L’asineria al potere – Marco Travaglio 01.10.2014

Asineria new logo 3Per dire come siamo ridotti, ci tocca pure dar ragione a D’Alema: Renzi parla di cose che non conosce, confidando nel fatto che non le conosca nessuno, grazie alla collaborazione straordinaria dei tg e dei giornali. Sulla giustizia dice che in “20 anni di derby ideologico fra berlusconiani e antiberlusconiani” non s’è fatta una sola riforma: invece se ne sono fatte 120, con i bei risultati a tutti noti; e lui prepara la 121esima, degno coronamento delle altre 120. Sull’abolizione delle elezioni per il Senato dice che “se ne parla da trent’anni”, mentre nessuno – a parte Gelli nel Piano di Rinascita del 1976 – ne aveva mai parlato né sentito il bisogno. Sulle Province dice “le abbiamo abolite”, invece s’è limitato a cambiare loro il nome, ad abolire le elezioni e a moltiplicare le poltrone. Sull’articolo 18 dice che è “vecchio di 44 anni”: invece è stato riformato due anni fa, quando lui era contrario. Dice pure che “D’Alema ha avuto la fortuna di governare quando c’era la crescita: è allora che bisognava riformare il mercato del lavoro”. Infatti fu riformato con la legge Treu del 1997, con la Maroni-Sacconi del 2003 e con la Fornero del 2012: col risultato di moltiplicare i precari e i disoccupati che lui, perseverando sulla stessa strada, vorrebbe ridurre. La cialtroneria, il pressappochismo, l’ignoranza crassa e la menzogna sistematica per nascondere le tracce sono i tratti distintivi di questa “nuova” classe politica che dà lezioni alla “vecchia guardia”. E, come diceva Goethe, “nulla è più terribile dell’ignoranza attiva” tipica di chi vuol dimostrare ogni giorno di essere giovane e nuovo.

Per dirne una: lo sapevano e lo scrivevano tutti che l’avvocatessa Teresa Bene non aveva i titoli per entrare al Csm: non è docente ordinario e non ha 15 anni di professione forense. Ma l’han votata lo stesso: ieri è stata cacciata perché ineleggibile. Un figurone. Renzi, almeno, conserva un punto a suo favore: quando la vecchia guardia faceva danni, lui non c’era. Ma i nove decimi dei suoi renzini, riciclati dell’ultima o penultima ora, c’erano e facevano danni anche loro. Eppure fanno i bulli con la stessa sua protervia nuovista, manco fossero nati ieri. Sentite questa: “Non credo che un dirigente del Pd dovrebbe provare imbarazzo a stare vicino a metalmeccanici che difendono il proprio lavoro e i propri diritti solo perché qualche estremista passa di lì”. È di Matteo Orfini quand’era ancora dalemiano e spiegava “perché sarò in piazza con la Fiom”. Era il 22 febbraio 2012 e la Fornero si accingeva a una riforma dell’art. 18 molto più blanda di quella annunciata da Renzi col consenso di Orfini (ma non della Fornero, che li scavalca entrambi a sinistra). Oggi Orfini annuncia: “Se ci sarà una manifestazione della Cgil, la guarderò in tv, il sindacato ha la colpa di essersi voltato dall’altra parte”. Lui invece ha cambiato verso, ma soprattutto poltrona: presiede il Pd renziano.

