Mense scolastiche, piattini mezzi vuoti e tante, tante uova: Le conseguenze del Governo Renzi

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A ROMA APPALTI AL RIBASSO. LE MAMME SONO COSTRETTE A PORTARE PANINI E BISCOTTI AI BAMBINI QUANDO ESCONO

Una mamma arriva con i biscotti nella borsa; un’altra con le fette biscottate, più leggere ma comunque energetiche; la terza è organizzata con un panino prosciutto e formaggio “a Daniele piace tanto”. Sono tutte lì, fuori dal cancello della scuola dell’infanzia di via Guattari, zona est della Capitale, pronte ogni giorno per rispondere, subito, alla richiesta di cibo dei loro figli: hanno fame. Ma non perché sono piccoli, scatenati, in fase di sviluppo, magari stanchi o altro; hanno fame perché a scuola “mangiano poco, a volte pochissimo, e sempre le stesse cose” spiega una delle mamme.

COSÌ ECCO le immagini dei pasti giornalieri offerti ai piccoli, scatti reali, realizzati per denunciare cosa avviene dentro, per denunciare l’amara quotidianità composta da pasta al pomodoro quando va bene, al burro quando non c’è altro, uova, uova e ancora uova, anche tre volte la settimana, poco costose e comunque nutrienti; quindi una manciata di carote oppure delle patate. È festa quando arriva la carne in forma di polpetta, polpetta singola, stupore generale al momento del pesce. Basta. Nient’altro. Chiedere il bis è un’eresia, reclamare un “rinforzino” (come chiedeva Ugo Tognazzi, alias conte Mascetti in Amici miei ) un’inutile pretesa, e “la regola impone di non poter mandare nulla in classe, nulla – racconta Emma, altro genitore preoccupato –. Il motivo è semplice: se uno dei piccoli si sente male, l’istituto è responsabile”. Quindi la soluzione: la merenda al cancello. “Però durante l’anno scolastico passato, è andata anche peggio – interviene un padre –. Per ovviare a uno sciopero del comparto, sono arrivati panini con dentro la muffa e succhi di frutta scaduti”. Risultato: mal di pancia, febbre e tutti gli altri sintomi da intossicazione “e il motivo della serrata era proprio legato al taglio dei finanziamenti per le mense” del Governo Renzi continua il genitore.
La parola d’ordine è: risparmio. Massimo risparmio. Nel nuovo contratto siglato dal Comune di Roma, si è passati dai 5,46 euro a pasto come base d’asta, ai 4,50 euro, per vincere la gara d’appalto.

QUATTRO VIRGOLA cinquanta, moltiplicato 144 mila per altrettanti bambini, dall’asilo alle elementari fino ai giovincelli delle medie, business con tanti zeri sul contratto. Citofono all’istituto: buonasera, sono del Fatto Quotidiano, posso rivolgervi qualche domanda? “Chi è?” Un giornalista del Fatto. Silenzio prolungato, palese imbarazzo dall’altra parte. “Non possiamo far entrare nessuno, aspetti la campanella”. Bene, attendo. Alle 15.45 si apre il cancello, i genitori percorrono il vialetto, i bambini iniziano a uscire e una delle responsabili ci accoglie. “Allora, cosa vuole?” Alcuni genitori denunciano lo scarso cibo servito ai bambini. “Scarso che?”. Cibo. “Si sbaglia, qui mangiano tutti, tanto e bene, le cose avanzano, diamo anche la merenda”. È sicura? “ Ceeeerto, qui va tutto bene”. Stupore tra alcuni dei genitori presenti al dialogo, che poco lontano ci fermano: “Va bene un corno, sappiamo per certo di quantitativi di cibo vergognosi, ma qui dentro hanno paura a dirlo, la gente teme di perdere il proprio lavoro, e noi non sappiamo come muoverci. Qui compriamo di tutto”.

