La svolta di Landini: dal fianco dei deboli al salotto di Renzi – di L. Costamagna

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di Luisella Costamagna – Il Fatto Quotidiano 02.09.2014

Caro segretario della Fiom Maurizio Landini, è un allarmante ritorno dalle vacanze quello di quest’anno (per chi ha potuto permettersele).
L’Italia è in recessione (Pil negativo anche nel secondo trimestre 2014), ed è entrata pure in deflazione (prezzi in calo ad agosto, senza crescita dei consumi) per la prima volta da oltre 50 anni, quando però la nostra economia era in ripresa.
Dati macroeconomici che, come lei sa bene, nascondono i drammi di molte, troppe famiglie italiane, cui, via via da quando è iniziata la crisi, Berlusconi, Monti, Letta hanno chiesto sacrifici. Li hanno fatti, ma nonostante ciò e nonostante il nuovo accecante sogno renziano, oggi si ritrovano così, senza sapere a che santo votarsi.
Mentre l’Istat ci comunica i freddi numeri, e ci dice che a luglio la disoccupazione è tornata a salire al 12,6% e in un solo mese si sono persi 35 mila posti di lavoro (oltre mille al giorno), lei concede un’intervista al Corriere della Sera.
Ci si aspetterebbe fuoco e fiamme contro il governo che, invece di affrontare tutto questo, si fa dettare agenda e contenuti da Berlusconi preoccupandosi di legge elettorale, Senato, giustizia (intercettazioni!), e che quando ha messo mano al problema lavoro ha aumentato la precarietà dei contratti a termine (senza contare quello che dice di sindacati e art. 18). Sì, da lei che si è sempre speso per i lavoratori e non solo, ci si sarebbe aspettati quella ventata di realismo (e di indignazione) per la situazione agghiacciante in cui ci troviamo, che manca ai tweet, alle slide, alle promesse pubblicitarie del presidente del Consiglio.

INVECE NO. La fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo, mentre la sua nel premier appare intatta e dopo un incontro a Palazzo Chigi parla di Renzi come neanche più la Bonafè o la Moretti: “Matteo un interlocutore attento”, “la forza di Renzi sta nel consenso che ha saputo cogliere perché, dopo 20 anni di governi che non hanno affrontato i veri problemi, lui ha incarnato per la gente il cambiamento”. Poi promuove (solitario) gli 80 euro elettorali che nessuno ha sentito, e conclude il suo peana rimandando Renzi a settembre: “Il vero banco di prova sarà nei prossimi mesi: dal lavoro alla lotta all’evasione. Staremo a vedere”.

robinson-luisella-costamagna-9220_2624375_687857Caro Landini, non crede che se questo governo avesse affrontato “i veri problemi”, forse non ci ritroveremmo così? Che dopo questi primi sei mesi e i miseri risultati ottenuti, si potrebbe essere un po’ meno indulgenti? Renzi potrà pure aspettare l’autunno, ma quei 35 mila italiani che a giugno avevano un lavoro e a luglio non più, sicuramente no.

Mi perdoni se glielo dico con la mia solita franchezza, ma il “cambiamento” mi sembra che oggi lo incarni più lei di Renzi, però nel senso di mutazione genetica: da sincero paladino dei più deboli e riferimento per la sinistra, che non aveva paura neanche di sfidare il feroce Marchionne (il quale ora si dice “non geloso” della vostra “liaison”), lei oggi pare pensare più che altro a smarcarsi dalla Camusso, alle beghe con la Cgil, ad accreditarsi nel salotto del potere. Mi sbaglio? Possibile. “Staremo a vedere”, a questo punto, lo dico io a lei. Un cordiale saluto.