Nel 2002 Cofferati portò 3 milioni di lavoratori al Circo Massimo contro B. che voleva levare l’articolo 18. E a spellarsi le mani c’era Piero Fassino: “Sull’articolo 18 il governo ha fatto una sciocchezza” urlava, eccitatissimo per la “manifestazione serena e compatta di un grande movimento di opposizione”. Per Paolo Gentiloni, “la straordinaria manifestazione di Roma non è in contrasto col nuovo riformismo”. Non poteva mancare Enrico Morando, ora viceministro dell’Economia e gran tifoso di Renzi contro l’articolo 18, come pure Gentiloni e Fassino. Ieri Roberto Giachetti contava quanti giorni han governato Bersani, D’Alema, Bindi e altri antirenziani, dimenticando quanti giorni han governato i neorenziani: “Sono stati al governo migliaia di giorni e ancora pontificano e propongono soluzioni miracolose come se non avessero mai potuto mettere alla prova i loro messaggi salvifici”. Vuoi vedere che Giachetti è appena atterrato da Marte? Può essere, sempreché sia solo omonimo del Giachetti che dal ‘93 al 2001 fu il braccio destro di Rutelli al Comune di Roma, poi 13 anni fa entrò alla Camera per non uscirne più: prima Margherita, poi Ulivo, infine Pd. E ancora pontifica. Perché Renzi è come il Dash: lava più bianco.

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Ignoro, ergo riformo – Marco Travaglio 30.09.2014

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L’altra sera da Fazio, Matteo Supercazzola ha voluto mostrare a tutti come sono ridotte le facoltà di Giurisprudenza, o forse rincuorare i somari: se han dato la laurea a lui, c’è speranza per tutti. Purtroppo però il dottore in Legge Matteo Renzi, che non distingue la sospensione feriale dei termini processuali dalle ferie dei magistrati e degli avvocati, fa il presidente del Consiglio e sta riformando la Giustizia. Come se uno che non conosce la differenza fra un bisturi e un paracarro riformasse la chirurgia, o se la Boschi riformasse la Costituzione.

La sospensione feriale dei termini dal 1° agosto al 15 settembre non c’entra nulla con le ferie dei magistrati, semmai con quelle degli avvocati: che, se dovessero depositare i loro atti e ricorsi (scadenza 30 giorni) pure d’estate, non andrebbero mai in vacanza. Ora il governo l’ha ridotta dal 6 al 31 agosto. Ergo “giudici e avvocati lavoreranno di più”, come ha detto il premier da Fazio? Neanche per sogno. L’idea che per un mese e mezzo si facciano solo i processi urgenti (quelli di criminalità organizzata, con imputati detenuti o a rischio prescrizione) e gli atti investigativi senza termini (il pm che interroga i testi ecc.) risponde a un’esigenza concreta: d’estate le notifiche vanno a vuoto, perché testimoni, imputati e avvocati sono fuori casa e fuori studio, ed essendo impossibile inseguirli per mari e monti si limita l’attività allo stretto necessario per non perdere energie e soldi invano.

La riduzione della sospensione feriale produrrà montagne di udienze deserte e rinviate. Se di solito le ferie di avvocati e magistrati (a parte quelli di turno) coincidono con la sospensione feriale è perché, nel resto dell’anno, creerebbero intoppi. E se finora le toghe avevano 45 giorni di ferie (come peraltro i carabinieri dal grado di maresciallo anziano in su) era perché i giorni erano “lordi”: comprese due settimane di lavoro fuori ufficio. Per loro i termini non si fermano mai, neppure d’estate. Se un giudice concludeva un processo il 31 luglio e doveva depositare le motivazioni in 15 o 30 giorni, le scriveva in ferie, sennò finiva sotto processo disciplinare. Idem se tornava il 15 settembre e il 16 aveva un processo: lo studiava in ferie.

Ora il Genio di Rignano, affiancato da quell’altro scienziato di Orlando, ha ridotto le ferie togate da 45 a 30 giorni, però “netti”. Risultato: per farsi 30 giorni netti, i giudici smetteranno di emettere sentenze 15 giorni prima di andare in ferie e rifisseranno udienze una-due settimane dopo il rientro. E la produttività della macchina giudiziaria, anziché aumentare, diminuirà. Bravo Renzi.