VUOL DIRE carta igienica, materiale didattico, quindi pennarelli, carta da disegno, “pannelli per coprire i termosifoni – spiega una mamma – altrimenti i piccoli rischiavano di sbattere la testa. Non vengono rispettate neanche le minime regole di sicurezza, questo è quello che offre il pubblico”, manca solo “che ci chiedano di dipingere o ristrutturare l’edificio, poi il quadro è completo. E pensare che pochi anni fa, arrivava anche il cibo biologico, con una dieta ad hoc studiata per l’età dello sviluppo”, conclude un altro padre.
Altri tempi, quando non vinceva il massimo risparmio, almeno sulla testa e lo stomaco dei più piccoli.

di Alessandro Ferrucci – Il Fatto Quotidiano 30.10.2014

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I tagli non ci sono, le tasse sì – Tutte le Balle del Cazzaro.

ffdSul balzello alle imprese la balla più clamorosa della manovra: il gettito salirà di 2 miliardi. Quasi azzerati anche i bonus per le partite Iva. E le Regioni dovranno sforbiciare altri 500 milioni

Ricordate la conferenza stampa di Matteo Renzi subito dopo il consiglio dei ministri che aveva approvato la legge di stabilità per il 2015? Ma sì, quella delle ennesime slide, il bonus 80 euro reso eterno, la manovrona di 36 miliardi? Sì, 36 miliardi di uscite e altrettanti di entrate. L’aiuto alle partite Iva, la lotta all’evasione, i tagli alle Regioni, gli investimenti per la «buona scuola», la maxi riduzione Irap per le imprese, la spending review…

La ricordate? Bene, ora potete dimenticarla.Perché a nemmeno quindici giorni di distanza da quella sera poco o nulla di quel che fu detto è vero, scritto nel testo finale della manovra con gli emendamenti dell’ultima ora annunciati ieri dal ministro dell’Economia Piercarlo Padoan nella lettera inviata alla commissione europea per evitare una bocciatura internazionale ormai prossima.

Nel testo attuale non c’è nemmeno la metà della riduzione di tasse che era stata promessa. In compenso ci sono più tasse per 60 miliardi: parte retroattivi al 2014, parte spalmati fra il 2015 e il 2018. E di questi non c’era traccia alcuna né nelle parole di Renzi di quella sera né nelle cifre delle varie diapositive proiettate nell’occasione.

Fregatura numero uno: la riduzione dell’Irap annunciata agli imprenditori italiani. Siccome Renzi ha cambiato retroattivamente in violazione allo Statuto dei contribuenti le aliquote Irap alzandole tutte dal 2014, gli imprenditori non solo non si troveranno quest’anno nessuno sconto, ma pagheranno oltre 2 miliardi di tasse in più, e cioè il doppio del mini-sconto Irap che era stato concesso nel decreto 80 euro dell’aprile scorso. La sostanza è che nel 2014 Renzi si è mangiato in questo modo pure quella promessa che sembrava realizzata sei mesi fa. La situazione non migliora nel 2015, dove il saldo è ancora una volta negativo per gli imprenditori.

La sera dell’approvazione della manovra Renzi disse di avere regalato alle imprese uno sconto di 5 miliardi di euro per il prossimo anno abolendo la componente lavoro dall’Irap. Si era dimenticato di dire che le aliquote aumentavano (nel 2014, ma anche nel 2015 e negli anni successivi), così nella tabella della legge di stabilità il vantaggio netto segnato è di 2 miliardi e 701 milioni di euro, la metà di quanto annunciato. Ma anche quello non è vero. Perché nella stessa tabella vengono azzerati i fondi già previsti per la riduzione Irap (2 miliardi e 685 milioni di euro) e ridotti quelli legati al cuneo fiscale nel fondo per la riduzione della pressione fiscale (-331,5 milioni di euro). Con una mano quindi il premier ha dato alle imprese 2.701 milioni di euro e con l’altra ne ha tolti 3.016 milioni di euro. Risultato finale nel 2015: alle imprese Renzi non ha donato nulla, ma ha portato via 315 milioni di euro.

schermata463Stesso gioco delle tre carte, stesso amaro destino per le partite Iva. La sera delle slide il presidente del Consiglio aveva annunciato una tassazione forfettaria che avrebbe alleggerito il carico fiscale sulle partite Iva di 800 milioni di euro. Nella tabella finale della manovra in realtà sono un po’ di meno: 784,5 milioni di euro. Ieri nella lettera di Padoan alla Ue si annunciava però l’estensione del reverse-charge (l’inversione contabile) al settore delle vendite al dettaglio, con maggiori incassi da parte dello Stato per 730 milionidi euro.

