Roberto Fico, M5S: “Salviamo la Rai dal buco nero degli sperperi”

r-ficodi Luca De Carolis – il Fatto Quotidiano 27.08.2014

Fare luce sui conti e sugli sprechi della Rai è molto complicato, bisogna superare tanti muri. Ma io credo nel nostro lavoro e nel miglioramento di quest’azienda”. In 13 mesi da presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, il deputato del M5S, Roberto Fico, ha provato a scoprire cifre e meccanismi. Rivendica: “Abbiamo portato trasparenza”. Ma ammette: “I poteri della commissione sono limitati. E il grande problema rimangono gli appalti esterni da un miliardo e 300 milioni”.

In un video lei sostiene: “Uno dei successi della Vigilanza è l’aver fermato la trattativa della Rai con Cl per l’esclusiva sul Meeting di Rimini”.

Abbiamo risparmiato 750 mila euro di soldi pubblici. Di questa vicenda avevo letto proprio sul Fatto: la Rai voleva dare 250 mila euro all’anno a Cl per un triennio di esclusiva sulla manifestazione. Assurdo. Nel dicembre scorso ho presentato un quesito ai vertici dell’azienda, di fatto un’interrogazione, per sapere se davvero si lavorasse a un accordo del genere. Dopo un lungo tira e molla mi hanno scritto spiegandomi che la trattativa era saltata, perché non la ritenevano più conveniente.

Uno spreco evitato.

Siamo intervenuti in diversi casi. Mesi fa stavano presentando emendamenti in Senato per aumentare il canone Rai, così da dare soldi alle tv regionali private. Siamo riusciti a farli ritirare.

Ma il cuore del problema è un alt ro. . .

Il primo nodo che ha affrontato la commissione è quello degli appalti esterni, un giro d’affari da un miliardo e 300 milioni. La grande difficoltà è stata quella di acquisire tutte le informazioni e tutti i dati. Ci sono situazioni ancora aperte dopo oltre un anno.

Quindi ottenere le cifre non è facile.

Per nulla, all’inizio la Rai è stata molto reticente. Ma con il tempo abbiamo ottenuto informazioni che la commissione non aveva mai avuto prima.

Qualche esempio?

Abbiamo avuto i dati sulle fasce di stipendio dei dirigenti, sia giornalisti che amministrativi. E abbiamo ottenuto la lista dei fornitori della Rai, iscritti a un elenco dopo aver superato un’istruttoria.

Quanto valgono gli stipendi?

Pesano. Ma di sicuro non quanto gli appalti esterni o le funzioni affidate a persone fuori dall’azienda. Ogni tre anni il nuovo dg nomina dirigenti in ruoli apicali, tutti a tempo indeterminato. E così abbiamo il paradosso che il dg, essendo a scadenza, se ne va, ma i “suoi uomini” restano. Aggiungendosi agli altri già nominati.

Non si potrebbero imporre nomine a tempo?

Assolutamente d’accordo, io ne ho parlato più volte. Ma lo deve decidere il Parlamento, con una legge.

Servirebbe una norma da spending review.

Eccome. Ma per ora l’hanno fatta solo a danno della Rai, togliendole 150 milioni ricavati dal canone per coprire parte del decreto Irpef sugli 80 euro.

Torniamo alla lotta per le informazioni. Cos’è che proprio non riuscite a sapere?

Ho chiesto al dg Gubitosi e alla presidente Tarantola la lista delle aziende che intrattengono rapporti con la Rai, e il costo totale degli appalti concessi con bandi pubblici negli ultimi cinque anni.

Quando le risponderanno?

Hanno risposto, ma in modo non esauriente. Ne riparleremo dal 1° settembre.

Quanto pesa la lottizzazione nella Rai del 2014?

È diventata un sistema culturale. Non è neanche più un problema di partiti.

Diversi giornalisti si accreditano come in quota 5Stelle.

Me ne è giunta notizia. Ma ovviamente noi non appoggiamo nessuno, sarebbe il contrario dello spirito del Movimento.

Quante raccomandazioni le hanno chiesto in questi mesi?