La verità è che anche questa “riforma”, come per il Senato e l’art. 18, nasce da un’ignoranza sesquipedale dei problemi che dovrebbe risolvere. Sulla giustizia c’è la stessa idea demagogica di Brunetta, che pensava di aumentare la produttività dei magistrati con i tornelli ai tribunali, ignorando che: l’Italia ha i magistrati più produttivi di tutti i paesi Ocse; l’enorme cumulo di processi dipende da un eccesso patologico non di fannulloneria, ma di contenzioso; e l’attività del giudice è di per sé incoercibile. Quale sarebbe il tempo giusto per decidere se uno è colpevole o innocente, ha torto o ragione? A volte bastano poche ore, altre occorrono mesi di studio. Ora questi ciucci che vogliono toghe più laboriose le mandano in pensione a 70 anni anziché a 75. Così a fine 2015 perderemo 450 magistrati esperti senza sostituirli: già oggi gli organici sono scoperti e i concorsi per i famosi “giovani” non si bandiscono perché non c’è un euro. Anzi l’effetto-risparmio sarà neutralizzato dai costi aggiuntivi per l’Inps e per lo Stato, che dovrà anticipare i Tfr. Ma soprattutto questi asini vorrebbero aumentare l’offerta di giustizia senza scoraggiare la domanda. Pura follia: se anche riuscissero ad accrescere ancora la produttività, chi ora non denuncia perché ha perso le speranze nella giustizia si aggiungerebbe a tutti gli altri. E il sistema imploderebbe. È questa la differenza fra i governi B. e il governo Renzi: i delinquenti ogni tanto si riposano, i cretini mai.

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Medioman è sbarcato in Usa: era il premier

t55di Paolo Ojetti – Il Fatto Quotidiano 28.09.2014

Un gruppo di scienziati italiani sta cercando una particella subatomica ancora più sfuggente del bosone di Higgs. Stiano sereni, la particella è stata individuata: si chiama Matteo Renzi e, ovunque vada, non lascia traccia. L’ultima non tracciabilità si è verificata negli Usa e la prova di questa asserzione è documentata nei telegiornali della settimana per la disperazione susseguente degli inviati al suo seguito: non avevano niente da dire, niente da filmare, niente da commentare. Di inviati Rai, fra l’altro, ce ne erano solo due: Roberto Chinzari del Tg1 e Tatiana Lisanti del Tg3. Tg2 e RaiNews erano stati stoppati e tagliati da Gubitosi: il viaggio di Renzi non valeva la spesa.

E così abbiamo visto il “premier” al Foreign Council (un’associazione privata) esporre in un inglese da beginner in difficoltà che siamo la patria di Meucci e che il futuro, come il passato, è nostro. Qualche ora dopo, eccolo all’Onu dire che il Mediterraneo è un mare di pace e civiltà, cose intuite da Ulisse, confermate da Averroè e ribadite sia da Ali Pascià sia da don Giovanni d’Austria a Lepanto.

A Detroit ha incontrato Marchionne che ha detto spiritoso: “Io del sistema italiano me ne sono sempre fregato” e gli ha rubato la scena. Cosa ne è stato dei viaggi di una volta, quando si andava a salutare la statua della Libertà, si baciavano John Gotti e Joe Bananas, c’era la grande cena alla Casa degli italiani con De Niro, Scorsese, Coppola e i direttori di Voice of America ?

GLI INVIATI disperati hanno sottoscritto una doglianza: non ha mangiato il maxi cheeseburger da Mac, non ha chiamato a gran voce Mister Obamaaa, non ha visitato la chiesa di St. Patrick, non ha parlato con i tassisti di Brooklyn, non è andato sulle giostre di Coney Island, non ha cenato da Gradisca, non ha parlato di Cristoforo Colombo e non ha neanche scattato un selfie con Riotta e Severgnini. Ha parlato solo dell’art.18 – che gli americani dubbiosi hanno confuso con il XVIII emendamento della loro Costituzione, quello del proibizionismo – e della fronda bersaniana. Un disastro totale. E se Tatiana Lisanti l’ha presa bene, come si fosse trattato di un viaggio premio in Usa, Roberto Chinzari aveva le lacrime agli occhi: non aveva una notizia da dare, una curiosità da servire, aggrappandosi a uno scoop: “Renzi parla in inglese”. A conti fatti, Gubitosi poteva tenere a casa tutti gli inviati. E Renzi poteva farci risparmiare questa costosa e superflua gita sul #RenzForceOne.