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IL REGALO DEL GOVERNO RENZI ALLE AUTOSTRADE

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ECCO COME E PERCHÉ LA “PROROGA DELLE CONCESSIONI” DELLO SBLOCCA ITALIA FA FELICI BENETTON, GAVIO, COOP, BANCHE, ECC. SODDISFATTO PURE VITO BONSIGNORE CON LA SUA ORTE-MESTRE

di Daniele Martini – Il Fatto Quotidiano 02.09.2014

Che pacchia lo Stato in bolletta per i signori delle autostrade. Siccome di soldi pubblici per finanziare la costruzione di nuove tratte non ce ne sono più, i concessionari si travestono da Babbi Natale, promettono investimenti per oltre 12 miliardi di euro e in cambio ottengono dal governo di Matteo Renzi, con il decreto Sblocca Italia, una cosetta di appena tre parole, «allungamento delle concessioni», che detta così sembra acqua fresca, ma è una miniera d’oro.

Le autostrade sono come bancomat e per chi le gestisce non c’è rischio di impresa o quasi, i pedaggi aumentano sempre e automaticamente, collegati come sono all’inflazione e ai piani di investimento finanziario calcolati con complicatissimi algoritmi. “Allungamento delle concessioni” significa dilatare nel tempo l’accesso dei signori del casello al bancomat, con un altro bel regalo incorporato: siccome l’Unione Europea pretendeva che, al momento della scadenza, le concessioni fossero riaffidate tramite gare a cui avrebbero potuto partecipare altri soggetti, privati e pubblici, italiani e stranieri, molti dei concessionari attuali stavano tremando all’idea di dover rinunciare alla pacchia.

IL GOVERNO Renzi ora li fa dormire tra due guanciali. Sempre che la norma approvata dal Consiglio dei ministri ottenga alla fine anche l’ok della Commissione europea, assenso che non è affatto scontato. Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha presentato la proposta all’Europa forse confidando anche sul fatto che è in corso il rinnovo delle cariche e i nuovi responsabili devono ancora prendere visione dei problemi e orientarsi di conseguenza.

Il comportamento del governo italiano, a proposito delle autostrade, da un bel pezzo è sotto osservazione attenta da parte dell’Europa, parecchio contrariata dall’atteggiamento incredibilmente prodigo usato nei confronti dei concessionari. Il precedente più clamoroso risale alla fine del secolo scorso, governo D’Alema imperante, quando fu deciso un allungamento monstre della concessione a favore dell’Autostrada del Sole e di tutte quelle autostrade pubbliche, già dell’Iri, la cui gestione diventava privata e affidata ai Benetton.

I tempi già lunghi della concessione fissati per il 2018 furono spostati in avanti di altri 20 anni, fino al 2038. In pratica tra mille polemiche la concessione fu trasformata in un diritto di sfruttamento autostradale a vita.

Il governo Renzi si pone in quella scia. I signori omaggiati sono un bel gruppetto: di nuovo le Autostrade dei Benetton e poi quelle del gruppo Gavio, le Cooperative di costruzione, il gruppo Astaldi, Banca Intesa, i costruttori Mattiona di Torino. Tutti questi soggetti hanno più o meno il loro tornaconto, anche se ci sono concessionarie che nella giungla autostradale appaiono più intensamente coinvolte di altre, avendo la concessione già scaduta o in scadenza o anche potendo essere “unificate a tratte interconnesse o contigue ad altre o complementari”, così come prevede l’articolo 4.

TRA I PIÙ avvantaggiati dalla novità c’è il gruppo Gavio che, unificando la Torino-Alessandria-Piacenza (la concessione scade nel 2017) alla Torino-Milano e all’Asti-Cuneo potrebbe ottenere l’allungamento della concessione fino oltre il 2040. Le Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton) sono interessate per la Napoli-Salerno, la cui concessione è scaduta, ma che tramite l’accorpamento con la tangenziale di Napoli sarebbe prorogata fino al 2038.