Mai accaduto. Io non vado alle cene, alle prime di film o fiction o nei salotti: non fornisco l’occasione per chiedermele.

E i direttori dei tg?

Mai sentiti.

I membri M5S in commissione hanno chiesto la testa del direttore del Tg1 Orfeo e sanzioni per due giornalisti. Condivide?

Non parlo mai delle iniziative dei singoli gruppi. Posso dire che l’informazione Rai deve migliorare molto. E lo ha detto anche la Tarantola in audizione.

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La Lenticchia di Castelluccio di Norcia (Umbria)

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Non esistono molte testimonianze scritte sulle origini di Castelluccio, ma possiamo dire con certezza, che la presenza dell’uomo in queste alture non è un fatto recente. Ciò è testimoniato da diversi frammenti di terracotta di età romana rinvenuti in località Soglio, presso l’antica Fonte di Canatra. Nella prima metà del 16oo furono trovate nelle fondamenta di un edificio del paese, delle monete di bronzo con il ritratto dell’imperatore Claudio II il Gotico (268-270 d.c.). In questo periodo ci fu un’altra interessante scoperta; una tomba (non datata) di un soldato, probabilmente situata non distante dalla strada che conduce a Forca di Presta (Cordella, Lollini 1988) non a caso punto obbligato di passaggio tra la valle del Tronto e la Valle del Nera, tra il Piceno e la Sabina. L’attuale nucleo abitativo non risale a prima del XIII sec., anche se alcuni documenti, e recentemente l’aereo-fotografia ha rivelato un antico castelliere sulla parte più alta del paese (Cordella-Lollini).

vlcsnap-2014-08-26-15h01m13s215La storia di Castelluccio e il suo sviluppo sono strettamente legate alla storia della pastorizia. Quando nacque l’esigenza di cambiare l’attività della pastorizia da stagionale a stanziale, cominciò il disboscamento delle alture per creare nuovi pascoli, inoltre il legno era usato come materiale da costruzione e da riscaldamento. Un largo piazzale asfaltato accoglie il visitatore che giunge a Castelluccio. E’ qui che si affacciano una serie di edifici, un tempo stalle e fienili. Sui muri grandi scritte di vernice bianca, incomprensibili a chi non conosce il dialetto o i problemi di Castelluccio. Salendo sulla sommità del colle, una volta chiamato “le pitture”, si giunge all’abitato più antico del paese. Della vecchia fortificazione cinquecentesca non rimane che un portale, e pochi tratti delle mura, oltre si accede alla piazzetta della chiesa di S.Maria Assunta anch’essa del 1500. E’ il maggiore monumento storico artistico, all’interno vi è custodita una pregevole scultura lignea raffigurante una Madonna (1499) attribuita a Giovanni Antonio di Giordano, maestro scultore di Norcia.

Le anguste stradine che salgono e scendono, portano ai diversi livelli dell’abitato. Le case, addossate le une alle altre sembrano difendersi vicendevolmente dal freddo, molto spesso hanno piccole finestre, e sui muri sino a pochi anni fa si potevano vedere piccole figure sacre in ceramica, che una volta forse rappresentavano la sola difesa degli abitanti contro le avversità della natura.

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LENTICCHIA
Chiamata dagli abitanti di Castelluccio “Lénta”, è il prodotto rappresentativo del paese per eccellenza. L’uso di questo legume è antichissimo come dimostra il ritrovamento di semi in tombe neolitiche datate 3000 A.C. La lenticchia è una pianta annuale, che fiorisce tra maggio e agosto, appartenente alla famiglia delle leguminose. L’inconfondibile sapore, le dimensioni molto piccole, la resistenza ai parassiti e la coltivazione esclusivamente biologica, oggi ne fanno un prodotto ricercatissimo. Viene seminata, non appena il manto nevoso è completamente disciolto. Verso la fine di Luglio primi di Agosto viene raccolta. Una volta questa operazione veniva svolta esclusivamente a mano, “la carpitura”. Affluiva manodopera dai paesi limitrofi; Gualdo, Pescara Del Tronto, San Pellegrino, per la maggior parte donne, “le carpirine”, un lavoro faticoso e lungo. Oggi si ricorre, quasi sempre, alle falciatrici meccaniche, ma comunque i ritmi e i “rituali”, obligatori, fanno della raccolta un momento di massimo impegno per i contadini del posto.