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Sabina Guzzanti: “E che cos’è il Patto del Nazareno se non un’altra #Trattativa?”

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“E che cos’è il Patto del Nazareno se non un’altra #Trattativa?” Sabina Guzzanti racconta la trattiva Stato-Mafia, i suoi protagonisti e i riflessi ancora vivi di una delle pagine più controverse della storia repubblicana.

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QUEL VOLO DI ADDESTRAMENTO IN ATTESA DEL MINISTRO

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LA MISSIONE DEL FALCON 50 PARTITO DA CIAMPINO LA SERA DEL 5 SETTEMBRE PER GENOVA ERA CHIARA: ACCOMPAGNARE A CASA ROBERTA PINOTTI

di Marco Lillo – Il Fatto Quotidiano 26.09.2014

Non era un volo di addestramento come un altro quello che ha portato a casa il ministro Roberta Pinotti la sera del 5 settembre. Il Falcon 50 del 31° stormo dell’Aeronautica Militare in volo da Ciampino a Genova quella sera non sarebbe potuto partire senza il ministro della difesa a bordo.

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ERA QUESTA la missione del volo oggetto di un’interrogazione parlamentare dei deputati del M5S Alessandro Di Battista e Luca Frusone pubblicata ieri dal nostro giornale. Come risulta da un documento che Il Fatto pubblica oggi, il Falcon 50 se ne stava a Ciampino fermo sulla piazzola come un taxi che attende il passeggero. Lo dimostra “la nota del giorno delle missioni assegnate al 306° Gruppo TS” . Questo documento riporta il piano dei voli assegnato agli equipaggi del 306° gruppo di stanza a Ciampino in quella serata di settembre. Come si legge chiaramente nella nota sul volo “F50 by Sma”, cioé “Falcon 50 dello Stato Maggiore Aeronautica” la missione del volo Iam 3122 era chiara: “Decollo successivo all’atterraggio del volo Iam 9002 – Equipaggio in tuta da volo”. Il Falcon 50 decollato con un solo passeggero civile, Roberta Pinotti, quindi aveva un orario di partenza teorico alle 19,30 ora Utc, le 21,30 ora italiana. Tutto però era sospeso in attesa del ministro della difesa. La presenza dell’unico passeggero civile del volo Iam 3122, con a bordo 5 membri dell’equipaggio e due passeggeri militari, condizionava il piano di volo. Secondo la versione ufficiale fornita ieri al Fatto dalla ministra Pinotti, il volo sarebbe stato destinato a una missione di addestramento organizzata a prescindere. Il ministro avrebbe solo approfittato di un passaggio senza far spendere soldi ai contribuenti.

LA VERSIONE del ministro cozza con la nota del giorno del 31° stormo e lascia sospese alcune domande. Il regolamento ammette la presenza di civili su un volo di addestramento? E poi: se ci fosse stato bisogno di far rientrare il Falcon a Ciampino con urgenza per una missione umanitaria o sanitaria, cosa sarebbe accaduto? Il comandante avrebbe finito la sua missione ‘politica’ alla faccia di quella umanitaria? A leggere la nota del giorno la priorità non era istruire i piloti al volo notturno ma portare a casa il ‘soldato Pinotti’. Se si legge il piano interno delle missioni del 5 settembre è più chiaro quello che è accaduto quella sera: l’Aeronautica ha fatto un favore a Pinotti. E non si tratta di un caso isolato. Al Fatto risulta che gli aerei del 31° stormo hanno trasportato altri personaggi vip (talvolta generali e talvolta politici) usando lo stratagemma dei voli di addestramento. I piloti devono raggiungere un certo numero di ore di volo ogni anno per mantenere le loro abilitazioni. Questa esigenza effettiva diventa un ‘tesoretto’ di ore utilizzabile come un jolly per far contenti i potenti. L’effetto è uno stravolgimento delle regole. Roberto Calderoli e Michela Brambilla sono stati indagati quando erano ministri (e poi salvato dal diniego dell’autorizzazione a procedere da parte del parlamento) perché hanno dichiarato esigenze istituzionali inesistenti secondo i magistrati pur di ottenere un volo di Stato. Il metodo Pinotti, usato anche da altri, rappresenta un aggiramento delle norme dei voli di Stato. Con la scusa dell’addestramento, sono i vertici dell’Aeronautica a decidere quando far decollare il Falcon 50 da Ciampino. La Presidenza del Consiglio non può autorizzare un volo di Stato per far tornare a casa un ministro più velocemente. Mentre i vertici dell’Aeronautica e del 31° stormo possono far salire a bordo il medesimo ministro senza pubblicare poi il rendiconto sul sito della Presidenza. Il Fatto ha chiesto all’Aeronautica di conoscere quanti voli di addestramento sono stati organizzati negli ultimi due anni dal 31esimo stormo con a bordo passeggeri, sia civili che militari. A dire il vero l’indagine amministrativa su un possibile abuso dovrebbe disporla il ministro della Difesa. Ma Roberta Pinotti preferisce salire a bordo degli aerei del 31° stormo invece di controllarli.

