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Segnalava i barconi di migranti in difficoltà: indagato don Zerai, prete candidato al Nobel

mose-zerai-300x225-220x150Il sacerdote eritreo Mosè Zerai, candidato al Premio Nobel per la pace nel 2015 e impegnato da anni negli aiuti umanitari ai profughi, è accusato dalla Procura di Trapani di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. La colpa di Zerai secondo la procura siciliana sarebbe stata quella di… Continua »

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L’arma segreta – Marco Travaglio 16-6-2015

arma letale
Ora che sappiamo che Renzi sull’immigrazione ha un Piano B, ci sentiamo tutti molto più sollevati. Certo, il massimo sarebbe anche conoscere in che cosa consiste, visto che il Corriere in due pagine d’intervista s’è scordato di domandarglielo.
Ma non bisogna esagerare con la curiosità. Anche perché, a voler proprio sottilizzare, non è ancora pervenuto neppure il Piano A. Salvo che, si capisce, il Piano A non fosse l’idea geniale lanciata un paio di mesi fa di bombardare e affondare con i droni i barconi degli scafisti nei porti della Libia e del resto del Nordafrica per bloccare i migranti alla partenza. Piano frettolosamente ritirato alla chetichella, fra i risolini dei partner europei, i dinieghi dei governi maghrebini, la contrarietà di Obama e di Ban-Ki-moon e le chiamate alle neuro dei generali che di queste cose ci capiscono e sanno benissimo che i nostri droni non sparano, e anche se sparassero non potrebbero distinguere le barche degli scafisti da quelle dei pescatori (che fra l’altro quasi sempre coincidono), e anche se le distinguessero l’operazione costerebbe 5 volte Mare Nostrum, più una guerra con ciascuno dei paesi bombardati.

Pare però che il Piano A, anzi A-bis, sia un altro: “Battere i pugni in Europa” per convincere i paesi membri ad accogliere pro quota i richiedenti asilo che sbarcano in Italia o vi arrivano via terra dalla frontiera Est. Ma anche questa è roba vecchiotta: con cadenza mensile, dopo ogni gita premio a Bruxelles, Renzi rientra in patria con l’aria di Cesare al ritorno dalle Gallie o dal Ponto e annuncia trionfante che è fatta: l’Europa ha ceduto, veni vidi vici . Poi si scopre che non era vero niente, le quote le ha inventate l’ufficio stampa e l’Europa – quella che dovevano miracolosamente “cambiare” nel mitico semestre di presidenza italiana a botte di supercazzole sulla “generazione Telemaco”–resta quella di sempre. Egoista? Può darsi. Serva della Merkel? Come no. Sta di fatto che i trattati (tipo Dublino2) regolarmente sottoscritti e confermati da tutti i nostri governi scaricano il problema dei profughi sui paesi di primo sbarco. Cioè sull’Italia e, in parte, sulla Grecia. E lo spettacolo penoso dei governatori lega-forzisti che minacciano di occupare le prefetture e rifiutano di accogliere i migranti che devono per legge ha fatto il giro d’Europa degradando il credito di cui gode l’Italia da zero a sottozero.

Che ha fatto Renzi per mettere in riga quei cialtroni? Niente, se non promettere “aiuti ai comuni che accolgono migranti”, salvo farsi smentire dalla Boschi (la Boschi!) due giorni dopo (“nessun aiuto ai comuni che accolgono migranti”).

Ora, come se non fossero anni che il mitico Piano A-bis viene respinto al mittente da tutti i partner europei, il premier lo traveste da novità e lo ricicla nell’ormai celebre intervista al Corriere: annuncia “battaglia forte in Europa”, accusa l’Ue di “risposte insufficienti”, non spiega come pensa di far cambiare idea oggi a chi non l’ha cambiata negli ultimi dieci anni a parità di trattati. E, siccome sa che da Bruxelles sta per partire l’ennesima pernacchia, s’inventa un “piano B”. Che ricorda tanto la “fase 2” dei governi morenti. Testuale: “La nostra voce si farà sentire forte perché è la voce di un Paese fondatore. Se il Consiglio europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B. Ma sarebbe una ferita innanzitutto per l’Europa”. Brrr. Già il terrore corre sul filo delle cancellerie continentali, per non parlare della Markel, che ha calzato l’elmetto e s’è barricata in un rifugio antiatomico per la paura.