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Terremoto in Emilia, lo Stato vuole i soldi delle tasse da chi ricostruisce le scuole

Neanche la beneficenza sfugge al fisco. In Emilia, cittadini e studenti che hanno raccolto i fondi necessari per ricostruire una scuola distrutta dal sisma del 2012, si sono visti addebitare la cifra di 300mila euro: è l’Iva, sul bene ristrutturato.  “GRAZIE RENZI”

terremoto-emilia-sms-solidali-ancora-in-cassa-300x225Sembra proprio vero il proverbio che recita: “Le buone azioni non restano mai impunite”. Dopo aver raccolto i fondi necessari alla ricostruzione de plesso scolastico distrutto dal sisma del 2012 in Emilia Romagna, genitori, studenti e cittadini di Cavezzo si sono visti addebitare la cifra di trecentomila euro per il pagamento della Imposta sul valore aggiunto sul bene ristrutturato. In Italia, infatti, i privati che intendono ristrutturare a proprie spese un bene della comunità devono, versare allo stato la quota prevista per l’Iva, senza poter usufruire di alcuna agevolazione.

Sulle macerie del terremoto che ha colpito l’Emilia due anni fa, nella devastata solitudine degli sfollati romagnoli, l’ iniziativa solidale condotta con la collaborazione di Corriere.it e di TgLa7 – che hanno raccolto le sottoscrizioni dei cittadini – aveva permesso di costruire attrezzature e parchi didattici per gli studenti rimasti senza scuola. Il progetto del nuovo plesso scolastico di Cavezzo era stato realizzato dallo studio di Carlo Ratti in conformità con le norme più aggiornate sulla sostenibilità ambientale e sull’edificabilità e prevede aule, giardini, un orto didattico, laboratori, una palestra e un learning garden. Anche la Regione e il Comune avevano offerto il loro contributo, insieme agli insegnanti e ai genitori dei seicento bambini che da due anni non hanno più una scuola. L’archistar Renzo Piano, invece, ha messo a disposizione la sua professionalità, insieme ai giovani architetti della sua fondazione, offrendo gratuitamente la sua consulenza.

A imprimere una battuta di arresto al progetto, però, scrive Corriere.it. è arrivata una tassa di trecentomila euro dell’Iva. Mentre si ragiona su come riformare il settore del no-profit, le associazioni che si impegnano a farsi carico della ristrutturazione di scuole, reparti di ospedali, centri sportivi, non solo non godono di nessuna agevolazione nel pagamento dell’imposta, ma sono spesso costrette ad arrestare i progetti per mancanza di fondi.

fonte: fanpage.it

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Madia, la doccia gelata “triste” demolita dal web (video)

marianna-madia-ice-bucket-challenge-defaultNON È PIACIUTA alla Rete la “Ice Bucket Challenge” (la “doccia gelata” per sensibilizzare la raccolta fondi per la ricerca sulla Sla) postata su Twitter dal ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia.

Sei secondi in cui l’esponente del Pd si rovescia in testa una pentola d’acqua senza proferire verbo. Quindi senza spiegare le motivazioni del gesto inconsulto e senza “sfidare” altri alla tenzone della doccia.

La faccia seria, il ministro di arancio vestito, esegue seriosa. La Rete è implacabile. “Scusa Marianna, ma che problema hai?”. “Ma non c’era il ghiaccio, non ha nominato nessuno, e non ha neanche detto che il gesto era a favore della ricerca sulla Sla.