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Ecco i senatori che hanno votato “no” all’abolizione dei vitalizi per i politici in carcere!

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Pd, Forza Italia, Ncd, montiani e la Lega salvano il vitalizio di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi.

Oggi al Senato questi parlamentari hanno votato contro un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle a prima firma Mario Giarrusso che chiedeva la sospensione del vitalizio agli onorevoli in carcere per custodia cautelare. Come se non bastasse, il Pd ha evitato il voto su un odg che avrebbe soppresso il vitalizio ai senatori condannati come Dell’Utri e Berlusconi.

Come hanno fatto? Hanno cercato di “dissolvere” l’ordine del giorno M5S dentro un altro ordine del giorno proposto dal Pd che è una promessa di Pinocchio: leggiamo infatti che anziché sopprimere i vitalizi per i condannati, il documento invita a: “a concludere nel minor tempo possibile l’esame della proposta che il consiglio di presidenza (la proposta è di Laura Bottici-M5S depositata lo scorso 9 giugno ndr) ha avviato lo scorso 25 luglio” .

Un gioco di parole per guadagnare tempo e non decidere ancora nulla.

Questo giochino non impegna affatto il Senato in maniera inequivocabile a sopprimere i vitalizi per i condannati come da noi proposto: concludere l’esame non significa approvare la soppressione dei vitalizi per i condannati. L’ufficio di presidenza potrebbe anche bocciare la proposta di Laura Bottici del M5S!

Il Bilancio del Senato poteva essere una buona occasione per tagliare i privilegi della casta. Per questo, con una serie di odg, il M5S aveva chiesto innanzitutto la riduzione di indennità, vitalizi e diaria dei senatori. Ma indovinate cosa ha fatto l’Aula di Palazzo Madama? Ovviamente ha votato contro. Questo è il Pd dello pseudo-rottamatore Matteo Renzi.

Il M5S ha chiesto di ridurre l’indennità dei senatori portandola a un massimo di 5mila euro lordi. Stessa cosa per la diaria, che chiediamo non superi i 3.500 euro lordi e che venga erogata sulla base delle effettive presenze in Aula. La riposta è stata no.

Abbiamo proposto di abolire da subito l’assegno di fine mandato e di destinarlo alle finanze statali, di ridurre i vitalizi per gli ex senatori, che ci costano ben 82,5 milioni di euro solo nel 2014. La nostra proposta è stata bocciata.

Infine, il M5S ha previsto una sforbiciata anche alle figure dirigenziali del Senato che costituiscono uno spreco: ad esempio abbiamo chiesto che il Vice Segretario Generale sia uno solo. Ne ricaveremmo un risparmio di almeno 300mila euro. Ma l’Aula del Senato ha detto no.