Sostanzialmente con una mano si danno 784,5 milioni alle partite Iva e con l’altra se ne tolgono 730. Resta un saldo attivo di 54,5 milioni che certo non farà stappare champagne. Anche altre cifre contenute nelle slide non tornano se si confrontano con la tabella di copertura reale della legge di stabilità, ma la differenza è meno clamorosa. La sera del consiglio dei ministri Renzi disse di avere stanziato 1,9 miliardi di euro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. I soldi reali sono un po’ di meno: 1,886 milioni di euro. Ma per le imprese diventano realmente 1,729 milioni di euro perchè vengono aboliti i vecchi bonus assunzioni esistenti per 155 milionidi euro. Anche qui fra l’annunciato e il reale mancano 171 milioni di euro, che non sono proprio pochissimi. Piccola differenza anche nei fondi messi a disposizione per la ricerca e lo sviluppo: quelli annunciati da Renzi erano 300 milioni di euro, quelli reali sono 218,9 milioni. Ne mancano 81,1 milioni. Altra variazione: era previsto un investimento di 1 miliardo a titolo di cofinanziamento dei fondi di coesione comunitari.Ci sono solo 500 milioni, perché altri 500 sono stati sacrificati per venire incontro alle richieste Ue. Piccolo particolare: non sono stati tagliati i co-finanziamenti per opere dello Stato, ma quelli destinati alle Regioni italiane, che così di fatto si vedono portare via non i 4 miliardi previsti inizialmente dai tagli, ma 4,5 miliardi di euro.

Franco Bechis – Libero 28.10.2014

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C’è un tizio che racconta vagonate di Supercazzole

altan_ombrello_berlusc_blankIl rapporto sul mercato del lavoro dell’associazione in vista del protocollo d’intesa Garanzia per i giovani. Ci sono più di 5 milioni di persone che vivono con grande difficoltà il lavoro. Intanto crollano le assunzioni di apprendesti, dimostrando che si tratta di un’occasione sprecata

Mentre Renzi passa un weekend a giocare alla Leopolda e a gingillarsi con garage, tavoli, slide e televendite varie, la Confartigianato dichiara: con la crisi persi 556 posti di lavoro al giorno.

L’Italia “è sempre maglia nera in Europa per l’emergenza occupazione”: tra aprile 2008 e marzo 2014 il nostro paese ha perso 1.201.500 occupati, pari a 556 posti di lavoro in meno al giorno. Una tendenza confermata anche nell’ultimo anno: da marzo 2013 a marzo 2014 sono stati “bruciati” 124.200 posti di lavoro ad un ritmo di 340 al giorno, mentre il tasso di disoccupazione italiano si attesta così al 12,7%, rispetto alla media europea dell’11,8%.

La situazione peggiora per i giovani under 25: a marzo il tasso dei disoccupati in questa fascia d’età è pari al 42,7%, vale a dire il doppio del 23,7% registrato nell’area euro. E’ quanto emerge dal rapporto sul mercato del lavoro realizzato da Confartigianato in vista della firma del protocollo d’intesa Garanzia per i giovani che avverrà domani 7 maggio tra la Confederazione, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il ministero dell’Istruzione, università e ricerca.

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Piccoli leopoldi crescono – Marco Travaglio 26.10.2014