È sconfortante che un ministro non capisca un giochino così semplice. Che coraggio”. Per dire di quelli riferibili.

da Il fatto Quotidiano 26.08.2014

Consigliata visione schermo intero

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La schiforma psichiatrica – Marco Travaglio 26.08.2014

camicia-di-forzaQuesta volta Calderoli ha esagerato per difetto. La schiforma costituzionale approvata l’8 agosto dal Senato non è una merdina, come graziosamente l’ha definita nelle sue vesti di relatore, cioè di esperto. È una merdaccia sesquipedale. E non solo per il contenuto (i senatori non più eletti dai cittadini, ma nominati dai consigli regionali, l’immunità, l’innalzamento delle firme per le leggi popolari da 50 a 150 mila e le altre boiate denunciate nell’appello del Fatto). Ma anche per la forma. Che, com’è noto, è anche sostanza: una prosa che pare uscita dalla penna di un malato di mente in avanzato stato di ubriachezza, in un dedalo di rimandi, rimpalli, commi, cavilli, circonlocuzioni, supercazzole burocratesi che deturpano anche l’estetica della Costituzione, nota finora per la cristallina chiarezza e la sintesi tacitiana.

Prendiamo solo tre dei 47 articoli “riformati”da questi squilibrati: il 70, il 71 e il 72, che illustrano l’iter di formazione delle leggi. L’attuale articolo 70 conta 9 parole: quello nuovo 363. L’art. 71 quadruplica, da 44 a 171 parole. Il 72 le raddoppia: da 190 a 379. Roba da regolamento condominiale, non da Carta costituzionale. Si dirà: ma d’ora in poi finisce il bicameralismo perfetto. Sì, buonanotte: il palleggio Camera-Senato (e di nuovo Camera e di nuovo Senato, in caso di leggi emendate strada facendo) sopravvive “per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche, di referendum popolare, per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, secondo comma, lettera p), per la legge di cui all’articolo 122, primo comma, e negli altri casi previsti dalla Costituzione”.

E le altre leggi? “Sono approvate dalla Camera dei deputati”. Quindi il Senato non le tocca più? Magari: “Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata”. Cioè la Camera, a maggioranza semplice, può infischiarsene delle modifiche proposte dal Senato.
Ma non sempre: fanno eccezione “i disegni di legge che dispongono nelle materie di cui agli articoli 114, terzo comma, 117, commi secondo, lettera u), quarto, quinto e nono, 118, quarto comma, 119, terzo, quarto, limitatamente agli indicatori di riferimento, quinto e sesto comma, 120, secondo comma, e 132, secondo comma, nonché per la legge di cui all’articolo 81, sesto comma, e per la legge che stabilisce le forme e i termini per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”: in questi casi, per snobbare le indicazioni del Senato, la Camera deve votare a maggioranza assoluta. Senza dimenticare che “i disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione.

Per tali disegni di legge le disposizioni di cui al comma precedente si applicano nelle medesime materie e solo qualora il Senato della Repubblica abbia deliberato a maggioranza assoluta dei suoi componenti”. E non è mica finita, perché “il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica”. Tutto chiaro, no?

Quindi, ricapitolando. Il disegno di legge parte dalla Camera, che lo approva. Il Senato può metter becco su richiesta di almeno 1/10 dei senatori entro 10 giorni. Poi può votarlo uguale o emendarlo entro 20 giorni. A quel punto la Camera lo riapprova come pare a lei (recependo o ignorando le modifiche del Senato) a maggioranza semplice. Ma non sempre: per una lunga serie di materie, se vuole fregarsene del Senato deve farlo a maggioranza assoluta. Per chi fosse sopravvissuto fin qui, c’è poi il caso delle leggi di bilancio e dei rendiconti annuali: il Senato ha solo 15 giorni per rimaneggiarli, e deve farlo a maggioranza assoluta; nel qual caso la Camera, per ignorare le modifiche senatoriali, vota a maggioranza assoluta, mentre per recepirle le basta quella semplice. Sempre più difficile: che succede ai ddl di conversione in legge dei decreti del governo?