Il Piano B (come bluff? bugia? baggianata? bufala? balla? blaterare?) è rigorosamente segreto. Ma gli esegeti del renzismo spendono pagine e pagine per indovinarlo. Secondo il Corriere, consisterebbe in “permessi temporanei ai richiedenti asilo per consentire loro di varcare la frontiera e circolare in Europa”(violazione di Dublino2, che verrebbe subito sanzionata); o in “una trattativa con alcuni Stati dell’Ue per un’operazione di polizia contro gli scafisti in Libia” (il famoso Piano A-bis); oppure nell’“obbligo per le navi straniere che soccorrono i migranti di trasferirli nei propri Paesi, vietando l’attracco nei nostri porti” (se no?); e infine in “voli charter per i rimpatri in Africa”(sai che novità: lo si dovrebbe fare da sempre, per i clandestini e non per i richiedenti asilo, se solo si sapesse da dove vengono e la polizia avesse i soldi per finanziare i viaggi). Secondo Repubblica, Renzi tiene nel polsino una “carta segreta”:“accordi a parte con i big europei” (che non ne vogliono sapere: infatti lui, enpassant, ieri ha dichiarato guerra alla Francia). Ma ne ha pure un’altra, la celebre carta 2 (ma sì,si vuole rovinare): “Se potesse, sospenderebbe il pagamento delle quote all’Ue”, ma questa è “l’arma atomica impossibile da usare”. Dunque nel polsino non c’è niente.

Il Piano B è come l’“arma segreta” con cui Hitler, ormai disperato nel bunker conEva Braun, cercava di tenere alto il morale delle truppe promettendo ordigni mirabolanti in grado di ribaltare le sorti di una guerra ormai persa: prima fece sganciare i nuovi missili V1 e V2, che non sortirono l’effetto sperato; poi si favoleggiò di una fantomatica “bomba nazista”, un ibrido nuclear-radiologico “sporco”, che mai funzionò; infine si vaneggiò di un “supercannone solare”, una mega-lente da sparare in orbita geostazionaria attorno alla Terra per attirare i raggi del sole, far bollire l’oceano e arrostire città ed eserciti nemici. Roba da fantascienza. E dire che, nei laboratori segreti del terzo Reich, lavoravano scienziati come Wernher von Braun, futuro protagonista dell’atomica americana e dello sbarco sulla Luna.

Anche dai laboratori renziani fuoriesce un clangore di ferraglie e un fil di fumo. Ma è il trust di cervelli Boschi-Guerini-Lotti-Mogherini. E ho detto tutto.

Il reportage dalla Libia di Francesca Mannocchi. Dentro le prigioni dove muore la speranza dei migranti

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#PiazzaPulita 18/05/2015

La guerra lampo dei fratelli Renzi (Marco Travaglio 16/05/2015)

travaglio-e-il-terremoto-a-torinoNessuno ha il coraggio di dire “guerra”: ma è questo che stiamo per fare in Libia. L’ennesima guerra. Difficile camuffarla da “missione umanitaria”, o da “esportazione della democrazia”, o da “soccorso dei civili” – le supercazzole escogitate per le guerre degli ultimi vent’anni, tutte con esiti catastrofici. Quindi se ne sta cercando un’altra sufficientemente ambigua, per nascondere l’orrore e fregare la gente dei paesi coinvolti. O meglio, dell’unico paese che ha già fatto sapere con certezza che parteciperà: l’Italia.

Quanto agli altri, si parla di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Malta (mai più senza), ma è tutto da vedere. Così come un altro trascurabile dettaglio: contro chi la facciamo, questa guerra? Contro la Libia del governo islamico di Tripoli, che nessuno riconosce? Contro la Libia del governo in esilio di Tobruk? Contro qualche tribù sfusa? O contro l’Isis, che in Libia non schiera truppe regolari sul campo, ma solo miliziani libici autoarruolati in franchising e nascosti ciascuno in casa propria? Si vedrà, le nostre volpi del deserto –Renzi, Mogherini, Pinotti e persino Alfano, trust di cervelli mica da ridere – ci faranno sapere. Forse. Intanto la Mogherini è andata all’Onu, molto celebrata dai giornali italiani manco fosse il generale Rommel, e ha chiesto un mandato per destroy: affondare i barconi degli scafisti che traghettano i profughi da un capo all’altro del Mediterraneo.