ttyCiascuno nel tempo libero fa quel che gli pare, dunque nulla di male se Renzi passa un weekend a giocare alla Leopolda (i treni esercitano sempre un fascino speciale sui bimbiminkia) e a gingillarsi con garage, tavoli, slide e televendite varie. Del resto si sa che è un bravo presentatore mancato: basta mettergli un microfono in mano e issarlo su un palco per trasformarlo in un teleimbonitore tipo Virgilio Degiovanni di Millionaire. Semmai c’è da domandarsi che ci faccia su quel palco di corrente il bravo giudice Raffaele Cantone, commissario anticorruzione, invitato non come relatore di una conferenza o un dibattito sulle tangenti, ma come “testimonial” di non si sa che. Quel che ci fa invece l’ex rifondatore comunista Gennaro Migliore, detto Jenny ‘o Brufolo, lo spiega lui stesso a Repubblica: lui ha “aderito”al corteo della Cgil, poi però gli è scappato di andare alla Leopolda perché “in questa fase era giusto andare da Matteo”. Non è neppure un caso di trasformismo o di opportunismo. Il renzista convertito non deve manco aderire a un’idea (e quale ): solo parcheggiarsi per un po’. Il disco orario indica la durata di questa fase. Poi, alla prossima, si sposta: sennò arriva il carro attrezzi.

Alla Leopolda è tutto liquido, leggero, volatile. Il pullman degli ex-post-comunisti fraternizza con i charter targati Cayman e Detroit. Renzi-Degiovanni chiama tutti per nome – Maria Elena, Graziano, Sergio (Chiamparino o Marchionne, è la stessa cosa), “vai Franchino!”– come Franca Valeri-Giulia Sofia in Totò a colori con gli esistenzialisti a Capri e l’orso bruno al guinzaglio. E parla un po’come B.: “Un milione in piazza con la Cgil? Io penso ai 60 milioni che stanno a casa”. E un po’ come Gordon Gekko di Wall Street (con la differenza che Gekko finiva in galera): “Nel 2011 capii che l’Italia era un Paese scalabile”. Diciamo pure arrampicabile. Arrampicatori e rampicanti sono tutti lì, spacciati dalla stampa sdraiata per “nuova classe dirigente”. Diciamo pure vecchia cena di classe tra compagni di scuola, o di Leopolda.

L’alunno più cazzaro, quello che studia meno ma parla di più, impugna il microfono e presenta i filmini di tutto il meglio del quinquennio. Con qualche pietosa bugia: tipo che “il Patto del Nazareno è un atto parlamentare” (ma in Parlamento nessuno l’ha mai visto), cosa buona e giusta perché “Minzolini, Razzi e Scilipoti sono contrari” (il fatto che B., Verdini, Sallusti e Ferrara siano strafavorevoli è un titolo di merito). E qualche penosa omissione: tipo il discorso di Luigi (nel senso del prof. Zingales) alla Leopolda 2011: “L’Italia è governata dai peggiori: l’80% dei manager dichiara che la prima strada per il successo è la conoscenza di una persona importante, poi ci sono lealtà e obbedienza, la competenza è solo quinta”. Allora Matteo rincarò: “Noi vogliamo un’Italia fondata sul merito, sulla conoscenza e non sulle conoscenze”. Infatti, come ricorda Marco Damilano sull’ Espresso, ha piazzato all’Enel Alberto Bianchi, curatore delle Leopolde; a Finmeccanica Fabrizio Landi, leopoldista di tre anni fa; all’Eni Diva Moriani, braccio destro di un finanziatore della Leopolda, Marco Seracini, presidente del collegio sindacale di Stazione Leopolda srl e – ma tu guarda – Zingales (nel senso di Luigi); alle Poste Elisabetta Fabbri, albergatrice amica sua; alle Fs Simonetta Giordani, leopoldista annata 2011; al Demanio Roberto Reggi, amico suo; resta all’asciutto un altro leopoldiano doc, Sandro Campo Dall’Orto, ma si parla di lui come nuovo dg Rai. Le conoscenze non contano più, adesso conta la conoscenza: di Renzi. “E pensare che una volta, qui alla Leopolda, ci venivo in bici”, ricorda il commosso venditore. Ora ci torna in un tripudio di auto blu, superscorte e unità cinofile. Vengono in mente i versi con cui Ennio Flaiano canzonava Giovanni Russo: “Alle cinque della sera / sulla piazza di Matera / da una 1100 lusso / scende Giovannino Russo/ del Corriere della Sera. / Che carriera!”. Sono soddisfazioni.