Il Senato deve cominciare a esaminarli entro 30 giorni da quando arrivano alla Camera, pure se questa non ha ancora finito di vagliarli: anche perché il governo può imporre alla Camera di votarli entro e non oltre 60 giorni, all inclusive.
Tutto questo, si capisce, allo scopo di snellire, semplificare e accelerare secondo i dettami del pie’veloce Matteo. Otto giorni fa il Sole 24 Ore ha tentato di illustrare graficamente il nuovo percorso delle leggi: ne è uscito una specie di gioco dell’oca per repartini psichiatrici che, se tutto va bene, moltiplicherà i tempi, paralizzerà le procedure, arroventerà le risse e aumenterà i contenziosi fra governo e Parlamento e fra Camera e Senato. L’Ucaf, Ufficio Complicazione Affari Semplici, ha colpito ancora. Chiamate l’ambulanza.

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Sotto il secchio niente – Marco Travaglio 24/08/2014

ddeNell’estate del coatto trionfante, del presidente del Consiglio dei ministri che si prende a secchiate d’acqua per fare beneficenza a favore di telecamera e soprattutto a costo zero, delle ministre ritratte in retrospettiva col photoshop che fa quello che può, della riforma costituzionale in quattro e quattr’otto col trolley dietro la porta, delle vecchie armi arrugginite inviate ai curdi come le perline colorate agli indios e i farmaci scaduti agli africani, per giunta da parte di politici che confondono il Kurdistan col cardigan, va rovesciato il vecchio adagio “un popolo ha la classe politica che si merita”. Semmai è vero il contrario: una classe politica ha il popolo che si merita.

I turisti italioti che sfoderano il pisello a Barcellona sono l’effetto collaterale degli auto-gavettoni e dei tweet tamarri del premier a base di “maddeche”.

Ve li immaginate De Gasperi, Einaudi, Togliatti, Fanfani, Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa che s’infradiciano d’acqua gelida su richiesta di Fiorello? Poi uno si meraviglia se il presidente del maggior partito è Matteo Orfini, che non avrebbe sfigurato con Totò sul wagon-lit: “Onorevole lei, con quella faccia? Ma mi faccia il piacere!”.

L’altro giorno Orfini, nel penoso tentativo di nascondere il patto Pd-Berlusconi sulla giustizia, non ha trovato di meglio che twittare (comunica solo così, come i ragazzini ipnotizzati dall’iPhone): “I grillini rifiutano il confronto sulla riforma della giustizia… coi terroristi bisogna interloquire, ma guai a farlo col governo…”. Solennissima sciocchezza, visto che Di Battista non s’è mai sognato di affermare che i 5Stelle debbano dialogare con l’Isis: semmai le diplomazie.

Renzi, altro compulsivo dell’ hashtag, ha subito ritwittato l’orfinata, salvo poi accorgersi che era troppo grossa persino per i suoi standard. Allora ha precisato che non era sua intenzione accusare la forza politica più votata in Italia nel 2013 di parlare solo coi terroristi. Ma Orfini ha ribadito il concetto a Repubblica, che proprio non sapeva come riempire una pagina: “I 5Stelle vogliono aprire il dialogo con i jihadisti dell’Is e poi rifiutano di parlare col governo del loro paese”. Non è ben chiaro che cosa c’entri un’analisi sul Medioriente con la presunta riforma della giustizia in Italia. Ma la domanda è oziosa: le parole, per Orfini, sono riempitivi accidentali per dimostrare la propria esistenza in vita. Alla tenera età di 40 anni, l’altro Matteo è già riuscito a essere dalemiano, bersaniano, giovane turco e renziano.