IL PROVVEDIMENTO potrebbe riguardare anche l’Autostrada Tirrenica della Sat (Gavio-Autostrade-Cooperative) tra Civitavecchia e Rosignano, quella in costruzione nella Maremma laziale e toscana, contestata sia dalle popolazioni interessate sia da gran parte dei sindaci dei comuni attraversati. Una volta realizzato, quel tracciato potrebbe essere considerato un prolungamento della A12 Roma-Civitavecchia di Autostrade e accorpato ad esso, ottenendo automaticamente un prolungamento della concessione dal 2028 attuale al 2038.

Il decreto Renzi porterà benefici anche alla Brescia-Padova del gruppo BancaIntesa e del costruttore romano Astaldi (la concessione finisce tra nove mesi). O alla Torino-Ivrea (gruppo Gavio e Mattiona costruzioni) che scade esattamente tra un anno e all’Autostrada del Brennero, posseduta da comuni, province e Camere di commercio emiliane, venete e lombarde, più la holding finanziaria Cis e banche popolari, gestita dall’Anas sulla base di una concessione scaduta alla fine di aprile.

Il decreto si occupa anche della Orte-Mestre (costo oltre 10 miliardi) per cui è prevista una defiscalizzazione, cioè potrà essere costruita senza pagare tasse. Il dominus dell’operazione è Vito Bonsignore, una condanna definitiva a due anni per corruzione e svariati procedimenti in corso, passato di recente con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano.

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La dura battaglia dei salvatori di semi

germoglio2-300x300di Domenico Finiguerra – Il Fatto Quotidiano 01.09.2014

Se chiedete a un cittadino metropolitano quanti ortaggi conosce, vi risponderà elencandone al massimo una ventina: “pomodoro, peperone, zucchina, melanzana, zucca, carota, patata, insalata, cipolla…” Pochissime rispetto all’enorme varietà che pian pianino abbiamo perso. Perso consapevolmente, anzi, appositamente.

Nel 1970 gli esperti della Comunità Europea valutarono quali sementi inserire e quali escludere in un burocratico registro. Al termine dei lavori vennero depennate e dichiarate illegali (già, proprio così, illegali!!!) 1500 varietà di ortaggi e frutti. Cancellate dalla lista delle sementi ammesse alla vendita. Perché? Semplice, perché essendo prive di proprietario, quelle sementi non avrebbero reso alle multinazionali dell’agroindustria. Così, un intero patrimonio della nostra civiltà contadina veniva abbandonato a se stesso e si faceva un bel favore a chi già allora vedeva lontano.

Le zucchine che troviamo sulle nostre tavole e che i nostri figli mangiano in mensa sono degli ibridi e l’agricoltore non può riseminarle. Così ogni anno è costretto a ricomprarne il seme dalle multinazionali che tutti conosciamo (Monsanto in testa). Un danno enorme. Infatti è scientificamente provato che le varietà antiche hanno più vitamine, proteine, amidi e zuccheri complessi ed ormoni naturali. Hanno un sapore più ricco e intenso. Insomma sono più buone. Inoltre le piante tradizionali sono più resistenti e robuste delle altre e quindi non necessitano di sostanze chimiche per la crescita. Infine, le varietà vegetali tradizionali sono (erano?) biodiversità: risorse preziose selezionate in millenni di esperienza agricola umana. Sono la memoria storica e biologica dell’agricoltura.

Appare quindi evidente all’uomo di buon senso che “blindare” e addirittura vietare alcune semenze è antistorico e illogico. Mentre altrettanto evidente è il fatto che pochi potenti, i proprietari dei brevetti, tengono sotto controllo e ricatto tutti i contadini.

Per fortuna, però, esistono resistenze diffuse. Esistono i salvatori di semi, Seed Savers, che sparsi in tutto il mondo stanno costruendo banche dei semi, seminando la rivoluzione in terra. Vandana Shiva è una di loro.

In Italia abbiamo Civiltà Contadina, custodi diffusi che salvano e condividono i semi delle varietà di ortaggi, cereali e legumi eredità dell’agricoltura tradizionale italiana. Un lavoro silenzioso al quale tutti possiamo partecipare affinché il nostro patrimonio non si estingua e possa essere trasmesso alle future generazioni.