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Secchiata gelata di Renzi ai malati di Sla

ttrQuesta estate il presidente del Consiglio si era fatto filmare con l’acqua ghiacciata per chiedere soldi. Ma nella manovra ha segato 100 milioni di fondi destinati ai malati

C’era già chi aveva storto il naso ad agosto, quando il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si era fatto filmare mentre si versava un secchio di acqua gelata in testa, aderendo ad #icebucketchallenge. Era il gioco vip dell’estate, che ha coinvolto tutto il mondo. Un piccolo show, che però aveva come scopo quello di sollecitare donazioni e sottoscrizioni in favore di onlus che si occupavano della sclerosilaterale amiotrofica. In Italia l’associazione beneficiaria era l’Aisla, presieduta dall’ex calciatore ed ex deputato Ds Massimo Mauro (che oggi fa il commentatore di calcio per Sky).

Ad attirare le critiche su Renzi la sua evidente diversità dagli altri vip: quelli potevano anche aprire il portafoglio, e ogni euro era benvenuto. Il presidente del Consiglio ha un altro tipo di portafoglio: le casse dello Stato. E visto che quelle negli ultimi anni si erano chiuse riducendo via via il fondo per le non autosufficienze che un tempo arrivava a 500 milioni di euro, Renzi aveva una ottima occasione per dare un senso a quel piccolo show con il secchio di acqua gelata: incrementare nella manovra di stabilità quel fondo, che nel 2014 ammontava a 350 milioni di euro.

Spentisi i riflettori e finito lo show, incredibilmente il presidente del Consiglio italiano ha compiuto la scelta esattamente opposta: ha ridotto gli stanziamenti per l’aiuto ai malati e alle loro famiglie di ben 100 milioni di euro. L’ha fatto anche con grande ipocrisia, perché all’articolo 17, comma 8 della legge di stabilità per il 2015 ha scritto: «Lo stanziamento del Fondo per le non autosufficienze, ivi inclusi quelli a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, è incrementato di euro 250 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015». Formalmente è vero: essendo stabilito di anno in anno con la manovra, il fondo per le autosufficienze è effettivamente incrementato da zero a 250 milioni di euro. Ma nel 2014 c’erano 350 milioni (di cui 75 finalizzati «in favore degli interventi di assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime, ivi incluse quelle affette da sclerosi laterale amiotrofica»), quindi la verità è che ne ha tolti 100.

Dopo avere applaudito la secchiata di acqua gelida del Renzi show di agosto, il povero Mauro non voleva credere a quel taglio letto nelle bozze della manovra. Così ieri è andato a sincerarsi dell’accaduto al ministero del Lavoro, ricevuto dal sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli e da quello all’Economia, Enrico Zanetti. E ha avuto conferma che Renzi sulla propria testa ha versato un solo secchio di acqua gelata, su quella dei malati e delle loro famiglie ne ha rovesciati 100 milioni tutt’altro che graditi. «L’intenzione del Governo di tagliare 100 milioni di euro dal Fondo per le non autosufficienze, portandolo da 350 a 250 milioni è una vergogna», ha protestato il presidente dell’Aisla, «molti malati gravi, non autosufficienti, non avrebbero più il sostegno all’assistenza domiciliare». Mauro ha spiegato di avere trovato nell’esecutivo cuori proprio ghiacciati: «Il Governo ha ribadito l’intenzione di tagliare 100 milioni di euro dal Fondo per le non autosufficienze che è fondamentale per garantire un sostegno per l’assistenza domiciliare a migliaia di malati gravi e non autosufficienti, tra cui le 6 mila persone che in Italia sono affette da SLA».

Con i tagli di Renzi ai malati di Sla si riduce ad esempio da 51,7 a 36,5 il fondo non autosufficienza destinato alla Lombardia, da 30,02 a 21,19 quello per i malati nel Lazio, da circa 26 a 18 quello per i malati in Veneto e in Piemonte, e anche in Toscana scenderà da 23,7 a 16,7. Il taglio proporzionalmente riguarderà tutte le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Franco Bechis – Libero 24.10.2014

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Ecco come Renzi finanzia la sua legge di stabilità.