Nell’aprile 2013 giurava: “Fra Marini e Rodotà scelgo Rodotà”. Poi votò Napolitano. Larghe intese con B.? Giammai: “Un governo Pd-Pdl e senza Grillo è impensabile, non esiste in natura. Al governo con Berlusconi ero e resto contrario”. Poi votò il governo Letta, con B. e senza Grillo. Il 26 agosto disse all’ Unità : “Se il governo Letta cade non vedo altra strada che il voto”. Poi Renzi iniziò la fronda a Letta e Orfini lo ammonì: “Basta provocare, faccia il segretario e la smetta con certe guasconate”. Poi Renzi pugnalò Letta e prese il suo posto con l’appoggio di Orfini, promosso a presidente. Lui che due mesi prima aveva votato Cuperlo contro Renzi, “sedotto dalle sirene liberiste di questi ultimi venti anni”. Infatti – tuonava – “Renzi premier sarebbe una follia”, “è l’ultimo giapponese di una linea abbandonata in tutto il mondo”, “mi ricorda i Righeira e gli Europe, fa scelte estetico-musicali da paninaro. La sua idea della politica spettacolo è figlia di quegli anni”. “È passato dalla rottamazione al riciclo. L’allegria con cui si passa da veltroniani a bersaniani a renziani senza provare a giustificare i propri cambiamenti è un male storico del Pd.
E questa ipocrisia è un problema per chi si candida a cambiarlo: non si può pensare di rivoluzionare il Pd con Veltroni, Bettini, Franceschini e Fassino, che tentano di abbracciare chi è ritenuto il vincitore pur essendo l’opposto della rivoluzione di cui parla Renzi. Non si possono premiare opportunismo e trasformismo. Altrimenti portiamo nel nuovo partito tutti i vizi e i difetti del vecchio Pd. Renzi doveva cambiare il partito, ma forse il partito ha cambiato lui. L’abbraccio mortale lo sta portando sempre più verso un patto di oligarchi”. Mancava solo Orfini. Poi è arrivato.

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Questa si che deve essere una doccia fredda per Renzi!