Sarebbe tra l’altro un compito dello Stato: art. 9 della costituzione, la Repubblica tutela il patrimonio storico della nazione. Possiamo cominciare, anche in questo, caso a farlo noi cittadini. Diventando custodi di semi. Una buona pratica di cui i nostri figli ci ringrazieranno.

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“Per tornare sani servono 28 anni, non mille giorni”

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Il Fatto Quotidiano – 01.09.2014

La risposta per le rime a Renzi arriva da Massimo Blasoni, 49 anni, imprenditore udinese, che ha comprato un’intera pagina sul Giornale di ieri. Due tondi, uno con la foto del premier come è adesso, l’altro con un fotomontaggio che lo ritrae anziano e canuto. Sotto, la scritta “torneremo ai livelli del 2008 quando Renzi avrà 67 anni”. Non è una stima sparata a caso.

All’inizio di agosto Blasoni ha fondato il centro studi “Impresa lavoro”, che ha ipotizzato il conto e di cui fa parte anche Salvatore Zecchini, presidente del gruppo di lavoro dell’Ocse su Pmi e imprenditoria.
Come le è venuto in mente di comprare una pagina di giornale?
Volevo comunicare a Renzi con un linguaggio schietto e mediatico come il suo. Il governo aveva previsto un livello di crescita del Pil dello 0,8 per cento. Balle. Per tornare ai livelli pre-crisi, considerando una crescita media tra il 2008 e 2014 dello 0,3 per cento, ci serviranno altri 28 anni.
Cosa le fa più paura?
Quella di Renzi è solo una politica degli annunci. La pressione tributaria non è diminuita. Nessuna semplificazione burocratica per le imprese e nessuna facilitazione per l’accesso al credito. Insomma, zero segnali di ripresa, nonostante le belle parole. Lo sa quanto costano i ritardi nei pagamenti della Pa alle imprese?
Quanto?
Cinque miliardi di euro l’anno. Lo abbiamo calcolato nella nostra prima ricerca.
Lei ha votato Renzi?
No, anche se all’inizio gli davo fiducia. Ma di riforme vere finora neanche l’ombra. Renzi è un politico di vecchio corso con la faccia da giovane. Ma noi l’abbiamo già invecchiato.

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Ritratto di premier con-gelato – Marco Travaglio 31.08.2014

443Oltre ai suoi difetti, che non fa nulla per nascondere, Matteo Renzi ha mostrato finora almeno tre pregi: …?…, …?.. e abilità nella comunicazione. Venerdì, nella conferenza stampa sul consiglio dei ministri del Big Bang che doveva rivoluzionare l’Italia, il premier con gelato e congelato ha fatto di tutto per smentirli tutti e tre. Soltanto uno stupido può inscenare quegli spensierati sketch da cabaret o da villaggio vacanze mentre il Paese sprofonda sempre più in una crisi senza fine. Solo un pavido può rinviare a data da destinarsi misure urgenti come quelle – da lui stesso peraltro annunciate – sul disbosca – mento delle partecipate comunali, la prescrizione, il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e la corruzione.

Solo un pessimo comunicatore può offendere e provocare milioni di italiani che faticano a campare con battutine e sceneggiate da “tutto va ben madama la marchesa” e con bugie dalle gambe cortissime tipo gli annunci sull’alta velocità Messina-Palermo, la “cantierabilità” (ma come parla?) di opere pubbliche per 43 miliardi (che poi sono 3,8 e stanziati dai governi precedenti), il processo telematico (avviato 15 anni fa, quando lui era all’università) e il dimezzamento dei tempi e degli arretrati nella giustizia civile. Finché racconta palle su materie tecniche e poco verificabili, la gente magari ci casca un altro po’. Ma quando sostiene di aver creato 100mila posti di lavoro in due mesi, mentre l’occupazione continua a scendere a botte di 1000 disoccupati al giorno, c’è pure il caso che s’incazzino in tanti.