Mentre il Movimento 5 stelle continua a lavorare per abolire sprechi e privilegi nei palazzi della politica, la maggioranza al governo da una parte dichiara di voler cambiare verso e dall’altra opera per conservare intatti tutti i privilegi acquisiti dalla casta. (fonte)

LEGGI E DIFFONDI I NOMI E COGNOMI DEI SENATORI PD, FI, NCD, SCELTA CIVICA, LEGA che hanno votato contro la proposta del M5S!

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La Pinotti(PD) usa un volo militare come un taxi per tornare a casa sua: Interrogazione parlamentare dei 5Stelle

schermata406La ministra pd della Difesa, in corsa per il Quirinale, tornava da Cardiff con il premier. Ha fatto scalo a Roma ed è salita su un Falcon che, ufficialmente, era in volo di addestramento: guardacaso diretto proprio a Genova, dove la signora è residente. Interrogazione parlamentare dei 5Stelle

di Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano 25.09.2014

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha usato un Falcon 50 dell’Aeronautica militare italiana per farsi accompagnare a casa a Genova, il 5 settembre scorso, approfittando di un volo di addestramento programmato dal 31esimo stormo dell’Aeronautica proprio in coincidenza con le sue necessità. Due deputati del M5S, Alessandro Di Battista e Luca Frusone, hanno depositato ieri un’interrogazione parlamentare al ministro stesso e al presidente del Consiglio nella quale si scagliano contro quella che considerano una violazione delle regole sull’uso degli aerei di Stato. Secondo Di Battista e Frusone, le normative e le circolari sull’uso degli aerei di Stato sono state aggirate con l’escamotage del volo di addestramento e vogliono sapere in quanti altri casi si è fatto ricorso a questa ‘motivazione’ su quella rotta.

IL VOLO incriminato è quello del ritorno dal vertice Nato di Newport, vicino a Cardiff in Galles, organizzato dopo la crisi ucraina. Il 4 settembre l’airbus A319 della Presidenza del Consiglio decolla da Roma con a bordo Matteo Renzi, Roberta Pinotti, Federica Mogherini e i rispettivi staff.schermata408
L’airbus A319 dotato di salottini (vedi foto) al ritorno si è fermato a Firenze con uno scalo ad hoc per il premier e relativo costo di atterraggio e decollo per Roma. Anche se dispone di un vero appartamento presidenziale con divano letto matrimoniale e due poltrone letto, più le 40 poltrone per gli ospiti, il presidente del Consiglio preferiva la sua casa per il week end e così l’airbus ha fatto scalo a Peretola alle 20, giusto in tempo per una cena a Pontassieve con Agnese e figli. L’Airbus è ripartito subito per Roma. Alle 21 e 30 Mogherini è scesa a Ciampino e si è diretta verso la sua casa nel centro di Roma mentre Roberta Pinotti, che abita a Genova, rischiava di restare bloccata nel caldo della Capitale. L’ultimo volo da Fiumicino decollava alle 21 e 20 proprio quando l’Airbus atterrava a Ciampino. Che fare?

IL 31ESIMO stormo è abituato a portare in giro i politici e sa come farli felici. L’aeronautica dipende dal ministro della difesa ed è sempre ben contenta di fare bella figura. Così all’improvviso è spuntato un volo di addestramento diretto, guarda le coincidenze, proprio a Genova. La ministra non ha potuto dire di no e così, appena scesa dalla scaletta dell’Airbus, è risalita sul Falcon 50, un piccolo jet executive usato per i politici e le missioni umanitarie e sanitarie, da nove posti, simile a quelli amati per i loro spostamenti dai ricchi imprenditori. che apprezzano il piacere di distendersi sulla poltrona di pelle pensando a quanto sia bello il volo esclusivo. A bordo quella sera c’era un solo passeggero civile: Roberta Pinotti. Alle 22 e 30 la ministra è scesa per godersi un sabato di riposo prima di ripartire domenica per la Festa dell’Unità di Bologna dove ha ritrovato Matteo Renzi.