barbara lezzi
ITALIANI SPREMUTI

La decontribuzione sulle assunzioni a tempo indeterminato nella Legge di Stabilità 2015 sopprime i benefici della Legge 407/90 per il collocamento di disoccupati.
L’art.12 della Legge di Stabilità 2015 finge di introdurre l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, con esclusione dei premi e contributi INAIL che restano a carico delle imprese. Come si sa, il metodo Renzi ha sempre un risvolto avvelenato e questa volta a farne le spese è soprattutto il sud perché si sopprimono gli incentivi della Legge n. 407/90 (art. 8, comma 9) che finora ha concesso a chi assume disoccupati uno sgravio contributivo per tre anni (Inps e Inail) con uno sconto pari al 100% per le imprese del Mezzogiorno e 50% per gli altri datori di lavoro. La norma ha fino ad oggi contribuito al collocamento di moltissimi lavoratori. Oltre al danno non poteva mancare la beffa perché la Legge n. 407/90 non aveva un termine per effettuare le assunzioni mentre lo sgravio Renzi vale solo per le assunzioni effettuate nel 2015 e prevede, dunque, uno sgravio per un solo triennio, per i soli contributi INPS e condizionati ad un tetto di 8.060 euro annui. Visto, però, che l’intera Italia è colpita da una profonda crisi, non sarebbe stato più efficace estendere, anche temporaneamente, l’agevolazione del 100% della 407/90 anche alle regioni escluse?
Questa norma, così come prevista dal Governo, sarà un disastro per il sud e non aiuterà il nord.
Insomma, dallo spot con cui si annunciava l’abbassamento delle tasse per 18 miliardi per il 2015 si è passati ad un aumento di circa 18 miliardi nel 2016, 24 nel 2017e 28 nel 2018.

Entriamo nei particolari.
La manovra prevede fin d’ora un pesante aumento dell’Iva: nel 2016 l’aliquota del 10% passa al 12 e poi salire al 13% nel 2017. Quella del 22% salirà invece al 24% nel 2016, al 25 nel 2017 e al 25,5% nel 2018. Ma non si diceva che bisognava dare una spinta ai consumi degli italiani per rilanciare l’economia?
Dal lato dell’Irpef, è previsto un taglio delle detrazioni per 4 miliardi nel 2016 e 7 miliardi 2017 in poi. Si si tratta di minori detrazioni per le famiglie (quali spese d’istruzione, mediche, ecc. che si riportano nel modello unico o nel 730).
La riduzione dell’Irap per le aziende, che Renzie aveva quantificato in 6 miliardi e mezzo per il 2014, si riduce poco meno di 3 miliardi perché viene annullato, già dal 2014, il taglio delle aliquote del 10% deciso durante la campagna elettorale delle europee (d.l. 66/2014 – bonus 80 euro).
La ciliegina non manca, dal primo gennaio 2015 aumentano anche le tasse applicate ai fondi pensione, che saliranno dall’11,5% al 20%.
Dulcis in fundo, l’art. 9 introduce un regime fiscale agevolato per autonomi che nel contempo abroga il regime dei c.d. ex minimi molto più vantaggioso che prevedeva un’imposta sostitutiva del 5% contro il “nuovo” che prevede, a regime, l’aliquota del 15%. In merito a questo, vi diranno che con questo nuovo regime i contributi previdenziali saranno versati in base al reddito prodotto anziché sul minimale previsto dall’Inps per artigiani e commerciati. Dalle stime già elaborate si evince che, dal momento che ci sarà un pari o maggiore esborso, quanto veniva versato per i contributi sarà pagato in tasse. Non trovate che sarebbe stato più onesto far scegliere ai contribuenti per quale regime optare lasciando in vigore anche il regime degli ex minimi?

Barbara Lezzi (M5s)

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La Stangata di Renzi alle famiglie italiane: 606 euro di nuove tasse da pagare

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La nota di Adusbef e Federconsumatori parla chiaro: la legge di stabilità 2015 sarà l’ennesima stangata di Renzi alle famiglie, che si ritroveranno 330 euro di nuove tasse sul groppone. Ecco cosa si dovrà pagare, come scrivono Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori).