Poi c’è la giustizia: dopo mesi di annunci, si sperava di vedere finalmente –oltre alle slide – qualche testo di legge. Ma era troppo pretendere: la tradizione orale continua. Per sapere come pensano Renzi e il povero Orlando di dimezzare i 5,2 milioni di processi civili arretrati e la durata delle cause di primo grado, bisogna tirare a indovinare. Sperano che 2,6 milioni di fascicoli evaporino o si smaterializzino con la macumba? Diramano una circolare ai cancellieri perché si mangino o gettino nel cassonetto un fascicolo sì e l’altro no? Allestiscono pire di dossier nel cortile di via Arenula come fece Calderoli col lanciafiamme per 250mila presunte “leggi inutili”? Dalle prime indiscrezioni, pare che tenteranno di convincere 2,6 milioni di cittadini che han fatto causa e attendono da anni giustizia a lasciar perdere o ad accordarsi con chi li ha danneggiati fuori dal tribunale, sostituendo il giudice con un avvocato (tanto ne abbiamo da vendere: 250mila e passa). In alternativa, le parti potrebbero sempre giocarsi la causa a pari e dispari (bim-bum-bam), a braccio di ferro, o magari a briscola, tressette, poker e sette e mezzo.
Oppure rivolgersi a Previti, che già dei giudici faceva a meno perché se li comprava e le sentenze, per sicurezza, se le scriveva da solo: un precursore.

C’è poi il meraviglioso “chi sbaglia paga”, da applicarsi esclusivamente ai giudici (se valesse anche per Renzi, con tutte le stime del Pil che è riuscito a cannare in sei mesi finirebbe all’ergastolo). Lo slogan è molto popolare, specie in un paese con milioni di criminali che votano e fanno votare, e le rare volte che si riesce a condannarli si sentono tutti Enzo Tortora. Ma anche questa è pura chiacchiera: l’errore giudiziario presuppone il dolo (cioè che il giudice lo faccia apposta) o la colpa grave (un abbaglio tale da sbagliare persona o ignorare una prova gigantesca dell’innocenza o della colpevolezza dell’imputato), cose che capitano in casi eccezionali. Infine le intercettazioni: per dare un contentino ad Alfano, cioè a Berlusconi, il premier annuncia che in caso di tangenti la conversazione si pubblica ancora, mentre “se c’è del tenero tra me e il ministro Martina” non più.

Purtroppo, fra tutti gli esempi che poteva fare, gli è uscito il peggiore. Se il premier andasse a letto con Martina, i cittadini avrebbero il diritto di sapere se l’ha portato al governo perché è un bravo ministro o perché è bravo a letto. Ma forse Renzi pensava a qualche altro ministro.

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IL PARTITO PRESO E’ IL PARTITO PIU’ PERICOLOSO D’ ITALIA – di A. Di Battista