Russi e americani, eccezionalmente compatti di fronte a tanta insipienza, le hanno riso in faccia. Destroy se lo levi dalla testa: la Libia è uno Stato sovrano, anche se momentaneamente dotata di una mezza dozzina di governi, e difficilmente consentirebbe atti di guerra senza reagire. Allora la Mogherini ha spiegato che vuole “ destroy the business model ”, il modello operativo dei trafficanti. Altre risate rabelaisiane: se non è zuppa è pan bagnato. Ora si cerca un compromesso sul verbo dispose: genericamente “eliminare” non si sa bene cosa, dove e come. I russi ricordano che nel 2011 la Nato ebbe il mandato di aiutare i civili libici e poi lo usò per rovesciare Gheddafi, con il bel risultato che sappiamo. C’è poi un’altra questioncella: Tobruk non vuole che l’Onu chieda il permesso a Tripoli, altrimenti riconoscerebbe un governo illegittimo; ma senza l’ok di Tripoli non si può fare nulla, a meno di entrare in guerra con la Libia, cioè di autorizzare una missione di terra, con migliaia di uomini e costi miliardari, molto superiori a quelli dell’accoglienza dei profughi.

L’ipotesi è radicalmente esclusa da Russia, Usa e paesi del Golfo Persico. L’ultima trovata è mandare nei porti gli incursori dell’Esercito e della Marina per sforacchiare i barconi degli scafisti, che le nostre volpi del deserto continuano a chiamare “nuovi schiavisti”, incuranti del fatto che gli schiavisti costringevano gli africani a lasciare i loro paesi per imbarcarsi a forza verso l’Europa o le Americhe, mentre gli scafisti trasportano africani e asiatici che vogliono a tutti i costi emigrare in Europa. Dunque, per quanto spregevole, il loro mestiere risponde a una precisa domanda di mercato che, finché esisteranno guerre e carestie che mettono in fuga le popolazioni, qualcuno dovrà soddisfare. Per ogni barcone bucato o distrutto, ne verranno costruiti altri dieci, magari ancor meno sicuri e dunque vieppiù pericolosi. C’è poi un problemuccio pratico che nessuno dei nostri strateghi ha ancora considerato. Fermo restando che, prima di distruggere un barcone, bisogna sincerarsi che sia vuoto per evitare di fare stragi ancor più devastanti di quelle che si dice di voler prevenire, come si fa ad accertare con satelliti e droni di ricognizione che un barcone che dall’alto sembra vuoto non è pieno di migranti nascosti nella stiva? E come si fa a distinguere un barcone di migranti da uno di pescatori, visto che spesso gli scafisti sono pescatori che arrotondano il magro stipendio e usano, per pescare e per trasportare, gl stessi natanti? Resta poi da spiegare come si possa impedire a un profugo in fuga da un paese in guerra, dunque con diritto d’asilo, di imbarcarsi per un Paese che lo conceda secondo tutte le leggi internazionali. Ma questi, com’è noto, sono i sofismi dei soliti gufi che vogliono impedire al Caro Premier di tirare diritto per il Bene della Nazione, anzi dell’Umanità. Basterà qualche minuscolo accorgimento per sistemare tutto. In luogo degli sgradevoli destroy e dispose, l’Italia potrebbe suggerire all’Onu di usare il verbo riddle: letteralmente “bucherellare”, ma anche “indovinello” e “parlare per enigmi”. Il modello è quello del trattato italo-etiopico siglato nel 1889 a Uccialli dal nostro ambasciatore col negus Menelik, che diceva cose opposte nelle versioni in lingua italiana e in lingua amarica: nella prima l’Etiopia diventava un protettorato italiano e la politica estera del Negus la decideva il nostro governo; nella seconda, Menelik poteva fare di testa sua quando pareva a lui. Una furbata che consentiva a entrambi i governi di presentarsi come vincitori agli occhi dei rispettivi popoli. Poi – sfumato l’effetto annuncio –fra Roma e Addis Abeba riesplose la guerra. Ma i nostri strateghi sembrano ispirarsi anche al film La guerra lampo dei fratelli Marx, con Groucho protagonista nei panni del capo del governo di Freedonia, Rufus T. Firefly, un dittatorello pazzo, arrogante e anarchico che, dopo aver imposto una serie di leggi demenziali, fa scoppiare un conflitto con la vicina Sylvania. Celebre e attualissima la battuta: “Può essere che Chicolini parli come un idiota e abbia una faccia da idiota. Ma non lasciatevi ingannare: è veramente un idiota”.