La manovra da 36 miliardi approvata ieri sera dal Consiglio dei Ministri, che promette un taglio a tasse e spesa, risparmi per 15 miliardi (6 da Regioni ed Enti locali, 2 miliardi dalla Sanità), un recupero di 3,8 miliardi dall’evasione fiscale, una stretta su fondazioni e fondi pensione, sgravi per partite Iva e figli, uno stop all’Irap sul lavoro e zero contributi nei primi tre anni per le imprese che assumono, il Tfr (volontario) in busta paga), oltre ad infliggere l’ennesimo colpo allo Stato Sociale, nasconde l’ennesima stangata sui consumatori che potrebbe essere stimata in circa 330 euro per ogni famiglia.

Il Governo infatti, con una mano dà 80 euro a circa 10 milioni di occupati, con la vana speranza di far ripartire i consumi, che saranno ancora stagnanti per lunghi mesi in una fase di forte depressione economica e di totale sfiducia nella ripresa produttiva, con l’altra addossa a Sanità, Regioni ed Enti Locali oneri per circa 8 miliardi di euro che dovranno essere coperti da nuove tasse, stimate in almeno 330 euro per ogni nucleo famigliare, per pagare l’Irap delle imprese e gli 80 euro.

Una manovra recessiva con coperture aleatorie, come il recupero di 3,8 miliardi dall’evasione fiscale ed i 15 miliardi di revisione della spesa, tagli lineari che dovrebbero arrivare da ministeri (6,1 miliardi) ed Enti Locali (4 miliardi dalle Regioni, 1,2 miliardi dai Comuni, 1 miliardo dalle Province- ancora in piedi), che non affronta i veri nodi di una inversione di tendenza per la ripresa produttiva che destina solo 0,5 miliardi alla scuola e 0,25 miliardi alla Giustizia, non avrà alcuna capacità di rimettere in moto l’economia ed i processi produttivi.

Una manovra da prestigiatore, smentita dalle tabelle allegate nelle 136 pagine del documento di economia e finanza (Def),nota di aggiornamento e relative tabelle approvato il 30 settembre 2014 dal CDM, non si intravede quel sostanzioso taglio alla spesa pubblica, come propagandato ai quattro venti dal premier Matteo Renzi.

Al contrario (tab. III,pag.29 del DEF) a fronte di un +0,5% del Pil nel 2015 e di una previsione di crescita dell’economia di un +0,8% nel 2016, e +1,2 % nel 2018, è prevista una crescita della spesa pubblica dagli 827,1 miliardi di euro nel 2013, ad 833,1 miliardi nel 2015; 847 miliardi di euro nel 2016; 853 mld nel 2017, per arrivare a 867,9 miliardi di euro nel 2018, che non si conciliano con la revisione della spesa pubblica (spending review), mentre la pressione fiscale, entrate tributarie passano da 485,9 miliardi di euro nel 2013, a 493,8 nel 2015 per arrivare a 507,9 nel 2016 e 531 nel 2018 ?

Un governo che vuole aggredire la spesa improduttiva riduce le spese correnti, taglia gli emolumenti ad alcune Autorità contigue con le banche, che oltre a 41.000 euro di stipendi mensili, dota 1.000 dirigenti di carte di credito che possono spendere fino a 120.000 euro l’anno (400 euro al giorno come argent de poche-naturalmente da rendicontare); affronta la questione di 100 miliardi di euro di oro e riserve di Bankitalia, destinando il 10% del ricavato (10 miliardi) a ricerca, sviluppo, innovazione, cofinanziando la banda larga per ammodernare il paese, finanzia scuola e giustizia, con opportune dotazioni economiche.

Le ricadute voce per voce:

330 euro a famiglia dagli 8 miliardi tagli a Regioni e Sanità, coperti con maggiori aliquote fiscali;

14 euro dall’inasprimento della tassazione sulla previdenza e la nuova imposta sui fondi pensione;

23 euro dall’anticipo Tfr delle banche, retribuite al tasso del 2,625% (oltre alla garanzia statale*);

239 euro con la prevista clausola di salvaguardia rincaro Iva dal 4 al 10% su pane, latte, pasta,ecc;

TOTALE 606 EURO.

fonte: infiltrato.it

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