imageCaro ‪#‎Renzi‬, ACCETTA LA SFIDA?
Sono una deputata del movimento 5 stelle, Lei non mi conosce, non sono una di quelle persone a cui piace la provocazione ne’ tantomeno ho mai avuto a che fare direttamente con Lei. Ma le chiedo un favore, se si è asciugato dal getto di acqua gelata ed ha un momento, vorrei raccontarLe una semplice storia.
Poco più di 4 anni fa mia madre inizio’ ad accusare dei dolori al piede destro. Ogni tanto perdeva l’equilibrio, alcune volte cadeva. Io la prendevo in giro pensando che fosse semplicemente più distratta del solito. Con la testa tra le nuvole. Ma le cadute continuavano e una di queste cadute le procuro’ una frattura. All’epoca vivevo solo io con mia madre, mi presi cura di lei come era giusto che fosse.Pensavo “capirai, e’ una frattura, passerà” Un giorno poi mi voleva dire di non mettere troppo caffè nel latte, apri’ la bocca ed emise dei suoni, ma io non riuscivo a capirla. Pensavo che anche quello fosse un semplice momento, ma giorno dopo giorno mi accorsi che le cose stavano sempre più peggiorando. Parlava sempre peggio e controllava sempre meno il suo corpo. Facemmo dei controlli e le diagnosticarono la SLA. Mi perdoni caro Renzi, ma quella si che fu una doccia fredda. Chiamai i miei fratelli a raduno per capire cosa fare. Ci ritrovammo soli, del tutto soli. Non sapevamo cosa fare, non sapevamo a chi rivolgerci, non sapevamo cosa aspettarci. A Salerno poi sembrava impossibile. L’unico dottore che ci aiuto’ a capire vagamente cosa sarebbe accaduto fu un neurologo da cui decidemmo di andare per un consulto che dopo i vari esami disse:” signora lei ha la SLA, ben presto non si muoverà’ più, non riuscirà a parlare, le dovranno fare la tracheo per respirare e nel giro di tre anni probabilmente morirà.” Queste le sue parole. Mia madre cadde in depressione. Strano… Noi figli cercavamo di darle forza, di farla uscire, di far il possibile per vederla almeno sorridere. Nulla. Da allora mia madre decise di non uscire più di casa, se non per delle visite. Io la vedevo ogni giorno o piangere o bloccarsi. Ogni tanto provava a parlare ma si innervosiva perché non riuscivamo a capirla. A luglio 2013 era arrivata a pesare 43 chili e per respirare aveva una mascherina collegata ad una macchinetta che le copriva il volto. Decidemmo di procedere per farle fare una tracheo e una peg. Da quel momento in poi in realtà’ mia madre miglioro’, mise peso, respirava meglio. Un sollievo. Una persona a te così cara si stabilizza ne puoi essere solo felice. Ed è vero,lo eravamo.ma da li sono iniziate le avventure più assurde degne di un film tragicomico.Dottori che non si trovano, assistenza domiciliare praticamente assente, personale dell’asl che non sa usare i nuovi sistemi informatici e quindi non possono fare la prescrizione dell’ossigeno, infermiere che sbagliano a fare il cambio del catetere, per non pare poi dei laboratori che sbagliano a prelevare l’urina per fare poi l’esame. Io personalmente mi sono sentita dire che il problema è che in CAMPANIA C’È ABUSO DI OSSIGENO ( fatto ripetuto anche al suo ministro MADIA che aveva dato parere contrario ad un ordine del giorno in materia) se Lei sa cosa vuol dire mi prego me lo spieghi. Per non parlare poi del semplice permesso per disabili per l’auto. Vede, caro Renzi, lei si vanta di aver fatto dei progressi in tal senso nel decreto sulla pubblica amministrazione, ma non sa che il problema e’ a monte. Per avere quel permesso devo recarmi con mia madre all’ufficio della medicina legale dove, non solo è presente un solo parcheggio per disabili oltretutto perennemente occupato ( il che è’ ovvio visto il posto) ma l’ufficio stesso si trova al primo piano di un palazzo con ascensore si, ma situata dopo 6 scalini. Non fa nulla questo e’ il minimo. Si figuri, che hanno voluto aggiustare le strade del quartiere dove abito, un bel lavoro davvero, mi hanno messo anche una palma sotto casa, peccato che il parcheggio per disabili che prima avevo sotto il portone adesso è’ all’improvviso scomparso. Questo è solo per sdrammatizzare un po’ la situazione con il folklore di questi atti quotidiani. Chiamamolo folklore, perché altrimenti dovrei dire incompetenza, mancanza di rispetto dei diritti dei disabili e tanto altro…ma sfocerei nella critica e davvero non voglio.
Vede, caro Renzi, attualmente mia madre ha 85 di pressione ( e parlo della massima), l’emoglobina a 8, ed una infezione batterica di 100.000 germi/ml. Non parla. Noi parliamo con lei utilizzando le dita della mano. Ogni dito e’ una lettera dell’alfabeto e quando pronunciamo la lettera che lei ha in mente chiude gli occhi. E poi ripartiamo. Lettera per lettera, parola per parola. Il puntatore oculare? Dovrebbe passarlo l’asl ma qui a Salerno nessuno conosce la procedura adatta. Comprarlo? Impossibile. Costa sui 20 mila euro e i nostri soldi li impieghiamo in alcuni medicinali ma soprattutto per pagare delle persone che possano aiutaci visto che l’assistenza l’Italia in genere, e la Campania in particolare, non sa neanche cosa sia. Vuole venire Lai ad aiutarci?
Anzi no, Le dico una cosa, io nonostante tutto mi ritengo fortunata, ho una famiglia che mi aiuta, ho uno stipendio e “ringraziando il cielo” mia madre ha una pensione, ed ho lo sguardo di mia madre che vale più di 1000 altre cose, ma soprattutto, caro Renzi, ho la coscienza pulita e non ho bisogno di pulirla con una secchiata di acqua gelida. Le chiedo una cortesia, la smetta con questa pagliacciata …non avere i servizi che ci spettano, vedere calpestati i diritti di mia madre e sapere che il GOVERNO preferisce dare soldi per f35 o per gli azionisti della banca d’Italia e’ una cosa, ma essere anche presi in giro da chi potrebbe fare qualcosa e’ davvero troppo. Scrivere questa lettera non è stato facile mi creda ma, posso capire la pubblicità alle donazioni,posso capire che lo facciano cantanti, attori, lo capisco davvero, ma Lei è il capo del Governo, Lei,se solo volesse, le cose potrebbe cambiarle, lo farà ?Accetta la sfida?

Silvia Giordano Deputata del Movimento 5 Stelle

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