Criminali di pace incapaci e felici (Antonio Padellaro)

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Il Fatto Quotidiano 21-4-2015

Siamo ancora alla contabilità dei morti: i 1.600 in questi primi cinque mesi, più i 3.500 del 2014, più la moltitudine incalcolabile che giace laggiù in fondo al mare. Siamo ancora al decisionismo domenicale “Adesso l’Europa cambi strategia” (Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento) e al rimpallo di responsabilità buono per i tg della sera: “L’Ue non ci lasci soli” (Matteo Renzi). Siamo ancora alle “riunioni urgenti a Bruxelles”, ai “ Cinque piani”, alle “Due opzioni” e alla “Guerra agli scafisti” (sempre Renzi) che, basta, non si può più sentire.

SIAMO ANCORA alle ideone di palazzo Chigi: “distruggere i barconi in porto” (“ma serve un mandato internazionale”, chi l’avrebbe detto). Se dunque si è sprecato un ventennio a parlare del nulla, perché nulla di nulla nel frattempo è stato fatto non è inevitabile che vengano a galla i pensieri peggiori? Che, poniamo, intorno alla fossa comune nel Mediterraneo si stia giocando un’oscena partita a carte coperte e che tutti quei morti, in fondo, facciano comodo a qualcuno. Al fronte antimmigrati che dalla Francia, alla Germania, all’Italia può comodamente speculare in chiave elettorale (vero Salvini?) attaccando l’inerzia colpevole dei governi. E ai Paesi membri dell’Unione che restii perfino ad aumentare gli scarsi fondi per la missione di salvataggio Triton, forse si auguravano (o s’illudevano) che la crescita esponenziale delle stragi, finisse per dissuadere i disperati a imbarcarsi per i viaggi della morte quasi sicura. Del resto, sulla distruzione di vite umane il potere ha sempre massicciamente investito e lucrato. Con Mussolini che lo disse pure di essere entrato in guerra perché necessitava di qualche migliaio di morti da buttare sul tavolo della pace. Mentre ai tempi nostri i morti sono utili per alimentare il solenne piagnisteo mediatico del: ci hanno lasciati soli. Se il contesto è tale che forse per certi criminali di pace non basterebbero neanche le dimissioni da uomo, chiedere che Angelino Alfano si dimetta semplicemente da ministro degli Interni potrebbe essere giusto ma non del tutto esauriente.

VERO INFATTI che è opera sua la retrocessione per motivi di cassa delle missioni italiane di salvataggio, spostate dalle acque internazionali (che avrebbero potuto soccorrere il barcone dei 900) a quelle limitate a sole 30 miglia dalla costa, ma nel combinato disposto inettitudine più inerzia c’è posto anche per Matteo Renzi e per Federica Mogherini. Il premier dovrebbe cominciare a rendere conto dell’inutile semestre di presidenza italiana dell’Unione, occasione gettata al vento quando avrebbe potuto invece essere usata per imporre a Bruxelles quelle decisioni che oggi vengono pietite con il cappello in mano. Quanto all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (niente di meno), potrebbe dimettersi per palese inadeguatezza dalla parola “Alto”. Aggettivo che dovrebbe spettare di diritto agli uomini, alle donne e agli ufficiali della Marina militare e in particolare della Guardia Costiera che in silenzio e spesso oltre le loro forze hanno soccorso e salvato, uno per uno, migliaia di esseri umani e che ora sono stanchi di pescare cadaveri.

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