ale di battista
Ho amici che hanno votato PD alle scorse elezioni, ebbene nessuno in questi mesi mi ha mai parlato positivamente di un provvedimento del governo. Nessuno ha difeso le riforme costituzionali, nessuno mi ha detto che ha fatto bene il PD a condonare miliardi di euro alle concessionarie del gioco d’azzardo, nessuno mi ha parlato con entusiasmo dell’acquisto degli F35 o del 416ter. Sanno ripetere soltanto “diamogli tempo a Renzi” oppure “lo so avete ragione che e’ tutto uno schifo ma devo pur credere in qualcosa”.
Ho capito che molti miei amici (non so i vostri) ragionano per “partito preso”. Hanno paura ad ammettere il fallimento (un fallimento che ha coinvolto tutti noi, tutti noi abbiamo votato il PD o il PDL o la Lega che si e’ rubata i nostri soldi per comprare diamanti o la Sinistra che si e’ rubata ogni ideale per comprarsi l’estinzione). Hanno paura a mettersi in discussione, preferiscono ragionare per partito preso. “Il PD viene dal PCI? La mia famiglia e’ sempre stata di sinistra? Beh, voto PD!” Quando gli domandi se siano a conoscenza di una legge “di sinistra” promossa dal PD ottieni solo silenzio. E la stessa cosa avviene con chi si professa di destra, quindi amante dell’ordine, della sovranità nazionale, della legalità. Se gli domandi se un solo suo valore e’ incarnato da FI la risposta e': “beh no, che c’entra. Pero’ devo credere in qualcosa”.
Qualche settimana fa ho incontrato un vecchio amico. Borghese, benestante, di sani principi e cattolico. Ha anche partecipato alla Leopolda. “Mi dici una sola cosa che ti e’ piaciuta del PD in questa legislatura?” gli ho chiesto. “Io credo nel sogno del PD, nell’unione di uno spirito cristiano, di una solidarietà cristiana con le idee del socialismo” mi ha risposto. Benissimo – ho continuato – mi dici un provvedimento, una norma, una legge votata dal PD quest’anno che incarna “l’unione dello spirito cristiano con il socialismo?”. Silenzio assoluto.
Mi sembrano tutti personaggi di Matrix (il film), convinti che quello che ascoltano in TV sia la realtà nonostante abbiano tutti gli elementi per prendere atto che e’ una drammatica finzione. Come se ne esce? Insistendo pazientemente e mostrando quanto una presa di coscienza abbia dato senso alle nostre vite. Ammettere di aver sbagliato e’ complesso, ci vuole una grande forza per guardarsi allo specchio e dire: “basta mi hanno preso in giro, e’ tempo di cambiare”. Con queste persone dobbiamo parlare, gli dobbiamo, ripeto, con pazienza, mostrare dati incontrovertibili*. Tanti di loro, ne sono sicuro, sono del M5S ma ancora non lo sanno. A riveder le stelle!
* Se parlate di istruzione ricordate che l’Italia spende solo il 4.7% del PIL per scuola e università quando la media dei paesi OCSE e’ il 6.3%. Questo grazie al PD e a FI, gemelli siamesi anche nelle politiche di sostegno all’istruzione privata. (Alessandro Di Battista M5S)

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CONO D’OMBRA | di Antonio Padellaro F.Q. 30.08.2014

ddfCon tutti i problemi che abbiamo non si sentiva proprio il bisogno di un replay di Berlusconi che fa il clown e passeggia per il cortile di Palazzo Chigi leccando un gelato. Anzi, duole dirlo, ma perfino l’ex Cavaliere avrebbe evitato di fare il pagliaccio con il governo nel bel mezzo di una crisi economica ogni giorno più devastante. Ma, come il Pregiudicato (con il quale non a caso è culo e camicia e stringe patti segreti), Renzi pensa di fare fessi gli italiani con queste piccole armi di distrazione di massa.

Non gira un euro, i negozi sono vuoti, le imprese chiudono, le famiglie affrontano il peggiore autunno dagli anni 50, ma il premier giovanotto viene immortalato mentre mangiucchia banane o si tira una secchiata d’acqua in testa.

Come dire: ragazzi va tutto benone, e se i gufi dell’ Economist mi dipingono come un adolescente immaturo accanto a Hollande e alla Merkel mentre la barchetta dell’euro affonda, io ci rido sopra e fo il ganzo. Purtroppo, la bibbia della grande finanza voleva comunicargli che i grandi investitori non sanno che farsene del governo degli annunci ai quali quasi mai seguono i fatti.

Dopo la figuraccia della riforma scolastica (con i centomila precari assunti da un giorno all’altro, secondo i giornali di corte) che aveva detto “vi stupirà” e che infatti molto ci ha stupito per la sua assenza, Renzi invece di chiudersi in un imbarazzato silenzio si è sparato la mirabolante riforma della giustizia civile che, venghino signori venghino, durerà la metà e mi voglio rovinare.

Se continua così, lo statista di Rignano non farà l’annunciato big bang, ma un grosso botto sì. Al gusto di limone.

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