse andare in porto sarà come non essere più padroni a casa nostra ma essere ospitati e sopportati da chissà chi.
 Il Piano messo a punto dal punto dal capogruppo Pdl, Renato Brunetta prevede un intervento di riduzione del debito pubblico di oltre 400 miliardi riportando il livello sotto il 100% in appena 5 anni. Praticamente, a conti fatti il piano del Pdl prevede un guadagno di 100 miliardi dalla vendita dei beni pubblici, dai 25 a i 35 miliardi ricavati dalla tassazione di attività finanziarie svolte in Svizzera, 40-50 miliardi per la costruzione e la vendita di società incaricate di occuparsi di concessioni demaniali. Il restante si ricava dalla vendita di beni patrimoniali dello Stato che non sono definiti strategici.
Il tutto venduto a società presiedute da banche – e chissà come mai ci sono sempre loro di mezzo – assicurazioni e altri soggetti. Il Ministro dell’Economia cosa fa? Chiede ai tecnici le stime dei beni “vendibili”. Praticamente, qualora questo piano dovesse andare in porto sarà come non essere più padroni a casa nostra ma essere ospitati e sopportati da chissà chi.
Ancora non si capisce se queste stime sono state richieste da Saccomanni, per non irritare ancora di più il Pdl che già lo tiene nell’occhio del ciclone definendolo un “ministro inadeguato” o perché crede veramente che questa sia la soluzione giusta. Critiche che gli vengono mosse soprattutto in relazione all’immobilismo Imu e all’ipotesi della cancellazione dell’acconto.
Al vaglio del Governo c’è la possibilità di applicare il pagamento della stessa, solo a chi ha un imposta superiore ai 600 euro. Praticamente 8 italiani su 10 sarebbero esentati. Ovviamente, il Governo prende in considerazione qualsiasi tipo di ipotesi, anche perché sotto le continue minacce del Pdl, con i guai giudiziari di Berlusconi e con le eterne e a quanto pare insanabili fratture nel Pd, questa maggioranza sembra poter navigare solo a vista senza costruire ed elaborare un piano efficace di risanamento economico e sociale.
fonte: infiltrato.it

Santoro a Brunetta: ”Ma vada a…” – video

La discussione tra il giornalista e il parlamentare Pdl, ospite di Servizio pubblico su La7, degenera. Al centro del battibecco i guadagni del conduttore. Dopo la lite, le scuse di Santoro: ”Chiedo scusa se ho ecceduto”.

 

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