I due deputati del Movimento 5 stelle Di Battista e Frusone insieme a un gruppo di colleghi che hanno firmato l’interrogazione ora vogliono che la coppia si ricostruisca in Parlamento. Renzi e Pinotti devono rispondere insieme a molte domande. L’interrogazione cita la legge del 2011 che regolamenta all’articolo 3 gli ‘Aerei blu’. I deputati enunciano la norma: “I voli di Stato devono essere limitati al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio dei ministri, al presidente della Corte costituzionale” e “eccezioni rispetto a questa regola devono essere specificamente autorizzate”. Poi l’interrogazione prosegue: “Una volta autorizzato il volo si procede alla pubblicazione, con cadenza mensile, sul sito internet della Presidenza del Consiglio dei ministri”. Peccato che in questo caso il volo della ministra non finirà sul sito.
Se non fosse stato per il M5S nessuno ne avrebbe saputo nulla. A dimostrazione di quanto sia semplice aggirare le norme emanate da Berlusconi, Monti e Letta in materia. Se un volo che porta a casa un ministro come unico passeggero non figura tra i voli di Stato rendicontati ai contribuenti le cose sono due: o la norma non è rispettata oppure la norma non funziona e allora bisogna cambiarla.

schermata407I DUE DEPUTATI M5S ricordano che “il ministro Pinotti, il 5 settembre 2014 ha usufruito, nella qualità di passeggera, di un volo del 31° stormo, un Falcon 50 che ha percorso la tratta Ciampino–Sestri arrivando a destinazione alle 20,15 Utc (22 e 15 ora italiana) ed è immediatamente ritornato a Ciampino (…) dalla segnalazione ricevuta dagli interroganti emerge che il Falcon 50 stava effettuando un volo di addestramento tra Ciampino e Sestri”. Secondo Di Battista e Frusone “ove l’utilizzo dell’aereo di Stato sia avvenuto in assenza della prescritta autorizzazione, ciò si tradurrebbe in un’evidente e grave violazione della normativa vigente e comunque in un suo palese ed ingiustificato aggiramento; ciò sarebbe ancor più grave in considerazione del fatto che è un ministro della Repubblica ad aver agito al di fuori della legalità e ad aver usufruito di un ‘aereo blu’ destinato oltre che a fini istituzionali, anche a scopi umanitari e sanitari”.

Il Falcon 50 ha un costo orario di volo di circa 3 mila e 400 euro. Quindi si può stimare che il volo Roma-Genova andata e ritorno sia costato al contribuente (anche se è stato utile per l’addestramento dei piloti) più di 6 mila euro. I deputati del M5S citano la normativa e chiedono a Renzi e Pinotti di riferire in Parlamento sull’esistenza dei requisiti richiesti per far decollare quella sera un volo di Stato e cioé “comprovate, imprevedibili ed urgenti esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali e l’impossibilità di provvedere ai trasferimenti con voli di linea”.

IL FATTO ha chiesto una replica a Roberta Pinotti. “Il ministro – spiega il suo portavoce – aveva prenotato il 2 settembre, due giorni prima di partire per Cardiff, un volo di linea da Roma a Genova per il sabato 6 settembre alle 10 e 20 di mattina (come da mail dell’agenzia di viaggi, ndr). Nei giorni successivi ha scoperto che c’era un volo addestrativo programmato dal 31esimo stormo dell’Aeronautica da Roma a Genova in notturna con istruttore e due piloti”. Anche la scelta di Genova non sarebbe dovuta a un favore al ministro. “Quello scalo – prosegue il portavoce – come Reggio Calabria e Bolzano, è considerato particolarmente adatto per i voli di addestramento a causa dell’orografia del terreno e del frequente vento di traverso e di caduta”. Quanto alla spesa di 6 mila euro per le due ore di volo del Falcon 50, la ministra ribalta l’accusa: “Il volo di addestramento ci sarebbe stato comunque e quindi abbiamo risparmiato tre biglietti, comprendendo i due agenti di scorta. Perché il ministro della difesa è soggetto a eccezionali misure di sicurezza”.

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